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In Guatemala è nata un'amicizia tra FUNIMA International e all'associazione SULLA STRADA già presente in questo paese da molti anni.

Gli interventi sono rivolti a favore delle comunità native di origine Maya. Alimentazione, salute e istruzione per circa 300 bambini che frequentano il centro in località La Granadilla,
 e lavoro per le loro famiglie.


Funima International sta intervenendo a supporto di queste realtà, dove l'associazione italiana Sulla Strada crea progetti per migliorare le condizioni di vita della popolazione locale. Un grande centro offre a moltissimi bambini un servizio mensa, acqua pulita, scuola, spazi ricreativi e per lo sport e molto altro, educatori per giovani e adulti. Inoltre un centro per la salute e un ospedale con medici italiani volontari per curare centinaia di persone ogni anno.

In modo specifico Funima International ha avviato una stretta collaborazione con la cooperativa di donne, mamme, l'Emporio de las Mujeres, che realizza oggetti di manifattura con colorazioni e modelli tipici del Guatemala. I materiali che verranno acquistati, e che vedrete sui nostri tavoli o che potrete ordinare su internet nel periodo di Natale e Pasqua, serviranno per dare lavoro onesto alle famiglie.
Combattere il lavoro schiavo delle industrie dei fuochi di artificio è  uno degli obiettivi principali del progetto.



Per approfondire sugli interventi che si svolgono in loco, come la missione dei medici chirurghi italiani all'ospedale di Llano de la Virjen,  il centro per bambini a La Granadilla, leggere gli articoli di Giovanni Bongiovanni presidente di FUNIMA International sull'esperienza del primo viaggio.


(I parte)
GUATEMALA. Quando gli angeli piangono
racconto guate01
In ogni viaggio mi accompagna sempre una canzone, e la ascolto, in continuazione, fino ad impararne ogni parola. Cuando los angeles lloran – Quando gli angeli piangono – è la canzone della band latinoamericana Maná. Questa canzone l'hanno scritta in ricordo di Chico Mendes, difendeva i diritti dei lavoratori e divenne un simbolo internazionale contro il disboscamento della foresta amazzonica in Brasile, venne ucciso dai latifondisti nel 1988. Diceva “La foresta ci unisce, ci rende fratelli... ”.
Non sono in Brasile, ma in Guatemala, in una delle zone più verdi mai viste in vita mia dove piante da frutto e da caffè sbucano ad ogni angolo.


Insieme a 60 medici italiani, chirurghi, ortopedici, infermieri sono ospite dell'associazione italiana Sulla Strada Onlus che ha realizzato il suo progetto principale a 50 km dalla capitale, creando un centro di accoglienza con una scuola elementare, mensa, attività ricreative per ben 220 bambini. Inoltre è garantita l’assistenza sanitaria per tutte le famiglie più povere di questa località La Granadilla, una zona poverissima dove molti villaggi “case” hanno pareti e tetti di lamiera.

Gli angeli di cui parla la canzone io li ho visti in questi medici, con cui ho vissuto pochi ma intensi giorni nell'ospedale a Llano de la Virgen. Vestiti di azzurro, bianchi di carnagione si distinguevano rispetto alle caratteristiche degli abitanti locali di origini indios, Maya. Per un attimo mi viene in mente l'immagine dell'invasione spagnola in queste terre, secoli fa. I racconti descrivono l'impressione che i Maya ebbero al loro arrivo, alti, rispetto alla loro statura minuta, bianchi, con le armature e la tecnologia bellica, in grandi mezzi, navi, ancora sconosciute.
Allora vennero per uccidere e sterminare, qui invece, oggi, europei, noi italiani, siamo venuti per costruire, riparare ferite e cicatrici, rimarginare, portare amore. Non siamo mercenari, non veniamo pagati dalla Regina, né dal nostro governo. Siamo tutti volontari con l'associazione Sulla Strada a capo della missione. Con i nostri mezzi, la nostra conoscenza, la nostra attrezzatura. Ma siamo delle stesse fattezze che avevano allora gli spagnoli, ma i nostri sono vestiti di azzurro. Bellissime ragazze e ragazzi, uomini e donne con una luce e dei sorrisi magnifici, che nonostante la stanchezza riuscivano a reggere fino a sera dove dietro una chitarra e voci ancora intonate cantavamo i grandi classici della musica italiana, la lingua dell'amore come mi hanno detto molti dei locali, che volevano ripetessi le parole che noi italiani pronunciamo alle ragazze: bella, principessa. Mi ascoltavano affascinati.

Giorni vissuti in camerate condividendo gli spazi comuni dal bagno alla mensa. Sveglia presto e poi ognuno al suo lavoro. Io mi occupavo di documentare la giornata lavorativa per poter trasmettere alla rete di sostenitori di FUNIMA International la collaborazione che stiamo attivando con Sulla Strada Onlus. Video e foto fatte con il cellulare. Mettono un po' da parte la qualità, ma ho bisogno di immagini da veicolare velocemente nei social per chi mi segue. Mi trovo da solo e non ho nessuno che può filmarmi quindi mi muovo con il bastone da selfie, mentre commento e descrivo ciò che vedo intorno a me.

Centinaia di persone arrivano da ogni dove, e si mettono in fila, ore di cammino per arrivare in questo ospedale, gestito dai locali, dove l'associazione Sulla Strada porta, ormai da molti anni, centinaia di medici ogni anno, offrendo assistenza medica interna, ginecologica, operazioni chirurgiche, infermeria e farmacia.
Ci sono medici con tanta esperienza alle spalle. In altre missioni, in questo come in altri luoghi borderline devi dimenticarti ciò che vivi nel tuo lavoro in Italia e capire che sei in Guatemala, il secondo paese più povero del latinoamerica con strutture sanitarie quasi totalmente assenti e parametri molto diversi. Ciononostante tutto è assolutamente ben gestito e questa professionalità qui è garantita solamente nelle cliniche private a cui solamente i super ricchi hanno accesso.

Ci sono giovani e giovanissimi, per loro sicuramente è un'esperienza che tende le corde delle emozioni al limite. Quando devi comunicare ad una donna in condizioni difficili l'arrivo di un altro figlio, quando devi spiegare la gravità di un tumore a chi non sa cosa sia, quando scopri violenze sessuali ai danni di un minore, quando ricevi abbracci che chiedono consolazione da chi è appena stato operato all'addome e saprai che la mattina seguente dovrai mandarlo via per fare spazio ad un altro; quando operi per l'ennesima volta il volto di un bambino totalmente sfigurato senza palpebre, bocca, naso, orecchie perché lavora per conto delle fabbriche che assemblano i fuochi d'artificio, maggiore fonte di reddito per le famiglie dei villaggi della zona, bambini compresi, e spesso accade che questi scoppino e uccidino o sfigurino totalmente volti e lacerino arti...
Quando vivi tutto ciò torni a casa cambiato. Vivi lacrime, sangue e tanta sofferenza! Ma anche conforto.

Dopo tutto questo, ascolto le confidenze di una volontaria che mi dice: “la cosa che più mi mancherà sarà l'affetto che mi davano i pazienti, l'amore che da loro abbiamo ricevuto da cui non vorrei staccarmi”.

racconto guate02Nella foto Giovanni Bongiovanni insieme a Camilla, nfermiera volontaria in missione nell'ospedale di Llano de la Virjen

(II parte)
GUATEMALA. Sulla strada della spiritualità.

cristo maya

Il centro di accoglienza, educazione e salute si trova in località La Granadilla, ed è il primo grande progetto dell'associazione Sulla Strada. Qui i bambini possono studiare seguiti da educatori che sono nati e cresciuti come loro in questi luoghi, ad alcuni di loro l'organizzazione li ha aiutati a studiare per poter essere oggi degli insegnanti e degli educatori, per bambini che sono nati e cresciuti nei loro stessi poverissimi villaggi dell'interno del paese. Per volontà dell'associazione, il programma scolastico è nutrito di momenti che mirano alla preservazione della cultura Maya.
Una delle fondatrici e responsabili del centro, Lorella, ci racconta...”E' bellissimo vedere il forte attaccamento alla terra che hanno, credono nell'energia della natura e la connessione che questa ha con l'uomo, dove le donne incinte devono camminare scalze, dove abbracciare un albero è un gesto comune, dove l'energia del colore è qualcosa che si può percepire e toccare...”
“Durante una cerimonia locale i bambini ad occhi chiusi riuscivano a capire il colore di un giocattolo solamente toccandolo con la mano, mentre questo era chiuso dentro un sacco”.
“Tutti noi possiamo avere queste capacità, e sicuramente ce le avevamo anche noi, ma è qualcosa che abbiamo perso, mentre qui la maggior parte di loro ancora ce l'ha”.

Restiamo affascinati nell'ascoltare queste parole e il modo in cui Lorella ci racconta queste storie.
Davvero i colori del Guatemala sono qualcosa che ti restano nell'anima, ti chiedi perché tutto il mondo non sia così colorato, abbiamo bisogno di più colore nella maniera più assoluta, gli occhi si accendono nel vedere ogni cosa dipinta di colori sgargianti, a partire dai loro coloratissimi vestiti, alle case, macchine, strade, pali della luce, panchine, ogni cosa è colorata di rosso, giallo, verde, arancione, azzurro, viola... un'esplosione! Torna la felicità se sei triste e se sei felice vai al settimo cielo!

Dove ci sono gli angeli.

Il cielo qui è azzurro vivo, come il resto dei colori della natura, il verde delle piante, i mille colori della frutta dai gusti esaltanti, mango, papaya, maracuya, ananas, cocco, avocado sono solo alcuni... c'è il il caffè, il prodotto più esportato di tutta la nazione, che ho bevuto a litri, e ci sono le piccole banane.

Disegnato nel muro esterno di una classe della scuola di fianco ad un arcobaleno, leggo: “No alla droga, si alla Famiglia! No alla droga, si alla Vita!”
Sono in visita al centro insieme ad un gruppo di medici che si è sganciato per poco tempo dall'ospedale a Llano de la Virgen per venire a vedere le attività che il centro sviluppa in questo posto meraviglioso, nel quale, da qui in alto puoi ammirare un magnifico paesaggio.
Bellissimo leggere una scritta così piena di significato in una scuola elementare. La foto l'ho pubblicata anche nella mia pagina Facebook. L'ora di educazione fisica i bambini possono svolgerla in un grande campo da basket o da calcio. Il maestro Bruno, insieme a sua moglie, è uno degli insegnanti. Sta insegnando loro come muoversi, palleggiare e fare canestro. Mentre li filmo con il mio telefono penso di aver individuato alcuni talenti che si muovevano molto bene, e scatto alcune fotografie insieme ai bambini che sono al margine del campo e aspettano il loro turno per entrare. La storia di Bruno è ammirevole perché la sua vita se l'è dovuta guadagnare, e senza vergogna ci racconta, tra le difficoltà affrontate, quella a partire dalla sua famiglia quando era ragazzo. Oggi qui è un punto di riferimento con l'associazione Sulla Strada, per tutti i bambini e le famiglie che affidano i loro figli a lui, la moglie e gli altri educatori.

Mentre Carlo, il fondatore italiano dell'associazione, quando ce lo presenta noto subito l'affetto che nutre per lui come per un figlio. Bellissimo vederli insieme mentre ci accolgono.
Come anche l'affetto di Carlo per i bambini è qualcosa che non puoi non notare, ed il loro verso di lui... ad ogni suo arrivo gli saltano tutti intorno in un grande abbraccio collettivo! Ha dato vita da moltissimi anni per loro e per tutte le famiglie di questa zona, costruendo, solo Dio lo sa con quanto lavoro, un futuro per tutti, coinvolgendo centinaia di persone in questo grande progetto che ridona dignità alle persone. E' un ex prete, oggi sposato con Lorella in una cerimonia bellissima che ci hanno raccontato, in un luogo da loro creato con grandi pietre che si guardano in cerchio dove puoi percepire l'energia spirituale e respirarla. La sua spiritualità, quando ne parla lo fa con discrezione, mi ha incuriosito e credo di aver percepito qualcosa che ci accomuna. Credente in Cristo con un forte legame con la natura, la madre terra, il sole. Non ho avuto modo di approfondire con lui ma avremo occasione. L'ho definita parlando con alcuni amici al mio ritorno, sono parole mie, la spiritualità di un “Cristo Maya”, che puoi incontrare sulla strada e non in una chiesa, non su di un grattacielo, né in piazza, ma su un cammino, nel quale siamo, noi tutti, e magari, se ti guardi intorno, potresti trovarlo accanto a te che cammina vestito con abiti comuni. Basterebbe solo alzare lo sguardo e potresti incontrarlo mentre si ferma a dare da mangiare ad un bambino, mentre aiuta una signora anziana ad alzarsi, mentre allaccia le scarpe ad un uomo. Ma solo e sempre sulla strada, in cammino, itinerante. Queste sono le immagini che mi vengono in mente mentre scrivo, ascoltando la percezione che ho avuto della spiritualità trasmessa da Carlo, con l'esempio dei suoi collaboratori e dell'associazione da lui creata. SULLA STRADA appunto.

giovanni guate


(III parte)
GUATEMALA. Restituire dignità a chi crea la vita.
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Nella foto Giovanni Bongiovanni insieme a Vivien, coordinatrice del laboratorio Emporio de las Mujeres

A La Granadilla ha sede anche “l'Emporio de las Mujeres”, la cooperativa di donne costituita dall'associazione. Al progetto prendono parte alcune donne dei villaggi limitrofi con esperienze di vita difficili alle spalle, i loro stessi figli frequentano il centro.Il progetto ha come obiettivo la riappropriazione della dignità e del ruolo della donna nei confronti della comunità, non ultimo il sostentamento della famiglia, dei figli, per non essere costretti a lavorare per conto delle imprese che fabbricano fuochi d'artificio o sempre nello sfruttamento nei campi per qualche multinazionale.

Per la prima volta vengo a conoscenza di questo progetto in Italia, incontro Carlo e Lorella ad una riunione del coordinamento nazionale di cui entrambe le nostre associazioni fanno parte, il CIPSI.
Per caso iniziando a parlare di molte cose mi mostrano i loro prodotti e mi raccontano di questo progetto. Rimango colpito dalla loro manifattura, non avrei mai immaginato fossero realizzati da un gruppo di donne in un villaggio sperduto all'interno di boschi e sterpaglie, la giungla guatemalteca. E invece sì! E da qui parte tutto, l'idea di voler collaborare iniziando da questo progetto: dare lavoro alle donne acquistando i loro prodotti, astucci, borse, custodie e porta oggetti.
Ma principalmente le sacche, imbottite, a strisce colorate dove avremmo inserito i nostri panettoni di Natale. Questi mi hanno stregato, per la qualità con la quale sono realizzati, per le colorazioni e per l'idea di confezionare un prodotto che abbia quella provenienza, e sostenere così una realtà ancora.
Detto, fatto! Sono partito come un pazzo per il Guatemala! Con l'obiettivo principale di conoscere le realtà messe in piedi dall'associazione Sulla Strada, e portare in Italia la testimonianza del loro lavoro, l'aiuto alle popolazioni locali di origine Maya, il centro per bambini a La Granadilla, l'ospedale con i medici italiani a Llano de la Virgen e la cooperativa di donne l'Emporio de las Mujeres.
Sostenere dando lavoro e restituendo dignità alle persone, e noi, con FUNIMA International faremo la nostra parte in tutto questo.

Conosco Carla, la coordinatrice italiana per l'associazione, della cooperativa, una bellissima persona che in quei giorni si divideva in 4 tra le sue responsabilità nell'ospedale. Un punto di riferimento in questa missione per tutti i medici, insieme a suo marito Gianni. Il primo a farmi da cicerone, dopo l'introduzione di Carlo al gruppo, raccontandomi moltissimo riguardo la missione e quant'altro c'era da sapere sul contesto locale. Sono una coppia splendida. Prima di partire riesco ad intervistare Carla, le chiedo come nasce l'Emporio de las Mujeres... con le lacrime agli occhi me lo racconta con la stessa gioia che si ha per la nascita di un bambino, la tenerezza, l'affezione. Splendido.
“All'inizio alle donne è stato chiesto cosa volessero fare, non è stato imposto loro un lavoro, sono state riunite tutte intorno e abbiamo iniziato a tirare fuori le idee tutte insieme, lontano dai mariti”.
“Qui la donna soffre moltissimo la sottomissione da parte dell'uomo, non parlano e non si esprimono in loro presenza, causa violenze domestiche e umiliazioni”.
“Ci sono arrivate da sole dopo un percorso e vari tentativi intrapresi provando anche altre strade, e dopo alcuni tentativi è saltato fuori il lavoro per la quale erano portate.”
“Con l'ottima manualità che le contraddistingue abbiamo iniziato ad acquistare le prime macchine da cucire e i materiali per buttare giù le prime idee creative”.
“Hanno appreso molto rapidamente, non ce lo aspettavamo, dopo poco è arrivato il primo grande ordine per migliaia di pezzi, in tempo record, superando alcune difficoltà sono riuscite a consegnare... la soddisfazione alle stelle e il morale è servito per farci andare avanti. Oggi sono un bel gruppo ed il lavoro è in forte crescita”.

Svolgo tutte le mie riprese per mostrare al gruppo di sostenitori di FUNIMA International questa realtà, passo alcuni momenti insieme a loro mentre lavorano per riprendere alcuni dettagli ed intervistare un'altra figura importante per questo progetto, Vivien. Una dolcissima ragazza, minuta e dai capelli molto lunghi, in gamba che prende gli ordini, acquista materiali, impone tempi e consegne da rispettare alle donne. Ne è la coordinatrice. Timida non voleva parlare ma si lascia convincere dopo che le spiego le motivazioni. Che simpatia mi hanno fatto... tutte quante! Cercavano di non badare alla mia presenza mentre le filmavo, e ogni tanto si prendevano in giro nella loro lingua che capivo a tratti: “Ma faglielo un sorriso no!?” si dicevano l'un l'altra, e quando sono uscito dal laboratorio sono scoppiate tutte in una gran risata e prese in giro soprattutto a Vivien, che è stata l'unica a parlare, incuranti della mia presenza che avevo appena messo piede fuori dalla porta. Saluto lei per tutte con un abbraccio affettuoso e le lascio lavorare per ritornare in ospedale a Llano de la Virgen dopo aver accordato con lei e Carla ordini, tipologie e colori. Avrei voluto portare con me tutto ciò che avevano in laboratorio, ma era in consegna per altri clienti. Per noi arriverà un carico in estate che utilizzeremo nella campagna di Natale.

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