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È forte la preoccupazione per l’aggravarsi delle condizioni materiali di moltissimi bambini e adolescenti che vivono in povertà o in situazioni di degrado nel Sud del nostro paese. «L’Italia non è un paese per bambini e adolescenti, non investe su di loro e sul loro futuro e non li protegge come dovrebbe, e la deriva più grave riguarda i minori che vivono al sud. È fatta prima di tutto di povertà, più della metà degli under 18 in povertà assoluta del Paese sono nel Mezzogiorno, 417.000 su 720.000, dove in un solo anno, tra 2010 e 2011, le famiglie con minori povere sono aumentate del 2%»1. Se la povertà pesa così tanto sulle spalle di bambini e adolescenti del sud, il percorso di crescita e quello educativo spesso non riescono a fare la differenza in positivo. «La complessità sociale ed economica che caratterizza il Mezzogiorno produce una forte disparità tra le opportunità educative e le possibilità di crescita dei bambini e degli adolescenti del Sud e i loro coetanei che nascono e crescono nel resto del Paese»2. In regioni come la Sicilia sono in media solo 5 su 100 quelli presi in carico negli asili nido pubblici o nei servizi integrati, il tempo pieno nelle scuole è praticamente inesistente (supera di poco il 7% in Sicilia e Campania contro la media nazionale del 29%)3 mentre l’abbandono scolastico precoce nelle stesse regioni riguarda almeno 1 adolescente su 5. L’abbandono e la dispersione scolastica aprono l’incontro con la criminalità organizzata che convive regolarmente con i minori specialmente nei comuni sciolti per mafia e nelle aree contaminate dalle ecomafie. Bambini e ragazzi che subiscono le pesanti limitazioni della violenza culturale e formativa di stampo mafioso. Una sottrazione continua di sviluppo e risorse umane per il nostro paese. «Prevalentemente si tratta di giovani… coinvolti in reati di furto, rapina, lesioni personali, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Analizzando il luogo di residenza di tali minori emerge che il Sud è l’area territoriale in cui in generale si registra il numero maggiore complessivo di minori presi in carico dalle mafie (39% del totale, seguito dalle isole con il 23%). La percentuale è ancora maggiore se si considerano in particolare i reati “associativi” (32% nelle isole). Nel Sud, ancora più che al Nord dunque, vi è un evidente legame tra criminalità minorile e criminalità organizzata. Molti studi dimostrano come la criminalità minorile rappresenta un potenziale serbatoio, un vero e proprio “vivaio” dal quale la criminalità organizzata può attingere anche per reati gravi o per missioni pericolose. Sono ragazzini, a volte poco più che fanciulli, di famiglie allo sbando o di mafia. Ex bambini che non hanno mai vissuto l’infanzia e che vivono ogni giorno sul precipizio dell’ergastolo»4.
A questo si aggiungono l’aumento delle violenze intra-familiari, delle forme di sfruttamento precoce nel mercato del lavoro, dei fenomeni di bullismo e di violenza nelle relazioni tra pari. «Inoltre l’assenza quasi totale di un sistema di cura e tutela dell’infanzia a causa della forte crisi delle risorse economiche è particolarmente sentita nelle regioni del Sud. È forte anche la carenza di servizi di prevenzione (educativa territoriale e domiciliare, sostegno alla genitorialità) e di tutela (strutture di accoglienza residenziali, servizi di valutazione e cura)»5.
Queste le principali forme di disagio e difficoltà che coinvolgono a vari livelli i bambini, gli adolescenti e le loro famiglie che vivono al sud.

Analisi dei bisogni:
-    Creare punti di ascolto, di tutela dei diritti e di sostegno per le famiglie;
-    Creare spazi di incontro ed aggregazione;
-    Creare occasioni di apprendimento;
-    Educare alla legalità;
-    Rafforzare la presenza territoriale di personale che realizzi percorsi di accompagnamento e di promozione della creatività e del protagonismo giovanile. Ad esempio centri socio-educativi, centri sportivi, laboratori artistici, orientamento e formazione professionalizzante;
-    Offrire modelli positivi,  progetti in cui far convergere testimonianze sane di stili di vita, di relazioni e di utilizzo del tempo libero;
-    Contrastare l’approccio competitivo e conflittuale esemplificato dalla comunità adulta;
-    Contrastare l’analfabetismo.

1. In savethechildren.it
2. In Rapporto “Crescere a Sud”, dicembre 2012
3. In atlante.savethechilden.it
4. In Rapporto “Crescere a Sud”, dicembre 2012
5. In Rapporto “Crescere a Sud”, dicembre 2012

 

 

 

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