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Analizzando la situazione dei minori in questo paese si stima che oltre il 57% dei bambini con meno di 6 anni è colpito dalla povertà e la percentuale è salita di molto dopo la crisi economica cominciata nel 2002. Sebbene non sia ancora un problema ramificato lo sfruttamento dei minori è salito negli ultimi anni, soprattutto nelle zone di confine con il Brasile e l’Argentina e nei centri del turismo come Punta del Este, Maldonado e Montevideo. Circa 50.000 bambini di età compresa tra 5 e 17 anni lavorano, per lo più nel settore informale; l’HIV/AIDS sta sempre più colpendo i giovani specialmente tra i 15 ed i 24 anni di età. Sebbene in tasso di iscrizione alla scuola secondaria sia del 74%, il 48% dei giovani di età compresa tra i 15 e i 19 anni la abbandonano prima di completarla1.

La povertà della capitale Montevideo ghettizzata in molti quartieri che hanno un'elevata densità di popolazione e scarsi livelli di igiene. Si tratta di famiglie che vivono in condizioni precarie in abitazioni spesso in legno o lamiera o senzatetto. Gli inverni rigidi degli ultimi anni hanno registrato un crescente tasso di mortalità per ipotermia. Il governo ha offerto dei rifugi notturni a queste persone ma molti di loro preferiscono non usufruire del servizio per paura di abbandonare la porzione di strada scelta per vivere quindi le loro poche cose che possiedono. Il quartiere maggiormente interessato è la Unión, quartiere storico di Montevideo che ha ospitato grandi masse di popolazione provenienti dalle zone rurali della città. Il fenomeno ha provocato molti insediamenti abusivi, l’installazione in zone non qualificate per l’uso residenziale scarsi servizi primari. L'insediamento abusivo costituisce tra gli altri un problema rilevante, ad esempio la popolazione che vive in alcune zone residenziali consolidate, ha sofferto un processo di impoverimento, la crescita della popolazione non è stata accompagnata dal miglioramento quantitativo e qualitativo dei servizi sociali, i quali risultano insufficienti ed inefficaci.

1. The state of Word’s Children; database Childinfo, UNICEF, 2006.

Il Paraguay è una Paese sito nel cuore dell'America Latina e conta circa 6.300.000 abitanti.La popolazione risulta distribuita disomogeneamente con una densità media di 13 abitanti per chilometro quadrato. Circa il 56% degli abitanti vive nei centri urbani dell'area orientale del Paese ed in particolare attorno alla capitale Asunción, la quale da sola ospita il 9,9% dell'intera popolazione. Una particolarità del Paraguay è rappresentata dalla sopravvivenza della cultura indigena, che diversamente da molte aree dell'America Latina, è riuscita a convivere con quella iberica. Ciò è dimostrato dal fatto che ben il 94% della popolazione parla guaranì cui si affianca il castellano, altra lingua ufficiale.

L'economia paraguaiana, la cui unità monetaria è il guaraní, ha molti punti di debolezza e in America Latina è al secondo posto in relazione all'iniquità nella distribuzione del guadagno. Una proporzione significativa di minori non gode del pieno esercizio dei propri diritti, in particolare in riferimento alle fasce più vulnerabili: i "campesinos" ovvero coloro che vivono nelle zone rurali, gli indigeni, e principalmente bambini e bambine che lavorano e/o vivono in strada.1
Le stime della  Dirección General de Estadística, Encuestas y Censos (DGEEC)2, dimostrano che in Paraguay il 38% della popolazione vive in stato di povertà, mentre il 19% in stato di indigenza. L'accesso ai servizi medici e sanitari di base è garanzia solo per il 24% della popolazione e sei bambini su 10 non terminano il loro percorso di studi primari. Questa dinamica provoca nella città l'espansione di quartieri marginali con seri problemi di precarietà delle abitazioni, affollamento, insicurezza, inadeguatezza dei servizi idrici e di risanamento. È inoltre in crescita il fenomeno migratorio dalle campagne alle città a causa della mancanza di opportunità lavorative e di inserimento sociale.

FOCUS Infanzia di strada
Quella dell'infanzia di strada nella capitale paraguaiana è una problematica articolata che si infiltra nel tessuto urbano e sociale di Asunción.
Si tratta di una fascia sociale vulnerabile dove centinaia di bambini, bambine ed adolescenti sono costantemente sottoposti al rischio, a problemi quali dipendenza da droghe,  sfruttamento sessuale, e l'abuso.
Il lavoro in strada genera rischi come incidenti durante il transito delle auto, gravi problemi respiratori, neurologici e della pelle, rischio di abuso psicologico e sessuale, forte stanchezza, disturbi psicosomatici, bassa autostima, difficoltà nella socializzazione, aggressività, depressione, tossicodipendenza da droghe 1inalate sin da neonati per frenare i morsi della fame, gravidanza precoce.
Molti bambini sono inoltre impiegati in attività lavorative alternative alla strada come la produzione di materiali edili e il riciclaggio dei rifiuti. Esistono inoltre circa 200 bambini che vivono in strada privi di famiglia e di abitazione, questo fenomeno avviene soprattutto nelle zone centrali del terminal degli autobus e del mercato De Abasto y Numero 4.
 

1. Estadisdicas UNICEF PY - Situación General Paraguay – www.unicef.org/paraguay
2. http://www.undp.org.py/v3/ 

È forte la preoccupazione per l’aggravarsi delle condizioni materiali di moltissimi bambini e adolescenti che vivono in povertà o in situazioni di degrado nel Sud del nostro paese. «L’Italia non è un paese per bambini e adolescenti, non investe su di loro e sul loro futuro e non li protegge come dovrebbe, e la deriva più grave riguarda i minori che vivono al sud. È fatta prima di tutto di povertà, più della metà degli under 18 in povertà assoluta del Paese sono nel Mezzogiorno, 417.000 su 720.000, dove in un solo anno, tra 2010 e 2011, le famiglie con minori povere sono aumentate del 2%»1. Se la povertà pesa così tanto sulle spalle di bambini e adolescenti del sud, il percorso di crescita e quello educativo spesso non riescono a fare la differenza in positivo. «La complessità sociale ed economica che caratterizza il Mezzogiorno produce una forte disparità tra le opportunità educative e le possibilità di crescita dei bambini e degli adolescenti del Sud e i loro coetanei che nascono e crescono nel resto del Paese»2. In regioni come la Sicilia sono in media solo 5 su 100 quelli presi in carico negli asili nido pubblici o nei servizi integrati, il tempo pieno nelle scuole è praticamente inesistente (supera di poco il 7% in Sicilia e Campania contro la media nazionale del 29%)3 mentre l’abbandono scolastico precoce nelle stesse regioni riguarda almeno 1 adolescente su 5. L’abbandono e la dispersione scolastica aprono l’incontro con la criminalità organizzata che convive regolarmente con i minori specialmente nei comuni sciolti per mafia e nelle aree contaminate dalle ecomafie. Bambini e ragazzi che subiscono le pesanti limitazioni della violenza culturale e formativa di stampo mafioso. Una sottrazione continua di sviluppo e risorse umane per il nostro paese. «Prevalentemente si tratta di giovani… coinvolti in reati di furto, rapina, lesioni personali, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Analizzando il luogo di residenza di tali minori emerge che il Sud è l’area territoriale in cui in generale si registra il numero maggiore complessivo di minori presi in carico dalle mafie (39% del totale, seguito dalle isole con il 23%). La percentuale è ancora maggiore se si considerano in particolare i reati “associativi” (32% nelle isole). Nel Sud, ancora più che al Nord dunque, vi è un evidente legame tra criminalità minorile e criminalità organizzata. Molti studi dimostrano come la criminalità minorile rappresenta un potenziale serbatoio, un vero e proprio “vivaio” dal quale la criminalità organizzata può attingere anche per reati gravi o per missioni pericolose. Sono ragazzini, a volte poco più che fanciulli, di famiglie allo sbando o di mafia. Ex bambini che non hanno mai vissuto l’infanzia e che vivono ogni giorno sul precipizio dell’ergastolo»4.

A questo si aggiungono l’aumento delle violenze intra-familiari, delle forme di sfruttamento precoce nel mercato del lavoro, dei fenomeni di bullismo e di violenza nelle relazioni tra pari. «Inoltre l’assenza quasi totale di un sistema di cura e tutela dell’infanzia a causa della forte crisi delle risorse economiche è particolarmente sentita nelle regioni del Sud. È forte anche la carenza di servizi di prevenzione (educativa territoriale e domiciliare, sostegno alla genitorialità) e di tutela (strutture di accoglienza residenziali, servizi di valutazione e cura)»5.
Queste le principali forme di disagio e difficoltà che coinvolgono a vari livelli i bambini, gli adolescenti e le loro famiglie che vivono al sud.

Analisi dei bisogni:
-    Creare punti di ascolto, di tutela dei diritti e di sostegno per le famiglie;
-    Creare spazi di incontro ed aggregazione;
-    Creare occasioni di apprendimento;
-    Educare alla legalità;
-    Rafforzare la presenza territoriale di personale che realizzi percorsi di accompagnamento e di promozione della creatività e del protagonismo giovanile. Ad esempio centri socio-educativi, centri sportivi, laboratori artistici, orientamento e formazione professionalizzante;
-    Offrire modelli positivi,  progetti in cui far convergere testimonianze sane di stili di vita, di relazioni e di utilizzo del tempo libero;
-    Contrastare l’approccio competitivo e conflittuale esemplificato dalla comunità adulta;
-    Contrastare l’analfabetismo.

1. In savethechildren.it
2. In Rapporto “Crescere a Sud”, dicembre 2012
3. In atlante.savethechilden.it
4. In Rapporto “Crescere a Sud”, dicembre 2012
5. In Rapporto “Crescere a Sud”, dicembre 2012

L'Argentina è una Repubblica Federale ed in quanto a superficie è il secondo paese dell'America Latina per estensione dopo il Brasile. Nonostante questa vastità territoriale l'Argentina conta 38.871.000 abitanti con una densità media di 13 abitanti per chilometro quadrato. La cifra non riflette però la realtà demografica del paese dal momento che la popolazione è ripartita in maniera molto diseguale: poco meno della metà risiede nella Capitale. La forte crisi economica e finanziaria, che ha preso forma alla fine del 2001, ha causato un forte incremento della povertà della popolazione dovuto all’aumento della disoccupazione ed alla perdita di potere della moneta argentina. Specialmente nelle province del nord si è registrato un incremento netto della mortalità infantile e della malnutrizione ed ha inciso sull’accesso dei bambini all’istruzione e ai servizi sanitari e di alimentazione1.

Le problematiche  riscontrate portano la nostra attenzione nella parte centrale e nord occidentale del Paese nelle Province di Córdoba, Catamarca, Jujuy, Salta.interventi datiargentina


Queste vaste aree geografiche sono attraversate dalla Cordigliera delle Ande, imponente sistema montuoso dell'America Meridionale che segna interamente il confine occidentale del paese. Nella parte settentrionale i rilievi hanno un aspetto massiccio; tra le principali zone geografiche si distingue la desertica Puna, esteso altipiano attraversato da catene che superano i 5000m di altitudine e costellata da depressioni chiuse, i salares le cui cime formano distese regolari. La Puna è dominata ad ovest da alti vulcani (Llullailaco, 6723m) ed è limitata ad est da un gruppo di catene orientate da nord a sud: sierras de Jujuy, Salta, Tucuman a loro volta precedute da rilievi più modesti. Vigogne e guanachi sono la fauna tipica di questo territorio. Il clima della regione andina risente naturalmente dell'altitudine e presenta i caratteri tipicamente montani (forti escursioni termiche, inverni assai rigidi). Nella puna e in genere nelle Ande settentrionali l'aridità è accentuata. La conformazione morfologica e climatica del territorio rappresenta un grande ostacolo per la vita delle popolazioni che risiedono sulle Ande argentine. Questa zona, culla delle civiltà precolombiane, è abitata da comunità autoctone di etnia indigena che generalmente vivono in villaggi rurali e in capanne di paglia e fango e non posseggono titoli di proprietà sulle terre in cui si dedicano alla pastorizia. Una popolazione totalmente esclusa dal processo produttivo, dalla cultura e dalle formazioni sociali.
Per quanto riguarda l’aspetto della sanità le popolazioni autoctone andine vivono nella completa mancanza di servizi medici e centri sanitari che, laddove esistono, sono sprovvisti delle strumentazioni necessarie e del personale addetto (è il caso del “Mini Hospital” sito ad Aconquija). Il sistema sanitario locale non è quindi in grado di far fronte alle emergenze che prevedono interventi delicati e complessi i quali richiederebbero la degenza del paziente. In questi casi si rende necessario il trasporto verso zone adeguatamente attrezzate ma le enormi distanze ed i costi del trasporto costituiscono una barriera insormontabile alla prevenzione e alle cure sanitarie.
Anche le condizioni igieniche in cui vivono queste comunità sono anch’esse precarie. Le abitazioni costruite con mattoni di paglia e fango non hanno latrine o servizi igienici di alcun tipo, ed i bambini entrano in contatto con animali come il cane, le capre, le pecore i maiali e quant’altro che invadono anche lo spazio domestico. Questo implica un costante contatto fisico con gli animali, la convivenza con gli escrementi e scarti che si volatilizzano nell’aria.
La situazione di povertà, causa di malnutrizione e denutrizione, associata alla condizione ambientale favorisce quindi la presenza endemica di malattie come: pediculosi, parassitosi intestinali e cutanee, malattie polmonari e dell’apparato gastro enterico. La presenza di AIDS non è documentata a causa della mancanza di dati ufficiali e per l’impossibilità di eseguire test di screening.
Una forte incidenza sullo stato di salute è determinata dall’assunzione di acqua sporca e nel caso particolare della zona di La Alumbrera la risorsa idrica è soggetta alla contaminazione di materiali ferrosi e sostanze di scarto tra cui il cianuro. Queste scaturiscono da un’attività di sfruttamento intensivo minerario per l’estrazione di oro, argento, rame da parte delle multinazionali. L’assunzione d’acqua inquinata determina numerosi problemi tra cui danni allo stato di salute dei denti, diarrea e infezioni intestinali.
Alto fattore determinante per il deperimento dello stato di salute, in particolare nei bambini, è legato alle numerose patologie respiratorie che presentano casi di infezioni bronchiali, polmonari, otorinolaringoiatriche e un’alta casistica di casi di difterite. Le difficoltà respiratorie sono dovute al clima rigido, e soprattutto alle repentine escursioni termiche che avvengono nell’arco della giornata.

1. The State of Word’s Children; Childinfo, UNICEF, 2006.

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