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1016 almendras iUn racconto appassionato ed incalzante quello del giornalista uruguaiano Jean Georges Almendras. Un quadro della sua esperienza in Paraguay, in visita alla capitale Asunción e al centro di recupero per l’infanzia di strada Hijos del Sol.



Paraguay dista oltre 1.500 km. dall’Uruguay, da Montevideo per essere esatti. È un paese sudamericano che, così come altri della stessa area, vive situazioni diverse, sia politicamente che socialmente, dove una parte degli abitanti riempie le proprie carenze e i propri vuoti con le stravaganze e le ricchezze di altri loro simili. Ci sono paraguaiani che respirano potere e comodità e una maggioranza di paraguaiani che respirano limitazioni economiche, emarginazione e ingiustizie sociali. Un paese del terzo mondo, dove i contrasti camminano a braccetto come vecchi amici, formando parte di una storia fatta di sussulti al cuore, dittature e miserie che richiamano il dominio dell’Impero del Nord, un paese dove fanno da padrona la corruzione e le connivenze politiche, o addirittura le morti in uno scenario di congiure, lotte di partito, che si dondolano nella culla del narcotraffico e dei giochi di potere, dietro maschere democratiche dei tempi in cui viviamo, in pieno secolo XXI.

Paraguay del 2013, è anche una nazione che ospita anime pure, perché non tutto è corruzione. Persone che per la sola sopravvivenza lasciano il sudore della loro fronte e la salute nelle strade, consolati da altre anime pure che cercano di alleviare le sofferenze dei più disagiati, in mezzo a supermercati e macchine costose, in mezzo alle vie sporche e con un traffico infernale. La cornice giusta per una solidarietà disinteressata, caratterizzata da valori cristiani, che contrastano vivamente con il consumismo e il materialismo di una borghesia individualista e conservatrice.

Paraguay del 2013 e la sua capitale Asunción, dove noi stranieri vediamo ancora bambini con i loro corpicini sporchi e mal vestiti, che rischiano la morte in ogni angolo; alcuni mendicano, altri vendono qualunque cosa possa essere venduta, quando la merce di una certa qualità non si trova. Una vita di sacrifici alla quale si sono abituati in questa terra, culla di quelle comunità indigene che ormai non possono essere fiere della loro sovranità, perché gli imperi gliel’hanno sottratta e i loro conterranei li hanno emarginati, calpestandoli, nel nome del progresso. Il progresso di una società democratica fittizia e ipocrita, che permette la sofferenza di una classe sociale piegata per fare piacere ai potenti di turno, agli sfruttatori di sempre, ai corrotti del potere e ai loro interessi, che naturalmente non sono quelli del popolo.

Paraguay del 2013, dove alcune anime pure che vedono in Cristo un esempio di vita si sono stretti attorno all’opera di un combattente sociale, Giorgio Bongiovanni, che vive anche un’esperienza mistica, e capiscono che bisogna impegnarsi con l’umanità, e su questa scia, un giorno, aprirono le porte del Merendero “Hijos del Sol”, in via Eusebio Ayala, che accoglie i bambini di strada.
Braccia e cuori aperti per soddisfare le carenze di base: affetto e nutrimento. Braccia e cuori aperti che dispensano forza ed energia, superando gli ostacoli che si presentano per offrire sollievo a chi soffre i disagi della vita in strada o in case umili, senza un minimo di qualità di vita e in un ambiente di violenza, di solitudine e d' abbandono.

Paraguay del 2013, dove i “Figli del Sole” (Hijos del Sol), vivono la loro routine ignorando che dietro quelle anime pure, quei cuori nobili che offrono loro nutrimento ci sono altre anime nobili che dalla loro stessa terra e da altre più lontane, come l’Italia, donano risorse e lo stimolo necessario per mantenere quel tetto e quella accoglienza.

Paraguay del 2013. Siamo stati nella sua capitale Asuncion. Insieme ad Omar Cristaldo, sua moglie e i loro più stretti collaboratori. A condividere i loro sogni, sogni di divulgazione e sogni di opera umanitaria, dentro una società a volte ingrata con chi desidera cambiarla e trasformarla, in azione e pensiero. Un uomo, Omar, e sua moglie Hilda che per anni, insieme a chi li hanno sostenuto in periodi diversi, non hanno fatto altro che donare loro stessi per trasmettere i valori e gli insegnamenti di Cristo dando l’esempio, superando i tempi difficili con la speranza che il giorno dopo verranno tempi migliori.

Paraguay del 2013. La sua capitale Asuncion. Vediamo nelle sue strade questi bambini e adolescenti dagli occhi sereni, volti smarriti e sguardi di incertezza. Abbiamo visto quando il Merendero apre le porte. Abbiamo visto come un umile tetto è per loro un’oasi nel deserto. Siamo stati lì, a sfidare l’indifferenza dei paraguaiani benestanti. Siamo stati lì, uruguaini, argentini e italiani, per riflettere a voce alta sulle esperienze spirituali e le lotte sociali di personaggi della storia dell’umanità che hanno predicato dando l’esempio, come Cristo, assassinato per avere contrastato il potere e come il Che Guevara, assassinato anche lui per aver seguito le Sue orme, pur con una diversa metodologia e in un’altra epoca, ma con la stessa essenza.

Paraguay del 2013. Siamo stati lì, una settimana densa di incontri e progetti. Una settimana di speranze condivise dove le porte dell’ospitalità dei nostri fratelli si sono spalancate, cercando di coordinare idee, di moltiplicare braccia e risorse, per mantenere solidi e in piedi i pilastri del Merendero.
Paraguay del 2013. Merendero. Dove nonostantei tempi difficili, il sogno si è fatto realtà. Con mille sacrifici, ma sempre comunque un sogno realizzato. Ma servono altre braccia. Più risorse. Una casa di proprietà. Per accogliere ancora più ospiti. Per far si che quelle braccia aperte non soffrano le incertezze. Per far si che alcuni bambini e adolescenti, incluse ragazze-madri, ricevano un’assistenza regolare. Un’assistenza alimentare. Un’assistenza medica. Un’assistenza affettiva. Un’assistenza degna.
Siamo stati lì e lì dobbiamo stare tutti. Insieme ai Cristaldo e a coloro che li accompagnano incondizionatamente.

Paraguay del 2013, in un Sudamerica di trasformazioni e contraddizioni. Tempi difficili. Tempi di segni. Tempi di impegni sociali, più che di parole. Tempi di resistenza e di ribellione. Tempi di lotte, ma lotte che non siano sterili. Che siano vere. Autentiche. Lotte di tutti i giorni e per tutti i giorni. Come Dio comanda.

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