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acqua-pubblica-firme.jpgLa Corte Costituzionale approva due dei tre quesiti presentati dal Comitato promotore: tra il 15 aprile e il 15 giugno i cittadini saranno chiamati a dire la loro sulle modalità di gestione dell'acqua.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Adesso è ufficiale: i referendum per l'acqua pubblica si faranno. Il 12 gennaio, infatti, la Corte Costituzionale ha ammesso due dei tre quesiti referendari presentati dai Movimenti per l'acqua. Dopo l'incredibile risultato della raccolta firme, che aveva visto ben 1,4 milioni di cittadini sottoscrivere la richiesta di referendum, questo passaggio ufficializza definitivamente il successo della campagna referendaria. A questo punto, in una data da stabilire fra il 15 aprile e il 15 giugno, gli elettori saranno chiamati a dire la loro sulle modalità di gestione dell'acqua in tutta Italia.

"A primavera - sottolinea il Comitato promotore - gli uomini e le donne di questo paese decideranno su un bene essenziale. La vittoria dei "sì" porterà ad invertire la rotta sulla gestione dei servizi idrici e più in generale su tutti i beni comuni. Oggi più che mai esigiamo un immediato provvedimento di moratoria sulle scadenze del decreto Ronchi e sull'abrogazione degli AATO, un necessario atto di democrazia perché a decidere sull'acqua siano davvero gli italiani".

Il referendum sarà davvero "bipartisan", a testimonianza di come non si tratti di una battaglia svincolata da qualsiasi indicazione da parte dei partiti: i due quesiti referendari, infatti, propongono di abrogare norme approvate sia dal centrodestra che dal centrosinistra. Con il primo quesito i cittadini saranno chiamati ad esprimersi sulla norma del decreto Ronchi con cui, nel novembre 2009, il governo Berlusconi ha stabilito che dal 31 dicembre 2011 il servizio idrico non potrà più essere gestito da società pubbliche, ma dovrà essere affidato a società private o comunque possedute da privati per almeno il 40 per cento: è proprio per evitare questa scadenza che il Comitato promotore chiede una immediata moratoria del decreto. Il secondo quesito ammesso, invece, consentirà ai cittadini di abrogare la norma del cosiddetto Codice dell'ambiente varato dall'allora governo Prodi, dove si prevede che la tariffa che paghiamo per il consumo dell'acqua debba contenere anche una quota di profitto (tecnicamente "remunerazione del capitale investito") togliendo in tal modo all'acqua il carattere di diritto e attribuendole quello di merce.

Il nuovo obiettivo è quello di portare alle urne almeno 25 milioni di elettori, in modo da raggiungere il quorum previsto dalla legge e rendere valido il referendum. "Da oggi inizia l'ultima tappa - conclude il Comitato promotore - siamo sicuri che le migliori energie di questo paese non si tireranno indietro".

Per info e approfondimenti www.acquabenecomune.org

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