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acqua-pubblica-firme.jpgStraordinario successo della campagna referendaria contro la privatizzazione dell'oro blu: a due mesi dall'inizio della raccolta firme già raccolto il doppio delle adesioni richieste dalla legge.

Un mare di firme per difendere l'acqua pubblica. Sta andando oltre ogni più rosea aspettativa la campagna di raccolte firme per i tre referendum contro la privatizzazione dell'oro blu. Una mobilitazione di massa della società civile, a difesa di quello che è il bene comune per definizione e contro tutti i provvedimenti di legge che mettono a rischio la sua natura pubblica.

Basta dare un'occhiata ai numeri per capire quanto vasto sia il movimento popolare raccoltosi attorno al Forum dei movimenti per l'acqua e a tutte le altre realtà che costituiscono il Comitato promotore. Dal 24 aprile, giorno di apertura della raccolta firme, sono già state raccolte un milione di adesioni, il doppio delle 500 mila richieste dalla legge per l'approvazione del referendum. Un successo davvero dirompente, oltre ogni più rosea previsione: mai infatti nella storia della Repubblica una campagna referendaria aveva raccolto tante firme in così poco tempo. E mai si era vista un'aggregazione di movimenti, associazioni laiche e cattoliche, forze politiche e sindacali così ampia come quella riunitasi nel Comitato promotore, di cui fa parte, attraverso il Cipsi, anche il Cesvitem.
"L'acqua è un diritto di tutti, e deve essere a gestione pubblica - sottolinea il presidente del Cipsi Guido Barbera -. Da oltre vent'anni il nostro coordinamento lavora sulla tematica dell'acqua, promuovendone il valore come bene comune e diritto umano universale e inalienabile. È il momento di avviare azioni di informazione ed educazione a livello territoriale per promuovere la cultura dell'acqua come bene comune, azioni di sensibilizzazione verso comportamenti individuali e d'impresa più consapevoli, azioni per la definizione condivisa di politiche di gestione delle risorse naturali, a sostegno di una gestione pubblica, partecipata e trasparente".
Tecnicamente l'obiettivo dei referendum è di mettere in discussione dalla radice la legislazione che, nel corso degli ultimi anni, ha progressivamente aperto la strada alla gestione privata dell'acqua. Legislazione culminata il 19 novembre 2009 del cosiddetto decreto Ronchi, che all'art. 15 avvia un processo di privatizzazione dei servizi pubblici locali, di dismissione della proprietà pubblica e delle relative infrastrutture, con un percorso di smantellamento del ruolo del soggetto pubblico che non sembra avere eguali in Europa. Il decreto colloca tutti i servizi pubblici essenziali locali (non solo l'acqua) sul mercato, sottoponendoli alle regole della concorrenza e del profitto, espropriando le società a capitale pubblico e quindi i cittadini dei propri beni. Il tutto senza tenere in considerazione come negli ultimi anni la gestione privatistica dell'acqua, laddove è stata attuata, abbia determinato significativi aumenti delle bollette e una riduzione drastica degli investimenti per la modernizzazione delle reti e degli impianti di depurazione.
Aggiornamenti e approfondimenti, nonché una mappa di tutti i punti di raccolta firme sul territorio nazionale, sono disponibili sul sito www.acquabenecomune.org.

 

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