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Barbera: "Governo ascolti i migranti e smetta di criminalizzarli"
Melandri, ChiAma l'Africa: "Rosarno è sempre stato un comune aperto e tollerante. Ma questa esperienza positiva ha finito per generare una sacca di disagio e odio razziale che va combattuta con strumenti non repressivi".





Roma, 8 gennaio 2010: "La situazione che si è creata a Rosarno è anche la conseguenza di un clima di odio razziale e discriminazione nei confronti dei migranti molto preoccupante", ha commentato Guido Barbera, presidente di Solidarietà e Cooperazione CIPSI - Coordinamento di cui fanno parte 45 associazioni di solidarietà e cooperazione internazionale - a seguito delle rivolte avvenute in questi giorni nel comune calabrese, conseguenti al ferimento di due migranti con un fucile ad aria compressa.

"Rosarno nel corso di questi ultimi anni ha vissuto in maniera estremamente positiva il fenomeno dell'immigrazione - ha sottolineato Eugenio Melandri, direttore del mensile "Solidarietà internazionale" e coordinatore di ChiAma l'Africa -. Si è dimostrato un comune molto attento ai problemi delle comunità migranti, un esempio virtuoso di accoglienza e integrazione. Purtroppo, a causa delle scellerate politiche di esclusione e di rigetto portate avanti in questi mesi dal governo italiano e del conseguente clima di ostilità e di repressione che si è generato, l'esperienza positiva di Rosarno è diventata sempre più un caso isolato. Questo luogo di accoglienza ha finito per generare una sacca di disagio e odio razziale sfociata nel gesto compiuto probabilmente da un gruppo di teppisti".

Guido Barbera continua: "Vogliamo ribadire la nostra ferma denuncia al clima di odio razziale alimentato anche dalle parole di Maroni, che ha parlato oggi di ‘un'eccessiva tolleranza nei confronti dell'immigrazione clandestina, foriera di criminalità e situazioni di disagio'. La criminalizzazione dei migranti e i metodi repressivi che si stanno impiegando per soffocare la rivolta a Rosarno non fanno altro che inasprire un clima già teso e difficile. Soprattutto non risolvono i problemi di tanti migranti che lavorano come braccianti agricoli e vivono spesso situazioni di semi-schiavitù al limite della sopravvivenza. Auspichiamo che le istituzioni invertano la tendenza al razzismo e riconoscano il diritto a migrare, a vivere. Ci auguriamo che ascoltino la voce dei migranti, accogliendo le loro richieste e riconoscendo i loro diritti inalienabili. Allo stesso tempo, rivolgiamo un accorato appello ai migranti e alla società civile, affinché venga data a questo episodio una risposta civile e democratica, evitando di lasciarsi attrarre da forme di lotta violenta".

Ufficio Stampa:
Nicola Perrone e Francesca Tacchia, tel. 06.5414894, mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., web: www.cipsi.it.

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