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g_barbera.jpgBarbera (Cipsi): "Alla vigilia dell'entrata in vigore delle ronde e del reato di clandestinità, lanciamo un appello ai sindaci italiani per dire no alle ronde e rifiutare la criminalizzazione dei migranti. Chiediamo che alla politica delle ronde si sostituisca la politica dell'integrazione, del dialogo, del rispetto delle diversità".


 
 

 

 

Roma, 7 agosto 2009: "Uno Stato che riconosce la giustizia fai da te e affida il controllo del territorio ai privati dichiara, nel modo più plateale ed esplicito, il proprio fallimento. Uno Stato che non sia in grado di assicurare il controllo sul proprio territorio non può definirsi uno Stato sovrano". Questo il giudizio di Guido Barbera, presidente del Cipsi - coordinamento di 42 associazioni di solidarietà e cooperazione internazionale - alla vigilia dell'entrata in vigore del decreto attuativo per la regolamentazione delle ronde cittadine e del reato di clandestinità. Domani 8 agosto, infatti, il Ministro degli Interni Roberto Maroni varerà le norme per regolamentare le «associazioni tra cittadini non armati», come vengono definite nella legge 194/2009. Una denominazione che non nasconde la vera natura di questo provvedimento, una vera e propria delega ai privati cittadini di compiti che sono propri delle forze dell'ordine e che ha come unico effetto quello di alimentare un clima di diffidenza, paura e insicurezza. "Per questo - sottolinea Barbera - chiediamo con forza a tutti i Comuni italiani, ai sindaci e ai cittadini di dire no alle ronde. Lanciamo un appello alle istituzioni locali affinché vengano promosse iniziative per aumentare il senso civico dei cittadini e momenti di formazione, approfondimento e responsabilizzazione per una migliore conoscenza dei valori di solidarietà, uguaglianza e giustizia sociale veicolati dalla nostra Costituzione. Chiediamo che alla politica delle ronde si sostituisca la politica dell'integrazione, del dialogo, del rispetto delle diversità".

"Ci opponiamo fortemente - continua Barbera - alle politiche migratorie del governo e rifiutiamo la criminalizzazione dei migranti conseguente all'introduzione del reato di clandestinità. I problemi dei migranti non si risolvono con tali normative, che anzi vanno ad aggravare una situazione già molto complessa. L'istituzione del reato di clandestinità provocherà un aggravamento delle condizioni dei migranti in fuga dal circolo vizioso miseria-abuso-sfruttamento: e questo senza che vengano puniti coloro i quali sfrutteranno situazioni di soggiorno irregolare. Noi vogliamo un'altra sicurezza, fatta di diritti, non di paura, odio razziale e criminalizzazione. Vogliamo ritornare ad abitare le nostre città e i nostri territori, le strade e le piazze senza indossare casacche gialle o tenere nelle nostre tasche spray al peperoncino. Chiediamo alle istituzioni e ai cittadini di promuovere e costruire una convivenza umana basata sulla reciproca fiducia, sulla bellezza e la ricchezza del dialogo e dell'incontro tra tutti i cittadini del mondo".

Cipsi e Chiama l'Africa


Per informazioni: Ufficio Stampa Cipsi, Nicola Perrone e Francesca Tacchia, Cipsi, tel. 06.5414894, mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., web: www.cipsi.it.

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