Questo sito utilizza cookie per migliorare la navigazione degli utenti e per le statistiche del sito. Per dettagli e per la gestione dei cookie in base al GDPR 2016/679, consulta la nostra cookie e privacy policy. Chiudendo questo banner, acconsenti all’uso dei cookie.

dona ora funima international

g8_bimbi_poveri.jpgBarbera: "L’unica vera novità è stata la presenza di Barack Obama"
 
Ma non basta solo Obama! Troppo facile organizzare bene un “vertice” ricco di convenevoli e complimenti, ma senza coraggio politico. Ci auguriamo adesso che almeno il troppo poco diventi realtà. Aspettiamo di vedere i fatti concreti.
 
 
 
 

Roma, 11 luglio 2009 - "Il G8 de L’Aquila non ha avuto il coraggio sufficiente per affrontare i problemi e ridare fiducia ai cittadini. Le dichiarazioni finali dei grandi della Terra non bastano a garantire la svolta e non sembrano preludere al raggiungimento di obiettivi concreti e fatti tangibili. Anche il coraggio e le proposte di Barack Obama, vera novità di questo G8, non sono stati sufficienti a dare una svolta alla politica mondiale. Obama non basta! Avremmo voluto un impegno maggiore e più puntuale, da parte dei grandi del mondo, di fronte alle grandi e difficili sfide che siamo chiamati ad affrontare: dai cambiamenti climatici alla lotta alla fame e alla miseria, dalla salute al diritto all’acqua e all’istruzione". Questo il commento di Guido Barbera - presidente del Cipsi, Coordinamento di Iniziative Popolari di Solidarietà Internazionale che raggruppa oggi 42 associazioni italiane – al termine del G8 italiano di questi giorni.

"Un vertice" – continua Barbera - che ha posto una forte attenzione sui gravi problemi dell’Africa, relegando però la discussione su questo continente ad una mera sessione simbolica e, per altro, dimenticando completamente le altre zone del mondo, dall’America latina all’Asia, che versano in condizioni di estrema miseria o sono attraversate da gravi conflitti.

"Un vertice" che si impegna a stanziare un fondo da 20 miliardi di dollari in tre anni per combattere la fame nel mondo, ma che non chiarisce se si tratta di fondi nuovi o se sono gli stessi soldi già promessi in precedenza. Un vertice che promette soldi, ma che è composto da nazioni come l’Italia che negli ultimi anni hanno tagliato pesantemente con leggi nazionali e finanziarie i fondi destinati agli aiuti allo sviluppo dei paesi impoveriti del Sud del mondo.

"Un vertice" che dichiara come una parte consistente di questi stessi aiuti allo sviluppo saranno costituiti da infrastrutture, senza domandarsi quanta utilità possano avere scuole, edifici, ospedali in un mondo dove ancora oggi oltre un miliardo di persone continuano a morire per fame e per sete. Infrastrutture che, tra l’altro, verranno con tutta probabilità affidate a ditte gestite dai governi dei paesi ricchi, tagliando del tutto fuori la società civile.

"Un vertice" che giunge a risultati condivisibili sul clima, come l'accordo sul mantenimento entro i 2 gradi centigradi dell'innalzamento della temperatura, ma che nella sostanza rimanda di oltre 40 anni i problemi urgenti legati ai cambiamenti climatici, senza porsi obiettivi di medio termine.

"Un vertice"
che approva una dichiarazione comune sull’acqua nella quale, ancora una volta, la risorsa idrica non viene riconosciuta come diritto umano e non vengono assunti impegni precisi rispetto alla crisi idrica mondiale.

"Un vertice" che riconosce la necessità di porre l’agricoltura e la sicurezza alimentare al centro dell’agenda internazionale, ma senza tener conto di alcune priorità più volte evidenziate dalle organizzazioni contadine, come il tema dell’acceso alla terra per i piccoli coltivatori, l’attuazione di politiche agricole inclusive e la necessità di allargare alle rappresentanze delle organizzazioni agricole la partecipazione alle questioni politiche.

Ci troviamo di fronte al de profundis di un’istituzione giunta al capolinea. Una sfilata di promesse e di buoni propositi scritti sulla carta, che tutti si chiedono come potranno tradursi in azioni concrete e garantire il fondamentale diritto alla vita per tutti i popoli. Chi ne controllerà l’effettiva realizzazione. A chi dovranno rispondere per i mancati impegni.

Troppo poco per ridare fiducia alla popolazione italiana e mondiale. Troppo poco per chi ha dovuto assistere dalle tendopoli alla passerella. Troppo poco per il miliardo di persone che soffrono la fame. Troppo poco per i bambini e le persone che muoiono a causa della mancanza di acqua buona. Troppo facile organizzare bene un "vertice" ricco di convenevoli e complimenti, ma senza coraggio politico. Ci auguriamo ora, conclude Barbera, che almeno il troppo poco, possa diventare realtà, almeno per il nostro Paese. Ma, anche per questo, aspettiamo di vedere i fatti concreti.

Tratto da: www.cipsi.it

funima diventa amico di funima

funima libro granvia

funima banca etica

funima 5 per mille