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GUIDO BARBERA (CIPSI): "Appello alle donne e agli uomini del paese. Nessun interesse economico, commerciale o politico pesa più della dignità umana e dei diritti fondamentali di ogni singolo cittadino, nella bilancia di una società civile. Denunciamo la deriva di intolleranza e di razzismo che attraversa la nostra società".
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Roma, 15 giugno 2009 - "Nessun interesse economico, commerciale o politico pesa più della dignità umana e dei diritti fondamentali di ogni singolo cittadino, nella bilancia di una società civile." Con queste parole Guido Barbera, presidente del Cipsi - Coordinamento di Iniziative Popolari di Solidarietà Internazionale con 44 Ong e organizzazioni associate - commenta la visita in Italia del colonnello Gheddafi. Siamo stanchi di politici mercanti e padroni, continua Barbera, con un alto peso specifico economico e di potere, ma senza alcuna attenzione alla vita, alla dignità umana, ai diritti umani. Chiediamo urgentemente una nuova politica. Le associazioni che aderiscono al Cipsi, che da anni lavorano a fianco dei più poveri, non possono non manifestare la loro preoccupazione, denunciando la deriva di intolleranza e perfino di razzismo che sta attraversando la nostra società. Dove i diversi e gli stranieri sono additati come pericolosi e, almeno potenzialmente, criminali. Una deriva che è andata crescendo in questi ultimi tempi, anche sotto la spinta di precise decisioni politiche: dalla criminalizzazione dei lava vetri agli incroci delle strade, alle schedature dei bambini rom e alle aggressioni contro i loro campi; dalle campagne politiche e mediatiche contro gli islamici, fino ad arrivare alla politica dei respingimenti in Libia di coloro che, dopo aver attraversato il deserto, cercano di arrivare sulle coste dell'Europa. E tutto questo irridendo i trattati internazionali e il dettato costituzionale. Tante manifestazioni, supportate e prodotte spesso da un uso distorto dei mezzi di comunicazione e da una politica che cerca il consenso sulla pelle dei più disperati. Ne fanno fede l'istituzione del reato di clandestinità, oppure le restrizioni messe al ricongiungimento familiare o alla regolarizzazione ex art. 18 delle vittime della tratta. O, ancora, la volontà, per ora bloccata dal parlamento, di chiedere ai medici di denunciare chi si reca a farsi curare all'ospedale o di non permettere l'iscrizione nelle scuole di figli delle persone irregolarmente presenti nel nostro paese. Senza interrogarsi sul fatto che i meccanismi della Legge Bossi - Fini, di fatto creano essi stessi clandestinità.
Un quadro non certo incoraggiante, soprattutto se ad esso si legano altre manifestazioni.
L'Irrilevanza della politica di cooperazione e di solidarietà internazionale, quasi completamente sparita dai bilanci dello Stato e dagli interessi del governo e del paese.
La strumentalizzazione del bisogno di sicurezza che sta trasformando il nostro in un paese chiuso e dominato dalla paura reciproca. Fino ad arrivare a istituzionalizzare l'autodifesa, con la creazione delle ronde, mentre nel contempo si tagliano organici e fondi alla polizia e alle forze dell'ordine, determinando la perdita progressiva del senso delle istituzioni e della reale sicurezza per tutti che esse rappresentavano.
La perdita progressiva del senso delle istituzioni, anche favorita da dichiarazioni e prese di posizioni del presidente del Consiglio. Di volta in volta si attacca la Costituzione, il parlamento, la divisione del potere. E tutto in nome di un concetto di governabilità che non fa certo parte dei principi di divisione dei poteri sanciti dalla Costituzione.
La crisi economica che sta aumentando il precariato e la disoccupazione, senza che ci siano adeguati ammortizzatori sociali. E ciò in un paese dove i salari dei lavoratori dipendenti sono tra i più bassi d'Europa e dove, secondo i dati dell'Istat, sta aumentando in modo preoccupate il numero dei poveri. Mentre si proclama a destra e a manca che la crisi è solo psicologica.
La perdita del senso della legalità, in un paese dove viene sistematicamente screditata la magistratura e il suo ruolo e dove, per ottenere l'impunità, si fanno leggi ad personam votate da un parlamento non di eletti, ma di nominati.
Viviamo con il vuoto della politica politicante, incapace di rappresentare davvero i cittadini e di prendere la loro parte, mentre i partiti sono percepiti ormai soltanto come pure aggregazioni di potere.
Per questo vogliamo lanciare un appello a tutte le donne e gli uomini del nostro paese. Ripartiamo per cercare insieme le strade che ci permettano di rendere concreti e di rinnovare, per rispondere alle sfide di questo nostro tempo, i valori fondanti della nostra carta costituzionale e della nostra convivenza civile. Noi siamo pronti, insieme, a fare la nostra parte. È un compito difficile, che, viste le difficoltà, può apparire un sogno. Dom Helder Camara, il vescovo della favelas brasiliane ci ha insegnato che: "Quando si sogna da soli è solamente un sogno, quando si sogna insieme, è la realtà che comincia".
 
Ufficio stampa: Nicola Perrone e Francesca Tacchia. Cipsi, tel. 06.5414894, mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., web: www.cipsi.it
 

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