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 logocipsi.jpg                                      in occasione della Festa della Repubblica
“Nel giorno della Festa della Repubblica denunciamo la deriva di intolleranza e perfino di razzismo… In questo 2 giugno, festeggiare la Repubblica non significa per noi fare commemorazioni o parate, ma piuttosto ribadire i valori fondanti sui quali essa si è costituita: la dignità di tutti, il lavoro, il ripudio della guerra, l'accoglienza dei rifugiati, la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, la partecipazione, la giustizia sociale, la solidarietà internazionale…”.
 
 
 
 
 
Roma, 1 giugno 2009 “ Non possiamo non manifestare la nostra preoccupazione, proprio in questo giorno in cui celebriamo la festa della Repubblica, denunciando la deriva di intolleranza e perfino di razzismo che sta attraversando la nostra società... In questo 2 giugno, festeggiare la  Repubblica non significa per noi fare commemorazioni o parate, ma piuttostoribadire i valori fondanti sui quali essa si è costituita: la dignità di tutti, il lavoro, il ripudio della guerra, l'accoglienza dei rifugiati, la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, la partecipazione, la giustizia sociale, la solidarietà internazionale. Per questo, oggi, 2 giugno 2009, festa della Repubblica, vogliamo lanciare un appello a tutte le donne e gli uomini del nostro paese. Ripartiamo da oggi, per cercare insieme le strade che ci permettano di rendere concreti e di rinnovare, per rispondere alle sfide di questo nostro tempo, i valori fondanti della nostra carta costituzionale e della nostra convivenza civile. Noi siamo pronti, insieme, a fare la nostra parte”.
Si conclude con questo appello il documento approvato nel corso dell’assemblea del 30 e 31 maggio 2009 dalle Associazioni che aderiscono al Cipsi –coordinamento di 43 organizzazioni di solidarietà internazionale-, che per missione da anni lavorano a fianco dei poveri.
E nel documento di legge: “L’Italia è diventato il paese dove i diversi e gli stranieri sono additati come pericolosi e, almeno potenzialmente, criminali. Una deriva che è andata crescendo in questi ultimi tempi, anche sotto la spinta di precise decisioni politiche:  dalla criminalizzazione dei lava vetri agli incroci delle strade, alle schedature dei bambini rom e alle aggressioni contro i loro campi; dalle campagne politiche e mediatiche contro gli islamici, fino ad arrivare alla politica dei respingimenti in Libia di coloro che, dopo aver attraversato  il deserto, cercano di arrivare sulle coste dell'Europa. E tutto questo irridendo i trattati internazionali e il dettato costituzionale.
Tante manifestazioni, supportate e prodotte spesso da un uso distorto dei mezzi di comunicazione e da una politica che cerca il consenso sulla pelle dei più disperati. … O di non permettere l'iscrizione nelle scuole di figli delle persone irregolarmente presenti nel nostro paese. Senza interrogarsi sul fatto che i meccanismi della Legge Bossi – Fini, di fatto creano essi stessi clandestinità.
L'Irrilevanza della politica di cooperazione e di solidarietà internazionale, quasi completamente sparita dai bilanci dello stato e dagli interessi del governo e del paese.
La strumentalizzazione del bisogno di sicurezza che sta trasformando il nostro in un paese chiuso e dominato dalla paura reciproca. Fino ad arrivare a istituzionalizzare l'autodifesa, con la creazione delle ronde…
La crisi economica che sta aumentando il precariato e la disoccupazione, senza che ci siano adeguati ammortizzatori sociali.
La perdita del senso della legalità,  in un paese dove viene sistematicamente screditata la magistratura e il suo ruolo e dove, per ottenere l'impunità, si fanno leggi ad personam votate da un parlamento non di eletti, ma di nominati”. (segue sotto appello integrale)

Ufficio Stampa CIPSI: Nicola Perrone,  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. , cel. 329.0810937, sede 06.5414894

APPELLO INTEGRALE CIPSI: “Nel giorno della Festa della Repubblica denunciamo la deriva di intolleranza e perfino di razzismo…”.
In una scuola materna di questo nostro paese un gruppo di bambini ha picchiato un compagno colpevole di avere la pelle color caffelatte.
Le Associazioni che aderiscono al Cipsi, che per missione da anni lavorano a fianco dei poveri, non possono non manifestare la loro preoccupazione, proprio in questo giorno in cui celebriamo la festa della Repubblica, denunciando la deriva di intolleranza e perfino di razzismo che sta attraversando la nostra società. Dove i diversi e gli stranieri sono additati come pericolosi e, almeno potenzialmente, criminali. Una deriva che è andata crescendo in questi ultimi tempi, anche sotto la spinta di precise decisioni politiche: dalla criminalizzazione dei lava vetri agli incroci delle strade, alle schedature dei bambini rom e alle aggressioni contro i loro campi; dalle campagne politiche e mediatiche contro gli islamici, fino ad arrivare alla politica dei respingimenti in Libia di coloro che, dopo aver attraversato  il deserto, cercano di arrivare sulle coste dell'Europa, E tutto questo irridendo i trattati internazionali e il dettato costituzionale. Tante manifestazioni, supportate e prodotte spesso da un uso distorto dei mezzi di comunicazione e da una politica che cerca il consenso sulla pelle dei più disperati. Ne fa fede  l'istituzione del reato di clandestinità, oppure  le restrizioni messe al ricongiungimento familiare o alla regolarizzazione ex art.. 18 delle vittime della tratta. O, ancora, la volontà, per ora bloccata dal parlamento, di chiedere ai medici di denunciare chi si reca a farsi curare all'ospedale o di non permettere l'iscrizione nelle scuole di figli delle persone irregolarmente presenti nel nostro paese. Senza interrogarsi sul fatto che i meccanismi della Legge Bossi – Fini, di fatto creano essi stessi clandestinità.
Un quadro non certo  incoraggiante, soprattutto se ad esso si legano altre manifestazioni.
L'Irrilevanza della politica di cooperazione e di solidarietà internazionale, quasi completamente sparita dai bilanci dello stato e dagli interessi del governo e del paese.
La strumentalizzazione del bisogno di sicurezza che sta trasformando il nostro in un paese chiuso e dominato dalla paura reciproca. Fino ad arrivare a istituzionalizzare l'autodifesa, con la creazione delle ronde, mentre nel contempo si tagliano organici e fondi alla polizia e alle forze dell'ordine,  la perdita progressiva del senso delle istituzioni e della reale sicurezza per tutti che esse rappresentavano.
La perdita progressiva del senso delle istituzioni, anche favorita da dichiarazioni e prese di posizioni del Presidente del Consiglio. Di volta in volta si attacca la Costituzione, il Parlamento, la divisione del potere. E tutto in nome di un concetto di governabilità che non fa certo parte dei principi di divisione dei poteri sanciti dalla costituzione.
La crisi economica che sta aumentando il precariato e la disoccupazione, senza che ci siano adeguati ammortizzatori sociali. E ciò in un paese dove i salari dei lavoratori dipendenti sono tra i più bassi d'Europa e dove, secondo i dati dell'Istat, sta aumentando in modo preoccupate il numero dei poveri. Mentre si proclama a destra e a manca che la crisi è solo psicologica.
La perdita del senso della legalità, in un paese dove viene sistematicamente screditata la magistratura e il suo ruolo e dove, per ottenere l'impunità, si fanno leggi ad personam votate da un parlamento non di eletti, ma di nominati.
Viviamo con il vuoto della politica politicante, incapace di rappresentare davvero i cittadini e di prendere la loro parte, mentre i partiti sono percepiti ormai soltanto come pure aggregazioni di potere.
In questo 2 giugno, festeggiare la  Repubblica non significa per noi fare commemorazioni o parate, ma piuttosto ribadire i valori fondanti sui quali essa si è costituita: la dignità di tutti, il lavoro, il ripudio della guerra, l'accoglienza dei rifugiati, la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, la partecipazione, la giustizia sociale, la solidarietà internazionale.
Per questo, oggi, 2 giugno 2009, festa della Repubblica, vogliamo lanciare un appello a tutte le donne e gli uomini del nostro paese. Ripartiamo da oggi, per cercare insieme le strade che ci permettano di rendere concreti e di rinnovare, per rispondere alle sfide di questo nostro tempo, i valori fondanti della nostra carta costituzionale e della nostra convivenza civile. Noi siamo pronti, insieme, a fare la nostra parte. E' un compito difficile, che, viste le difficoltà, può apparire un sogno. Dom Helder Camara, il vescovo della favelas brasiliane ci ha insegnato che: “quando si sogna da soli è solamente un sogno, quando si sogna insieme, è la realtà che comincia”.           

Tratto da:  www.cipsi.it

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