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Sono stati liberati ieri in un'area remota della regione del Sudan i tre volontari internazionali e l’operatore sudanese di Medici senza Frontiere (MSF) rapiti mercoledì notte in Darfur. L’infermiera canadese Laura Archer, il medico italiano Mauro D'Ascanio, il coordinatore francese Raphael Meonier e l’operatore sudanese Sharif Mohamadin sono stati tutti rilasciati dopo tre giorni di sequestro: sono apparsi in buone condizioni all’aeroporto di Khartoum dove i quattro sono stati accolti da autorità sudanesi, responsabili di Msf e dell’ambasciata italiana.

-Gli operatori internazionali
di Msf rilasciati-

"Tutto è andato bene. Non siamo stati trattati male" - ha diciarato . il coordinatiore francese Raphael Meonier. "Grazie a tutti quelli che si sono adoperati per il nostro rilascio" - ha aggiunto il medico vicentino Mauro D'Ascanio. Il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ha escluso che sia stato pagato un riscatto: "Contatti con le autorità sudanesi e con i servizi di informazione hanno escluso categoricamente che sia stato pagato un riscatto" - ha detto Frattini. Già venerdi sera la Farnesina aveva diffuso la notizia del rilascio degli operatori dell'associaziane umanitaria , ma MSF con un comunicato aveva ribadito di non poter confermare la notizia in quanto non erano stati stabiliti contatti diretti con i quattro operatori.

"Siamo estremamente sollevati del fatto che i nostri colleghi stiano bene e in buone condizioni" - ha dichiarato Christopher Stokes, direttore generale di MSF Belgio. Inizialmente, cinque membri di MSF – tre operatori internazionali e due sudanesi – erano stati rapiti l’11 marzo a Serif Umra, circa 200 chilometri a ovest di El Fasher, la capitale del nord Darfur: si era pensato in un primo momento che entrambi gli operatori sudanesi fossero stati rilasciati, ma uno di loro era stato trattenuto dai rapitori. Come conseguenza del rapimento MSF ha evacuato la maggior parte del proprio personale internazionale dai suoi progetti in Darfur.

"Vogliamo inoltre esprimere la nostra indignazione per il rapimento dei nostri colleghi" - ha aggiunto il direttore generale di MSF. "Rappresenta una grave violazione di tutto ciò per cui ci battiamo. Il rapimento di operatori umanitari mette in pericolo l’assistenza umanitaria rivolta alle popolazioni in pericolo. Il nostro lavoro medico indipendente deve essere rispettato se vogliamo continuare a lavorare in zone di conflitto per salvare le vite di coloro che soffrono di più". "Questo rapimento - ha aggiunto - rappresenta un’escalation dell’insicurezza che gli operatori umanitari devono fronteggiare in Darfur. Siamo estremamente addolorati per aver dovuto ridurre notevolmente tutte le attività mediche in Darfur, soprattutto perché in molte zone noi siamo l’unica organizzazione a fornire assistenza medica. I bisogni della popolazione del Darfur sono immensi e loro sono quelli che continueranno a soffrire" - ha concluso Stokes.

Il governatore del Nord Darfur, Osman Yusuf Kebir, che ha parlato con i rapitori ad un numero di telefono satellitare che la banda aveva lasciato scritto su un foglio consegnato a un collaboratore sudanese liberato subito dopo il rapimento, ha affermato che il rapimento sarebbe stato operato da un gruppo di miliziani fedeli al presidente sudanese Omar Al Bashir per protestare contro il mandato d'arresto spiccato nelle scorse settimane dalla Corte penale internazionale dell'Aia nei confronti del presidente sudanese. "Mi hanno detto che avevano rapito gli occidentali per il bene della nazione sudanese e che poi hanno accettato di liberali sempre per il bene del Sudan" - ha detto il governatore. "Volevano spiegare la loro condanna per l'ingiusta misura presa contro la nostra sovranità e contro il simbolo della nostra nazione", ovvero per il mandato di cattura contro Al Bashir che nella guerra del Darfur ha utilizzato le milizie per fare pulizia etnica intorno agli uomini del "Jem" e attorno agli altri ribelli.

In seguito al mandato di cattura lo stesso presidente sudanese Al Bashir aveva sfidato la comunità internazionale minacciando di "espellere" gli stranieri che non rispetteranno la legge locale: come conseguenza 13 Ong internazionali sono state espulse tra cui due troupe di Msf. Medici senza Frontiere aveva più volte ribadito fermamente di essere "un'organizzazione è completamente indipendente della Corte Penale Internazionale con la quale non collabora in alcun modo".

Il conflitto che è in corso in Darfur dal 2003 ha causato - secondo le agenzie Onu - almeno 300mila morti e quasi 3 milioni di profughi. Il mese scorso è stato firmato a Doha un accordo preliminare tra governo del Sudan e i ribelli del Jem (Movimento per la giustizia e l'uguaglianza) che prevede il cessate il fuoco, l'apertura di una conferenza di pace e uno scambio di prigionieri. Ma il recente mandato di cattura della CPI contro Al Bashir ha complicato la situazione.

Il rapimento degli operatori in Darfur mostra - ancora una volta - come le Ong e le agenzie dell'Onu sono sempre più nel mirino dei gruppi armati, va scomparendo lo scudo della neutralità e i cooperanti si ritrovano spesso al centro di strumentalizzazioni politiche. "Nessuna Ong è più al sicuro" - scrive Anais Ginori in una dettagliata analisi. "Il 2008 è stato l' anno dei record. Tutti negativi. In dodici mesi sono stati uccisi 89 operatori umanitari, soprattutto in Somalia (36), Afghanistan (33), Darfur (11), Ciad (4). Quello appena trascorso è stato uno dei peggiori anni per la sicurezza. Bisogna risalire al 2003 per ritrovare un dato simile. E la tendenza del 2009 non è migliore. Durante la guerra a Gaza sono morti otto membri dell' agenzia Unrwa e un volontario di Care International. Altre due vittime ci sono già state in Pakistan, tre nello Sri Lanka e due in Somalia".

Domenica, 15 Marzo 2009

Giorgio Beretta
 
tratto da: www.unimondo.org

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