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 Oggi il Terzo Rapporto Onu sull´emergenza idrica

Metà della popolazione mondiale costretta a convivere con la carenza d´acqua. Duecentocinquanta milioni di profughi climatici, disperati che abbandonano le case per fuggire da una terra diventata arida. Decine di zone in cui scoppiano tensioni e guerre per il controllo delle risorse idriche. E´ il panorama del pianeta alla metà del secolo tracciato nel Terzo rapporto sull´acqua che le Nazioni Unite presenteranno oggi a Istanbul.

 

 

 

 

Già la sede in cui il rapporto verrà reso pubblico è indicativa: il Forum Mondiale sull´acqua, giunto alla quinta replica, è una struttura in cui giocano un ruolo importante le multinazionali dell´acqua, le prime a capire quanto varrà l´oro blu nei prossimi decenni. Del resto l´andamento della richiesta d´acqua nel ventesimo secolo aveva fatto squillare da tempo più di un campanello d´allarme: a fronte di una popolazione globale che si è moltiplicata per tre, i consumi idrici sono aumentati di sei volte. E ora, sotto la spinta del caos climatico innescato dall´uso di combustibili fossili, l´avanzata delle zone aride si fa pressante mentre si attende, nei prossimi 30 anni, un aumento del 50 per cento della domanda di acqua.

Numeri pesanti, anche se in realtà un margine di speranza esiste ancora. Come per il cambiamento climatico, le cifre sulla mancanza di acqua rappresentano scenari che tracciano la media tra varie possibilità. Determinanti saranno due fattori. Il primo è la velocità del riscaldamento globale: più si taglieranno le emissioni di gas serra, più probabilità avremo di limitare i danni anche nel settore idrico. Il secondo fattore è la capacità di invertire un trend che negli ultimi decenni ha portato a trascurare l´elemento acqua quando si trattava di fare scelte agricole, industriali o abitative: secondo i metodi utilizzati, un chilo di riso può costare mille litri di acqua o 6 mila litri di acqua e le nuove case possono essere costruite buttando nel water l´acqua potabile o riciclandola.

«Ci vorranno ripensamenti radicali sul nostro modo di usare l´acqua», ricorda Pasquale Steduto, coordinatore dell´UN Water. «Nel 2050 due terzi della popolazione vivrà in aree urbane e dare da mangiare a 9 miliardi di persone non sarà facile. Nel 2025 ci saranno 1,8 miliardi di persone ad affrontare una situazione di scarsità d´acqua assoluta, cioè sotto i 500 metri cubi per persona all´anno, e nel 2050 si arriverà a 2,5 miliardi. Se poi nel conto mettiamo chi è nella fascia tra i 1.000 e i 1.700 metri cubi, quella dello stress idrico incipiente, la percentuale sale drammaticamente».

Un altro fattore importante sarà la dieta. Il cibo consumato da una persona in una giornata costa in media 3 mila litri di acqua, ma se si mangiano molti formaggi e molta carne si arriva con facilità a 10 - 15 mila litri. Per questo - propone Valerio Calzolaio, consulente Onu per la campagna contro la desertificazione - sulla scia del dibattito sul climate change bisogna cominciare a definire le priorità del water change, cioè del governo dell´acqua nell´era della scarsità. Una scarsità resa drammaticamente evidente dall´esercito dei profughi climatici che nei prossimi 15 anni si metterà in moto: 250 milioni di esseri umani in fuga, diretti verso un luogo più ospitale e pronti a tutto per lasciarsi alle spalle un mondo diventato improvvisamente arido e feroce.

la repubblica 16 marzo 2009

ANTONIO CIANCIULLO

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