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ong_mirino.gifNel 2008 sono stati uccisi 89 operatori umanitari. E la tendenza dei primi mesi del 2009 è ancora peggiore

Le Ong sono sempre più nel mirino scompare lo scudo della neutralità

Nonostante le tutele della Convenzione di Ginevra, i rischi per chi presta aiuto sono in aumento

ANAIS GINORI
In principio ci fu la Convenzione di Ginevra, che nel 1949 riconosceva a chi prestava aiuti e soccorsi una neutralità tra le parti in conflitto. Sessant´anni dopo quel prezioso salvacondotto è quasi scomparso. Nessuna Ong è più al sicuro. Il 2008 è stato l´anno dei record. Tutti negativi. In dodici mesi sono stati uccisi 89 operatori umanitari, soprattutto in Somalia (36), Afghanistan (33), Darfur (11), Ciad (4).

 

 

 

Quello appena trascorso è stato uno dei peggiori anni per la sicurezza. Bisogna risalire al 2003 per ritrovare un dato simile. E la tendenza del 2009 non è migliore. Durante la guerra a Gaza sono morti otto membri dell´agenzia Unrwa e un volontario di Care International. Altre due vittime ci sono già state in Pakistan, tre nello Sri Lanka e due in Somalia.
"Sparare contro la Croce Rossa" non è più tabù. Il sequestro degli operatori di Medici Senza Frontiere è la conferma dell´aumentata insicurezza per chi deve curare e proteggere la popolazione civile. «È sempre più difficile lavorare in maniera indipendente», ammette il portavoce di Msf, Sergio Cecchini. Le fazioni in guerra non riconoscono la famosa neutralità. I cooperanti sono bersaglio di violenze, si ritrovano spesso al centro di strumentalizzazioni politiche. E anche un capo di Stato come Omar Bashir ha accusato qualche giorno fa alcune Ong di essere «spie e ladri».
Tutto il personale di Medici Senza Frontiere è già stato evacuato dal Darfur dopo il rapimento di D´Ascanio e dei colleghi dell´ospedale di Serif Umra. Una decisione confermata anche dopo il rilascio degli ostaggi. Altre organizzazioni italiane vogliono rimanere. «Cerchiamo di mantenere un basso profilo per non mettere a repentaglio l´incolumità dei nostri operatori», dice Valentina Zita, che si occupa della missione in Sudan della Coopi. Anche Intersos non ha intenzione di smobilitare la sua presenza in Darfur. «Tuttavia - precisa Nino Sergi - siamo stati costretti per motivi di sicurezza a ridurre il personale da 25 a 12 persone». A preoccupare in questo momento è anche l´Afghanistan, dove l´ambasciata italiana ha invitato le Ong a lasciare il Paese. «Non è giusto che le istituzioni scarichino su di noi questa responsabilità - prosegue Sergi - abbiamo chiesto un incontro con la Farnesina».
Gli attacchi stanno condizionando i progetti di molte Ong. La protezione a chi presta soccorso è sempre meno garantita. E le ultime guerre hanno evidenziato una tendenza delle forze militari a scoraggiare le missioni umanitarie civili per poter agire indisturbate. Negli ultimi dieci anni le vittime tra gli operatori umanitari in zone di conflitto sono aumentate del 92%. Il pericolo è rappresentato anche da banditismo e micro-criminalità. Secondo l´ufficio che si occupa della sicurezza del personale delle Nazioni Unite, durante il 2008 le azioni dirette contro le missioni Onu sono aumentate del 36%: 490 attacchi, 546 azioni di intimidazioni o minacce, 578 rapine, 263 assalti al personale, 119 sequestri, 160 arresti da parte di organi di polizia, 39 casi di detenzione illegali da parte di fazioni non governative. «Ma non possiamo scappare sotto la minaccia», conclude Sergi. «Il nostro obiettivo è rimanere vicino alla gente finché si può».
la repubblica 14 marzo 2009

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