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Roma - "Lanciamo una campagna per assegnare nel 2010 il Premio Nobel per la pace alle donne africane. È importante riconoscere le donne come soggettività collettiva". Con questa dichiarazione Patrizia Sentinelli, già viceministro agli affari esteri nel precedente governo Prodi, ha parlato a nome del Cipsi - Coordinamento di 47 ONG e associazioni di solidarietà internazionale - e di Chiama l'Africa durante la conferenza internazionale "La cooperazione con l'Africa in un contesto di crisi economico finanziaria. La proposta della cooperazione tra comunità".

 

 

 

 

La conferenza, che si sta svolgendo a Roma presso la sala delle Colonne della Camera dei Deputati, è promossa da Ainram (Associazione internazionale "Noi ragazzi del mondo"), Comunità Internazionale di Capodarco e Gue/Ngl (Gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica) ed è un ulteriore tassello che si aggiunge al viaggio di Cipsi e Chiama l'Africa in Senegal (27 dicembre 2008 - 10 gennaio 2009), per ribadire la volontà di ripartire con un nuovo partenariato, riscrivere una nuova storia e nuove relazioni tra Africa ed Europa. È proprio in Senegal, a Dakar, durante l'assemblea internazionale per un "nuovo patto di solidarietà tra Europa e Africa" svoltasi dal 28 al 30 dicembre 2008, che è nata la proposta di assegnare il Premio Nobel per la pace alle donne africane.

Una proposta che nasce a partire dalla constatazione del ruolo crescente che le donne africane hanno acquistato nella vita quotidiana dell'Africa. Le donne sono protagoniste e trainanti sia nei settori della vita quotidiana che nell'attività politica e sociale. Sono le donne in Africa che reggono l'economia familiare. Le donne da decenni sono protagoniste nel microcredito e nella microfinanza e stanno svolgendo un ruolo sempre crescente nella difesa della salute, soprattutto contro il morbo dell'HIV e della malaria. Sono loro che svolgono spesso formazione sanitaria nei villaggi. Sono le donne africane che riescono a organizzarsi per lottare per la pace, e a mantenere la vita anche nelle situazioni più tragiche, in un impegno politico spesso capillare e non riconosciuto. Lanciare una campagna internazionale per l'attribuzione del Premio Nobel per la pace nel 2010 alle donne africane nel loro insieme, significa voler attribuire un Premio non ad una singola persona o associazione, ma un Nobel collettivo. L'Africa oggi può sperare nel proprio futuro soprattutto a partire dalle donne comuni, quelle che vivono nei villaggi o nelle grandi città, in situazioni spesso di emergenza e di cui le donne che sono emerse, sia nella politica, sia nella cultura, sia nell'attività imprenditoriale, non sono che un'espressione visibile. Nel contesto della crisi mondiale attuale, l'Africa potrebbe essere travolta - ha sottolineato nel corso del convegno Guido Barbera, presidente del Cipsi - ma tutti sono attenti solo a risolvere i problemi dei paesi ricchi. Alle prossime elezioni europee e amministrative dobbiamo ridefinire l'agenda politica: la priorità è la cooperazione internazionale intesa come relazione". Tra gli altri relatori presenti, Jean Léonard Touadi che ha introdotto la giornata, l'europarlamentare della Sinistra Europea Roberto Musacchio, il presidente di Capodarco Vinicio Albanesi, il direttore della rivista "Solidarietà Internazionale" Eugenio Melandri, la poetessa Elisa Kidanè e la coordinatrice diaspora africa Nord Italia Cécile Kyenge Kashetu.

Nei prossimi mesi, verrà lanciato un manifesto-appello con la firma di alcune personalità che hanno ruolo internazionale riconosciuto e saranno organizzati diversi convegni, iniziative di movimento, incontri con donne africane, proposte di viaggi in Africa per incontrare realtà di donne organizzate ecc., con l'obiettivo di raggiungere almeno 2 milioni di firme da inviare al comitato che attribuisce il Nobel. Verrà inoltre creato un sito web multilingue, in cui raccontare i passi della campagna e, nello stesso tempo, presentare storie di donne organizzate in Africa.

tratto da www.volontariatoggi.info

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