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amnesty.gif25 gennaio 2009
Informare per salvare vite umane. Informare delle armi utilizzate nella guerra a Gaza per dare modo ai medici di predisporre le cure necessarie. Lo chiede Amnesty a Israele.

 

 

 

 

 

 

Una denuncia argomentata. Un appello accorato. «Sappiamo che munizioni al fosforo bianco sono state usate in aree civili, sebbene in precedenza le autorità israeliane lo avessero negato. Ora abbiamo prove inconfutabili dell'uso del fosforo bianco, ma i medici che hanno curato i primi feriti non sapevano di cosa si trattasse». Così Donatella Rovera, che sta guidando la missione d'indagine di Amnesty International a Gaza. «Altre vittime del conflitto hanno ferite - racconta - che i medici non riescono a curare in modo efficace perché non è chiara la natura delle munizioni che le hanno provocate. «I medici ci hanno riferito di tipi di ferite nuove e inspiegabili. Alcune vittime degli attacchi aerei israeliani sono arrivate in ospedale con arti carbonizzati e profondamente recisi. I medici che le stanno curando hanno bisogno di sapere quali armi siano state usate».


L'APPELLO DEI MEDICI

Il dottor Subhi Skeik, primario della divisione chirurgica dell'ospedale al-Shifa: «Abbiamo molti pazienti con amputazioni e ricostruzioni vascolari. In casi del genere, normalmente, dopo l'operazione inizia la ripresa. Invece, a distanza di una o due ore, molti di loro sono morti. È drammatico». «È urgente e vitale che le autorità israeliane rivelino tutte le informazioni utili, comprese quelle relative alle armi e alle munizioni usate. Non si possono perdere altre vite umane perché i medici non conoscono quale sia l'origine delle ferite e quali complicazioni possano sopraggiungere. Devono essere pienamente informati affinché possano operare in modo efficace per salvare la vita dei loro pazienti», aggiunge Rovera.

INFORMARE PER SALVARE

Le particelle di fosforo bianco all'interno dell'organismo possono continuare a bruciare, causando intenso dolore via via che le ustioni si allargano ed entrano in profondità, fino anche a provocare danni irreparabili agli organi interni. «Abbiamo riscontrato bruciature diverse, mai viste finora.- dice uno specialista in ustioni dell'ospedale al-Shifa di Gaza- Dopo alcune ore le bruciature diventano più ampie e profonde, si sprigiona un odore rivoltante e poi iniziano a fumare. Le condizioni delle persone che sono state colpite dal fosforo bianco possono deteriorarsi rapidamente, fino alla morte, persino nei casi in cui le bruciature interessino solo il 10 o il 15% del corpo». I medici palestinesi hanno compreso di cosa si trattasse solo diversi giorni dopo il ricovero dei feriti, con l'arrivo nella Striscia di colleghi stranieri. Alle 8 di sera del 10 gennaio Samia Salman Al-Manay, una ragazza di 16 anni, si trovava in casa, nel campo profughi di Jabaliya, quando il primo piano è stato colpito da un proiettile al fosforo bianco, che l'ha raggiunta al volto e alle gambe. Dieci giorni dopo, nel suo letto d'ospedale, ha raccontato ai delegati di Amnesty: «Il dolore è terribile, è come se un fuoco mi bruciasse dentro. Non ce la faccio a sopportarlo. Nonostante le medicine che mi danno, il dolore è ancora troppo forte». Senza sapere di cosa si trattasse, i palestinesi le cui case erano state colpite da proiettili al fosforo bianco, gettavano acqua sulle fiamme col risultato di alimentarle ulteriormente. Quando i medici, a loro volta ignari, trattavano i feriti con soluzioni saline, questi iniziavano a urlare; ogni volta che cambiavano le garze, vedevano salire il fumo dalle ferite; quando effettuavano analisi su dei campioni, questi al contatto con l'aria cominciavano a bruciare.

 

Tratto da: l'UNITA 

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