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onuecipsi.jpgBarbera, Cipsi: "Non vogliono riconoscere il diritto all'acqua. Lettera aperta-appello alle Nazioni Unite per conoscere i motivi concreti per cui non vogliono riconoscere il diritto all'acqua".
Petrella:
"Modificare la priorità della finanza mondiale a favore di investimenti in linea con il principio dell'acqua bene comune. Il Patto mondiale devono farlo i cittadini non le multinazionali".

Parigi, 3 settembre 2008 - Iniziata oggi la 61° edizione della Conferenza delle Nazioni Unite DPI/ONG, che si svolge ogni anno a New York, e che questa volta si tiene a Parigi ed è dedicata ai diritti umani.
Nel corso del seminario sul "Diritto all'Acqua" Guido Barbera, presidente del Cipsi - coordinamento di 46 Ong e associazioni di solidarietà internazionale - nel suo intervento ha dichiarato: "Non vogliono riconoscere il diritto all'acqua. Questo incontro tra Nazioni Unite e Ong a Parigi intende celebrare il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, adottata a Parigi nel 1948. Ma c'è poco da celebrare. I diritti troppo spesso non sono riconosciuti e le stesse Nazioni Unite hanno rifiutato di riconoscere il diritto all'acqua nel mese di marzo 2008. Lanciamo una lettera aperta-appello alle Nazioni Unite per conoscere i motivi concreti per cui non vogliono riconoscere il diritto all'acqua. Le cifre parlano chiaro: 3,4 milioni di persone muoiono ogni anno per non aver accesso all'acqua potabile e 2,6 miliardi di esseri umani, quasi la metà della popolazione mondiale, non hanno accesso a nessun servizio idrico e igienico.
Riccardo Petrella (fondatore del Comitato internazionale Contratto Mondiale dell'Acqua e presidente IERPE) in particolare ha sottolineato che "è urgente creare un'autorità mondiale per l'acqua e modificare la priorità della finanza mondiale a favore di investimenti in linea con il principio dell'acqua bene comune. Le agenzie che oggi esistono sono agenzie internazionali, non rappresentano l'umanità ma gli Stati membri e sovente gli Stati forti. Sono nate dopo la seconda guerra mondiale e sono sotto l'influenza del mondo economico e finanziario occidentale. Ma deve finire questa storia di una generazione di agenzie internazionali che da cinquant'anni servono solo a garantire gli interessi dominanti. È chiaro che l'agenzia che proponiamo noi non risolverà d'incanto tutti i problemi. Ma è necessario avere una nuova visione della mondialità con agenzie, non internazionali ma a nome dell'umanità, per garantire l'interesse generale dell'umanità nel campo dell'acqua come bene comune mondiale".
"I potenti si stanno già organizzando, ha continuato Petrella nel suo intervento. Non posso mettere la mano sul fuoco ma credo che fra tre - cinque anni le grandi compagnie multinazionali che dipendono molto dall'acqua dolce come Nestlè, Danone, Pepsi, Coca Cola e le aziende dei settori che utilizzano l'acqua si metteranno d'accordo per gestire il problema dell'acqua secondo i meccanismi del mercato. E avremo un'autorità oligopolistica mondiale dell'acqua. C'è chi si sta organizzando per gestire quello che prima che un diritto universale sembra essere considerato una risorsa da sfruttare. Infatti il presidente del World Economic Forum, Klaus Schwab, ha dichiarato che è necessario un patto mondiale dell'acqua. E subito Coca Cola e Pepsi si sono unite al coro. Dobbiamo lasciare che siano le multinazionali private a fare un patto mondiale per l'acqua? Il Patto mondiale devono farlo i cittadini non le multinazionali".
La sessantunesima edizione della Conferenza è stata aperta dal Segretario Generale Onu BAN Ki-moon in video-conferenza. La promotrice dei diritti umani, Simone Veil, ha accettato di essere la relatrice principale. All'apertura della Conferenza hanno partecipato anche il Presidente dell'Assemblea Generale e il Direttore Generale dell'UNESCO. Scopo della Conferenza è di evidenziare strumenti efficaci attraverso i quali la società civile, in collaborazione con gli altri attori, possa contribuire alla promozione dei diritti umani a livello internazionale, regionale, nazionale e locale.

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