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0216 no parataGuido Barbera Presidente del Coordinamento CIPSI che raduna 30 associazioni di solidarietà e cooperazione internazionale scrive al neo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

 

 

Ill.mo Presidente della Repubblica.

On. Prof. Sergio Mattarella.

Palazzo del Quirinale.

Ill.mo Sig. Presidente,

a nome delle trenta associazioni di solidarietà e cooperazione internazionale che costituiscono Solidarietà e Cooperazione CIPSI – Coordinamento di Iniziative Popolari di Solidarietà Internazionale, desidero porgerLe oggi,  all’inizio del Suo mandato,  non semplici felicitazioni, ma un sincero ringraziamento per aver accettato di essere il nostro Presidente, vicino “alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini”.

Viviamo oggi in una cultura delle disuguaglianze diffusa in tutto il mondo, con politiche dei privilegi e discriminazioni a sfavore delle popolazioni disagiate. Ci sono vere e proprie “fabbriche” dell’impoverimento. Il lavoro è stato precarizzato, così come anche la stessa esistenza. In molti paesi, compresa l’Italia, la crisi ha prodotto lo smantellamento del Welfare soprattutto per alcuni settori essenziali alla vita come la salute, il lavoro, l’istruzione, le pensioni,… I “beni comuni” sono, via via, mercificati e privatizzati. L’economia non produce più per il benessere comune, ma è gestita dal potere finanziario di pochi. Tutta la vita ed i diritti fondamentali di ogni essere umano sono monetarizzati e mercificati. La politica che dovrebbe organizzare le attività del mondo per la con-vivenza ed il ben-essere di tutte le persone, si è ridotta a centro di potere ad esclusiva tutela di interessi privati. Le leggi e norme amministrative, le istituzioni, le pratiche sociali e collettive sono oggi gli strumenti di una nuova schiavitù sociale.

Signor Presidente, siamo a chiederLe di dare subito a tutti noi un segno di Speranza e di cambiamento. Superiamo la dimensione della “globalizzazione dell’indifferenza” denunciata da Papa Francesco, e dimostriamo che il nostro Paese non ha paura della “Solidarietà”. Che sappiamo dire basta agli sprechi, alla corruzione, alle mafie, perché siamo un Paese accogliente e solidale, che non è grande per le sue forze armate e per il suo esercito, quanto piuttosto per la sua capacità di garantire convivenza e benessere ai suoi cittadini. Iniziamo con il ridurre le spese per essere vicini agli italiani e con il 2 giugno, festa di una Repubblica che è nata dalla lotta popolare per la libertà, e non ha bisogno di parate militari. Se vogliamo veramente festeggiare la “Repubblica” e non le Forze Armate, il 2 giugno diamo spazio alla nostra Repubblica e ai suoi cittadini. All’Italia che resiste. Che cerca faticosamente di tener duro e di non mollare la speranza, anche in questa crisi tanto difficile. All’Italia che continua a fare solidarietà, pur essendo sempre più povera. All’Italia che compensa con il volontariato a tante carenze di uno Stato sempre meno presente. Stiamo soffrendo le convulsioni di una crisi senza precedenti con una disoccupazione crescente che colpisce soprattutto i giovani e le donne, togliendo loro la speranza nel futuro. Aumentano le file alle mense dei poveri, anche di intere famiglie. Aumentano i numeri della cassa integrazione, oramai svuotata, che spesso diventa la via per arrivare alla mobilità e, quindi, al licenziamento. Assistiamo quasi quotidianamente ad una inquietante catena di suicidi da parte di piccoli imprenditori che non riescono più ad andare avanti. Il potere d’acquisto dei salari continua a diminuire. Non si può pensare di festeggiare la nostra Repubblica ignorando queste situazioni. Non si può pensare di ridurre la festa della Repubblica ad una parata militare inutile e costosa. Iniziamo con il 2 giugno a guardare in modo diverso alla nostra Italia, che non è quella rappresentata nelle sfilate armate ai Fori imperiali, ma è quella degli Italiani. L’Italia “ripudia la guerra”. Difendiamo questo articolo della nostra costituzione.

Buon lavoro, Signor Presidente. Aspettiamo da Lei, segni concreti di Speranza e politica nuova. Grazie!

Distinti saluti

Guido Barbera
Presidente Cipsi

Tratto da: cipsi.it

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