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20140211 challenging crisisdi Aaron Pettinari - 5 febbraio 2014
Quando sono i giovani a cercare una risposta alla crisi economica
Perché nascono e sono sempre più sviluppate nel mondo povertà e miseria? Come si può intervenire, in tempi di crisi, per contrastare, a livello mondiale e locale, questo fenomeno? Che ruolo hanno le mafie in tutto questo?

Quanto incidono? Sono queste alcune delle domande a cui si è cercato di dare una risposta sabato pomeriggio a Palermo durante il seminario “Miseria e Povertà. Tra giustizia globale e azione sociale”, organizzato da Solidarietà e Cooperazione CIPSI – coordinamento di 30 associazioni di solidarietà internazionale – nell’ambito del progetto “Challenging the Crisis – Sfidare la crisi”, che ha l’obiettivo di creare un network europeo di giovani che autogestiscono e promuovono una campagna di informazione e sensibilizzazione sui temi della giustizia globale e dello sviluppo.

Già la location scelta per discutere di certi temi, la Biblioteca “Le Balate”, collocata nei pressi del mercato popolare di Ballarò nel cuore della città di Palermo, è alquanto significativa ed è capace di fornire già da sé spunti di riflessione. E' l'immersione in uno dei quartieri più difficili di Palermo, identificabile con altrettanti di altre parti del mondo, a mettere in luce le ingiustizie e le violazioni dei diritti umani e sociali che si verificano non lontano da noi, ma nel nostro stesso Paese, in Italia. Come a dire che a volte basta guardare vicino a noi per arrivare a vedere quel che accade anche in altri luoghi. E la Biblioteca dei bambini e dei ragazzi “Le Balate” è anche una risposta sociale e quotidiana in un luogo dove vivono un gran numero di famiglie povere e di famiglie di immigrati provenienti dall'Africa e dall'Asia. Così si è reso evidente come alla base delle ingiustizie e delle povertà globali vi siano cause riconducibili, che accomunano nord e sud, est ed ovest.

La povertà non è un fatto di natura
“La povertà non è un fatto di natura, inevitabile come la pioggia, ma è il risultato di processi sociali, culturali, economici e politici. Un’economia ingiusta e una società ineguale20140211 challenging 3 comportano la creazione dei fattori strutturali all’origine dei processi d’impoverimento, come dimostra l’aumento scandaloso dei poveri in Italia. Non si nasce poveri ma si diventa impoveriti! Per questo occorre non limitarsi a curare i sintomi o gli aspetti dolorosi della povertà, ma è necessario intervenire sulle cause strutturali dell’impoverimento.” E' questo il manifesto della Campagna Dip (Dichiariamo Illegale la povertà) tra i cui promotori vi è anche Riccardo Petrella, economista e professore emerito dell’università Cattolica di Lovanio Belgio. E' suo il primo intervento della giornata, nel quale ha ribadito: “La povertà è un fatto sociale, risultato di una società foto-1ingiusta, di una società che si fonda sui principi che non riconoscono che tutti gli esseri umani sono uguali di fronte al diritto alla vita. Oggi i poveri sono più di 3 miliardi, e nel 2050 potrebbero raggiungere i 4 miliardi, se le cose non cambiano. Spesso si mira ad attaccare i sintomi della povertà ad esempio quando si fa la carità, si aiutano i poveri a mangiare o vestirsi, o si aiutano i Paesi detti sottosviluppati, a sviluppare le autostrade, le case, invece noi dobbiamo attaccare le cause”. E poi ancora: “Come possiamo risolvere le cause? Io dico con la Conoscenza, che è alla base del potere di fissare le regole e l'agenda culturale. Chi controlla la Conoscenza decide quelle che sono le priorità all'ordine del giorni nell'agenda politica mondiale”. Riccardo Petrella si è soffermato molto sulla centralità del governo dei "nessi" tra acqua, agricoltura, alimentazione, salute, energia, casa, trasporti. “Loro non parlano dell'amore, della democrazia e della giustizia. Loro parlano dell'energia come problema mondiale. Ma l'energia in realtà è un problema nostro, occidentale. Mica degli africani o dei contadini dell'Amazzonia. Siamo noi che dobbiamo far camminare le nostre macchine e riscaldare le nostre auto”. Poi ha parlato del concetto di povertà. “Oggi ci dicono che la povertà estrema si misura se si hanno più o meno di un dollaro e venticinque centesimi. Siamo in una situazione mondiale in cui i ricchi sono sempre più ricchi ed i poveri assoluti sono sempre più poveri e sono sempre più esclusi dal potere di chi prende le decisioni. Anche la classe media sta sparendo e chi detiene il potere è arrivato a modificare lo Stato del Welfare ed il patto sociale. Stanno decostuzionalizzando i diritti umani e sociali. Il diritto alla casa è in realtà una bidonata se pensiamo che per avere una casa siamo costretti ad aprire un mutuo? Dov'è il diritto? E dov'è il diritto all'acqua minerale se poi io la pago, senza tener conto che stanno andando contro ad un referendum sull'acqua pubblica? Se noi arriviamo a pagare i nostri diritti ecco che non c'è giustizia, non c'è fratellanza, non c'è uguaglianza e sempre di più non rispettiamo l’altro. L’altro che invece è fondamentale per tutti noi, è considerato come causa di problemi, l’altro diventa il nemico, ecco per cui le azioni di dichiarare illegale i fattori legati al non riconoscimento dell’altro, diventano fondamentali per avere una società dove l’ingiustizia, basata sull’inuguaglianza, non sia determinante”.

La ricca mafia che cresce sulla povertà
Del legame tra mafia, esclusione sociale e povertà ha poi parlato Francesco Del Bene. Il sostituto procuratore, in servizio presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Palermo, è partito da lontano per spiegare come si è sviluppato il fenomeno mafioso e su quali radici ha fondato il proprio potere. “Le mafie sono certamente un volto del potere – ha detto – E parte consistente di quel potere deriva dalla forza economica che oggi porta Cosa nostra, 'Ndrangheta e Camorra ad avere una posizione dominante sul potere politico. Un rapporto che è cambiato nel tempo. In passato Cosa nostra era un'organizzazione che è nata sostanzialmente per garantire e una determinata società e serviva per garantire le classi dominanti e in particolar modo la classe terriera e da quelle che erano le rivendicazioni dei contadini, della gente che lavorava. Tramite lo sviluppo economico, connesso ad una serie di attività redditizie come il traffico di stupefacenti, ecco che la mafia ha preso il sopravvento. Esempi concreti possono essere quelli foto-4della Palermo degli anni '70 con i potentati rappresentati da personaggi come i cugini Salvo e le loro esattorie. Oppure lo sviluppo di certe imprese come la Cassina che per anni ha gestito la manutenzione delle strade e dell'illuminazione subappaltando ad altre ditte che ovviamente erano mafiose. L'avvento di imprese e imprenditori come Vassallo, prima carrettiere e all'improvviso costruttore.
Eppure a quel tempo era ancora il potere politico ad avere la superiorità sul potere mafioso, poi c'è stato il nuovo scatto. Le enormi disponibilità economiche che il traffico di stupefacenti porta alla mafia permette di comprare politici, servizi, beni e quindi ribaltare quello che era rapporti di forza con la variante diversa della violenza che l'organizzazione mafiosa manifestava ed ha manifestato in tanti modi”.
“Possiamo assolutamente sostenere che la mafia sia un fenomeno di natura culturale – ha proseguito Del Bene – strettamente connesso a condizioni economiche difficili e dovuto al deficit di conoscenza ed arretratezza che si è voluta mantenere per grandi strati della società. Anche la Chiesa ha avuto la sua responsabilità in questa mancanza di cultura antimafiosa. Anziché farsi promotrice del cambiamento promuovendo una serie di diritti in realtà ha nel suo passato mortificato questi diritti scegliendo di dire che 'I comunisti – che, a prescindere dall'idea politica che si ha si deve riconoscere che di battaglie sociali ne facevano - mangiavano i bambini' anziché dire 'la mafia fa schifo'.
E questo stato di arretramento culturale conveniva all'organizzazione mafiosa che ha così avuto terreno fertile su cui intervenire. Si è creata una sacca di persone in condizione di bisogno che facilmente poteva essere sfruttata dall'organizzazione mafiosa creando il mito che la mafia, a differenza dello Stato, offre lavoro, creando così il consenso sociale”.

L'incidenza sull'economia e sulla politica
“Mantenere quelle condizioni economiche di sottosviluppo – prosegue Del Bene - ha portato anche all'aggressione dell'economia da parte dell'organizzazione criminale. Così, quando i piccoli imprenditori erano in difficoltà, ecco che subentrava l'attività più grande, magari vicina a Cosa nostra, fagocitando l'altra.
Noi sappiamo perfettamente che indagare, arrestare capimafia ed affiliati, colpendo l'ala militare di Cosa nostra non è il rimedio per contrastare il fenomeno. Noi sappiamo che a Riina subentra Provenzano, quindi ecco Messina Denaro, e così via con il problema che comunque persisterebbe. E come si risolve allora questa situazione? Soltanto con una nuova classe dirigente, preparata e onesta che valuti la situazione e intervenga concretamente perché oggi la mafia non è un fenomeno legato al territorio ma è ovunque, basti pensare ai comuni sciolti per mafia in Piemonte o alle infiltrazioni criminali in Lombardia. In Toscana la Camorra si sta espandendo e la crisi economica non fa che favorire l'ingresso delle mafie nei territori, proprio grazie agli ingenti quantitativi di denaro di cui dispone e che possono rilanciare e sostenere lo sviluppo di un'attività.

Il crollo del muro di Berlino
“Nell'evoluzione dei rapporti tra mafia e politica un ruolo fondamentale l'ha giocato il crollo del muro di Berlino” ha aggiunto nella sua relazione Del Bene. “E' stato un evento fondamentale dello scacchiere internazionale perché fino a quel momento, nella scomposizione dei due blocchi (Nato e Sovietico) l'organizzazione mafiosa aveva un ruolo 20140211 challenging 4fondamentale per il mantenimento del controllo di gran parte del territorio italiano per contrastare l'eventuale avanzata della sinistra. Il crollo del muro ha fatto venir meno questo ruolo e così la politica ha iniziato a diminuire i propri interessi presso l'organizzazione mafiosa, pensando di poterla comunque controllare, invece così non è stato con le mafie che si sono concentrate nella ricerca di un nuovo referente politico avviando un processo che si è svolto a colpi di stragi e di bombe che ha letteralmente spazzato via la vecchia politica aprendo a quella che è stata poi la Seconda Repubblica. Basti pensare al condizionamento che portò la morte di Lima nel 1992 che di fatto impedì l'elezione di Giulio Andreotti (fino al 1980 ritenuto comunque associato a Cosa nostra, seppur il reato è prescritto ndr) a presidente della Repubblica. Poco dopo vi furono in successione le stragi di Capaci e via d'Amelio e nel 1993 le bombe nel continente. E se non continueremo ad indagare e a capire quel che è accaduto in quel tempo non comprenderemo mai quello che è oggi il nostro sistema politico ed economico”.
Il sostituto procuratore, membro del pool che indaga sulla trattativa Stato-mafia, ha marginalmente toccato i temi del processo che si sta celebrando a Palermo ricordando che “Ci sono sentenze che già hanno accertato che una trattativa sia stata. E questo non è un termine usato o inventato dai magistrati ma a parlarne furono due carabinieri deponendo al processo di Firenze”. Quindi ha lanciato un invito per comprendere il fenomeno illegale nel mondo osservando quel che accade in Messico, diventato lo Stato principale per la produzione di droga dove i cartelli di droga hanno eserciti a loro disposizione e dettano legge”. Ed infine ha concluso: “Come vincere la battaglia? Serve l'impegno di tutti, di noi addetti ai lavori, di educatori, preti, insegnanti, rappresesentanti dello Stato, serve creare quella nuova Conoscenza e coscienza che porti non alla logica del profitto e dell'arricchimento ma a quella dell'uguaglianza dei diritti”.

Altrettanto interessanti le testimonianze di Donatella Natoli, “APS le Balate”, che ha parlato del lavoro che viene svolto dalla biblioteca per arginare la povertà e la miseria partendo dalla cultura, dalla formazione dei bambini e dei ragazzi dell’Albergheria, e di Francesco Amato, giovane siciliano con cui si è toccato con mano la forza dei giovani del sud, che nonostante l’immagine diffusa, resistono e creano socialità, coscienza collettiva e lavoro. E lo hanno fatto scommettendo anche loro sulla cultura con la casa editrice Il Palindromo.
Quindi è stata la volta di Don Franco Monterubbianesi, Fondatore di Capodarco Nazionale, che ha sottolineato la necessità di sostenere i diritti umani e sociali di tutti, l’impegno dalla parte dei più deboli, di coloro che pagano l’amaro prezzo di questa crisi. L’impegno dei giovani per la ricostruzione di un welfare comunitario, capace di garantire quei sociali e umani calpestati dalla cricca dei potenti.

Perché si deve lottare, col Vangelo come riferimento
“Noi vinceremo se saremo accanto ai poveri, lottando con loro e per loro”. Sono queste le prime parole che il sacerdote ha ribadito ai giovani presenti. “Non dobbiamo mai perdere il riferimento del Vangelo – ha miseria-poverta-webaggiunto – un testo rivoluzionario che ci indica i passi da seguire. Spesso noi siamo traditori del Vangelo, mettendo il nostro interesse al di sopra del prossimo ed è per questo motivo se oggi siamo arrivati ad una situazione tanto terribile. Abbiamo creato una società individualista che ha perso il senso del Vangelo e di Dio, mancando di rispetto al Cristo che è morto nello scandalo della croce ed è risorto per gli ultimi. Oggi come allora la lotta deve essere con i poveri ed i giovani hanno la forza giusta per portare al cambiamento e al riscatto. Gli adulti hanno lasciato una società che ha distrutto il Welfare e ha decostituzionalizzato i diritti. Negli anni, come Comunità di Capodarco, ci siamo battuti e ci sono state leggi importanti negli anni ma oggi i governi tornano indietro sui propri passi non solo sul piano dell'assistenza ma anche in altri campi. Non c'è più il rispetto per la vita mentre in realtà si dovrebbe tornare alla gratuità dei servizi con la fiscalizzazione che dovrebbe portare ad una ridistribuzione della ricchezza tramite l'applicazione dei servizi e invece questo non accade”.
“Io ho un sogno che è quella del ritorno alle case famiglia intese come luoghi di integrazione e socializzazione. Case che non siano separate dalle città ma che abbiano un processo autonomo e che sia comunque sostenuto. Il momento del rilancio, dei giovani e delle famiglie, passa dall'unione e dall'aggregazione capace di progettare e stare insieme agli enti locali per coinvolgerli nel rispetto di quel che si crea”.

La conoscenza rende liberi
Di come la mafia e l'economia criminale incidono sulla povertà globale e locale e sui fattori di impoverimento è intervenuto il direttore di ANTIMAFIADuemila Giorgio Bongiovanni, il20140211 challenging 5 quale ha voluto ricordare non solo il ruolo dell'informazione ma anche la necessità di un cambiamento culturale profondo. “Bisogna essere ottimisti – ha detto – io lo sono perché come credente cristiano credo in quanto scritto nel Vangelo e nella seconda venuta di Cristo. Le scritture parlano di grandi tribolazioni e guardando alla quotidianità verifichiamo che può essere questo il tempo. Abbiamo quattro miliardi di poveri, forse anche di più, la Terra è violentata e martoriata, l'odio e la sete di possesso hanno preso il sopravvento sull'amore, quindi non c'è giustizia. Ed è forse questo l'aspetto più grave. Non c'è giustizia nonostante i tanti martiri, da quelli dell'antimafia, della società civile, della società cristiana, fotolo stesso Gesù Cristo, siano stati esempio di estremo amore. Tutti questi martiri sono stati isolati, denigrati e purtroppo, uccisi”. Bongiovanni si è poi soffermato sul tema della giustizia che “dovrebbe essere centrale per ogni Governo in quanto è sinonimo di uguaglianza. Tutti siamo uguali di fronte alla legge ma il tema della giustizia, della lotta alla mafia, non è mai messo nell'agenda politica e se lo troviamo non è mai tra i primi dieci punti del programma. Ecco, le criminalità organizzate, Cosa nostra, 'Ndrangheta, Camorra, Sacra Corona Unita, rappresentano e incarnano simbolicamente e fisicamente il nostro senso di ingiustizia e di quello del Mondo. E di questo ne siamo tutti responsabili perché siamo noi a permettere l'esistenza della disuguaglianza”.

E' una questione di numeri
“Centomilioni di persone nel Mondo – prosegue nella sua relazione il direttore di ANTIMAFIADuemila - detengono una ricchezza in miliardi di euro che raggiunge quasi l'80% di quella mondiale. Abbiamo 800milioni di persone che hanno una ricchezza in milioni di euro. Poi ci sono circa due miliardi di persone che appartengono alla classe media, che ha una casa, una macchina, forse il lavoro, e lotta continuamente con i problemi economici. Tutto il resto, sono poveri (pari a 4-5 miliardi), morti di fame, e miserabili soltanto perché ci sono persone che sfruttano il patrimonio mondiale a discapito delle altre. E adesso guardiamo alle organizzazioni criminali. Sono la minoranza della popolazione umana. La mafia siciliana ha 5mila affiliati, eppure hanno il potere di sopraffare 5 milioni di persone. E come lo fanno questo? Grazie alla liquidità economica che proviene dal traffico illecito, sia esso dei rifiuti, della droga, e quant'altro. E' un dato di fatto che la mafia in Italia fattura 150miliardi di euro l'anno. Una somma spropositata ed approssimata per difetto ovviamente. E con questo denaro arrivano ovunque. Corrompono, penetrano le istituzioni, l'imprenditoria, i Comuni. Un sistema che si è mantenuto nel tempo grazie anche alla capacità di sfruttare ogni situazione. Ad esempio le mafie già da tempo si erano organizzate sul piano della strategia economica da mettere in campo dalla caduta del muro di Berlino. Già prima della nascita dell'Euro hanno creato una confederazione di mafie a livello mondiale, capace di fare affari e tenere in scacco interi Paesi. Basti pensare al traffico di droga negli anni '70, quando le frontiere erano più chiuse, che era già immane e ramificato, con un chilo di eroina che fruttava ben 120mila dollari, figurarsi oggi con la globalizzazione”.

Causa-Effetto
Bongiovanni punta poi il dito sulle cause che generano la povertà: “C'è una legge, nel Vangelo, che si chiama di causa effetto. Noi dobbiamo capire le cause per cui si genera questo grado di povertà e solo così possiamo 20140211 challenging 6migliorare gli effetti, altrimenti non risolveremo mai questo problema. Noi in questo momento siamo governati da un'economia criminale e non pulita che è penetrata ad ogni livello, anche in quella legale, con le persone che governano che troppo spesso si lasciano corrompere, si lasciano usare. E chi vuole contrastare questo schema di potere, come Del Bene e gli altri magistrati che indagano sulla trattativa Stato-mafia, o come altri magistrati, viene spesso insultato, denigrato, isolato ed infine ucciso. Noi potremo avere giustizia, potremo risolvere il problema della povertà, della sopraffazione, della disoccupazione, delle malattie, dela guerra e della corruzione solo quando sapremo la verità. E' scritto nel Vangelo che 'la verità vi farà liberi' ed è così, perché è giusto conoscere chi ha nelle mani il nostro Paese. E se ci sentiamo piccoli o riteniamo comunque di non poter fare tutto, dobbiamo sostenere i magistrati che vanno alla ricerca di certe verità. Magistrati come Antonino Di Matteo, per cui Riina ha emesso un mandato di morte, e che conducono inchieste che possono “scoperchiare” certe verità facendo cadere il sistema. Quindi è per questa che noi dobbiamo lottare, perché solo conoscendo la verità noi possiamo arrivare ad un vero cambiamento”.


Tratto da:

www.antimafiaduemila.com

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