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diritti_infanza.jpgSant'Elpidio a Mare, 21 settembre - Oggi, martedì 21 settembre 2010, nel mondo si celebra la Giornata Internazionale per la Pace. In questo giorno, raccogliendo l'appello dell'Onu, siamo milioni di persone che in tutto il pianeta si uniscono per rinnovare l'impegno contro le guerre, per la pace e la nonviolenza, la giustizia e i diritti umani.
Nel mondo sono in corso 24 conflitti, con decine e decine di migliaia di morti, particolarmente concentrate in Africa, in Medio Oriente, in Asia. Non c'è conflitto che non rientri in un organigramma orribile che va oltre il cinismo dei Governi e delle più forti lobby di potere e delle Multinazionali che producono ed esportano armi.
 
 
 
 
 
L'Italia si è attestata anche nel 2009 tra i cinque maggiori fornitori internazionali di armamenti convenzionali e le sue esportazioni sono state dirette principalmente ai Paesi in via di sviluppo! E questo accade ogni giorno. Assistiamo tutti senza  una reazione forte e massiva allo scempio causato a chi perde la vita e a chi, ancor peggio, resta mutilato nel corpo e nella psiche per sempre.
Le nostre attività ci hanno aperto delle finestre sul mondo; e quello che conosciamo attraverso i testimoni diretti, i volontari, i giornalisti e i medici, che esorcizzano la paura naturale che si prova quando ci si trova in zone di guerra, è molto di più ed è molto diverso da quello che viene ufficialmente trasmesso dai portavoce ufficiali dei militari e delle grandi reti televisive al servizio di quei governi che lucrano sulla pelle della gente.
Si è aperto a New York un altro Summit dell'Onu che dovrà decidere cosa fare contro la povertà per realizzare entro il 2015 gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Ecco l'incurabile schizofrenia che viviamo: a questa notizia che incarna speranza, perlomeno confronto tra i rappresentanti dei Paesi che partecipano si contrappone la realtà, fatta di statistiche agghiaccianti e di interessi economici ormai impossibili da concepire. "Nonostante un certo decremento di ordinativi dovuto alla recessione internazionale i Paesi in via di sviluppo continuano ad essere il principale destinatario delle esportazioni di armamenti da parte dei paesi produttori" - si evince dal sommario di un rapporto ufficiale. I contratti (agreements) stipulati nel 2009 dalle nazioni in via di sviluppo hanno superato i 45,1 miliardi di dollari (avevano raggiunto i 48,8 miliardi di dollari nel 2008) e rappresentano il 78,4% del commercio internazionale di armamenti che - sempre nel 2009 - si è posizionato sui 57,5 miliardi di dollari, in calo del 8,5% rispetto al 2008 quando aveva superato i 62,8 miliardi di dollari".
Nella lista dei produttori e speculatori dell'industria della morte l'Italia è nella rosa dei maggiori esportatori di armi dietro a USA, Russia, Cina, Francia e Germania.
Ecco come si supera il rischio di fare dietrologia, problema serio dei ripetuti summit internazionali (peraltro super onerosi) che vengono organizzati:  con i dati alla mano ed il netto schieramento contro questo sistema assurdo che tradisce ogni giorno l'infanzia e l'umanità. La tradisce nel valore profondo, nella sua essenza, senza risparmiare nessuno, a prescindere dal colore della pelle, dal credo di appartenenza,  da quelle zone della  terra dove i bambini devono resistere...sostenuti in minima parte da Ong ed associazioni.   
Grazie alle associazioni in loco sappiamo di bimbi coperti di sangue che hanno strisciato sotto le rovine di palazzi bombardati e si sono presi cura per giorni dei fratelli più piccoli, dei corpi agonizzanti dei genitori seppelliti sotto le macerie delle loro culle...Sappiamo di bambini sopravvissuti agli spari, alle mine a grappolo....bambini che resistono. Contro le malattie: secondo un recente rapporto del Palestinian Medical Relief Society il 52 percento dei bambini di Gaza sono anemici, e soffrono di gravi carenze nutrizionali per la scarsità nella loro alimentazione di elementi quali il fosforo, il calcio e lo zinco.  
Bimbi che resistono alle psicosi, a quelle lacerazioni della memoria che li riporta dinnanzi a corpi smembrati ed edifici in fiamme, a quei traumi indelebili che li rendono ansiosi e depressi, insonni e incontinenti.
Bambini che vivono in spazi sovraffollati privi di aree ricreative e hanno visto nelle strade dove giocano la carne ardere viva e decomporsi. Missili, devastazioni e morte sono evocati nei disegni quando si mette dinnanzi a loro un foglio bianco....altro che diritto al gioco!
Migliaia di bambini resi schiavi di un padrone che si chiama fame, costretti a frugare nei cassonetti della monnezza in cerca di materiali di recupero, o a sopravvivere vivere nelle discariche. Bambini che non giocano a nascondino quando si ritirano nelle fogne delle grandi città in Romania o spariscono sottoterra nei tunnel di Rafah col rischio di rimanere seppelliti vivi sono ad esempio la manodopera economicamente e fisicamente più adatta per trafficare le merci che altrimenti non arriverebbero mai sugli scaffali dei negozi di Gaza.
Sono i giornalisti freelance che denunciano le:
"Schiave del sesso in Iraq e Afghanistan, nuovo scandalo per i contractors americani"  Si parla di bambine usate come prostitute e donne dell´Est Europa costrette a vendersi. L´indagine di una ong rilanciata dal Washington Post accusa gli uomini della ex Blackwater.
NEW YORK- La bambina irachena di dodici anni costretta a prostituirsi nel seminterrato di Bagdad mentre le guardie private americane fanno una colletta di pochi dollari e si mettono in fila. Le ragazze reclutate nell´est dell´Europa con la promessa di un lavoro come colf a Dubai e poi da lì dirottate e segregate nel cuore dell´Iraq. Le cameriere dei ristoranti cinesi di Kabul che dietro le lanterne rosse nascondono il segreto che conoscono tutti. L´ultimo orrore delle "guerre gemelle" che Barack Obama ha ereditato da George W. Bush ha il volto delle donne sfruttate nel nome di quell´altro idolo che divide l´altare con il denaro: il sesso.
 
Questa ennesima vergogna è stata scoperchiata da un´inchiesta del Center for Public Integrity ripresa di recente dal Washington Post. E ancora una sotto accusa sono finiti i contractors della ex-Blackwater: il gruppo privato già tristemente famoso per le stragi di civili in Iraq. L´azienda gode di così cattiva fama che per tornare a lavorare oggi ha cambiato marchio e si chiama Xe Service.
Ovvio che per contro il portavoce dell´ex Blackwater, Stacy De Luke, dichiara al  Washington Post che «queste accuse sono anonime e senza prove: la politica dell´azienda vieta i traffici umani». Ci mancherebbe.

Sono 250.000 i bambini soldato. Vengono sequestrati da soli o in gruppi, per reclutarli e farli combattere contro le forze governative in africa...al cui diniego sulla carta di fatto non segue alcuna azione concreta.  
La piaga del traffico dei minori è una vergogna che ai nostri occhi appare inconcepibile. Ma esiste, è reale. Spesso quasi «normale» in certi Paesi. Perché significa guadagni facili per gli sfruttatori che vendono i loro chili di merce umana come schiavi.
Schiavi per i lavori nelle miniere e nei campi, o per i bordelli che aprono in spregio a ogni simulacro di legalità.

Sensibilizzazione e azioni concrete. E' il nostro "grido" la nostra scelta di vita.  Da una parte denunciare le violazioni contro l'infanzia. Dall'altra aiutare i bambini in rete ed in sintonia con tutte quelle organizzazioni che seriamente aiutano i minori a conquistarsi un destino diverso e più degno. Certo, spesso le risorse permettono di seguire soltanto qualche migliaio di giovani sparsi nei villaggi più poveri, o magari la trasformazione di una capanna di paglia in una stanza in muratura da adibire a edificio scolastico, ad ambulatorio medico. Ma tutto questo, una goccia nel deserto, è sufficiente a regalare una speranza a molte famiglie. Riteniamo che alla base di tutto sia fondamentale difendere e promuovere lo studio. Un bambino che studia avrà la possibilità di strappare sé e i suoi cari alla miseria. 

Nostro impegno civile e morale è in primis provare indignazione come non smette di ripetere Don Ciotti, che ci sprona a trovare la forza dentro di noi per essere costruttori di pace, smettere di spendere la vita per il proprio IO, per il proprio benessere e spendere l'IO per la VITA, per un mondo migliore. In quanto un cristiano non può obbedire all'ingiustizia e rendersene complice.
Questo è lo stesso impegno e lo stesso sprone di chi in Italia ha fondato la Funima International e la rivista AntimafiaDuemila il giornalista Giorgio Bongiovanni, che ci esorta a comprendere la situazione mondiale, a superare l'emozionalità di momenti come questo dove ci troviamo tutti d'accordo per denunciare i crimini e non di non lasciare soli quei giudici e quei magistrati che ricercano a rischio della propria vita la verità. Non c'è Pace senza Giustizia, non c'è Giustizia senza ricerca della Verità, afferma da sempre Giorgio Bongiovanni, la cui mission si esprime nelle attività delle associazioni culturali "Falcone e Borsellino", "Giordano Bruno" e della nostra Onlus "Funima International".

Costruire insieme e battersi dal basso per una nuova cultura! Aggiungo io che sono una semplice donna, perchè il mondo sta già cambiato....a Roma anche quest'anno c'è una intera classe delle elementari senza  nemmeno un bimbo di cittadinanza italiana!
L'educazione, la formazione e il protagonismo dei nostri giovani è il miglior investimento che possiamo fare per mettere freno alla grave crisi culturale e morale che stiamo vivendo. Senza questo presupposto, senza la cura e la difesa del bene comune fornito dalla terra stessa, senza i provvedimenti concreti dei Governi sul fronte dei grandi cambiamenti demografici e climatici in atto non ci sarà né pace e né futuro. Appello dunque a quanti si vorranno unire a noi in questo impegno disinteressato.
Grazie.

Mara Testasecca
Presidente - Ass. Funima International
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