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diariogiova05.jpgIl primo viaggio dei volontari di FUNIMA International

IL DIARIO:

13 / 19 Novembre 2005 VISITA ALLE MENSE DI FUNIMA

Il viaggio di Giovanni, Matias e Beatrice, tre giovani collaboratori della Funima International, ha inizio il 13 Novembre 2005 dalla città di Cordoba nella cui periferia si trova la sede centrale di Funima. All’arrivo ci aspettano Cristina, moglie di Raul, Tito e Dorella, che con i due figli, Myriam e Atuel, vivono e lavorano alla mensa di El Moreno.

La mattina del 14 realizziamo le riprese della sede, dove si trovano la base internet e il magazzino generale della fondazione. Qui viene smistata tutta la merce che viene poi distribuita alle varie mense. Di questo si occupa soprattutto Cristina che con grande cura e attenzione provvede a non far mancare mai nulla ai bambini. Mentre Raul e Tito caricano i rispettivi furgoni con le provviste da distribuire, convinciamo Cristina a farsi intervistare. È molto discreta, non le piace comparire in pubblico; per questo, ci confida, ha scelto di occuparsi di un'attività quasi "invisibile" all'interno della Funima. La sua umiltà è disarmante! In realtà capiamo subito che il suo lavoro è essenziale perché tutto funzioni. Così, dopo le riprese, pranziamo e partiamo: Tito e Dorella sono diretti a El Moreno, nella provincia di Jujuy; noi andremo a Chancani, dove ci aspettano Raul Blazquez e la sua famiglia.

Lungo il tragitto ammiriamo il paesaggio, cercando di cogliere ogni elemento del magnifico spettacolo che ci si presenta davanti. I nostri sguardi si perdono nelle ampie distese di terra arida e di palme. Poco prima di arrivare a Chancani, ci fermiamo per una breve sosta in uno dei punti più alti della montagna. Il panorama toglie il fiato...Siamo talmente in alto che le distese di terra e le montagne si uniscono al cielo, formando un tutt'uno con esso, quasi come un'immensa distesa di acqua. 

Arrivati alla mensa siamo accolti con un caloroso abbraccio da Raul Blazquez e dalla sua famiglia, persone semplici che hanno scelto di dedicarsi totalmente ai bambini. Con loro c'è anche un medico di Rio Quarto, un paese vicino Cordoba, che cura i bambini delle mense senza alcun compenso. Dopo una cena trascorsa in allegria e una notte di tempesta - non pioveva da 10 mesi! - il 15 in tarda mattinata "miracolosamente" spunta il sole e così ci spostiamo da casa di Blazquez alla mensa vicina di Santa Lucia, dove da una decina di giorni si è iniziato a scavare il pozzo. Il progetto si sta realizzando grazie alla collaborazione del preside di un istituto scolastico di Roma. Giovanni filma attentamente il luogo. I lavori sono già a buon punto, l'acqua inizia a uscire e questo è un grande sollievo per una regione che soffre di siccità e in cui l'acqua è spesso contaminata dai parassiti. Davanti alla telecamera Bagatello descrive dettagliatamente il lavoro svolto finora. All'interno della mensa intervistiamo la figlia di Raul Blazquez, July, una ragazza di soli 15 anni, che ha deciso di lasciare gli studi per dedicarsi totalmente ai bambini. A July piaceva molto studiare, era la prima della classe, eppure ha fatto la sua scelta, senza troppa "pubblicità", spiegandoci semplicemente che per lei "ha molto più valore dar da mangiare ai bimbi". Ascoltare le parole di questa giovane ragazza,  percepirne la determinazione in una scelta così difficile eppure così semplice, è un importante esempio soprattutto per noi ragazzi. 

Questa è la prima mensa che visitiamo, purtroppo non ci sono bambini perché sarebbe rischioso per loro giocare vicino al luogo dello scavo. Per questo, da quando sono iniziati i lavori, Blazquez e la moglie provvedono a distribuire personalmente alle famiglie il cibo, in attesa che il pozzo sia completato; passerà ancora una settimana circa. Alle 16:30 partiamo per Aconquija in Catamarca; all'inizio il tragitto è pieno di enormi pozzanghere, è un'impresa attraversarle con il furgone carico (trasportiamo ben 800 kg di merce tra cibo e indumenti che poi lasceremo a Las Cuevas). Ma grazie alla grande esperienza di Bagatello, "pioniero" delle Ande, arriviamo sani e salvi nella città di Catamarca. Pernottiamo in un hotel per poi ripartire la mattina presto alla volta delle tre mense che si trovano nella zona (Yunka Suma, Alto de Las Juntas, La Alumbrera).

Il 16 mattina partiamo verso le 7:30. Iniziamo a risalire lungo i sentieri tortuosi della precordigliera Andina. Davanti ai nostri occhi prende forma un vero e proprio PARADISO terrestre... Alberi dalle mille sfumature, foreste intricate di piante dalle mille forme, ruscelli limpidi con piccole cascate, in lontananza animali in libertà: mucche, capre e tanti cavalli di tanti colori e dal pelo lucido... non ci eravamo mai sentiti così vicini alla Natura...non avevamo mai visto un simile spettacolo!!!
Verso le 11:00 arriviamo alla mensa di Yunka Suma. È la seconda che visitiamo, e subito colpisce la somiglianza con quella di Chancanì: le foto di Gesù, di Padre Pio; gli stessi disegni coloratissimi dei bimbi, e soprattutto la statua e il quadro della Vergine.. Dalle mura in pietra di ognuna di queste semplici strutture traspare lo stesso spirito, la stessa gioia di donare, la stessa devozione per l'amore più puro e spontaneo che esista: quello per i bambini. Piccoli angeli che, appena arrivi, ti si attaccano al collo e ti abbracciano come se ti conoscessero da una vita.

Salutiamo Analia, il marito Cochi, Cecilia e la mamma di uno dei bimbi della mensa; ci spiegano che la responsabile della mensa non c'è in questo momento perché malata. Scarichiamo le valigie e ci dirigiamo verso la mensa vicina di Alto de Las Juntas. Torneremo a Yunka Suma nel pomeriggio, all'ora della merenda. Ad Alto de Las Juntas ci accolgono Liliana e Daniel con i loro quattro figli. Ci aspettavano da diversi giorni. La mensa è già piena di bambini che corrono da tutte le parti. Sono circa un centinaio, diamo un bacino a ognuno di loro...sono davvero tanti!! Bisogna dividerli in due gruppi per il pranzo. Così si attiva la catena quotidiana di lavoro, con Liliana che aiutata da alcune mamme distribuisce piatti e bicchieri mentre i piccoli attendono pazientemente in fila il proprio turno. Bimbetti di tre anni che appena finito di mangiare mettono il proprio piatto nel lavandino. Questo sì che è un esempio di educazione e di rispetto, per tutti noi...
Liliana ci spiega che la situazione in questa mensa è particolarmente difficile. Ci sono molti bambini affetti da disturbi psicologici, da autismo, da traumi...una bambina di appena otto anni sviene più volte...Raul mi dirà poi che la stanno costringendo alla prostituzione...

Liliana incontra molte difficoltà soprattutto con le mamme, le prime che bisogna "rieducare", a partire dal cibo: per la prima volta infatti non mangiano per prime, devono aspettare il proprio turno: bisogna insegnare loro che, prima di ogni cosa, ci sono i bambini. Alcune di loro però hanno iniziato ad aprirsi, aiutando Liliana a pulire la mensa e a fare lavoretti manuali con i bambini (collage, disegni, scatole decorate con fiori...). Ci hanno addirittura preparato dei regali da portare con noi in Italia!
Intervistiamo nuovamente Raul che ci spiega nei dettagli la situazione economica della mensa, con le ingenti spese affittuarie che bisogna affrontare mensilmente. "L'ideale sarebbe comprare una casa ...finora solo la mensa di Chancani è di proprietà di Funima", spiega, "Speriamo che qualcuno con possibilità economiche, animato di buona volontà, renda possibile questo sogno". Arriva il momento dei saluti, i bambini devono tornare a scuola; ci salutano in coro con un "Grazie" che vale più di qualsiasi discorso degli adulti. In realtà siamo a noi a doverli ringraziare...

Dopo aver accompagnato i bambini alla scuola vicina alla mensa, Liliana prepara il pranzo per noi. Parliamo a lungo, lei e il marito ci raccontano di come sono arrivati ad Alto de Las Juntas e il perché della loro scelta di abbandonare casa e lavoro nella cittadina di Santa Fe per trasferirsi in un paesino.
Liliana ci dice che ha fatto visita a tutte le mamme che portano i bambini alla mensa; questo è un importante passo per combattere la diffidenza della gente. Qui nessuno fa visita alle case altrui, non si conoscono i principi fondamentali della socializzazione, non esiste lo spirito di comunità...

Salutiamo Liliana e la sua famiglia con la certezza che la loro forza di volontà e il loro entusiasmo renderanno possibile il miracolo: dare serenità a questi bambini e aiutarli a crescere. Sono già le 17:00. Ci affrettiamo per raggiungere Yunka Suma in tempo per la merenda dei bambini. Una settantina di bimbi ci aspettano impazienti di conoscere gli "hermanitos" dell'Italia. Iniziamo le riprese della mensa; alcune ragazzine hanno preparato apposta per noi uno spettacolo di ballo! Hanno fatto tutto da sole, per ringraziarci per il nostro lavoro in Italia... Intervistiamo Analia, cuoca della mensa, sulle attività che si svolgono all'interno del comedor e facciamo anche alcune domande ad una delle mamme, una ragazza di 18 anni con una bellissima bambina di un anno. Ci racconta che ha iniziato a venire alla mensa quando ha scoperto di essere incinta; dice che confidarsi con Cecilia, un'altra delle responsabili della mensa, l'ha aiutata molto. Adesso vive con i nonni, il padre della bimba è giovane e non è in grado di sostenere una famiglia. "Sono felice che mia figlia cresca in un ambiente così caloroso," spiega, "ho avuto la fortuna di conoscere Cecilia e Analia prima che lei nascesse". Poi, mentre Giovanni filma, Matias e Beatrice distribuiscono biscotti e torta ai bambini che, finita la merenda, ci chiedono di giocare con loro. Alle 20:30 sono ancora tutti lì, a ridere, correre, ad "arrampicarsi" su Giovanni e Matias, a fare a gara per tenere in mano la macchina fotografica e per fare una foto con noi! E noi, sfiniti ma felici, cerchiamo di accontentare tutti, con la sensazione che in realtà siano loro a regalarci qualcosa, con le loro risate, con i fiori raccolti per strada e donati con una spontaneità disarmante...Li salutiamo con il cuore gonfio di gioia.

A cena vengono Erika e Jose Luis con i due figli, Ivan e Bautista. Per Matias l'incontro è emozionante, perché dopo quattro anni rivede Ivan, uno dei suoi più cari amici che ha lasciato in Argentina quando si è trasferito in Italia. Erika e Jose Luis lavorano alla mensa di La Alumbrera, che visiteremo il giorno dopo.

Il 17 mattina alle 10:00 viene a prenderci Carlito, figlio di Raul, e insieme andiamo alla terza e ultima mensa della zona, La Alumbrera. Erika ci accoglie con un grande sorriso. Oggi verranno pochi bambini perché tutti sono ad una festa organizzata dal comune in occasione delle elezioni. Filmiamo la modesta struttura e intervistiamo Erika; il salone dove accoglie i bambini è molto piccolo, bisogna fare addirittura tre turni per fare mangiare tutti, e questo è un problema soprattutto in inverno per le basse temperature. Ci spiega che è in progetto la costruzione di un salone molto più grande, nel cortile di fronte alla casa; l'opera richiede grossi sforzi, soprattutto economici, ma la cosa importante è che ci sia almeno la terra, che è stata messa a disposizione dall'affittuario. Erika ci parla poi dei bambini che vengono alla sua mensa. Ci racconta di un episodio particolarmente toccante: a 6 chilometri dalla mensa, oltre i monti che si affacciano sulla zona, vivono otto cuginetti. All'inizio, poco dopo l'inaugurazione del comedor, Erika notava che i bambini non venivano mai tutti insieme, ma sempre a gruppi di quattro al giorno. Più volte ha cercato di farli parlare, per capire cosa c'era dietro, pensando che forse a turno dovevano rimanere a casa a badare agli animali...Dopo un po' di tempo, finalmente i bambini hanno acquistato confidenza, ed ecco la verità: non avevano scarpe a sufficienza, così facevano a turno per andare alla mensa...

Il 18 mattina, dopo aver trascorso la notte in un Hotel a Metan nella provincia di Salta arriviamo a El Moreno, provincia di Jujuy. Durante il viaggio ammiriamo estasiati il panorama, cercando di cogliere con la telecamera e con le foto ogni singolo pezzo di questo meraviglioso puzzle che è la Natura. Dal verde delle immense foreste di Catamarca passiamo alle maestose montagne di Jujuy, con rocce di ben sette colori diversi: rosso, giallo, verde, azzurro, arancione, bianco e grigio. Che spettacolo!! Siamo a più di 4200 metri di altitudine... Arrivati alla struttura con gioia rincontriamo Tito e Dorella, che ci aspettano con tutti i bambini della mensa. Sorrisi, abbracci, e poi sempre la stessa sensazione: quegli sguardi profondi, quei semplici gesti pieni d'amore, come una carezza, il prenderci per mano, così naturali e spontanei...Si percepisce la vera realtà: a questi bambini noi diamo cibo, vestiti, ci prendiamo cura dei loro corpicini indifesi, e loro ricambiano donandoci qualcosa di ben più grande: l'Amore. Incondizionato, disinteressato.

Prima di iniziare il pranzo, Tito richiama l'attenzione di tutti, e i bambini iniziano a pregare, con una tale naturalezza che è quasi impossibile non commuoversi. L'ennesimo insegnamento...

Dopo balli e giochi, i bambini tornano ognuno alla propria casa, mentre Tito e Dorella ci mostrano la terra dove si costruirà la prossima mensa con il pozzo. Quella di adesso è infatti una sala prestata da un anziano signore che, due volte all'anno, la utilizza per le feste del paese. Davanti alla telecamera, Tito e Dorella prima e Raul poi, parlano delle necessità incombenti della mensa e dei progetti che si realizzeranno in breve tempo. Inoltre riusciamo a filmare in "esclusiva" Raul mentre cerca l'acqua utilizzando un semplice ramoscello (rabdomanzia). Sotto i nostri occhi pieni di stupore trova il punto in cui verrà costruito il pozzo, dando la misura esatta della profondità della falda da raggiungere.

Salutiamo Tito, Dorella e i loro figli con un caloroso abbraccio e partiamo.

Alle 19:00 arriviamo a Las Cuevas, nella mensa gestita da Cheli, madre di Cecilia (che abbiamo incontrato a Yunka Suma). I bambini sono già andati via, è rimasta solamente una mamma con i suoi tre figli che abitano a pochi metri dalla mensa. Le condizioni della struttura sono disastrose. Il suolo non è pavimentato, i servizi igienici precari, l'elettricità è prodotta da un impianto eolico, così quando il vento non è abbastanza forte non c'è luce... Nonostante tutto Cheli riesce a dare quotidianamente ai bambini la prima colazione e un pasto caldo, e a offrirgli riparo e conforto dalle intemperie del clima e del paesaggio (siamo a 3600 metri di altitudine). Torneremo domani pomeriggio per la merenda dei bambini.

Da lì ci spostiamo al centro di distribuzione di Santa Rosa di Tastil, dove vive Ramon Gomez con la sua famiglia: la moglie Sandra e i tre figli, Camila, Leandro e Analia. Come sempre ci colpisce l'ospitalità di questa gente che ci fa sentire come se facessimo parte della loro famiglia. Usciamo fuori e alziamo gli occhi al cielo: lo spettacolo è indescrivibile. Non avevamo mai visto un cielo così stellato...e le stelle sembrano così vicine quasi da poterle afferrare! Ceniamo insieme e prepariamo i sacchi di cibo che distribuiremo il giorno dopo alle famiglie dell'entroterra Andino. Infatti in quest'area le case sono talmente distanti dalla mensa di Las Cuevas che non è possibile per i bambini raggiungerla.

Il 19 mattina partiamo alle 7:30 con Raul, Cristina e Ramon, per distribuire il cibo alle famiglie che vivono sperdute tra le montagne, in condizioni davvero terribili. Lungo il cammino tortuoso di terra battuta e sassi, ci imbattiamo di tanto in tanto in qualche capanna di fango e paglia che nasconde al suo interno miseria e mancanza di igiene, letti improvvisati su cui riposano anziane signore, mamme che hanno appena partorito, stanche ma sempre sorridenti e, nascosti in un angolo a sbirciare ogni nostro gesto o parola, come se ci stessero studiando in silenzio, ci sono loro: i bambini. Non sono abituati a vedere gente nuova. L'unico che ormai conoscono bene è Ramon, che come un "angelo" nel deserto una volta al mese porta loro cibo e i loro dolci preferiti. Pensiamo ai bambini che abbiamo visto nelle mense; questi piccoli non hanno la loro stessa fortuna, vivono troppo lontano dai centri di Funima. Eppure dopo i primi attimi di diffidenza molti sono già lì pronti a sorriderti e a prenderti per mano, senza nemmeno conoscerti... Qui siamo a 4200 metri di altitudine, non arriva nessuno; gli adulti fanno quasi fatica a parlare, a sostenere una conversazione, forse semplicemente perché...non sono abituati a ricevere visite. Eppure uno di loro ci riesce, si sfoga davanti alla telecamera parlando della corruzione dilagante nelle istituzioni della zona. Da ben quattro anni aspettava il momento di poterne parlare a qualcuno che potesse diffondere la sua opinione. Questo "qualcuno" è arrivato. La disperazione e la rabbia di un padre che non ha da mangiare per i suoi bambini, che sa di non poter fare nulla per cambiare le menti ottuse ed egoiste della sua gente, sono rimaste impresse non solo sul nastro, ma anche e soprattutto nei nostri cuori. Daremo voce alla sua protesta.

Ramon ci spiega che qui l'assistenza medica è inesistente. Le donne di questa terra affrontano la gravidanza senza alcun aiuto medico. "Una di loro", ci racconta Ramon, "ha addirittura partorito tra i monti, sola, con gli altri due piccoli figli". Ci chiediamo com'è possibile tutto questo...è un miracolo. "L'unica forza che hanno è quella di Dio", dice Raul. Per questo Ramon, grazie alla collaborazione di alcuni medici di buona volontà, organizza una volta al mese circa un giro nella zona con l'ambulanza della Funima per un controllo medico alla gente del posto. Questo ci dà tanta speranza...

Dopo aver finito il giro di distribuzione ci rendiamo conto dell'immane opera che Ramon sta svolgendo in questa zona. Infatti, oltre ad occuparsi dei centri di distribuzione è responsabile della mensa di Las Cuevas e, ogni settimana, accompagna una decina di bambini alla volta all'ospedale, dove vengono assistiti con cura. I disturbi più frequenti sono ai denti, alle orecchie (molti piccoli soffrono di sordità per otiti o traumi), agli occhi, alla pelle, ecc...

Torniamo a Las Cuevas, dove ci aspetta Cheli con i bambini. Oggi sono solo una trentina, molti di loro vivono anche a 20 km di distanza dal posto, e qui dopo il tramonto la temperatura scende parecchio. Notiamo che qui i bambini hanno dei tratti tipicamente andini: dei bellissimi occhi a mandorla e pelle olivastra. Poco dopo il nostro arrivo, due fratellini prendono per mano Giovanni e Matias per mostrare loro la loro casetta, a pochi metri dalla mensa, e per portarli a vedere il loro "perrito" (cagnolino). Li trattano subito con confidenza con tanti piccoli gesti d'affetto. Per loro due questi saranno momenti indimenticabili.

Dopo aver fatto divertire un po' i bambini con le nostre "magie" (telecamera, macchina fotografica...!)  intervistiamo Cheli che ci illustra i problemi della mensa, a partire dalla pericolosa posizione in cui si trova; si affaccia infatti su una delle strade principali della zona in cui camion e furgoni passano a grande velocità, e questo è un rischio costante per i bambini. Ci parla del progetto della costruzione di un grande edificio, con scuola, mensa, officina, ambulatorio, che molto presto sarà realizzato nel terreno di fronte alla mensa, grazie alla collaborazione del presidente di un'associazione di volontariato che opera da molti anni in diverse parti del mondo. Poi facciamo qualche domanda alla mamma dei due fratellini. Ha altri due figli e frequenta quotidianamente il comedor; è praticamente la prima ad arrivare e l'ultima ad andarsene, tutti i giorni.

Con grande semplicità ci dice che per lei la presenza della mensa è una benedizione, e che lavorare con "Doña Cheli" la fa sentire utile, soddisfatta. Le sue parole ci riempiono di gioia. È bello trovare una madre in grado di esprimere davanti a una telecamera in modo chiaro e completo la sua gratitudine nei confronti dei volontari della Funima! È un'importante testimonianza che speriamo possa incoraggiare chiunque l'ascolterà a collaborare con la fondazione. Salutiamo così l'ultima tappa di questo intenso viaggio che ci ha portati a scoprire una dura realtà che purtroppo esiste, ma che riusciremo a cambiare. Tutto quello che abbiamo visto e vissuto in questi giorni, giocando con i bambini, parlando con i volontari che lavorano nelle mense, tra riprese, fotografie e interviste, ci ha lasciato dentro una carica immensa. Adesso sappiamo come aiutarli: dobbiamo dare loro la possibilità di vivere in una comunità, di rapportarsi con gli altri; devono scoprire che non sono soli al mondo, e che la forza dell'uomo non sta nell'individuo, ma nell'unione della comunità. Dobbiamo stimolare in loro la sana curiosità di conoscere il prossimo e aiutarli così a reagire allo stato di totale egoistica passività che imprigiona i loro genitori. Dentro di noi c'è la convinzione che, con la purezza dei loro animi, questi piccoli riusciranno a creare una nuova società. Loro sono il nostro futuro.

Giovanni, Matias, Beatrice

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