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Diario Annalisa Magnolfi


Quando Giovanni mi propose di partire per l’Argentina iniziando il viaggio in Paraguay trovai l’idea estremamente interessante; partecipare alla manifestazione culturale, celebrativa e commemorativa in ricordo di Pablo Medina, grande giornalista paraguaiano morto “ucciso” per mano dei narcotrafficanti nel 2015, era per me una grande emozione. Avrei conosciuto e visto con i miei occhi quel popolo sudamericano tra i più vessati per a causa di guerre fratricide, insorte e guidate dai grandi stati vicini, come l’Argentina, l’Uruguay, la Bolivia e il Brasile; un popolo prima stremato dall’egemonia spagnola, che successivamente per un breve periodo di tempo, assaporò la bellezza di vivere democraticamente per poi essere costretto a sopravvivere all‘incubo della dittatura, tra le più spietate e lunghe di tutto il sud America.
La sensazione già all’aeroporto (forse la parte migliore di Asuncion) era di arrivare non in una capitale ma in una località anonima, sembrava una città rimasta intrappolata nel tempo che vive con le sueregole, che non sono quelle delle comunità evolute.
I ragazzi di Our Voice che stanziavano nella meravigliosa (come atmosfera) casa di Omar,nei giorni precedenti l’evento,preparavano con cura lo spettacolo, perchè erano consapevoli che parlare di “DEMOCRAZIA?” al popolo paraguayano,sottoposto per più di un secolo alle angherie dei governi pseudodemocratici ,era veramente un atto provocatorio.
La sera del 16 ottobre arriviamo tutti al teatro “centro culturale Carlos Colombino Manzana de la Rivera” collocato proprio davanti al palazzo di governo, emozionati perchè Giorgio ci aveva anticipato che dopo lo spettacolo avrebbe avuto luogo una tavola rotonda e lì avrebbe tirato fuori i nomi dei responsabili dell’uccisione del giornalista Pablo Medina, suo amico.
La piece teatrale è stata naturalmente recitata in spagnolo e almeno io non riuscivo a comprendere completamente i testi ma i gesti e simboli erano così palesi e talmente significativi che si intuiva bene di cosa si stesse trattando.
Si parlava di Vera Democrazia quella aspirata e desiderata dal popolo paraguaiano e tragicamente distrutta dalla dittatura ed infine sostituita dalla pseudo-democrazia che tratta con la mafia locale; gli attori sono stati magistrali ed in particolare Sonia Tabita ha retto la scena come fosse una grande attrice affermata; grande Sonietta!
Durante la piece l’emozione è stata cosi grande che un po’ tutti abbiamo avuto le lacrime agli occhi; abbiamo compreso la sofferenza di questo popolo, l’ingiustizia sociale a cui è tuttora sottoposto: basta pensare alla discriminazione verso l’etnia più pura quella indigena dei guaranì, ai bambini che vivono per strada e spacciano cocaina, alle donne violentate e all’assenza di qualunque presidio sociale e sanitario rivolto alle fasce di popolazione più povera. Ci siamo alzati in piedi e abbiamo applaudito questi ragazzi, europei e sudamericani, che insieme si sono presi per mano e si sono inchinati per ringraziare. Ma siamo noi che abbiamo ringraziato loro per aver avuto l’onore di ascoltare e vedere tanto impegno, tanto amore e tanta sete di giustizia da avere il coraggio di gridarlo in faccia al potere. GRANDI RAGAZZI DI OUR VOICE.

Naturalmente dietro le quinte c’erano l’instancabile Pier Giorgio e Thomas che hanno registrato questo evento memorabile per la città di Asuncion che vive il sopruso e la violenza come situazioni ordinarie.

Dopo lo spettacolo hanno parlato alcuni giornalisti coordinati da MatiasGuffanti, responsabile Our Voice Sud America, come George Almendras (direttore di antimafia 2000 Uruguay) ed infine è arrivata la voce potente di Giorgio che ha fatto una precisa disamina dell’istruttoria per (che ha ricostruito con precisione i fatti storici, parlando delle oscure e pesanti responsabilità che si nascondono dietro l’assassinio di Medina, responsabilità che ancora oggi rimangono impunite. Ha citato una lista di nomi come snocciolare un rosario. Nominon solo di appartenenti al giro del narcotraffico, ma anche e soprattutto figure di stampo politico, come l’ex Presidente del Paraguay Horacio Cartes.
“In Paraguay non ci sta giustizia perchè la magistratura è corrotta oppure ha paura” ha tuonato Giorgio… e non so se questo problema riguarda solo il Paraguay.
La sera alla casa di Omar i ragazzi OV erano felici, sapevano di aver scritto una pagina nuova per questo paese, abbandonato da tutti. Si respirava aria di rinnovamento.

Per maggiori info: AntimafiaDuemila

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