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Giovanni Bongiovanni


Condividiamo questo scritto del carissimo amico Daniele Manca (Sardegna), dedicato al nostro presidente Giovanni Bongiovanni.

Grazie Daniele!

Guardalo, lui è un Soldato!

“Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi” (Luca 14)

Lui è Giovanni, presidente di FUNIMA INTERNATIONAL. Prendo lui come esempio perché calza a pennello in questo mio articolo, ma stesso discorso vale per qualsiasi altro presidente ONLUS, Attivista delle ONG di buona fede e valore, Combattente per i diritti umani o ambientalista o animalista!

Guardate lui. E guardate attentamente quelli come lui.
“Dai frutti riconoscerete l’albero“!
Non vedete i loro frutti?
Questi sono soldati, militari senza grado, semplici ma forti volontari.
Questi sono Soldati di Cristo e della Luce del Signore tutta!
Fu anche detto e scritto: “Non crediate che io sia venuto a portare la pace. No, vi dico, non son venuto a portare pace, ma la spada!”
Quale sarà mai la spada di Gesù, proprio lui che quando Pietro ne brandì una vera, gli ordinó di riporla nel fodero poiché chi di spada avrebbe ferito, di spada sarebbe perito? Questa spada è la stessa dell’Arcangelo Michele.
Questa spada è la Verga Spirituale dell’Amore incondizionato, incandescente, adatta all’impugnatura non dei guerrieri pluridecorati orgogliosi e vanagloriosi, ma dei semplici, dei buoni, dei giusti, dei disinteressati.

Ricordate Vittorio Arrigoni?
Egli era uno di questi soldati, ed è morto con in mano una spada.
Come Falcone e Borsellino.
Altri pagano col carcere, Asia Bibi mi viene in mente.
Altri più fortunati vivono e hanno modo di fare quanto loro permette il Signore, come Don Bosco o come Gandhi.

Guardate, ripeto, Giovanni ed i suoi occhi, sono gli occhi della vita.
E quella spada la impugnano ogni giorno.
Giovanni ha una missione, portare acqua e beni di prima necessità a popolazioni che non hanno nulla.
Guardate i suoi video, i suoi collegamenti via web, le sue iniziative nel sito di Funima.
È un soldato al fronte che annota tutto. E non se ne vanta.
Egli si occupa di guerra, la vita da civile non esiste. Quella vita comoda, del fate-bene-fratelli di chi parla bene nei salotti buoni e poi non fa nulla nel campo e non si sporca mai di fango.
Non sentirete mai da Giovanni – e da chi come lui – “Armiamoci e partite”… No, quest’uomo incarna un mito benevolo del Ronin senza méta, un benevolo samurai che cerca di sfamare quante più umili bocche possibili!
Diceva ardente di fede Don Milani: “Io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri“.
Ebbene, quella è la stessa patria del Bongiovanni, dell’Arrigoni, e di tutti coloro che oggi, ieri e domani si adoperano per evangelizzare il mondo e portare vita, cure, beni di necessità od un sorriso a chi non li ha mai conosciuti.
Si badi, il mio discorso non vuole essere religioso, ma spirituale e materiale insieme: Per evangelizzare intendo portare un pane caldo da dividere, poiché pane e vangelo, ve lo garantisco, in questo mondo sono la stessa e identica cosa.

Come ogni buon militare anche Giovanni conosce l’arte del dialogo, della mediazione, della diplomazia.
Come uomo, e come ONLUS ed ONG, sa bene che, almeno in questa dimensione, occorre rapportarsi al nemico: ignoranza, istituzioni (spesso tiepide, quando non vili o corrotte), politica e poteri forti.
Sedersi al tavolo con pubblicani e peccatori non è peccato, lo fece anche Gesù, se in un qualche modo può giovare ad ultimi e diseredati.
Questo Soldato col suo staff ed il suo carico di documenti stringe convenzioni, firma tratti nazionali, chiede concessioni e fa tutto quello che va fatto in questo complicato mondo di burocrazia, se e ma.
“Desto come Serpente e fausto come i colombi”.
Naturalmente, la spinta propulsiva ha la meglio.
E si torna al fronte.
Si torna ai villaggi sperduti, in altissime montagne o vallate senza acqua e rete elettrica.
Giovanni ed i suoi soldati camminano per giorni, dormono talvolta poco e male, rimangono isolati nel mondo.
Ma questo è un bene, loro sanno, perché dove vi è silenzio vi è pure il nostro Dio, e questa è la consolazione che sospinge a sempre nuove gesta.
Poi però ci sono anche le soddisfazioni, i momenti di festa, danza e gioco.
Giovanni gioca a pallone con sconosciuti e incorrotti bambini, poveri eppur ricchissimi, distribuisce quanto può e quanto altre persone di buon cuore hanno concorso a dare e fare per il bene di chi non ha fonti di sostentamento.
Sì, anche questo va messo in conto.
Anche questo fa parte della Guerra:
Chiamare alle “armi”, chiedere soldi alle genti per un bene superiore, quello dei fratelli in difficoltà, impegnarsi in raccolte fondi ed iniziative, in un turbinio di azioni concrete e preghiere fisiche a sostegno di quello che San Paolo chiamava “il Buon Combattimento”.

Non sto scherzando, fratelli e cari amici. Ovunque forze invisibili ci guidano e persuadono, chiedono, offrono ed aiutano.

Esistono forze negative che spingono all’odio, alla violenza, all’egoismo, all’edonismo sfrenato, al guadagno, alla truffa, alla corruzione, alla perdizione.
E anche chi ne è vinto o persuaso lo riconoscete dalle sue azioni.
Dio li converta e benedica, perché il male non vinca e dissipi anime nella perdizione; ma sappiate che forze opposte e celestiali spingono per la salute, per l’altruismo, per l’amicizia, la coesione, la giustizia, la divisione del pane e la distribuzione dell’acqua… Chi è da Dio, quel tipo di Soldato, lo riconosci subito allo stesso modo in cui anche i servi del male son palesi e riconoscibili.

Vi esorto e vi ripeto: Guardate questo soldato, Giovanni Bongiovanni, e quelli come lui. Osservate, meditate, deducete e determinate.
Questa lettera di San Paolo gli si perfettamente addice.
Cerchiamo anche noi, ognuno nei propri affari e secondo le proprie propensioni, di viverla ed incarnarla nella materia, perché ogni nostra vibrazione, emanandosi nell’ambiente, vivifichi e salvi anche sul piano fisico.

Daniele

“Fratelli, noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e, ciascuno per la sua parte, siamo membra gli uni degli altri. Abbiamo doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi: chi ha il dono della profezia la eserciti secondo ciò che detta la fede; chi ha un ministero attenda al ministero; chi insegna si dedichi all’insegnamento; chi esorta si dedichi all’esortazione. Chi dona, lo faccia con semplicità; chi presiede, presieda con diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia. La carità non sia ipocrita: detestate il male, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. Non siate pigri nel fare il bene, siate invece ferventi nello spirito; servite il Signore. Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera. Condividete le necessità dei santi; siate premurosi nell’ospitalità. Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia; piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non nutrite desideri di grandezza; volgetevi piuttosto a ciò che è umile.
(San Paolo ai Romani 12,5-16a)

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