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Torna a Jesi (AN), Paolo BORROMETI, dopo la notizia di un attentato sventato ai danni suoi e dei ragazzi della sua scorta, per presentare il suo libro, “Un morto ogni tanto”, che in meno di un mese dall’uscita è già alla quarta edizione. Un libro ed una voce, libera e critica, che hanno provato in ogni modo a censurare, ma senza riuscirci. Dopo la pubblicazione del libro, sono arrivati insulti, nuove minacce di morte, querele ventilate con sapore intimidatorio. Segni evidenti che la sua testimonianza, come sempre resa con carte e documenti alla mano, è vera e molto scomoda. Giornalista d'inchiesta serio e coraggioso, Paolo però non si ferma e continua a girare l’Italia per raccontare di mafiosi senza scrupoli votati dai politici, di deputati collusi, dello sfruttamento e della violenza che si nascondono dietro la filiera del pomodorino Pachino Igp, della compravendita di voti, del traffico di armi e droga, delle guerre tra i clan per il controllo del territorio. Di vicende che, partendo dalla Sicilia, riguardano tutto il Paese. C’è chi conta sul silenzio per assicurarsi l’impunità, ed è disposto a tutto per mettere a tacere chi rompe quel silenzio, ma Paolo Borrometi ci chiede al contrario di dare voce alle sue inchieste, per le quali ha messo e mette a rischio la sua vita, e di aiutarlo a diffondere ciò che qualcuno avrebbe voluto impedirgli di raccontare: “Non permettete, come stanno cercando di fare, che tutto possa passare nel dimenticatoio. Non permettetelo. Ne va della libertà di ognuno di Noi. Libertà, perché adesso basta: bisogna sapere cosa arriva sulle nostre tavole e quanto le mafie ci guadagnano, bisogna sapere di quei politici che sono in affari con i boss mafiosi, bisogna sapere che da Augusta e da Lentini parte la mafia peggiore, quella dei colletti bianchi e che arriva nelle più alte istituzioni del nostro Paese”. Paolo ci mette in condizione di sapere, sta a noi decidere da che parte stare.

Tratto da antimafia duemila.com

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