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L'amore per il prossimo, l'entusiasmo e la passione sono il motore dei volontari di FUNIMA International che, di anno in anno, sostengono e portano avanti preziose attività.

Tra queste, l’Usato Solidale.
Promuovere la cultura del riuso e del riciclo consente di agire sul sostegno sociale, rivolto alle fasce più deboli.
Raccontaci un pò di te.. Chi sei e dove vivi?
Mi chiamo Bruna Artioli e sono mamma di un vivacissimo bambino di otto anni. Abito a Reggiolo, nel cuore dell'Emilia, dove convergono svariate culture. Grazie alla passione condivisa per i viaggi, io e mio marito abbiamo avuto la possibilità di spostarci molto nel corso degli anni e ciò ci ha consentito di realizzare e toccare con mano le diverse realtà del mondo in cui viviamo. Abbiamo sempre scelto dei viaggi che ci permettessero di incontrare soprattutto le persone, e di cogliere la vera atmosfera di ogni posto. In questo modo, ci siamo scontrati anche con le contraddizioni del nostro mondo, con situazioni di povertà e terribile disagio, ma anche di molta indifferenza.
Ritornando alla quotidianità, di volta in volta, nasceva in me il desiderio di poter fare qualcosa di più. Un passaggio fondamentale è stato un viaggio a Calcutta, intrapreso da sola e la nascita di un figlio, che t’induce a guardare il mondo con gli occhi di un bambino indifeso.
Ho da sempre nutrito il profondo desiderio di solidarietà, dovevo solo trovare la direzione che mi consentisse di realizzarlo.
Come hai conosciuto FUNIMA International?
Ho conosciuto l'associazione durante uno dei seminari di Piergiorgio Caria, noto ricercatore. Ricordo molto bene il suo appello nel tirar fuori la nostra forza interiore per poter determinare un vero cambiamento, a partire dalle nostre vite.
Eravamo in molti, tutti sconosciuti, ma accomunati dal voler contribuire attivamente alle cause a favore del prossimo. Abbiamo scambiato i rispettivi numeri di telefono e le nostre mail, e da lì è iniziato un percorso comune di solidarietà. E' stato un concatenarsi di tante volontà.
Il volontariato si veste sempre di nuove idee, prospettive e azioni... Come nasce l'iniziativa del mercatino dell'usato?
Inizialmente, abbiamo imparato a conoscerci, a comprendere quali fossero le predisposizioni di ognuno, condividendo tante idee e iniziando ad occuparci di varie attività.
Ci venivano consegnati moltissimi borsoni di vestiario da amici e conoscenti, così Simona, amica e volontaria, ha suggerito l'idea dell'usato solidale. Ci dedicavamo all'allestimento dei banchetti, e grazie alla generosità di molti, abbiamo cominciato anche a ritirare del materiale più svariato. Abbiamo ideato un volantino in cui spiegavamo alle persone cosa raccoglievamo e nel giro di poco tempo, l'iniziativa è cresciuta e va avanti da ormai ben cinque anni, dando costanti frutti.
Le persone che donano ci aiutano due volte: la prima perché contribuiscono a raccogliere dei fondi, e poi perché donano oggetti che hanno valore e che noi offriamo a importi bassissimi, dando a chiunque la possibilità di acquistare.
Lo scopo della nostra iniziativa è quello di poter dare il nostro contributo e di far felici i bambini nostrani e i bambini lontani.
Quando allestiamo i banchetti, proponiamo degli importi bassi affinché ogni bambino che si avvicina possa acquistare un giocattolo in buone condizioni, ma che non potrebbe comprare in negozio. Per questo motivo il mercatino è anche un punto di riferimento per coloro che si trovano in situazioni di disagio economico.
Cosa offrono i banchetti?
Ci viene consegnato materiale di ogni tipologia, e in ottime condizioni, dagli abiti da sposa, a vestiti da sera, ad elettrodomestici ed oggettistica fragile.
Sui banchetti proponiamo vestiti e soprattutto giocattoli.
Il materiale ancora riutilizzabile viene proposto anche a negozi?
Si, consegnamo anche ai negozi. All'inizio ci siamo impegnati nel cercare quali potessero essere i punti più idonei, ed oggigiorno collaboriamo con un negozio molto grande di Modena, il cui nome è Ritrova.
Si tratta di un negozio dei frati francescani con finalità di recupero sociale e aiuto alle famiglie in difficoltà.
Lì consegnamo del materiale selezionato e di un certo valore.
Ci si accorge che con poco si può far molto, perché la costanza fa sì che i progetti e i risultati crescano di anno in anno.
Dobbiamo abituarci a pensare al prossimo, a guardare oltre la nostra sola famiglia, ad abbracciare una realtà più ampia.
Quali sono le parole chiave che racchiudono il progetto?
Prima di tutto la disponibilità, necessaria per cominciare.
Tanta umiltà. Tanta costanza, perché anche se i risultati sono piccoli, bisogna portare avanti nel tempo il progetto. E ovviamente l'unione, poiché solamente mettendo insieme la forza di tanti si può raggiungere un risultato.

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