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report15In questo anno l’associazione FUNIMA International ha visto consolidare i processi di cambiamento e rilancio avviati da due anni a questa parte per tener testa agli impegni intrapresi con i nostri progetti umanitari.
 
 
 
 
Quando è tempo di bilanci e di ripartenze rimettiamo nuovamente in discussione l’approccio verso il vasto mondo del sociale, cercando sempre maggiore incisività nei nostri territori, con un lavoro proteso verso la rete, la comunicazione alla cittadinanza e l’educazione nelle scuole: efficaci strumenti per definire basi solide, direttive future, cambiamenti sulla realtà e sulla coscienza civile, specialmente dei giovani. Lavoro ormai parallelo ed inscindibile dall’impegno umanitario delle fasce sociali disagiate.
 
Tutto ciò in un anno come il 2015, anno in cui la parola ha assunto nuovi significati. Dal Mare nostrum al mare Monstrum… il mare che ha ingoiato vite, opportunità; un anno in cui tra l’approdo di Lampedusa e gli scogli di Ventimiglia, ci siamo giocati il passato, il presente e il futuro. Perché nei volti di coloro che arrivano nel nostro paese, si legge la storia di un rapporto sbagliato e imperiale che il mondo dei forti e degli opulenti ha avuto ed ha con i paesi da cui queste persone scappano. Disposte a rischiare la vita pur di avere un approdo sicuro. Dal Cibo al Food. Ciò che si è celebrato a Milano, all’Expo, altro non è che l’altra faccia della medaglia di Lampedusa e Ventimiglia. “Nutrire il pianeta” ha recitato il titolo dell’Expo. Accettando la sfida del diritto per tutti al cibo e, quindi, della vita. Anche se ci saremmo aspettati ben altro. Che, ad esempio, contadini e coltura delle terre avessero il primo posto, che si fossero scoperte le carte del ruolo delle multinazionali che asserviscono popoli e nazioni, come accade ad esempio in Paraguay, paese in cui operiamo, e dove si insiste, spesso con violenza, che gli organismi geneticamente modificati, OGM, "sfamano il mondo", ovviamente ignari del fatto che questa infausta tecnologia applicata ai raccolti, sta aggressivamente distruggendo la biodiversità e lasciando i contadini e gli abitanti della  campagna, senza altra opzione che quella di ammassarsi nella capitale, in cerca di un nuovo lavoro, e riversandosi sulle strade con la propria famiglia…
 
Tra queste sfide globali scegliamo di unire le nostre forze per difendere i beni comuni, scegliamo la formazione dei giovani per farne dei cittadini liberi e consapevoli; scegliamo di consolidare le azioni progettuali per assicurare continuità per un futuro degno ed equo; scegliamo di lavorare insieme ad altri attori della società civile con cui si condividono ideali e sogni. È un percorso che richiede un forte impegno di tempo e risorse ma nel mondo odierno crediamo che questa sia l’unica alternativa.
 
Abbiamo quindi ulteriormente ampliato gli spazi di analisi e di intervento riconoscendo uno sforzo, ormai prioritario, ai tanti luoghi di sofferenza e di illegalità delle nostre società occidentali e del nostro Paese. I confini del “sud del mondo” sono ormai labili tanto che ogni realtà concepisce un suo “sud” ovvero nuove dimensioni di esclusione. Zone deboli volute dall’ingiustizia sociale, dalla disgregazione delle politiche, dal fallimento del capitalismo finanziario. L’assenza di prospettive, la disoccupazione, lo sfruttamento, le diseguaglianze, l’emigrazione, le nuove povertà, le mafie su sui si reggono molte economie sono dinamiche che minano profondamente la speranza delle nuove generazioni. Ed a partire da ciò crediamo che sia possibile, oltre la crisi, immaginare un nuovo modello di prosperità fondato sulla giustizia sociale e sulla sostenibilità ambientale.
In questa sfida siamo insieme e grazie ai volontari e ai sostenitori giungiamo alla relazione del nostro DECIMO anno di vita.
 
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