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Assassinato il nostro amico giornalista paraguayano Pablo Medina!

 

 

 

 

 


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Morte di un giusto
16 ottobre 2014
1016 medina iLa notizia dell'assassinio del giornalista paraguayano Pablo Medina ci lascia davvero attoniti e senza parole.
L'immagine del suo corpo crivellato dai colpi di fucile strazia la nostra anima perché assieme condividevamo la lotta contro le mafie, la corruzione, il traffico di stupefacenti e di organi. Pablo Medina è morto quest'oggi sotto i colpi di fucile sparati da due uomini armati fino ai denti. Colpi che ne hanno sfigurato il volto e massacrato il torace. Da anni era impegnato in una costante lotta anche per chiedere verità e giustizia per suo fratello, Salvador, anche lui giornalista e presidente della “Radio Comunitaria ñemity”, portavoce di una vera e propria campagna contro il sistema di corruzione del suo Paese, ucciso per mano mafiosa in un agguato.
Oggi la mafia ha colpito ancora. Un attacco violento avvenuto attorno alle due del pomeriggio. Pablo stava tornando da un servizio giornalistico e si trovava in compagnia di due persone. Uno di questi, al momento dell'attacco, è riuscito persino ad effettuare una telefonata. “Aiuto, aiuto, hanno sparato a Pablo” è riuscito a sentire Sixto Portillo, che aveva ricevuto la telefonata. Immediatamente è stato dato l'allarme, l'altro accompagnatore pure è stato ferito mentre Pablo Medina è rimasto ucciso. Dopo aver commesso il delitto i colpevoli sono fuggiti a piedi per pochi metri per salire su una moto e darsi alla fuga in direzione di una zona boscosa. Gli agenti di polizia hanno poi rinvenuto cinque bossoli di fucile 9mm. Da tempo Pablo Medina, corrispondente per Abc Color, stava compiendo denunce in particolare sul traffico di marijuana che stava crescendo nel dipartimento di Canindeyú mentre in passato aveva denunciato i malaffari dei boss legati al narcotraffico con la politica. Da oggi Pablo Medina non è più con noi. Un altro giusto che abbandona questa terra.
Assieme a tutta la sua famiglia, ai suoi cari, ai suoi amici noi ci stringiamo nel cordoglio per rendere onore alla sua memoria ed al suo coraggio.

Giorgio Bongiovanni e tutta la redazione di ANTIMAFIADuemila
Tratto da: www.antimafiaduemila.com

  

#JusticiaparaPablo
25 novembre 2014
1125 justiciaparapablo i
FUNIMA International ha preso parte nell'organizzazione della manifestazione per il giornalista Pablo Medina in Paraguay.

L'evento nasce per richiedere che sia fatta luce sull'omicidio del giornalista di ABC Color Pablo Medina e della giovane Antonia Almada, crivellati di colpi da sicari del narcotraffico lo scorso 16 ottobre 2014 mentre in macchina ritornavano da un servizio giornalistico. Chiediamo giustizia per tutti gli assassinii di giornalisti perpetrati dalla narcopolitica insediata nel paese. Per FUNIMA International la partecipazione in Paraguay dei nostri referenti locali e dei rappresenteanti dei gruppi operativi FUNIMA da tutta Italia.

Ieri sera siamo ritornati a casa dal Paraguay dopo dieci giorni di lavoro intenso giorno e notte, per lavorare alla manifestazione del 18 novembre “Justicia para Pablo” e per protestare contro l’omicidio del nostro amico giornalista Pablo Medina, che svolgeva indagini importanti sul narcotraffico per il suo paese.
Non poche difficoltà, ma anche soddisfazioni, ci ha lasciato questo viaggio, per gli importanti obiettivi raggiunti che ci stanno portando sempre più vicini alla verità sulla sua morte.
Non vogliamo rimanga una manifestazione fine a se stessa, ma l’inizio di una serie di azioni che non si fermeranno finché non verranno puniti gli esecutori materiali, ma anche i mandanti che si nascondono dietro questa e le altre indagini che svolgeva Pablo.

Un giornalista coraggioso per un paese che troppo spesso è abituato a tacere, un paese che, fino all’89, viveva sotto dittatura Stroessner e che oggi vive le repressioni di un sistema di corruzione ad alti livelli per una crescita economica che proviene anche da introiti del traffico di droga.
di Giovanni Bongiovanni


Per info e approfondimenti

http://www.funimainternational.org/news/dal-mondo/1203-paraguay-ucciso-il-giornalista-pablo-medina.html

 

Dove le contraddizioni sono l'unica regola
09 dicembre 2014

1203 contraddizioni iFrancesca e Marco, referenti di FUNIMA International per il gruppo operativo di Gubbio ci danno uno scorcio di Asunción mostrandoci il suo volto, e le sue contraddizioni. Durante la loro permanenza hanno visitato il centro Hijos del Sol del Sol e partecipato alla manifestazione per Pablo Medina, giornalista di ABC Color, testata nazionale, ucciso dai corpi dei sicari del narcotraffico.

Siamo nella città di Asunción, una delle grandi metropoli del cosiddetto “terzo mondo” dove immense ricchezze convivono con l’estrema povertà. Bambini piccolissimi vagano per le strade in cerca di qualche spicciolo da riportare a casa, quando una casa c’è. Adolescenti abbandonati a se stessi nel degrado dei rifiuti, in cerca di droga per calmare i morsi della fame. Bambine divenute donne troppo in fretta mostrano sui loro corpi i segni delle violenze subite dai maschi adulti. Su una delle vie principali di Asunción, Gran Via, la realtà sembra lacerarsi nello sguardo dei numerosissimi bimbi che vagano scalzi nel difficile slalom tra le automobili ferme al semaforo. Qui la realtà sociale che vediamo ci lascia senza parole. È al di fuori di ogni immaginazione umana. Nessun libro, nessun documentario, nessun racconto può davvero rendere l’idea della dimensione in cui vivono questi ragazzi e bambini che hanno fatto della strada la loro casa. Lussuosi SUV che sfrecciano per le strade fanno da sfondo ad esistenze estreme come quelle dei bambini di cui FUNIMA International Onlus si occupa proprio qui ad Asunción. Aggirandoti per le strade scopri che qui vige una legge a sé, una regola tacita che si basa sul diritto del più forte, che se vuoi vivere devi  necessariamente rispettare. Qui, come in altri Paesi definiti del “terzo mondo”, le contraddizioni sono l’unica regola. In questa giungla urbana che è Asunción trovare la coca cola è più facile e più economico che trovare dell’acqua in bottiglia; vedere grandi e lussuose auto sfrecciare indifferenti accanto a bimbi con grandi teste e corpicini piccoli a causa della malnutrizione, è la norma, così come vedere bambine di dodici anni che ignorano cosa sia l’infanzia, già incinta, che fissano l’asfalto con lo sguardo perso in un altrove lontano, forse sognando un modo migliore di sopravvivere, un modo che non sanno nemmeno immaginare. La vita, qui ad Asunción, per molti vale zero. A comandare è un sistema di illegalità diffusa che, come un cancro, agisce a tutti i livelli, a partire dalle istituzioni fino alle fasce più povere della popolazione, quelle che maggiormente ne vengono colpite. La ricchezza e la corruzione provengono entrambe da una economia criminale sommersa, basata sul traffico illegale di droga, soprattutto cocaina e marijuana, che avviene grazie a politici che proteggono narcotrafficanti locali e clan mafiosi che si spartiscono intere regioni del Paese. Gli stessi clan che sono implicati nell’omicidio del giornalista nostro amico Pablo Medina, ucciso nella regione di Curuguaty perché con le sue denunce e le sue inchieste giornalistiche da anni smascherava il malaffare e i politici che proteggono i grandi cartelli del narcotraffico. Accanto a questa economia sotterranea, le grandi multinazionali dell’agroalimentare strappano le terre ai contadini, terre che i governi corrotti vendono per pochi soldi alle grandi imprese occidentali portatrici di devastazione sociale e ambientale. Molti di questi contadini li ritroviamo accanto al Parlamento nazionale della capitale paraguaiana, riuniti in una grande favelas a cielo aperto che ora è la loro unica casa. Scampati alla furia dei divoratori capitalisti, hanno abbandonato le loro terre e stanno perdendo la loro cultura rurale, vero e proprio patrimonio nazionale che deriva dall’antica saggezza indigena del popolo Guaranì; l’emarginazione di questa classe sociale, costretta ad una rapidissima urbanizzazione, coinvolge pure l’infanzia di migliaia di bambini, figli loro, che vivono in strada cercando di racimolare qualcosa da riportare ai loro genitori che abitano nelle periferie, alcolizzati o drogati… genitori bambini… bambini genitori. Questa è una delle grandi tragedie qui ad Asunción dove il tasso di natalità è altissimo, dove nelle strade vagano e sopravvivono i bambini di nessuno. Piccoli esserini che hanno vissuto quelle esperienze crudeli che nessun bambino dovrebbe conoscere, che neppure gli adulti dovrebbero vivere. Bimbi ora adolescenti. Da un loro sorriso strappato puoi scorgere i loro denti malati. Dal loro passo lento e barcollante ti accorgi se hanno assunto alcool o hanno respirato colla o solventi, o se hanno fumato crack, diffusissimo proprio nelle fasce più deboli della società. Alcuni di questi piccoli mostrano segni di aggressività, altri si aggirano con occhi rossi in cerca di qualcosa che non sanno, forse un pezzo di pane, forse un po’ di droga per attenuare la fame, forse solo una carezza, un po’ d’amore, che per loro vale di più di ogni cibo. Si rimane attoniti di fronte a tanta sofferenza umana. I bambini convivono con cani e gatti randagi, smilzi, che si aggirano anch’essi come zombie in cerca di qualcosa da mangiare. Ciò che ti colpisce di questi bambini e di questi ragazzi è il loro sguardo che penetra l’anima quando senti che quegli occhi vogliono comunicarti qualcosa, vogliono raccontare la storia della loro esistenza, e ti colpisce accorgerti che in certi frangenti il loro passo spavaldo tradisce la fragilità del loro inferno quotidiano.
Storie di violenze e di esistenze estreme sono la normalità di un Paese che tuttavia possiede immense ricchezze naturali, acqua, petrolio, minerali preziosi. Un Paese in cui la classe media non esiste, in cui ciò che è pubblico, come l’istruzione o la sanità, è precario, un Paese in cui la mafia internazionale e il denaro compromettono la vita di milioni di persone. In Paraguay o sei ricchissimo o sei poverissimo. Qui in Paraguay sono tanti i bambini che sopravvivono degli scarichi che provengono dalle case di uomini ricchissimi, uomini che possiedono abitazioni protette da polizia privata armata fino ai denti e che conduco la loro esistenza dietro ad alte mura di cemento innalzate per rifugiarsi dai furti e dai criminali, o issate per non dover fare i conti con ciò che si presenta appena fuori. Queste mura, metaforiche barriere di separazione e indifferenza, sono le stesse che troviamo in mezzo alla popolazione che lavora in negozi e mercati, gente spaventata a morte e assuefatta alla rassegnazione, gente omertosa e quasi incapace di denunciare l’illegalità. Qui in Paraguay la condizione che accomuna la popolazione civile è l’indifferenza legata a decenni di sanguinaria dittatura fascista di Stroessner, e la paura che ostacola ogni possibile cambiamento.
In questo difficilissimo contesto sociale si inserisce il progetto “Hijos Del Sol” di FUNIMA International Onlus, coordinato e diretto da due splendide persone, Omar Cristaldo e Hilda Noguera, coraggiosi e amorevoli responsabili del nostro Centro dedicato al recupero e al sostegno dei bambini e dei ragazzi di strada. L’utilità dei loro gesti e del loro lavoro quotidiano viene riconosciuta dagli stessi fruitori del Centro, dove possono usufruire gratuitamente di pasti caldi, cure mediche, attività educative e scolastiche e, soprattutto, affetto, amore. Per questi ragazzi e bambini, una carezza è vitale e scalda il loro cuore. Si vede dai loro volti e dai loro sorrisi che l’affetto concreto di Omar e Hilda è fondamentale. Una parola di conforto, un abbraccio sincero, un pasto gratuito, un ricovero dove riposare e rifugiarsi da quel luogo maledetto che è la strada, è ciò che trovano nel Centro Hijos del Sol (“Figli del Sole”). È per questo che amano questo luogo e sono riconoscenti nei confronti di Hilda e Omar e dei volontari che operano lì.
Il corridoio che si trova all’ingresso del Merendero sembra un vero e proprio tunnel (quasi una “porta dimensionale”!) che separa questo luogo accogliente e sicuro dall’inferno della strada. Questo Centro rappresenta la loro stabilità e la loro famiglia, una prospettiva tranquilla per bambini di tutte le età e ragazzi che condividono le stesse storie di esistenze difficili. Storie di quella che qui è ordinaria follia. Il Centro di FUNIMA International Onlus rappresenta un’alternativa culturale e sociale concreta per la vita di centinaia di bimbi e adolescenti che lo frequentano. Un modo tangibile ed efficace per dare speranza e luce d’amore alle loro fragili vite, per portare sorrisi e visioni di un futuro differente dal tragico presente che sono costretti a vivere.

Per info sul progetto HIJOS DEL SOL clicca subito qui!
http://www.funimainternational.org/progetti/nuovi-progetti/18-uncategorised/776-hijos-del-sol-attivita-per-il-recupero-dell-infanzia-di-strada.html
1203 contraddizioni

 


 

Riportiamo di seguito gli articoli pubblicati sul sito della redazione ANTIMAFIAduemila che sta seguendo il caso www.antimafiaduemila.com


La scomparsa di Angela Medina madre di Pablo
14 Gennaio 2015

medina angela

Oggi 14 Gennaio, alle 19:00 circa, è deceduta la madre del giornalista Pablo Medina, Angela de Merici Velázquez de Medina, a seguito dell’operazione al cuore che ha dovuto subire di urgenza.La signora Angela ha avuto una vita difficile e sofferta, il suo cuore non ha retto al dolore dei suoi tre figli uccisi dalla mafia, l’ultimo di loro, Pablo, appena tre mesi fa.

Noi di AntimafiaDuemila siamo vicini alla famiglia Medina, alla figlia di Pablo, Dyrsen, per questo nuovo lutto che ha colpito loro in pochi mesi.
di Giorgio Bongiovanni

 

 

 

 

Solo "cambi di poltrona" per i poliziotti vincolati all’omicidio Medina
di AMDuemila - 13 gennaio 2015

lopez arruaLa procura della Polizia Nazionale paraguayana ha richiesto un rapporto dettagliato del periodo in cui Francisco Sinecio López Arrúa, ex ufficiale della Sezione Investigación de Delitos, di Ypejhú svolgeva le sue funzioni oltre ai rapporti sugli agenti in servizio lo scorso 16 ottobre, giorno dell’omicidio Medina-Almata.
 Secondo le dichiarazioni di Arnaldo Cabrera, ex autista di Vilmar Acosta, Francisco Sinecio López Arrúa (in foto), avrebbe allertato Acosta sull’imminente perquisizione nella sua proprietà, favorendo in questo modo la sua fuga.

Lo scorso 30 dicembre il comandante della Polizia Francisco Alvarenga ha disposto importanti sostituzioni ai vertici della polizia del Dipartimento di Canindeyú, proprio per i forti sospetti su alcuni funzionari di aver “aiutato” gli autori dell’assassinio di Medina e Almada, e di aver cercato successivamente di “congelare” le indagini. 
In realtà alcune di queste sostituzioni, tra cui quella dello stesso Sinecio, non sembrano aver limitato il potere dei funzionari “sospettati” poiché ricoprono ruoli comunque di grande importanza. Come ad esempio il Dipartimento di Eventos Deportivos (adesso diretto da Sinecio) la Sezione del Orden y de la Seguridad del Dipartimento di San Pedro (adesso occupata da Juan Barúa, ex capo della División de Investigación de Delitos di Canindeyú), la Dirección de la Justicia Policial (diretta adesso da Ramón Víctor Palma, che ricopre addiritura un incarico superiore al precedente).
Anche il commissario Celso Zelaya, che era il capo della polizia del Dipartimento di Alto Paraná e Canindeyú, adesso è sempre capo della polizia ma di Caaguazú, malgrado non abbia mai fatto niente contro il crimine organizzato. Lo stesso senatore Luis Alberto Wagner ha denunciato che la Polizia di Canindeyú aveva uno schema di riscossione di tangenti ai narcotrafficanti.
Inoltre il comandante Alvarenga, era già stato informato dalla Commissione Bicamerale del Congresso, che nel ‘feudo’ (il Dipartimento di Canindeyú) della deputata Cristina Villalba, i suoi subalterni ricevevano mazzette mensilmente da parte dei narcotrafficanti ma non aveva disposto nessun procedimento disciplinare a carico di quei poliziotti negligenti, colpevoli di favoreggiamento o corrotti.

 Le cifre del narcotraffico nel distretto di Canindeyú
Basta dare uno sguardo ad alcuni dati della lotta contro il narcotraffico in queste zone per capire che giudici e magistrati di queste circoscrizioni hanno ceduto alla forza del denaro sporco. Si stima che nel solo dipartimento di Canindeyú il giro d’affari del narcotraffico si aggira attorno ai 400 milioni di dollari annuali, sufficienti per corrompere chiunque.
La droga sequestrata nel 2014 tra Foz de Iguazú (Brasile) e Ciudad del Este (Paraguay) è aumentata in modo sorprendente rispetto al 2013, la cocaina del 275% e la marijuana di un 56%. Le cifre confermerebbero quindi l’allarmante aumento del traffico di droga nella zona della Triplice Frontiera (Brasile, Paraguay e Argentina), controllata dalle organizzazioni criminali brasiliane Comando Vermelho (CV) e Primer Comando Capital (PCC).

narcos paraguay


Le indagini continuano sull’asse Paraguay-Brasile

Il magistrato Sandra Quiñónez, titolare delle indagini sull’omicidio Medina fino al prossimo 15 Gennaio, e il magistrato addetto agli Affari Internazionali, Juan Emilio Oviedo, hanno trasmesso alla polizia federale del Brasile tutti i dati a loro disposizione sul clan Acosta, caratteristiche fisiche, impronte digitali e ordine di cattura internazionale, come convenuto lo scorso 16 dicembre durante la loro riunione a Brasilia con il direttore della Polizia Federale del Brasile, Rogerio Viana, e il Procuratore Generale Javier Díaz Verón. La Quiñonez, punto di riferimento per la polizia brasiliana è affiancata nelle indagini dai magistrati Lorenzo Lezcano e Cristian Roig.

 Vilmar Acosta visto a Canindeyú
Abitanti della zona di Itanará, dipartimento di Canindeyú, lungo la frontiera con il vicino Brasile, avrebbero visto in più occasioni l’ex sindaco di Ypejhú, Vilmar “Neneco” Acosta, ma nessuno osa denunciarlo, nè tanto meno avvertire gli agenti di polizia per timore a rappresaglie.
La Polizia Nazionale sarebbe stata in possesso di questa informazione, ed è precisamente uno dei motivi delle sostituzioni di agenti del Dipartimento citato, appunto per la mancanza di risultati concreti. Inoltre, la compagna di Neneco, Patricia Claudelina Giménez, avrebbe portato una certa somma di denaro fino al nascondiglio di Neneco. Il denaro sarebbe frutto della vendita di alcuni capi di bestiame, tenuti nella proprietà dei suoi genitori, con i quali la donna abita, e della cui vendita si sarebbe occupata Francisca Acosta, sorella di Vilmar.

 Trasferiscono giudice sul caso Medina
Il giudice Carlos Martínez, incaricato dalla Corte Suprema di indagare sull’omicidio del giornalista Pablo Medina e di Antonia Almada, a partire del 31 gennaio non apparterrà più alla circoscrizione di Curuguaty e passerà a svolgere le sue funzioni a Salto del Guairá.  Secondo alcuni mezzi stampa Martinez, firmatario dell’ordine di cattura nazionale ed internazionale di Vilmar e Wilson Acosta, e loro nipote Flavio Acosta, avrebbe rifiutato diverse richieste della deputata ‘colorada’ María Cristina Villalba e del governatore di Canindeyú Alfonso Noria Duarte, come l’archiviazione del procedimento a carico di Pablo Jara, funzionario colorado, processato per narcotraffico e che adesso vuole candidarsi a sindaco di Curuguaty, appoggiato dal discusso attuale  governatore.
Alcune fonti non ufficiali sosterrebbero che il trasferimento sia il risultato delle pressioni della mafia di Canindeyú, perché Martinez sarebbe un ostacolo per i loro affari.

 “Figlioccio” del clan Villalba all’antinarcotici
Il vice commissario Aquiles Villalba è stato nominato capo regionale dell’Antinarcotici della Polizia del Dipartimento di Amambay, a Pedro Juan Caballero. L’ufficiale è il figlioccio politico del clan Villalba, che comanda nella zona.
Dopo l’omicidio Medina, l’ufficiale è stato segnalato appunto come “figlioccio” di Carlos “Cabrito” Villalba, sindaco di La Paloma del Espíritu Santo e fratello di Cristina Villalba, entrambi legati al clan Acosta.
Aquiles Villalba è sospettato di garantire protezione ai gruppi di narcotrafficanti che operano nella zona di Canindeyú. Ieri ha presso possesso della sua nuova carica all’Antinarcotici in sostituzione del commissario Venancio Benítez. Tanto Villalba come l’attuale capo di Investigaciones di questo Dipartimento, commissario Ever Molinas, sono considerati anelli di congiunzione vicini ad alti esponenti del crimine organizzato che operano a Canindeyú, San Pedro e Amambay. Negli ultimi mesi diversi membri della Sezione facente capo Ever Molinas sono stati accusati di aver imposto pesanti mazzette a membri di un gruppo di narcotrafficanti della frontiera.


Salvador Medina, pioniere dell’antimafia in Paraguay

23 Dicembre 2014
A 14 anni di distanza dall’assassinio del giornalista fratello di Pablo

di Jorge Figueredo

0109 salvador medina iIl 5 gennaio del 2015 ricordiamo il 14º anniversario dell'assassinio del giornalista Salvador Medina per mano della Criminalità Organizzata. L'autore materiale dell'omicidio, il sicario Mylciades Mailyn, è stato condannato a 25 anni di carcere, mentre i mandanti della sua morte non sono mai stati cercati, processati, e tanto meno condannati. I veri mandanti sono rimasti impuniti.
Tanto Salvador Medina quanto suo fratello, il giornalista Pablo Medina - recentemente assassinato dalla mafia – sono stati uccisi perché denunciavano in modo costante l'azione criminale dei clan mafiosi legati al narcotraffico, alla politica, alla deforestazione e alla corruzione. I fratelli Medina, con la loro penna e la loro voce, hanno cercato sempre di diffondere la verità, di lottare per una vera giustizia, e soprattutto di risvegliare la coscienza della gente che ancora oggi vive prigioniera della paura, del potere corrotto, del consumismo e del sistema criminale che prevale nel mondo, e il Paraguay non è un’eccezione.  
La società paraguaiana è per la maggior parte consumistica, affaristica, indifferente ed egoista, e questa caratteristica si accentua ancora nelle festività natalizie. Migliaia e migliaia di persone di ogni credo, razza e condizione sociale affollano come zombie i centri commerciali con la sola ossessione di comprare, consumare e spendere denaro; un rito annuale dove per ricordare il Natale è condizione vitale spogliarsi dei molti o pochi soldi che abbiamo guadagnato durante l`anno. Un traffico infernale nelle strade, persone che in preda all’ansia circolano disordinatamente, senza alcun rispetto per le regole del traffico, in fretta per arrivare non si sa dove, pensando solo a loro stesse e alle loro famiglie, noncuranti di chi sta attorno a loro e tanto meno dei gravi problemi che viviamo attualmente nel nostro paese, come lo è appunto l'infiltrazione del crimine organizzato e della mafia dentro lo Stato e la sua espansione a tutta la società paraguaiana.   
Tuttavia la vita di Salvador Medina rappresentava la faccia opposta di quella società, lui era un uomo impegnato nella comunità in cui viveva per smascherare i criminali che agivano al margine della legge e che erano anche responsabili della distruzione della vita stessa. Salvador Medina denunciava attraverso la radio coloro che abbattevano i boschi e trafficavano impunemente il legname ed i trafficanti di droga che già allora - inizi del 2000 - inondavano di droga la zona di Capiibary, Dipartimento di San Pedro, e tutta la regione di Canindeyú. Già allora esistevano indizi e prove che a favorire i mafiosi, a dare loro garanzie per commettere i loro delitti, senza essere disturbati da nessuno e tanto meno essere arrestati o processati, erano alcuni politici appartenenti principalmente ai partiti tradizionali: Colorado e Liberal.  
Salvador Medina è stato un pioniere nella lotta contro la mafia paraguaiana. Un pioniere nello smascherare e mettere a nudo con le sue denunce la connivenza del narcotraffico con la politica. Lui lo faceva frequentemente nel programma radio che dirigeva in una radio comunitaria di Capiibary.  Inoltre, negli anni 1999 e 2000 collaborava con suo fratello Pablo Medina - già allora corrispondente del quotidiano ABC Color di Asunción. Era lui infatti a passare i dati a Pablo, il quale li elaborava per poi pubblicarli. Tutte le informazioni che Pablo scriveva sulla stampa della capitale riguardo le attività illecite del crimine organizzato, Salvador le trasmetteva con determinazione nel suo programma radio settimanale.   
Riportiamo un frammento dell’intervista che ci rilasciò qualche tempo fa Pablo Medina parlandoci di suo fratello: "Salvador Medina fu nominato direttore della radio Ñemity per disposizione del Consiglio di Amministrazione. In quel periodo, cercò di impostare in un certo senso il ruolo che spetta alle radio comunitarie, e concretizzò allo stesso tempo il proprio ruolo nelle attività sociali della comunità. Essendo uno studente esperto nella carriera di Diritto ed anche conoscitore della lingua guaranì, la sua attività era propriamente investigativa ed era anche il nesso con me, come giornalista di un mezzo stampa a grande tiratura nella Repubblica. Questa collaborazione generò situazioni abbastanza preoccupanti, in particolar modo per quei personaggi vincolati alla mafia organizzata che si era stabilita nel distretto di Capiibary. Salvador era in possesso di dati sulle attività illecite di vari gruppi di delinquenti organizzati, soprattutto trafficanti di legname e di marijuana, diventò un punto di riferimento importante a cui prestare particolare attenzione per i soggetti che si muovono nel sottobosco della delinquenza. La sua presa di posizione era ben definita, perché era cresciuto nella difesa dei valori umani. Era quindi il cronista più vilipeso di tutti dentro l’emittente radio, ed era quello che i mafiosi identificavano come nemico e che poteva diventare un alleato perfetto per la società, e debilitare o scoraggiare quindi, in qualche modo, la presenza della mafia nella città di Capiibary”.  
Il miglior modo di ricordare l'omicidio di Salvador Medina è cercare di seguire il suo esempio. Salvador Medina non solo affrontò i mafiosi con la sua penna o la sua voce, ma è stato anche una testimonianza di vita, come dovrebbero essere gli esseri umani, se vogliono vincere un giorno la mafia e vivere in una società dove prevalgano gli alti valori della giustizia, della pace e dell'amore. Lui era un uomo umile, semplice, solidale, che amava il prossimo e la sua comunità tanto intensamente da donare ciò che aveva di più prezioso: la sua vita. Lottò come un don Chisciotte solitario contro i mafiosi, perché non voleva che nel Paraguay si consolidasse lo Stato-mafia. Salvador Medina sognava che le future generazioni potessero godere delle enormi ricchezze che possiede questo paese. Ricchezze mal distribuite e che continuano ad essere il migliore brodo di coltura che permette al crimine organizzato di infiltrarsi e di ramificarsi in tutta la società che, arrendevole, lo accetta e lo legittima.   
È ora che i paraguaiani si indignino per la morte di persone giuste come Salvador Medina, Santiago Leguizamón e Pablo Medina, l'ultimo martire. È ora che si indignino e pretendano sia fatta luce sugli assassini, i responsabili devono pagare per le loro azioni e scontare la loro condanna, sono personaggi vincolati alla narco-politica che si è radicata nel paese ormai da decenni. Urge allora una rivoluzione civile e culturale in Paraguay. Se non avviene un cambiamento rivoluzionario, anche all’interno delle strutture politiche, sociali e culturali, questo paese non ha futuro. Ogni uomo e donna paraguaiano onesto deve essere protagonista e dare il proprio contributo. La forza degli ideali non muore mai. La storia dell'umanità è costellata da piccoli gruppi di uomini capaci di generare rivoluzioni, e questo tempo non è l'eccezione.
Tutti uniti, i cittadini che amano il Paraguay escano nelle strade e nelle piazze. Alziamo la nostra voce contro la mafia, il crimine organizzato e la corruzione nelle università, nei sindacati e nelle organizzazioni civili e sociali. Abbandoniamo la nostra consueta passività ed il nostro conformismo, ormai radicati nella nostra cultura, ed avviamo insieme un processo di cambiamento rivoluzionario, informandoci, acquisendo conoscenza sulle attività mafiose, non solo del nostro paese, ma di tutta la regione e del mondo, e costituiamo una forza civile, diventiamo militanti sociali che mirano ad espellere la mafia dallo Stato, dalla società, per costruire una nuova società umana.  
Questa è la sfida che abbiamo tutti, Salvador Medina e Pablo Medina hanno già compiuto la loro missione, ci hanno insegnato il cammino della lotta contro la mafia. Ora tocca a noi, anche se facendo il nostro dovere dovessimo perdere la vita. Se ci impegniamo con totalmente in questa guerra contro il male, allora ci potremmo considerare veri compagni di ideali dei giusti che sono caduti.  



Smantellata la cupola della polizia di Canindeyù per inoperosità nel caso di Pablo Medina

di AMDuemila - 5 gennaio 2015
0109 carmen garcete iLa mancanza di risultati concreti nella ricerca dei latitanti coinvolti nell’omicidio del giornalista Pablo Medina e della sua assistente, e le connessioni tra l’ex sindaco di Ypejhú, Vilmar Acosta, mandante dell’omicidio, e gli agenti della polizia stessa, hanno spinto il Ministero dell'Interno e il Comando della Polizia Nazionale a disporre importanti sostituzioni ai vertici della polizia del Dipartimento di Canindeyú (circa duecentomila abitanti).
Sarebbe stato rilevato infatti un rallentamento significativo delle indagini e sembrerebbe che poco o niente sia stato fatto per disarticolare la mafia che ha ordinato l’omicidio del giornalista.

Secondo la stampa paraguayana alcune forze politiche, tra cui il governatore ‘colorado’ di Canindeyú, Alfonso Noria Duarte, e la deputata dello stesso Dipartimento, Maria Cristina Villalba, avrebbero esercitato pressioni, appellandosi persino al ministro dell’Interno Francisco de Vargas, per evitare lo smantellamento della cupola della polizia locale e ‘congelare’ le indagini sull’omicidio del giornalista. Come già noto, l’efferato crimine è stato attribuito al clan di Vilmar Acosta, ex sindaco di Ypejhú, considerato il principale ‘figlioccio’ politico della deputata e del governatore.

La sostituzione più significativa riguarda la ‘quarta sezione’ di polizia (Canindeyú e Alto Paraná) dove il commissario generale José del Carmen Garcete (in foto) ha sostituito il direttore Ramón Víctor Palma, il quale è stato nominato direttore della Justicia Policial, di cui Garcete era titolare.
A capo della Polizia del dipartimento di Canindeyú è stato invece nominato Silvio Solabarrieta, al posto di Celso Manuel Zelada, trasferito alla prefettura di di Caaguazú.  
Carlos Vera Maidana è stato sostituito da Héctor Ramón Amarilla, nominato a capo de la sezione “Orden y Seguridad”.
A dirigere la División de Investigación de Delitos di Canindeyú è stato designato Luis Alberto Barrios, al posto di Juan Barúa.
Le nuove nomine sono state rese pubbliche durante una conferenza stampa alla presenza del ministro dell’Interno Francisco de Vargas e del capo generale della polizia.
Destituito dal suo incarico anche l’ufficiale ispettore Francisco Sinecio, capo della Sección Investigación de Delitos della prefettura di Ypejhù, trasferito ad altra sede.

Le sostituzioni sono avvenute a circa due mesi e mezzo dall’attentato che è costata la vita a Pablo Medina e alla sua assistente Antonia Almada. Effettivamente era alquanto singolare che nonostante i numerosi fatti di sangue accaduti nella regione, l’intera struttura della polizia non avesse subito ancora alcun cambio, malgrado fosse stata dimostrata più volte la grave ‘infiltrazione’ politica nella giustizia. 
È ormai noto infatti, che membri della Polizia Nazionale hanno connessioni dirette con potenti narcos che fanno riferimento ai boss Fahd Yamil e Líder Cabral.
Lo stesso autista di "Neneco", Arnaldo Capraia López, arrestato lo scorso 8 dicembre, ha dichiarato che l’ispettore López Arrúa informò telefonicamente Vilmar Acosta che la sua proprietà sarebbe stata perquisita. Allerta che permise Acosta di fuggire in tempo dalla zona.

Ad ogni modo questi ‘spostamenti’ sembrerebbero il classico gioco dello “scambio di poltrone” poiché le persone destituite continuano ad occupare cariche rilevanti se non addirittura migliori.

CONFERMATO IL DIALOGO TELEFONICO TRA CRISTINA VILLALBA E NENECO
Dalle indagini risulta che la conversazione tra Vilmar “Neneco” Acosta e la deputata ‘colorada’ Cristina Villalba avvenuta due giorni dopo l’omicidio Medina, sarebbe stata di circa 12 minuti. 
La telefonata fu effettuata alcuni minuti dopo la perquisizione da parte delle autorità della proprietà di ‘Neneco’. A quanto sembra Vilmar Acosta chiamò da Ypejhú alla Villalba che si trovava a La Paloma, entrambe località appartenenti al Dipartimento di Canindeyú, ad un certo punto la comunicazione si interrompe e successivamente fu la Villalba a richiamare Acosta.
La deputata invece ha sempre dichiarato di avere sentito Acosta soltanto per un minuto è si è sempre giustificata asserendo che Vilmar Acosta fa parte del suo schieramento politico e quindi hanno soltanto “un rapporto istituzionale”.

INTENSA RICERCA DI NENECO IN BRASILE
In seguito alla visita in Brasile del Procuratore Generale dello Stato del Paraguay, Javier Díaz Verón, per sollecitare la collaborazione della giustizia brasiliana nella ricerca dei latitanti Vilmar e Wilson Acosta, e il loro nipote Gustavo, la Polizia Federale del Brasile avrebbe intensificato le ricerche dei latitanti. Infatti secondo alcune fonti Vilmar Acosta si sarebbe rifugiato a Paranhos o San Pablo (Brasile).
Lo scorso 27 dicembre Díaz Verón, per dimostrare la concreta collaborazione del Paraguay con il Brasile, ha ratificato la richiesta di ‘reciprocità’, dopo la cattura in territorio paraguaiano e successiva estradizione di un capo del PCC, Luis Claudio Machado, alias “Marreta”, uno dei latitanti più ricercati dalla giustizia del Brasile. Adesso tocca alla giustizia brasiliana rispondere con la stessa determinazione.

Secondo alcune fonti, il narcotrafficante sarebbe stato visto passeggiare tranquillamente durante queste festività per le vie di Pindoty Porá, distretto di Corpus Christi, frontiera con la città di Sete Quedas (Brasile), dove lo scorso 28 e 30 ottobre avrebbe rinnovato la sua patente. Eppure la polizia paraguaiana ancora ‘non riesce a trovarlo’.
La stessa fonte ha dichiarato che Wilson Acosta sarebbe stato visto, con il fucile alle spalle, nella zona di Cerro Guy, distretto di Ypejhú, dove la famiglia Acosta possedeva due centri di elaborazione di marijuana.

Se da una parte c’è chi è fortemente impegnato a tenere alta l’attenzione sulle indagini dell’omicidio Medina, è anche vero che nella zona di Canindeyú non rimane più niente delle pattuglie, posti di blocco e mezzi della Senad e della Polizia, insediatisi subito dopo l’agguato.



La narcopolitica che ha ucciso Pablo Medina


di Osvaldo Cáceres Encina

medina jajohecha iL’anno 2014 lascia un triste vuoto nel giornalismo nazionale con l’omicidio di Pablo Medina, corrispondente di ABC, e di Antonia Almada.
Chi ha avuto la possibilità di conoscere Pablo, sa che è stato un uomo che amava il suo lavoro, e che non sentiva il bisogno di diventare "vittima" o "star" di questo mestiere.
Ho avuto l’opportunità di frequentarlo spesso quando le autorità indagavano sulla morte di suo fratello Salvador.  
Non si è mai servito del suo lavoro per esercitare delle pressioni, tuttavia era persistente e determinato nella pretesa di giustizia che in qualche modo trovò quando condannarono uno degli assassini di suo fratello.  
Era una sua caratteristica quella di mostrarsi gentile e rispettoso quando ci visitava nella redazione centrale di ABC Color, e anche quando ci chiamava per richiedere dei dati sulle autorità giudiziarie e poliziesche che operavano nella zona.  
Un lavoro silenzioso che non abbiamo saputo comprendere forse nemmeno noi, i suoi stessi compagni, Pablo mise a nudo una realtà che cominciava a flagellare il nostro paese: l'incursione della mafia e del narcotraffico nella politica.  
Le sue pubblicazioni descrivevano una realtà che continua ad inquinare il nostro paese e spiegavano come la mafia radicandosi negli organi di potere imputridisce il Paraguay.  
Le sue denunce furono eclatanti, ma gli sono costate molto caro. Troppo per la sua famiglia, per il giornalismo, per tutta la società e per lui stesso.  
Una vita è andata persa, quella di un grande giornalista, un difensore del suo paese e soprattutto una grande persona.  
Si sa cosa è successo a Pablo, perché lo hanno ammazzato ed i presunti autori. Ma soltanto uno - l'anello più debole, seppure a conoscenza di molta informazione - è stato arrestato.  
Nessuno fino ad oggi ha pagato alcun conto in ambito politico per avere sostenuto le candidature a sindaco di una città di gente legata al narcotraffico. Fin quando non si porrà rimedio a questo stato di cose, non ci sarà giustizia per Pablo e Antonia.  
Per sempre, caro amico. Grazie di tutto.

Fonte: abc.com.py



La sfida: cercare il bene comune

di Rafael Montiel - 28 dicembre 2014  

medina fiaccolata iIl collega Pablo Medina regalò un sorriso ai sicari prima che lo crivellassero di colpi lo scorso 16 ottobre.  
Secondo alcune pubblicazioni, prima dell'esecuzione, il coraggioso giornalista, esempio di professionalità in Curuguaty, ha avuto una reazione nobile, identificandosi ai suoi boia, i quali, per tutta risposta, completamente privi di coscienza e scrupoli, si sono limitati ad adempire all'ordine del suoi capi narcopolitici aprendo il fuoco contro il gesto di umanità del corrispondente di ABC e della giovane Antonia Almada.  
Possiamo immaginare il Natale che hanno trascorso i genitori di Pablo, sua moglie e i suoi figli. Rimangono vivi i suoi ideali, la sua allegria e l'ottimismo. Ben al contrario dei fuorilegge senza Patria, lui trasmetteva i nobili ideali di vedere un paese migliore, libero del crimine organizzato connivente con la politica e con i poteri dello Stato.  
Pablo - già allora minacciato - venne a San Juan Bautista, Misiones, nel maggio del 2001, chiamato dall’allora  capo di redazione di questa testata, Juan Luis Gauto, per sottrare dallo scenario il nostro collega ed alleggerire la forte pressione su di lui.
Già allora Curuguaty era minata di delinquenti che sottomettevano la popolazione. Le autorità erano complici, era più facile mettersi dalla parte dei criminali che fare rispettare le leggi della Repubblica. Pablo ha vissuto in mezzo alla corruzione, all'impunità ed alle talpe.
A seguito dell'assassinio, che a quanto risulta dalle indagini, era stato premeditato, con violenza ed accanimento, emergono le sfide per il 2015, la prima la detenzione e il processo penale degli autori morali e materiali.  
Ma anche la necessità di rinnovare la giustizia che i magistrati hanno la responsabilità di applicare, e mettere dietro le sbarre i corrotti, i ladri, i mercanti della politica, i contrabbandieri, i sicari e i delinquenti.  
Le massime autorità giudiziarie devono risanare le proprie file affinchè ogni giudice agisca conforme alle leggi, senza sottomettersi o lasciarsi intimidire dal crimine organizzato.  
La classe politica ha l'obbligo morale di sanzionare chi ha macchiato negativamente il nome dei propri schieramenti politici,  poiché la politica è un'attività di servizio e di ricerca del bene comune.

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Fonte: www.abc.com.py



Giornalisti nel mirino, nel 2014 in centoventotto uccisi nel Mondo

In America Latina, 27 i caduti, con il Messico Paese più a rischio
di AMDuemila - 27 dicembre 2014

giornalisti nel mirino iE’ un anno terribile per l’universo della stampa. Il bilancio del 2014 parla di 128 giornalisti uccisi in tutto il mondo, distribuiti in 32 Paesi. E c’è da considerare che l’anno ancora non è finito. Guardando al fronte latino americano, dove appena lo scorso 16 ottobre si versavano lacrime per la morte del giornalista paraguaiano Pablo Medina, vittima di un agguato mentre si trovava in auto con la sua assistente (deceduta anche lei), nell’intero continente a cadere sono stati in ventisette. Il triste primato dei Paesi più colpiti spetta al Messico, ma i professionisti dell’informazione sono caduti anche in Brasile, Colombia, El Salvador, Honduras, Perú ed appunto Paraguay. Giornalisti spesso uccisi in quanto denunciavano con fermezza i rapporti tra Narcos e politica, e la corruzione ai più svariati livelli. E va evidenziato come spesso, nell’esercizio del proprio lavoro questi professionisti siano privi di protezione con l’incolumità che viene spesso messa in gioco.
Medina, che con la nostra testata ha a lungo collaborato, era tra questi ed aveva raccolto prove sul traffico di marijuana contro il clan di Vilmar Acosta, ex sindaco di Ypejhù (Paraguay) ritenuto mandante dell’omicidio. Nel resto del mondo i reporter caduti mentre effettuavano il proprio mestiere spesso erano impegnati in zone di guerra. Sedici giornalisti sono stati uccisi in Israele durante l’offensiva militare a Gaza, 13 in Siria, 12 in Pakistan. L’Iraq ha il quarto posto nella lista dei paesi più pericolosi, con 10 giornalisti uccisi, immediatamente seguita dall’Ucraina che occupa la quinta posizione nella funerea classifica, con 9 giornalisti morti in servizio. Raggruppando i caduti per continente il Medio Oriente è la regione più mortifera per la professione con ben 46 giornalisti assassinati, davanti all’Asia (31), l’America Latina (27), l’Africa (14), e l’Europa (10).



Omicidio Medina: Commissione bicamerale chiede rapidità investigativa
di AMDuemila - 20 dicembre 2014

danese conversa brasilAlcuni membri della Commissione bicamerale del Congresso che indaga sull’omicidio del giornalista Pablo Medina e della sua assistente, la giovane Antonia Almada, si sono riuniti, tra gli altri, con il ministro dell’Interno Francisco de Vargas, il procuratore generale Javier Díaz, il capo della polizia Francisco Alvarenga, il titolare della Senad Luis Rojas.
La Commissione ha chiesto alla Polizia e alla Procura maggiore celerità negli esiti delle indagini e il presidente della bicamerale, il senatore ‘colorado’ Arnoldo Wiens, ha affermato di avere coordinato delle operazioni congiunte tra Polizia e Procura ma di non poter dare ulteriori dettagli. Dal canto suo, il procuratore Javier Diaz ha relazionato il suo recente viaggio in Brasile per incontrare il collega paraguaiano Rodrigo Janot esprimendo la sua soddisfazione per l’accoglienza e l’attenzione riservata a lui ed ai suoi accompagnatori, come i magistrati Sandra Quiñonez e Juan Emilio Oviedo.
Díaz ha fatto presente a Rodrigo Janot che Vilmar ‘Neneco’ Acosta e il suo clan hanno forti vincoli politici in Brasile, lo ha informato dettagliatamente delle prove che gravano su Vilmar Acosta nell’omicidio Medina, sottolineando come a seguito di questo attentato la narcopolitica è emersa con prepotenza in Paraguay, al punto che un ministro della Corte Suprema, Victor Núñez, ha dovuto dimettersi, seppure continui a negare qualsiasi vincolo nella faccenda. Ha inoltre informato il suo collega riguardo le importanti dichiarazioni dell’autista di Acosta, Arnaldo Cabrera, recentemente arrestato.
Intanto la Camera ha approvato la legge contro il narcotraffico che prevede la repressione della produzione e del commercio di stupefacenti, oltre alla confisca dei beni dei narcos da parte dello Stato.

Piena collaborazione nelle indagini

La polizia federale del Brasile ha promesso piena collaborazione nel caso Medina e ha chiesto al paese vicino, il Paraguay, tutti i dati a disposizione riguardanti i profughi vincolati all’omicidio del giornalista. Successivamente creeranno un apposito gruppo di lavoro per cercare i fratelli Vilmar e Wilson Acosta, nonché il loro nipote Flavio Acosta, sui quali pende ordine di cattura internazionale.

Politico brasiliano nega vincoli con Vilmar Acosta

L’ex deputato e attuale governatore di Mato Grosso do Sul, Reinaldo Azambuja, ha negato qualsiasi vincolo con Neneco Acosta e annuncia azioni giudiziarie in Brasile per danno alla sua immagine. Il senatore paraguiano Arnoldo Wiens, portavoce della Commissione bicamerale, ha detto che esiste una “profonda amicizia” tra Azambuja e Vilmar Acosta. Lo stesso autista di Acosta ha menzionato il politico nelle sue dichiarazioni: “In diverse occasioni ho visto il politico brasiliano Reinaldo Azambuja a casa di Neneco, era sempre accompagnato da altri politici brasiliani, veniva speso anche Ramoa Acosta (consigliere municipale)”.

In foto: l'ambasciatore Sergio Franca Danese dialoga con il Procuratore generale Javier Díaz Verón



Il Senato blocca giudizio politico contro ministri della Corte Suprema

di AMDuemila - 16 dicembre 2014
I senatori hanno convocato una conferenza stampa per dare l’annuncio. Sono stati 17 i voti contro il processo politico a carico dei tre ministri della Corte Suprema di Giustizia, in questo modo non si è raggiunto il quorum necessario per procedere.
La senatrice Mirta Gusinky, che appoggia il blocco, ha detto: “Non appoggiamo la scelta del giudizio politico in quanto non condividiamo le condizioni in cui è maturato e che riteniamo non corrette. Il processo politico non presuppone l’impegno serio di avviare una vera trasformazione della giustizia dove l’eventuale rimozione di ministri è una componente, ma non la priorità”, e ha aggiunto “Abbiamo dei sospetti che il giudizio politico nasconda altri interessi”.

Oggi incontro del Procuratore Generale del Paraguay con il collega del paese vicino
Il Procuratore Generale Díaz Verón si incontra oggi con il collega brasiliano Rodrigo Janod. La posizione di Díaz, che sarà accompagnato da Sandra Quiñónez e Juan Emilio Oviedo, è dimostrare con carte alla mano che Vilmar Acosta è nato ad Ypejhù, e quindi cittadino paraguaiano, seppure successivamente abbia acquisito anche la cittadinanza brasiliana, e quindi, se trovato nel loro territorio, deve essere estradato o espulso. Chiederà inoltre che siano intensificate le ricerche.

Poliziotti di Ypejhù indagati per presunta protezione al clan Acosta
La polizia sta indagando sulla posizione di tre agenti sospettati di aver favorito la fuga di “Neneco” Acosta dopo l’omicidio Medina-Almada. Si tratta del commissario Roberto Alfonso, capo della prefettura di Ypejhù, l’ufficiale ispettore Francisco Sinercio López ed il sottufficiale Nelson Pera, il quale risulterebbe proprietario di un albergo a Curuguaty. Tutti sono accusati di proteggere il clan Acosta.
Lòpez, in particolare, è sospettato di aver allertato telefonicamente Neneco, ore dopo l’agguato, che la sua tenuta Dos Naciones sarebbe stata perquisita.          
Il pomeriggio del 16 ottobre, giorno del duplice omicidio, López si recò nel luogo dell’attentato insieme ad altri agenti di polizia per i rilevamenti del caso, come dimostrano le foto di repertorio. L’analisi delle intercettazioni telefoniche sarà determinante per costatare se c’è stata o meno comunicazione tra l’ufficiale ispettore ed il sindaco.

Autista Neneco: uscii da nascondiglio per timore di essere ucciso
Arnaldo Cabrera López, l’autista di Vilmar Acosta ed uno dei killer di Medina, arrestato recentemente, ha dichiarato che era stato avvertito che il suo padrone lo stava cercando e quindi è uscito dal suo nascondiglio, nella zona Americano Cue, dove era stato accompagnato lo stesso giorno dell’agguato da Reinaldo Ramón Balcázar, un funzionario municipale di Ypejhú, dietro richiesta dello stesso Neneco. Reinaldo risulta coinvolto nell’omicidio di Julián Núñez, ex sindaco di Ypejhú, di 47 anni. Il 1° agosto del 2014 cadde crivellato dagli spari di sicari degli Acosta, mentre usciva dall’università. La sua colpa: voler candidarsi nuovamente a sindaco di Ypejhú. Tutta la cittadinanza preferì guardare altrove, tranne Medina.
La vedova di Nuñéz, Fanny Fernández, ha ammesso che se non fosse stato per il delitto Medina l’omicidio di suo marito sarebbe rimasto impunito. Ha ricordato la promessa di Pablo che avrebbe continuato a seguire il caso di suo marito “fino alla morte”.

Il potere indiscusso degli Acosta
La testimonianza dell’autista Arnaldo Cabrera e gli elementi raccolti finora dimostrano il controllo ed il potere esercitato nel territorio dal clan Acosta: “Nessuno ad Ypejhù osava denunciarli o contrastarli, perché contavano con l’appoggio di gente importante ed influente – ha spiegato – Tutti si piegavano ai piedi di Vilmar, altrimenti si faceva la fine peggiore”.

Foto: @jaguatapy



Arrestato uno degli assassini di Medina, autista di “Neneco” Acosta

di AMDuemila - 10 dicembre 2014

cabrera lopezArnaldo Javier Cabrera (in foto), un sicario dell’ex sindaco di Ypejhù, Vilmar Acosta, è stato catturato l’8 dicembre nel suo nascondigilio tra i monti che circondano Canindeyú, esattamente a circa 15 km dalla tenuta “Dos Naciones” di proprietà della famiglia Acosta Marques. All’operazione che ha portato all’arresto ha partecipato anche il Gruppo Speciale di Operazioni (GEO).
Da oltre un mese viveva nei monti, senza contatti con il suo capo, lo avrebbe abbandonato e si troverebbe insieme alla famiglia in Brasile.
Ha confessato di essere uno degli autori materiali dell’omicidio del giornalista dell’ABC Color, Pablo Medina, e della sua assistente Antonia Almada. Ha confermato inoltre che Acosta decise di ucciderlo durante la festa del suo compleanno, lo scorso 13 luglio, “perché Medina lo stava danneggiando politicamente, e Neneco stava già pensando alla ricandidatura. Disse che avrebbe portato suo fratello Wilson dal Brasile per l’attentato” e ha aggiunto “Diceva sempre che era stanco della persecuzione di Pablo Medina, e lui e la sua famiglia nutrivano un odio viscerale nei suoi confronti, principalmente quando Vilmar e suo padre, Vidal Acosta, finirono nel carcere di Coronel Oviedo nel febbraio del 2011, dopo che nella tenuta di famiglia “Dos Naciones”, furono ritrovati resti umani, di probabili vittime del clan”.
Cabrera ha raccontato ai giudici Lorenzo Lezcano e Sandra Quiñónez di aver conosciuto Vilmar due anni fa. Successivamente, nel 2013, era stato nominato autista del Municipio di Ypejhù e Acosta gli avrebbe concesso una casa dove abitava con sua moglie e tre figli. “Neneco era molto temuto nella zona, nessuno poteva dirgli di no, altrimenti ci minacciava di portarci a Cerro Guy”, dove si trova appunto la tenuta, Dos Naciones.
Ha aggiunto che Acosta manteneva costanti riunioni con politici paraguaiani, come la deputata Maria Cristina Villalba e il governatore di Canindeyú, Alfonso Noria Duarte.
Secondo quanto ha dichiarato, sarebbe stato lui a sparare con una pistola calibro 9mm, insieme a Wilson Acosta, che avrebbe utilizzato un fucile calibro 12.
Il terzo sospettato di aver premuto il grilletto, Flavio Acosta, secondo quanto ha dichiarato l’autista, si sarebbe limitato a inseguire Medina da casa sua al dipartimento dove si era recato per un servizio giornalistico poco prima dell’agguato.
La famiglia dell’arrestato è stata prelevata e portata in una località protetta.

Una nuova persona coinvolta
L’autista ha affermato inoltre che dopo il duplice omicidio, lui e Wilson furono prelevati dalla scena del crimine da Lorenzo Acosta, di 35 anni, un altro fratello di Vilmar e Wilson che al momento non era neppure sospettato, ma che di fronte alle nuove accuse, i pm a carico del caso, Sandra Quiñónez, Lorenzo Lezcano e Cristian Roig, potrebbero imputare oggi stesso.

L’omicidio Medina rivoluziona la vita politica in Paraguay
Questa l’affermazione del Ministro degli Interni, Francisco De Vargas, che si è congratulato con il Commissariato di Ypejhú  per l’arresto di Cabrera. Secondo il ministro l’omicidio Medina ha accelerato diversi processi, come il giudizio politico contro alcuni ministri della Corte e il fermo impegno di perseguire ed individuare nomi vincolati al narcotraffico.
La Camera dei Deputati procederà a nominare i pm che si occuperanno del giudizio politico contro i ministri della Corte Suprema di Giustizia: Miguel Bajac, Sindulfo Blanco e César Garay Zuccolillo. L’articolo della Costituzione Nazionale prevede che il giudizio politico deve realizzarsi in caso di “mancato compimento delle funzioni, reati commessi nell’esercizio delle loro cariche istituzionali o per reati comuni”. Sindulfo Blanco ha detto che querelerà chi lo accusa e ha minacciato di raccontare molte cose sui politici che chiedono favori alla Corte.
Continua comunque la lotta interna per cercare di fermare il giudizio politico anche all’ultimo momento.

Richiesta al Brasile cattura di “Neneco”
Il procuratore generale dello Stato, Javier Díaz Verón, ha affermato la sua intenzione di viaggiare in Brasile per incontrare il procuratore generale di questo paese e richiedergli di intensificare la ricerca dell’ex intendente di Ypejhú, Vilmar Acosta.
Tutto indica che Neneco abbia attraversato il confine, dove ha rinnovato la sua patente di guida (gode della doppia nazionalità, paraguaiana e brasiliana) e adesso sarebbe nascosto nelle zone rurali di Sete Quedas.

La rete delle ‘narco-connessioni’
Dai documenti raccolti in Paraguay, Brasile e Stati Uniti, sms e intercettazioni telefoniche da parte della Senad emerge che politici e narcotrafficanti formano una intricata rete in cui il potere si interseca con l’affare della droga.
“Sostienimi per diventare deputato e vedrai in azione un onorevole degno di tale nome!”, ecco uno dei tanti sms inviati dall’attuale deputato Bernardo Villalba al capo del ‘Primer Comando Capital’ (PCC), Carlos Antonio Caballero, alias “Capilo”, oggi in carcere. Era il 13 febbraio del 2011, circa un mese prima delle primarie interne del Partido Colorado, e l’ex giudice di Pedro Juan Caballero iniziava a preparare la propria candidatura per le elezioni generali del 2013.
Villalba ha cercato di negare di avere chiesto appoggio al narcotrafficante, ma dalle intercettazioni risulterebbe che gli avrebbe addiritura chiesto 5.000$USA per finanziare la campagna elettorale.
Una rete di enormi proporzioni di cui è facile in alcuni momenti perdere il filo delle connessioni che vincolano importanti capi narcos con politici.

Contrabbando di tabacco in Messico arricchisce il Presidente del Paraguay
Tabesa, azienda di proprietà del presidente Horacio Cartes distribuisce sei delle marche di sigarette che più si vendono illegalmente in Messico.
Molte delle confezioni sequestrate dalla Cofepris (Commissione per la protezione contro i rischi sanitari) riportano la scritta: “Prodotto da Tabacos del Este SA.” Indirizzo: Ybyrá Pita e Mandarinas-Villa Conavi II, proprio la proprietà di Horacio Cartes. Uno degli uomini più ricchi del Paraguay.
La Cofepris ha lanciato l’allarme che i suoi prodotti alimentano le organizzazioni criminali, danneggiano economicamente le finanze dello Stato e tengono in scacco qualsiasi tentativo di ridurre il consumo di tabacco principalmente tra adolescenti e bambini, per il basso costo delle sigarette, 10 pesos a confezione, dopo quelle asiatiche, i pacchi di sigarette paraguaiani sono i più popolari.
Un altro dato che fa riflettere: le fabbriche paraguaiane producono 67 miliardi di sigarette l’anno, mentre tra la popolazione interna si registrano meno di 3 miliardi di fumatori. Dove va a finire il resto delle sigarette prodotti dall’‘imperatore del fumo’, come Cartes viene definito? Sicuramente nel mercato nero.


Riproponiamo il video dedicato al nostro fraterno amico Pablo Medina, rieditato con nuove immagini della vita del giornalista assassinato barbaramente lo scorso 16 ottobre dalla mafia paraguaiana

video medina


Caso Medina, giudizio politico contro tre ministri della Corte Suprema
di AMDuemila - 6 dicembre 2014

ministri
Durante una conferenza stampa, il presidente della Camera dei Deputati, Hugo Velázquez, insieme ad altri capigruppo della maggioranza, ha ufficializzato la convocazione di una sessione straordinaria per il prossimo 10 dicembre per avviare il giudizio politico contro alcuni magistrati, ministri della Corte Suprema di Giustizia: Sindulfo Blanco, César Garay Zuccolillo e Óscar Bajac. Tra gli accusati si trovava anche Victor Núñez, presidente della Corte, che si è dimesso martedì scorso.
Velázquez ha affermato di aver preso tale decisione perché è responsabilità della Camera di nei confronti della cittadinanza procedere ad una riforma corretta del Potere Giudiziario.
Uno degli accusati, Sindulfo Blanco, ha affermato che “finalmente avrà la possibilità di difendersi” ed ha aggiunto che “ci sono molte falsità e gravi intromissioni in affari di competenza esclusiva del Potere Giudiziario”. Blanco ha comunque ammesso di aver ottenuto la carica che occupa attualmente attraverso alcune irregolarità: “volevo un premio alla mia lunga carriera giudiziaria”. Tra le contestazioni nei suoi riguardi anche quella di aver affidato delle  cariche ai suoi due figli e anche sua moglie. Uno dei figli, a sua volta, ha collocato sua cognata come Capo dell’ufficio generale di verifica ed esecuzione dei contratti del Potere giudiziario.

Esiti della perizia su cellullari, proiettili e computer
Sono stati consegnati al giudice penale della città di Curuguaty, Santiago Núñez, nipote dell’ex presidente della Corte Suprema, Víctor Núñez,  gli esiti della perizia forense effettuata su 5 cellullari, proiettili, armi, il computer di Medina ed altri ritrovamenti rinvenuti nelle circa  30 perquisizioni effettuate dopo l’omicidio del giornalista e della sua assistente Antonia Almada. È stata consegnata anche la trascrizione delle intercettazioni telefoniche
I cellullari e alcune armi erano stati trovati durante la perquisizione della proprietà di Vilmar “Neneco” Acosta, ex sindaco di Ypejhú, nel Dipartimento di Canindeyú, mandante dell’omicidio.

Alcuni degli imputati si dichiarano innocenti
Tre imputati per l’omicidio si sono presentati a prestare dichiarazioni dinnanzi al giudice di Canindeyú, Cristian Roig: Eliodoro Ramón Ibañez, Fermín Ponciano e Cecilio Ramoa. Tutti e tre hanno negato ogni coinvolgimento e assicurano avere dei testimoni che non si trovavano nel luogo dell’attentato lo scorso 16 ottobre, e che conoscevano Medina solo di vista e a Neneco unicamente attraverso la stampa.
Ricordiamo che gli altri imputati, Vilmar Acosta, suo fratello Wilson Acosta e suo nipote Flavio Acosta, risultano al momento latitanti

Proseguono le indagini della Senad
Da canto suo la Senad (Segreteria Nazionale Antidroga) sta analizzando e raccogliendo tutti i dati delle indagini che hanno visto coinvolti politici, dietro richiesta della Procura, al fine di
di collaborare nelle indagini di denuncia da parte della Commissione di Lotta contro il narcotraffico del Senato su presunti vincoli tra narcotrafficanti e deputati. Tra questi compare D’Ecclessis, deputato con dei familiari stretti a quanto pare legati al narcotraffico. Uno zio e un cugino furono arrestati per traffico di cocaina negli Stati Uniti. Suo fratello è stato in carcere in Uruguay, nel 2005 un aereo da turismo con 600 kg di marijuana è precipitato nella proprietà degli D’Ecclessis, dove l’anno dopo sono stati sequestrati circa 200 kg di cocaina.
Curiosamente il ‘narcoaereo’ in questione fu ‘liberato’ per ordine del giudice Carlos Sosa Vera e due piloti lo portarono a Pedro Juan Caballero. Poche settimane dopo lo stesso aereo ‘precipitava’, ma questa volta carico di cocaina, intercettato dall’allora magistrato Arnaldo Giuzzio e dalla Senad. I piloti erano gli stessi che portarono l’aereo a Pedro Juan Caballero, uno di loro figlio del presidente della Sezione Colorada della stessa città e figlio dell’ex deputata Vedova Villaalta.

In foto da sinistra: Sindulfo Blanco, César Garay Zuccolillo, Víctor Núñez e Miguel Oscar Bajac


Si dimette il presidente della Corte Suprema Víctor Núñez
La sorella dell'assassino di Pablo Medina, "Neneco" Acosta, consigliere al municipio di Ypejhù
di AMDuemila - 2 dicembre 2014
nunez victorIl ministro della Corte Suprema di Giustizia, Víctor Núñez (in foto), si è dimesso. Una decisione presa prima che il Congresso approvasse un giudizio politico per toglierlo dall'incarico. A darne notizia è David Ortiz, dell'ufficio Comunicazione della Corte stessa. Il caos politico contro il Ministro è esploso in particolare dopo che questi aveva denigrato le inchieste giornalistiche di Pablo Medina. Lo scorso nunez-dimissione-doc18 novembre, durante la manifestazione in memoria del giornalista di Abc Color, il direttore della rivista ANTIMAFIADuemila, Giorgio Bongiovanni, dinnanzi alla televisione nazionale aveva chiesto a Víctor Núñez di dimettersi. “Signor ministro si dimetta - aveva detto con forza - Io credo più al mio amico Pablo che diceva che lei è amico dei narcos che non che Pablo scrivesse falsità. Lei offende la costituzione del suo paese”. 
giorgio dyrsen  Il direttore Bongiovanni sul palco insieme a Dyrsen Medina, figlia di Pablo e i familiari del giornalista assassinato

Nel Paraguay transitano 20mila kg di cocaina al mese

Tre miliardi e settecento milioni di dollari all'anno. E' questo il guadagno stimato per difetto da parte del narcotraffico in Paraguay. Numeri impressionanti che si dividono tra la produzione di cocaina e marijuana. Per la prima si parla di ventimila chili prodotti in un mese (240mila all’anno) rivenduti a diecimila dollari al chilo per guadagni medi che arrivano nei 365 giorni a due miliardi e 400 milioni di dollari. Anche per la marijuana i guadagni sono incredibili con una produzione che si sviluppa su sedicimila ettari coltivati in un anno che portano ad una produzione di 4mila chili di raccolto per ogni ettaro. In totale vengono così prodotti 64 milioni di chili rivenduti al costo di 20 euro al chilo che fruttano ben un miliardo e trecento milioni di dollari all'anno. Gli organi dello Stato non riescono a sequestrare nemmeno il 4% di questa enorme produzione. In base ai calcoli, perciò, grazie alla droga i narcos sono in grado di raccogliere in dieci anno ben 37 miliardi di dollari.
Un quantitativo di soldi talmente grande in grado di permettere a questi criminali di comprare dieci elezioni generali, dieci governi, quasi tutte le banche del Paraguay, ed altro ancora.
E' così che negli anni i narcotrafficanti sono riusciti ad infiltrarsi, nelle istituzioni, all'interno delle Forze Armate e della Polizia riuscendo a raggiungere un potere decisionale e di gestione minando di fatto il sistema repubblicano e democratico del Paese.
Anche questi aspetti venivano denunciati dal giornalista Pablo Medina, ucciso per mano della mafia criminale. Una morte che si aggiunge all’omicidio del giornalista Santiago Leguizamón ad opera di capi mafiosi e militari narcos di Amambay, e a quello del Ministro della Senad, generale Ramón Rosa Rodriguez.

Individuate oltre 13.000 kg di droga nella zona dove è stato ucciso Medina
Nell’ambito dell’operazione antidroga “Oñondivepa 7” che è stata svolta congiuntamente dalla Polizia e dal Senad è stato possibile recuperare nella zona sud del Dipartimento di Canindeyù un ingente quantitativo di marijuana, ben 13 tonnellate, proprio come più volte sottolineato dallo stesso Medina nelle sue inchieste. E'quello il territorio del clan Acosta Marques, tra i distretti di Curuguaty, Villa Ygatimí e Ypejhù, a Canindeyù. Un sequestro che si aggiunge alle tante tonnellate già distrutte negli ultimi giorni.

Veicoli, droga e sigarette, gli affari dei politici nelle città di frontiera
L’omicidio di Pablo Medina ha fatto ricordare al Paraguay che i politici delle località lungo il confine con il Brasile e i loro protettori, ben radicati nelle alte sfere, sono sempre stati legati ad affari sporchi: furto e contrabbando di veicoli negli anni passati e adesso traffico di droga e sigarette. La maggior parte dei politici del dipartimento di Canindeyù si è fatto strada attraverso “l'autotraffico” (traffico di veicoli rubati) e lo stesso è valso per i rappresentanti del Partito Colorado. In passato il sistema consisteva nell'acquistare decine di automobili, camion, autobus, trattori rubati dal paese vicino e venderli in tutto il territorio del Paraguay. Militari e polizia, addetti a difendere la sovranità territoriale, ricevevano la loro “parte” per guardare altrove, come avviene ancora oggi. Molti di questi politici sono adesso in pensione, altri invece, come Carlos Villalba López, alias “Carlos Cabrito”, occupano ancora posti di potere e hanno connessioni con le attività delittuose più in voga attualmente: contrabbando di sigarette e traffico di ogni tipo di droga verso il Brasile. “Carlos Cabrito” è l’“eterno” sindaco del distretto di La Paloma, fratello dell’attuale deputata Cristina Villalba, presunta “madrina” dei narcotrafficanti. Secondo dati forniti dalla Polizia e dalla Senad, sarebbe Carlos Villalba a gestire il contrabbando di sigarette e ci sono prove che tonnellate di droga attraversano il confine “mimetizzate” tra il tabacco.

Eclatante ascesa economica
Il potere e il controllo dei Villalba nelle attività illegali lungo la frontiera si è stessa negli ultimi anni in tutta la Regione. Dopo l’omicidio di Pablo Medina si è sparsa con insistenza la voce della presunta protezione della “regina” (la deputata Cristina Villalba) e di suo fratello “Carlos Cabrito” nei riguardi di Vilmar “Neneco” Acosta. Ed è chiaro che il potere politico di cui godono e i loro affari hanno reso lauti guadagni, in modo particolare ai dirigenti del Partito Colorado, che mantiene la propria egemonia in quasi tutti i distretti della zona. E al momento resta da chiarire come l’attuale governatore di Canindeyú, Alfonso Noria, sia riuscito a costruirsi una mansione valutata in 3 milioni di dollari.

La Camera di Deputati non agisce con membri accusati di narcotraffico
Intanto nessun procedimento disciplinare è stato adottato contro Marcial Lezcano, Bernardo Villalba e Freddy D’Ecclesiis fin quando non ci sia una richiesta specifica dal Tribunale.
I tre erano stati accusati durante il plenum del Senato dal senatore Arnaldo Giuzzio di avere contatti con i narcotrafficanti. Le loro campagne elettorali sarebbero state finanziate con denaro illecito.

Omicidio Medina-Almada: militare interrogato per presunta protezione a “Neneco”
Per quanto riguarda le indagini sull'omicidio Medina-Almada nei giorni scorsi il colonnello Felipe Orrego, sospettato di coprire la latitanza di Vilmar “Neneco” Acosta, è stato interrogato dal pm Sandra Quiñónez.
Il colonnello è stato allontanato dalle sue funzioni e messo a disposizione della Giustizia Militare che ha avviato un’indagine sul suo conto per verificare il suo coinvolgimento nel favorire la fuga dell’ex sindaco di Ypejhú. Orrego riuscì ad avvertire Acosta dieci minuti prima che le forze di polizia facessero irruzione nell’abitazione dove era nascosto, e favorì la sua latitanza facendolo nascondere nel distaccamento militare di Ypejhú.
Secondo il magistrato, il colonnello Orrego ha fornito un elemento clave per confermare l’accusa contro Vilmar Acosta come mandante dell’omicidio. Avrebbe fornito i recapiti telefonici che Acosta utilizzava, seppure erano a nome del suo autista Arnaldo Cabrera, anche lui coinvolto nel duplice omicidio. Uno dei telefoni in questione è lo stesso utilizzato prima, durante e dopo l’attentato per gestire l’operazione. Quiñónez è stata chiamata a riferire davanti alla Commisione Bicamerale del Congresso, formata da tre senatori e tre deputati, istituita appositamente per seguire il caso dell’omicidio Medina e fermamente intenzionata a individuare la relazione esistente tra crimine organizzato e istituzioni dello Stato. E forse non è un caso che tra le persone sospettate di vincoli con il latitante Vilmar Acosta troviamo la deputata “colorada” Cristina Villalba e suo fratello, sindaco di La Paloma, Carlos Villalba.

Sorella di Vilmar Acosta consigliere al municipio di Ypejhù
La sorella del mandante dell’omicidio di Pablo Medina, Francisca Acosta, ex tesoriera nello stesso comune, potrebbe diventare consigliere municipale nella città di Ypejhù. Il sindaco attuale, Emigdio Morel, ha subito denunciato il fatto e inoltrato richiesta di intervento da parte de la “Contraloría General de la Repubblica (CGR). Una fonte certa di ABC Color ha indicato che Morel sarebbe stato minacciato da Vilmar Acosta al non essere state rispettate le direttive del clan Acosta e non aver scelto Jorge Ferreira come sindaco. “Neneco” Acosta si sarebbe contrariato anche per le denunce presentate alla “Contraloría” per irregolarità nell’amministrazione comunale. Sembrerebbe a tutti gli effetti che “Neneco” pretende ancora imporre la sua volontà anche da latitante.

Carovana per Pablo Medina e solidarietà dei giornalisti di tutto il mondo
Nel giorno in cui Pablo Medina doveva compiere 57 anni, una lunga carovana di macchine e motociclette ha marciato lungo alcune vie di Asunción. Giornalisti, cittadini comuni, scrittori, cantanti, musicisti, filosofi hanno dato vita alla Carovana della Libertà, come è stata definita, rivendicando a grande voce un paese senza narcopolitica e una maggiore celerità per trovare i colpevoli.
Ma non è solo il Paraguay ad essersi mobilitato. Durante un seminario sulla droga che si è svolto nella capitale del Senegal, organizzato dalla Segreteria contro le droghe e il Crimine organizzato delle Nazioni Unite e dell’Unesco, è stato presentato il caso Medina, mentre una suo foto veniva mostrata sullo schermo gigante. Giornalisti di tutto il mondo, Africa, Italia, Francia, Brasile, Paraguay, e altri, radunatisi per l’occasione hanno espresso la loro solidarietà e la loro condanna per l’omicidio, sottolineando che purtroppo casi simili stanno avvenendo nei paesi africani.


Mafia-Politica: il connubio paraguaiano


di Jorge David Figueredo - 1° dicembre 2014
figueredoDopo l'assassinio del giornalista Pablo Medina e della sua assistente Antonia Almada per mano di sicari al servizio della mafia - uno dei presunti mandanti sarebbe l'ex sindaco della città di Ypejhu, Vilmar "Neneco" Acosta – si è sollevata nell’opinione pubblica la questione riguardante politici appartenenti a vari partiti, specialmente a quelli tradizionali, colorado e liberale, nonchè giudici, pubblici ministeri, poliziotti e funzionari di gran parte delle istituzioni pubbliche, che sarebbero vincolati al crimine organizzato e alla mafia.   
Questo tipo di denunce, che vedono le autorità politiche, giudiziarie e parlamentari legate al narcotraffico e ad altre attività illecite non è una novità in Paraguay. Già ai tempi della dittatura del Generale Alfredo Stroessner (1954-1989) era noto che i prestanome dello Stronismo accumulavano fortune attraverso attività illecite, curando affari con mafiosi radicati sia all'interno che all’esterno del territorio nazionale. Da questo tipo di interazione e connivenza, secondo studiosi del crimine organizzato in Paraguay, è nata tutta una classe sociale nota come borghesia fraudolenta che, fino ad oggi, controlla il potere politico, economico e gestisce perfino la politica culturale del Paraguay.
La morte del giornalista antimafia ha risvegliato dal letargo tutti quei cittadini che desiderano vivere in un paese libero dal narcotraffico, dalle armi, dagli agro-tossici, dalla deforestazione e da ogni sorta di delitti commessi dai mafiosi nel territorio. Solo dal 1989 al 2013 hanno assassinato 115 contadini secondo il documento Chokokue, una minuziosa investigazione portata avanti dalla Coordinatrice di Diritti umani del Paraguay (Codehupy).   
Secondo l'investigatore Hugo Valiente, la stessa mafia che ha ucciso Medina ha ucciso anche questi contadini. Vale a dire che dietro questi morti, fino ad oggi rimasti impuniti, c'è il potere criminale.    
Possiamo affermare che esiste un prima e un dopo rispetto alla morte di Pablo ed Antonia nella storia della lotta contro la mafia in Paraguay.  Le organizzazioni civili e sociali hanno incominciato a mobilitarsi permanentemente esigendo giustizia per tutte le persone uccise dalla mafia. Ma non dobbiamo rimanere passivi con le braccia incrociate di fronte all'avanzare del crimine organizzato che non solo si è infiltrato nei tre poteri del Paese, ma ha creato anche delle basi per convivere con settori deviati dello Stato.   
Per questo motivo, non dobbiamo diminuire o sottovalutare il potere terroristico della mafia che si nutre non solo di armi o violenza fisica bensì, soprattutto, di corruzione e della paura che si impadronisce di gran parte della popolazione paraguaiana, che non riesce a vedere che le istituzioni repubblicane regolate dalla Costituzione Nazionale stanno lottando per estirpare questo cancro della nostra società. Ci sono evidenze ed indizi che dimostrano il connubio esistente tra Mafia e Stato, e se tutti i cittadini onesti non su uniscono per affrontare insieme questo male la nostra incipiente democrazia e lo Stato di diritto possono essere gravemente distrutte, diventando, non solo una narcocrazia, ma uno Stato-mafia, a dirla come il sociologo italiano Umberto Santino, in uno stato infetto da un doppio fenomeno: le connessioni tra organizzazioni criminali ed istituzioni, rappresentate da uomini incriminati per corruzione o mafia, e l'uso, continuativo e frequente, di pratiche criminali da parte delle istituzioni stesse.   
In definitiva le migliori armi che abbiamo noi cittadini per affrontare la mafia sono la parola, la denuncia, l'educazione alla cultura della legalità ed ovviamente l'informazione trasparente, libera, obiettiva capace di risvegliare la consapevolezza che viviamo in un sistema dove il potere criminale impera sovrano e che tocca a noi trasformarlo in una nuova civiltà dove prevalga la giustizia, la pace e l'amore.  Pablo Medina, con le sue denunce, ha affrontato il potere mafioso e gli è costato la vita. Non permettiamo più che altre vittime vengano sacrificate.


Confermati vincoli politici con il narcotraffico
Sms del 2011 ne svelano l'esistenza
di Mabel Rehnfeldt e Juan Carlos Lezcano F. - 1° dicembre 2014

vincoli narcotraffcioFinanziamento di campagne elettorali, mazzette in processi giudiziari ed influenza per creare leggi che favoriscano i narcos. Tutto questo sarebbe provato da sms scambiati tra il deputato del Partito colorado Bernardo "Lalo" Villalba ed il trafficante Carlos Antonio Caballero, alias Capilo. Testi ed audio intercettati nel 2011 quando Capilo era sotto indagine compromettono  Villalba, l'ex deputato José López Chávez e coinvolgono alcuni giudici.
ABC Color inizia oggi una serie riguardo i documenti rivelatori trovati anche negli USA e in Brasile.
Whisky Johnny Etichetta Azzurra. Una cassa di Acqua Perrier ed una scatola Skol grande. Tanto costa sospendere l'udienza del 17" (sic). Questo il messaggio scritto nel cellulare dall'attuale deputato colorado Bernardo "Lalo" Villalba il 14 febbraio del 201, alle 10:15. Il messaggio di testo fu ricevuto qualche secondo dopo, presso l'AEP (Reparto Specializzato della Polizia), dal narcos Carlos Antonio Caballero alias Capilo, considerato  il maggiore fornitore di droga del PCC (Primer Comando Capital), del Brasile.  

Tre giorni dopo la promessa di sospensione per la modesta somma di un whisky, dell'acqua più cara del mondo e di una birra per palati raffinati, il giudice Penale di Garanzia Hugo Sosa Pasmor, in coincidenza, sospendeva l'udienza preliminare contro  Jarvis Chimenes Pavão e Carlos Antonio "Capilo" Caballero, poiché non si erano presentati alcuni avvocati difensori degli stessi. Solo a maggio di quest’anno - quasi dopo 5 anni dal loro arresto - la giustizia è riuscita a condannare entrambi i narcotrafficanti a pene di 7 e 8 anni. Prima della sentenza della condanna, le udienze erano state rimandate ben 14 volte! Chi erano gli avvocati? Tra i nomi più in vista quelli di Pedro Wilson Marinoni, nome emerso sia negli sms sia negli audio, e Bernardo Villalba, attuale deputato.  

Finanziamento di campagne elettorali
"Appoggiami per diventare deputato e vedrai in azione un deputato degno di tale nome!" si leggeva in un altro dei messaggi inviati dall'attuale deputato colorado Bernardo "Lalo" Villalba a Carlos Antonio Caballero, Capilo, il 13 febbraio 2011, alle 14:25. Esattamente un mese prima delle primarie interne dell'ANR (Asociacion Nacional Republicana o Partido Colorado, ndr) e Villalba cominciava a preparare la sua candidatura a Concepciòn. Il messaggio, inviato al narcos in carcere a Tacumbú dal dicembre del 2009, è rivelatore ma non è l’unico.  
 
Lo stesso giorno Capilo gli chiede che elezioni dovevano svolgersi e Villalba gli risponde: "2013, ma già da adesso sto appoggiando i candidati a Presidente di Sezione per formare una squadra per il Dipartimento". In un altro messaggio aggiunge: "Per questo motivo sto lavorando direttamente con loro, l'elezione è il 13 marzo di quest'anno e subito dopo si inizia già il lavoro per il 2013”.

Capilo accetta senza dubitare: "Sarà appoggiato da me". Il 19 febbraio, alle 9:00 circa, il deputato Villalba ricorda nuovamente al suo cliente ed amico la promessa di finanziamento. "I correligionari di Concepciòn ti chiedono un contributo di 5.000 $USA per il lunedì, io ho messo già la mia parte!" (sic). Quasi mezz'ora dopo, Capilo risponde dall'AEP: "Te li do lunedì amico" (sic).  
 
Cinque minuti dopo la promessa fatta, il deputato Bernardo Villalba ringrazia per il gesto: "Alle undici abbiamo una riunione e annuncerò il tuo contributo! Grazie!". Capilo risponde: “Ok saluti a tutti gli amici”.

Il 24 febbraio del 2011 Villalba ricorda nuovamente il finanziamento. "mba eteko? (come va?, ndr) amico se rientra nelle tue possibilità la gente di Concepcion aspetta il tuo appoggio" (sic). La richiesta viene reiterata un paio di giorni prima delle primarie dell'ANR dove concorrerebbe Villalba per guadagnarsi lo scalino parlamentare che ancora oggi ha: “amico mio, hai la possibilità di appoggiarmi per le elezioni di domenica?" (sic).  
 
Il "salmone"  
Tra le molte parole chiave usate nelle conversazioni dei narcos alle quali abbiamo avuto accesso, "salmone" sarà una di quelle di cui non sapremo mai il significato con certezza. Il 10 febbraio 2011 alle 8:31 il deputato Villalba dice al narcotrafficante: "Buon giorno! Ho già parlato con Marinoni (Pedro Wilson, avvocato, marito della deputata Cynthia Tarragó, ndr). Il salmone ce l'ha nella sua tenuta e questo pomeriggio sarà portato qui e domani alle undici si va con te per cucinare e parlare". Un minuto dopo Capilo ringrazia per il messaggio.  
 
Il 21 febbraio 2011 l'avvocato Bernardo Villalba disse a Capilo che sarebbe arrivato 20 minuti dopo e che “sto portando una porzione del salmone". Il salmone tornerà ad apparire diverse altre volte.  

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Fonte: abc.com.py (30 novembre 2014)

Traduzione a cura di AMDuemila


Paraguay: narcostato, narcogiustizia...narcosocietà?
di Kattya González, Presidentessa della Coordinadora de Abogados del Paraguay
23 novembre 2014

La fragilità democratica che emerge drammaticamente quando, in tempo di elezioni, il denaro sporco permette che persone con dubbiosi antecedenti e vincoli diretti con il crimine organizzato abbiano acceso ad una poltrona al Congresso, deve richiamarci come società ad una profonda riflessione.   
A grande voce gli indiziati sbandierano impunemente di essere diventati deputati e senatori per l'impellente "volontà popolare". Tuttavia, ciò che non si discute in questa inconsistente democrazia è la cosa essenziale: quelle persone non stanno occupando la poltrona per discutere come affrontare assieme il fatto che la metà dei paraguaiani si dibattono tra la povertà e la miseria, problema di cui tanto parlano nei loro commoventi sproloqui; loro (i narcopolitici), sono lì per difendere i loro interessi, per influenzare la giustizia e garantire così un'impunità perpetua.   
I Poteri dello Stato non hanno la dimensione del danno che causano al nostro paese non includendo come priorità, nell'agenda, il tema che ci richiama alla riflessione e continuano a posticipare decisioni e volontà che potrebbero mettere freno a questo vertiginoso avanzare della narcopolitica; lo stesso succede ai nostri vicini, in Argentina, infatti, la situazione è sempre più visibile ed allarmante.  
Di fronte a questo stato di cose ci domandiamo, perché tanto disamore verso la patria? L'azione individuale non è sufficiente, le denunce attraverso i mezzi massicci di comunicazione neanche. Certo non possiamo sottrarre l'importanza che questi rappresentano in un processo di risanamento. Ma ciò che veramente importa è che il Potere Giudiziario faccia la sua parte. In che modo? Il compito è difficile: in primo luogo, dovremmo cacciare fuori chi, dall’interno della Corte Suprema di Giustizia, protegge e nasconde i delinquenti; in secondo luogo, generare consensi politici nelle Istituzioni.  
I consensi politici nelle Istituzioni sono indispensabili, poiché finché non esistono Istituzioni forti, o se queste sono tanto deboli che si lasciano abbindolare dal nemico, non ci resta altro che la denuncia…la protesta.  
Il Paraguay ha bisogno di fare un passo avanti e dobbiamo cominciare a percorrere il sentiero verso il cambiamento, guardandoci allo specchio ed interrogandoci: Se non ci sentiamo partecipi alla nostra realtà, se optiamo per il silenzio, se non scendiamo in campo e ci confrontiamo, non stiamo forse diventando in qualche modo, una sorta di narco società?


Misterioso attentato a veicolo della Senad: due morti e un ferito
di Omar Cristaldo - 29 novembre 2014

I mezzi di comunicazione riferiscono di un nuovo attentato che ha causato due morti e un ferito a bordo di un mezzo della Senad (Segreteria Nazionale Antidroga), pochi giorni dopo la presentazione di un documento al Congresso contenente i nomi di politici che sarebbero vicini ai narcos.
L'esplosione è avvenuta alle 19:30 di mercoledì 26, all'altezza del chilometro 88 della provinciale V, a Cuero Fresco, Yby Yaú (Paraguay).

Muoiono due Militari
L’attacco che ha falciato la vita di due militari che prestavano servizio nella Fuerza de Tarea Conjunta (FTC), è avvenuto nel dipartimento di Concepción, mentre gli agenti erano in servizio, ma non si conoscono ancora i dettagli.
Secondo quanto ha precisato il Tenente Colonello Víctor Urdapilleta, portavoce della FTC, gli agenti erano diretti da Yby Yaú al centro di Concepción, a bordo di un camioncino della Senad, in dotazione all’Unità di Intelligence delle forze dell'ordine.  
Il responsabile ha confermato la morte dei due militari, ma non ha fornito altri dettagli sull'incidente in attesa della valutazione dei periti.  
 
La Procura: bomba lanciata contro il veicolo
Il magistrato Joel Cazal ha confermato che l'esplosione che ha distrutto il mezzo della Senad è avvenuto dopo che un motociclista ha lanciato contro il veicolo un pacco che apparentemente conteneva la bomba.  
Le dichiarazioni dell’unico sopravvissuto, il direttore della Senad, Juan Jara, hanno contribuito a dare nuovi dettagli su quanto avvenuto. Durante la conferenza stampa, il magistrato Cazal ha raccontato che gli agenti della FTC erano di pattuglia nella zona, avendo avuto informazioni che ci sarebbe stata la consegna di ordigni esplosivi tra Yby Yaú e Cuero Fresco.  
Gli agenti erano di pattuglia nella zona. Tra le 20:15 e le 20:30 del mercoledì, i tre militari - Enrique Daniel Piñánez Ciancio e José González Ferreira, oltre a Jara – erano diretti da Yby Yaú verso Horqueta, quando hanno notato un motociclista. Il gruppo - a bordo del camioncino della Senad – lo ha inseguito intimando l’alt allo sconosciuto il quale aveva un pacco che ha lanciato contro il veicolo.  
Subito, Jara si è affrettato a scendere dal mezzo per inseguire il motociclista. Successivamente ha sentito un'esplosione alle sue spalle che ha leso uno dei timpani. Il militare ha perso conoscenza e non ricorda cosa è accaduto dopo, secondo quanto dichiarato da lui stesso. Gli investigatori stanno valutando l’ipotesi di un’errata manipolazione di un ordigno da parte dei membri della FTC.

auto bomba                                                                                                                                                                                         © Justiniano Riveros

Medico smentisce versione procura

Il direttore dell'ospedale Sant'Antonio ha confermato di avere visitato personalmente due feriti dopo l'esplosione del veicolo della Senad a Horqueta, e che entrambi erano stati dimessi. Una  versione che contraddice quanto affermato dal magistrato Joel Cazal.
Barrios ha raccontato che presentavano ferite nella gamba, al torace, e uno di loro una ferita all’altezza della testa, che gli aveva causato problemi di udito: “Non ho chiesto nomi, mi sono limitato a prestare attenzione medica ai feriti che erano accompagnati da gente con il distintivo della polizia”, ha specificato Barrios ai microfoni di 780 AM, aggiungendo che uno dei feriti era in uniforme, l’altro no, e che entrambi hanno lasciato l'ospedale “in ottime condizioni”. Ha anche detto che a giudicare dalle ferite “uno si trovava più vicino all’esplosione dell’altro”.
Il tenente colonello Víctor Urdapilleta, portavoce della Fuerza de Tarea Conjunta (FTC), ha dichiarato che al momento è prematuro azzardare almeno un'ipotesi sui fatti avvenuti a Concepción: “Stiamo svolgendo indagini per determinare se l’esplosione è stata fortuita o intenzionata”. Le indagini sono a carico dei magistrati Joel Cazal e Carolina Quevedo.

Versioni e contraddizioni
La prima informazione proveniente da fonti della polizia e dei militari parla dell’avvenuta esplosione di una bomba. Posteriormente, altre fonti hanno azzardato l’ipotesi che forse si è trattato di una negligenza nel maneggiare delle granate che hanno scatenato l’esplosione degli ordigni. Il ministro dell'Interno, Francisco De Vargas, ha commentato la mattina di questo giovedì ad alcune emittenti radio che l'esplosione è avvenuta dentro il veicolo, versione che non ha potuto confermare il ministro della Senad, Luis Rojas.  
 
Un’altra versione
Nel frattempo, a mezzogiorno di oggi, il magistrato Joel Cazal ha tenuto una conferenza stampa su quanto accaduto mercoledì. Ha spiegato che una persona a bordo di una motocicletta ha lanciato un borsone con degli esplosivi all’interno o vicino al mezzo, causando la morte dei militari sul colpo.   
Ha aggiunto che l'agente della Senad si è salvato perché è sceso dal veicolo per cercare di inseguire a piedi il motociclista, e che l'impatto dell'esplosione gli ha fatto perdere conoscenza. Ha detto che il ferito è stato subito soccorso e portato di urgenza al Sanatorio privato San Antonio, ad Horqueta, per curare le ferite.

Due persone ferite assistite al centro ospedaliero
Il direttore Sixto Barrios ha specificato ai microfoni di 780 AM che ha assistito personalmente i due feriti vittime dell’esplosione aggiungendo che uno di loro era in uniforme, e che entrambi hanno lasciato il sanatorio “in ottime condizioni”.
La versione di Barrios si contraddice con quanto espresso dal pm Cazal il quale ha assicurato che solo tre persone si trovavano sul camioncino al momento del presunto attacco, delle quali solo una è sopravvissuta, seppure ferita. Mentre all'ospedale affermano di avere assistito due persone, vittime dell'esplosione, entrambe dimesse.
Attualmente c’è ancora tanta confusione attorno all’attentato. Considerando le dichiarazioni di Barrios, il magistrato Cazal afferma che c’è il sospetto che la seconda persona curata al centro ospedaliero sia proprio uno degli autori dell’attentato.  
Né la polizia, né i membri della Fuerza de Tarea Conjunta sono a conoscenza di un secondo ufficiale ferito, ma di due morti ed un ferito, solo Barrios menziona una quarta persona.



Megaoperazione congiunta di polizia e Segreteria Nazionale antidroga tra Ypejhù e Villa Ygatimí

di AMDuemila - 25 novembre 2014

La polizia e la Senad (Segreteria Nazionale antidroga) hanno avviato un’operazione congiunta per eliminare la grande quantità di marijuana nella zona dominata dal clan Acosta Marques, responsabile dell’omicidio del giornalista Pablo Medina e della sua assistente Antonia Almada.
L’operativo, supportato da elicotteri, è composto da cento uomini che perlustrano la zona anche alla ricerca del clan ancora latitante.
L’intervento è maturato in seguito alla denuncia della popolazione del luogo che afferma che oltre la metà degli abitanti del posto lavorano nella coltivazione e nel commercio di marijuana.

Con gli occhi “umidi” il presidente Cartes mette in guardia sulle conseguenze della “guerra” ai narcos
Il titolare della Senad, Luis Rojas, ha dichiarato ai microfoni di diversi mezzi di comunicazione che l’omicidio Medina ha infranto i codici della mafia scatenando reazioni nella stampa, nella cittadinanza e nella classe politica. Ha assicurato che il presidente della Repubblica Horacio Cartes (in foto) ha dato ordine di incentivare la repressione del narcotraffico mettendolo però incartes horacio guardia dalle conseguenze che ne potrebbero derivare: “Mi ha detto con gli occhi ‘umidi’, durante una riunione privata – ha dichiarato Rojas – di aver parlato anche con la sua famiglia dei pericoli di questa offensiva e delle possibili conseguenze. Mi ha chiesto se lo avrei sostenuto fino alla fine e gli ho detto di sì”, ha assicurato.
Lo stesso Cartes era stato indagato dalla DEA degli Usa per possibili vincoli con il narcotraffico.
Rojas ha poi aggiunto che il malcontento dei narcos sta aumentando, poiché hanno finanziato diversi politici che adesso non rispondono al telefono dopo lo scandalo.

Una Commisione indagherà sul caso Medina
Da ieri è operativa la Commisione bicamerale che indagherà sull’omicidio di Pablo Medina. È formata da tre senatori (il colorado Arnoldo Wiens, il liberale Luis A. Wagner e Miguel A. López Perito, del movimento Avanza País,) e da tre deputati (Olimpio Rojas, Pablino Rodriguez e Tomás Rivas Benítez).
La Commisione lavorerá in sinergia con il Potere Giudiziario, il Ministero Pubblico e gli organi di sicurezza dello Stato. Il primo documento dovrá essere redatto entro 45 giorni.

Sandra Quiñonez chiama a deporre sindaco e consiglieri di Ypejhú
Il magistrato titolare delle indagini, Sandra Quiñónez, interrogherà l’attuale sindaco di Ypejhù e i consiglieri. Dopo la fuga del precedente sindaco, Vilmar Acosta (ritenuto mandante dell’omicidio Medina-Almada e attualmente latitante) è stato sostituito da Emigdio Morel. Tra i candidati consiglieri figurava Francisca Acosta, sorella di Vilmar, che svolgeva il compito di tesoriera nel municipio, mentre Francieli Acosta, figlia dell’ex sindaco, lavorava in amministrazione, ma ha lasciato il Municipio. “Quasi non vediamo più i familiari di Acosta nella città di Ypejhú” ha dichiarato il sindaco attuale.

Il senato paraguaiano accusa tre deputati di vincoli con i narcos
Il senatore Arnaldo Giuzzio, ex magistrato antidroga ora nelle file del Partito Democratico progressista, ha accusato durante il plenum del Senato alcuni politici di avere contatti con i narcotrafficanti, presentando una lista con dei nominativi, basata su intercettazioni telefoniche e altri dati raccolti dalla Senad, nonché informazioni raccolte da lui stesso negli anni: “La decisione di rivelare queste informazioni ha il fine di dimostrare alla società che ci sono persone nelle istituzioni che danno la faccia contro il narcotraffico”, ha detto.
 
I personaggi coinvolti hanno negato ogni evidenza, come ad esempio il deputato Bernardo Villalba, del partito Colorado: “Quando esercitavo la mia professione di avvocato difesi un brasiliano per droga e riuscii a farlo rilasciare. Il pm era Giuzzio e ricordo che mi riempì di rimproveri alla fine dell’audienza. Ho svolto onestamente la mia professione”.
I deputati nominati hanno comunque familiari stretti vicini ai narcos come Marcial Lezcano e Freddy D’Ecclesiis. La lista delle persone ‘sospettate’ potrebbe arricchirsi di nomi di politici, poliziotti, militari e addiritura funzionari della stessa Senad.
Il Procuratore generale dello Stato, Javier Díaz Verón, ha promesso di indagare su tutti i politici vincolati al narcotraffico “chiunque sia”.

Assegnata scorta a giudice di Curuguaty
È stata assegnata la scorta permanente al giudice di Curuguaty che sta indangando sulla morte di Medina. Recentemente degli sconosciuti si sono introdotti nella sua abitazione e non si tratterebbe della prima volta.


Almendras: loro sono vivi, ora più che mai
Manifestare in Paraguay per dire basta al narcotraffico
di Jean Georges Almendras - 21 Novembre 2014
almendras dyrsenIl 16 ottobre si è tinto di sangue, nella regione di Canindeyú. Nelle strade non asfaltate di Villa Ygatimí, in un'area territoriale confinante con il Brasile chiamata Ypejhú. La vittima è stata un giornalista: Pablo Medina, insieme ad una sua assistente, Antonia Maribel Almada Chamorro. Entrambi assassinati dai colpi di arma da fuoco. Due famiglie distrutte, che vivono il loro dolore in solitudine, un dolore che è anche il nostro. Anche il senso di impotenza è nostro. Perché siamo giornalisti liberi, come Pablo Medina e la sua assistente Almada.
Sono trascorsi trenta giorni da quel vile attacco, gli investigatori hanno ricostruito la dinamica dell’attentato e identificato gli autori, ma sorprendentemente non ci sono arresti. La notizia del delitto si è diffusa in tutto il territorio paraguaiano e anche oltre oceano. Il mandante del duplice crimine ed i suoi sicari sono mafiosi della zona. Semplici lacchè di un potere nascosto nell’ombra delle strade e dei villaggi paraguaiani. Semplici soldati di un sistema criminale protetto e custodito.
Sono trascorsi trenta giorni e ci siamo dati appuntamento ad Asunción. Abbiamo percorso migliaia di chilometri per rendere onore a Pablo nella sua terra. Un sincero omaggio ad un professionista dei mezzi di comunicazione impegnato nella causa di denuncia contro il narcotraffico, nella sua terra. In una zona a rischio, dove i narcos girano impunemente.   
Pablo Medina era un nostro amico. Un nostro compagno di lotta. Nel 2005 ebbe l'opportunità di incontrare il direttore Giorgio Bongiovanni ad Asunción. Nell'incontro ci parlò di suo fratello Salvador, assassinato nel 2001. Un incontro rivelatore che sigillò un'amicizia oltre ad un legame professionale.
Nelle prime ore del pomeriggio del 16 ottobre la notizia della morte di Pablo Medina ci colpì tutti. Uno shock indescrivibile. Un vero terremoto che segnò comunque un cammino. Tante volte Pablo aveva parlato di quei rischi poi diventati mortali quando fu oggetto di un’imboscata. Fu consegnato ai killer da personaggi che lo hanno esposto. Quel giorno, Pablo era senza scorta.  Perché, quando già la vox populi diceva che i suoi scritti avevano risvegliato la violenza criminale? Pablo si fidava dell'azienda dove lavorava da oltre 15 anni. Sentiva che la sua vita era a rischio, ma anche che godeva di certe garanzie per il solo fatto di far parte dello staff giornalistico di uno dei quotidiani più importanti del Paraguay: ABC Color.
Nel corso delle indagini alla ricerca di informazioni lungo i territori confinanti con il Brasile, supportati da prove ed evidenze su personaggi coinvolti nel narcotraffico, sicuramente Pablo alzò un coperchio, scoprendo al suo interno personaggi appartenenti a sistemi di potere che non dubitarono di mettere in moto i meccanismi giusti per renderlo completamente vulnerabile. Ed è così che quel giorno le pallottole furono sparate senza pietà, bisognava far tacere l'impiccione che aveva l'audacia di immischiarsi in affari che altrimenti potevano essere realizzati senza ostacoli, il connubio tra i sistemi di potere dello Stato Paraguaiano e la malavita del narcotraffico.  
L’uccisione di Pablo Medina, e di chi lo accompagnava, dimostra la veracità delle sue denunce e rimane il più grande errore commesso dai mafiosi, perché eliminarlo ha significato aprire le porte allo scandalo, la goccia che ha fatto traboccare il vaso ormai colmo, che ha fatto emergere una storia di corruzione e di narcotraffico radicata impunemente (forse, grazie ai silenzi ed ai depistaggi dei potenti di turno), nella società di Canindeyú.

LA MANIFESTAZIONE © ACFB
manifestazione medina
A trenta giorni dalla morte di Pablo Medina, mentre giornali, radio e televisioni gli dedicano le prime pagine ed i primi blocchi di notizie (con aggiornamenti delle indagini di Polizia e Procura), continuano le perquisizioni che hanno permesso il sequesto di marijuana e confermano nomi e cognomi dei mandanti e dei responsabili materiali del doppio crimine. Sono stati arrestati i latitanti identificati e mostrati nelle prime pagine dei mass media? Per niente.
Tutto questo ci ha spinti ad organizzare una mobilitazione cittadina per martedì 18 novembre, alle 18:30 in Plaza de la Democracia, in pieno centro della capitale paraguaiana.  
Abbiamo visitato redazioni di giornali, radio, televisioni, parlato con dirigenti dei sindacati di giornalisti e di altri ambiti, intrapreso contatti a vari livelli, per invitare il popolo paraguaiano a partecipare all'incontro. Abbiamo parlato con la figlia maggiore di Pablo, con i suoi genitori e fratelli. È stato come sentire Pablo. Come ritornare indietro nel tempo e vederlo insieme al nostro direttore durante il Congresso Antimafia di Rosario, Argentina, nell'anno 2009, o a casa di Omar Cristaldo quando nel 2005 ci parlava della morte di suo fratello Salvador e di tutta la sua campagna di denuncia al narcotraffico. In quella occasione gli abbiamo trasmesso la nostra forza, il nostro affetto ed il nostro appoggio. Nasceva un'amicizia profonda. Adesso ci è rimasto il suo ricordo e i frutti della sua perseverante denuncia.  
I suoi genitori, Angela e Don Pablo, hanno rivvisuto in lacrime la tragedia. Chiedono giustizia per la morte di Pablo e per quella dei loro figli Salvador e Salomon, anche loro uccisi dalla mafia. Dhirsen, la figlia maggiore di Pablo, ha avuto la forza di parlarci della sua indignazione e dei particolari dell'attentato, ricordando il padre meraviglioso, pieno di valori e di determinazione.  
Il giorno della manifestazione il palco installato in un angolo della Plaza de la Democracia è divenuto il punto dal quale lanciare la nostra pretesa di giustizia per Pablo Medina ed Antonia Almada.  
Striscioni estesi tra alberi e pali dell’illuminazione pubblica dicevano: "Non temo le azioni dei cattivi, temo il silenzio dei buoni" e "Chi ha paura, muore ogni giorno. Chi non ha paura, muore una volta sola”.  
Juan Carlos Paolini, argentino, ha aperto la manifestazione. Subito dopo, insieme a Giorgio Bongiovanni, abbiamo introdotto le motivazioni del raduno, uno a uno i relatori hanno presso il microfono per esprimere le proprie profonde riflessioni, auspicando la condanna ai criminali, rimarcando la loro vigliaccheria e sottolineando con rabbia le negligenze dello Stato. Hanno parlato Federico Enciso, della Federación Nacional de Estudiantes Secundarios; il Senatore Luis Alberto Wagner; il  Dr. Juan Alberto Rambaldo, giudice argentino e redattore della web Antimafia argentina; il giornalista Antonio Pecci, di Periodistas en Alerta; la Dra. Katia González, Presidenta della Coordinadora de Abogados del Paraguay; il sacerdote Francisco Oliva; e il magistrato Penal del Ministerio Público del Paraguay e redattore di Antimafia Paraguay, Dr. Jorge Figueredo.
Lo scrittore e giornalista uruguaiano Eduardo Galeano ha dichiarato: "Voglio aggiungere il mio nome alle dichiarazioni di condanna contro le esecuzioni di giornalisti e contadini che stanno seminando orrore nella mia amata terra paraguaiana. Chi come me conosce ed ama questo paese sa per esperienza che è il terrorismo messo in atto dal potere ad agire mascherato per assassinare impunemente coloro che difendono le loro tormentate terre e la  loro libertà di espressione”.
Giorgio Bongiovanni ha parlarto direttamente ai poteri dello Stato affinché agiscano di conseguenza ed evitino che l'impunità scenda sul caso Medina.



L'INTERVISTA AL TG NAZIONALE © ACFB

intervista g
Dyrsen, la figlia maggiore, ha preteso giustizia spendendo dure parole contro i proprietari del quotidiano ABC Color, dove lavorava suo padre e proibendo loro l'utilizzo dell'immagine di Pablo a fini lucrativi e speculativi. Anche i due fratelli di Pablo lo hanno ricordato insistendo sulla pretesa di giustizia. Sono stati minuti di amarezza, la stessa amarezza che si vedeva riflessa nei volti dei familiari. Dopo la manifestazione, un canale di televisione nazionale ha intervistato in diretta Bongiovanni, che ha così potuto parlare a milioni di telespettatori. Rivolgendosi alle telecamere della televisione, ha intimato gli assassini di consegnarsi alle autorità e di segnalare l'identità dei veri mandanti del duplice delitto.
Il giorno dopo la morte di Pablo Medina, il fotografo siciliano Giorgio Barbagallo ha realizzato un documentario sul giornalista. Un vero omaggio alla vita di Pablo Medina ed al suo lavoro di informazione. La proiezione ha chiuso l’evento tra la commozione dei presenti.
Il popolo paraguaiano non è accorso in massa alla Plaza del la Democracia. Forse perché la paura regna ancora. Crediamo invece sia ora di uscire nelle strade e nelle piazze. È il momento di dare loro risposte ferme e di denunciare pubblicamente i potenti responsabili della deriva di questo paese. La lotta al crimine organizzato è stata lanciata. Non si può più tornare indietro. Tutto per Pablo Medina, per Antonia Almada, e per le altre vittime cadute. Perché loro, sono vivi. Più che mai.


La figlia di Pablo Medina accusa il giornale ABC Color di lucrare sulla morte del padre

di AMDuemila - 21 novembre 2014

Dal palco in Plaza de la Democracia, in occasione della manifestazione indetta da AntimafiaDuemila per chiedere giustizia per Pablo Medina, la figlia del giornalista ucciso, Dyrsen Medina ha chiesto al giornale ABC Color di non lucrare sulla morte del padre. Secondo la figlia l’azienda non avrebbe mai protteto suo padre durante i servizi giornalistici e avrebbe percepito uno stipendio “miserabile”. “La direzione di ABC Color sapeva bene dei rischi che correva mio padre, sapeva delle minacce, ma mai lo hanno protetto. A volte pagava di tasca sua la protezione per qualche copertura giornalistica. Lo hanno lasciato solo. E poi solo adesso ho saputo che non godeva di alcun tipo di assicurazione”.

Un mese dopo l’omicidio Medina
Le pallottole dei sicari del narcotraffico che un mese fa hanno falciato la vita del giornalista Pablo Medina e della sua giovane assistente Antonia Almada hanno tracciato una linea invisibile, ma che divide il Paraguay antecedente e posteriore al duplice omicidio.
Bisogna dire che Medina ha rappresentato molto di più che un giornalista donchisciottesco impegnato nelle denunce contro il narcotraffico nel dipartimento di Curuguaty dove risiedeva. L’assassino di due dei suoi fratelli non lo ha mai fermato, anzi, ha continuato a ‘perforare’ la struttura pubblica e segreta del crimine organizzato rendendo noti gli intrecci politici che coprono attività illecite.
Le verità emerse dai suoi lavori giornalistici hanno portato alla luce anche responsabilità politiche nel contrabbando di legname frutto della deforestazione selvaggia della zona, che procura enormi guadagni per le loro tasche e gravi danni all’ecosistema nazionale.
Senza quella sicurezza personale che tanto le autorità come il giornale per cui lavorava erano in obbligo di assicurargli, Medina ha lasciato una sorta di testamento accusatorio nel suo computer personale, e si apprestava a realizzare un lavoro che inevitabilmente ha segnato la sua sentenza di morte: un documentario sull’enorme portata del narcotraffico e della narcopolitica a Curuguaty.dyrsenLe grandi mafie che gestiscono il massivo traffico di droga verso il vicino Brasile, e anche in ambienti politici, mai avrebbero immaginato l’impatto che avrebbe provocato in tutta la società l’omicidio di Medina e Almada, mentre ritornavano da un servizio giornalistico sui danni che la fumigazione tossica dei latifondi confinanti reca alla popolazione contadina e le loro colture. Tanto meno lo hanno immaginato il mandante e i suoi sicari.
Mentre prima era  un segreto ad alta voce, accessibile soltanto ad una parte della società paraguaiana, i nomi e cognomi di chi si arricchiva con attività illegali, adesso sono pubblicati dai mezzi stampa, gridati nelle manifestazioni in strada.
L’organigramma politico, i tre poteri dello Stato sono stati toccati da una valanga di denunce che hanno generato scandali che non sembrano attenuarsi. Il Parlamento è oggetto di continue segnalazioni di funzionari e legislatori, coinvolti in qualche modo non solo in fatti attinenti all’omicidio di Medina e Almada, ma anche vicini alle attività illegali esistenti in un paese considerato il secondo produttore di marijuana in America Latina.
Il Partito Colorado è quello che più funzionari e legislatori “questionabili”accusati ha nelle sue file. Ma anche il potere giudiziario ha un considerevole numero di giudici e pubblici ministeri corruttibili.

Clan Acosta avrebbe violato “codici” della mafia
La decisione del clan Acosta di uccidere un giornalista avrebbe infranto il “codice” della mafia, causando perdite millionarie all’“affare” del narcotraffico, a seguito dell’aumento di controlli della Senad (Segreteria nazionale antidroga).
Il ministro della Senad, Luis Rojas, ha dichiarato che “la morte di Medina ha danneggiato i produttori della regione. Uccidere un giornalista o un poliziotto infrange i codici della mafia, perché implica una reazione forte da parte delle autorità”.
Intere piantagioni di marijuana continuano ad essere distrutte: dal 17 ottobre ad oggi, circa 76 ettari, che significherebbero circa 228 tonnelate di erba. Un danno economico di oltre 6 milioni e mezzo di dollari.
Sono stati perquisiti 9 centri di elaborazione della droga su larga scala, in tutto 3.500 kg di droga già distribuita in borse. Diverse persone sono state tratte in arresto.

Si indaga sul militare che avrebbe coperto “Neneco” Acosta
È stata aperta un’inchiesta contro il colonello Felipe Orrego per confermare se ha aiutato o meno l’ex sindaco Vilmar Acosta a fuggire. Si sospetta che lo abbia aiutato a scappare dieci minuti prima dell’irruzione della Polizia Nazionale per una perquisizione. Il colonello Adolfo Piers ha dichiarato che Orrego è stato destituito dalla sua carica per essere sottomesso ad indagini da parte di una commisione delle Forze Armate insieme a degli assessori giuridici.
“Appena avremmo i risultati di questa prima indagine li trasmetteremo ad un’altra sede per continuare l’investigazione”.  Orrego sarà interrogato dal magistrato Sandra Quiñonez a carico delle indagini sull’omicidio Medina-Almada.
Vilmar Acosta e i suoi sicari si troverebbero in territorio paraguiano, probabilmente nascosti nei boschi attorno a Ypejhù.



TUTTI GLI INTERVENTI DELLA MANIFESTAZIONE "JUSTICIA YA"
Bongiovanni e Dhirsen Medina in diretta al tg nazionale
di AMDuemila - 19 novembre 2014
intervista g dyrsen 2A margine della manifestazione la tv nazionale paraguayana Tele Futuro ha intervistato in diretta per il tg serale il direttore Bongiovanni e Dhirsen Medina, figlia di Pablo. “Che si consegni alla giustizia, si penta e riveli i nomi dei mandanti esterni dell’assassinio di Pablo” ha detto Bongiovanni riferendosi a "Neneco" Acosta, appartenente all’omonimo clan locale e considerato colui che ha ordinato l’omicidio del giornalista. La figlia Dhirsen ha poi fatto un appello ad ABC Color, giornale per cui lavorava il padre, affinchè non pubblichi più i suoi articoli perché, stando alle sue parole, la testata non si è mai preoccupata davvero delle condizioni di sicurezza di Pablo Medina.

 

 

 


Fratelli Medina: “Dopo trenta giorni non abbiamo preso i responsabili dell’assassinio”
di AMDuemila - 19 novembre 2014
“Abbiamo già perso tre membri della nostra famiglia, mio padre e mia madre hanno terminato le lacrime” così hanno parlato dal palco i due fratelli di Pablo Medina, un uomo, hanno detto, che “merita rispetto”. E rivolgendosi al ministro Núñez, che dopo la morte di Pablo aveva accusato il giornalista di aver scritto leggerezze: “Mai, signor ministro, mio fratello ha scritto di cose che non sapeva, mai è caduto in contraddizione, lui aveva le sue fonti! Che le sue idee, le idee di Pablo continuino per sempre”. E ancora: “Da trenta giorni viviamo senza Pablo e senza Antonia Almada, e non abbiamo preso chi li ha uccisi, questo perchè esiste una protezione dall'interno dello stato. Abbiamo bisogno di cambiare il modello sociale”.

scritte muro
Giornalista: “In Parlamento forza occulta che gestisce il potere”
di AMDuemila - 19 novembre 2014
“E’ un dovere di giornalista e di cittadino partecipare e chiedere giustizia per Pablo e per gli oltre trenta colleghi uccisi in 25 anni di democrazia, anche se in realtà democrazia non c’è e queste morti ne sono la prova”. L’ha detto il giornalista della “Ultima Hora” e rappresentante del coordinamento dei giornalisti, nel corso della manifestazione Justicia para Pablo per l’uccisione del cronista di ABC Color e della collaboratrice Antonia Almada. “Se in Paraguay tutti i cittadini non si organizzeranno - ha proseguito l’intervento - significherà che lasceremo il nostro destino nelle mani di assassini. Dobbiamo capire cosa c’è all'interno del parlamento, la narcopolitica, questa forza occulta gestisce il potere, solo ora stiamo cominciando a comprendere, grazie anche alla rete. Siamo obbligati a informarci - ha concluso - dobbiamo entrare nella vita politica”.


Figlia Medina: "non lasciamo che la sua morte sia impunita"
di AMDuemila - 19 novembre 2014
“Grazie a tutti siamo qui per chiedere giustizia per mio padre, un grande uomo che ha dato la vita per dire la verità, non lasciamo che la sua morte sia impunita.” A dirlo è Dhirsen Medina, Figlia di Pablo Medina che ha poi evidenziato che “Se non siamo tutti uniti siamo condannati a morire tutti. Basta all'impunità! Il Paraguay merita una giustizia, io e la mia famiglia come famigliari chiediamo un processo politico, vogliamo un Paraguay pulito e questo dipende da ciascuno di noi.”  “Mio padre ci ha lasciato un ideale valido per il quale lottare, non possiamo più tollerare altri morti.” Dhirsen Medina in lacrime ha poi denunciato gridando la mancanza di protezione del padre anche da parte del giornale nel quale lavorava. “Voglio fare una denuncia pubblica, all’ABC Color perché sono molto indignata che si utilizzi il nome di mio padre, si stanno approfittando in questo momento della figura di mio padre. So tante cose che dirò a tempo debito.” “Perchè gli avete tolto la scorta quando più ne aveva bisogno? Tre morti nella stessa casa sono troppi.”


Bongiovanni, l’appello al mandante dell’omicidio Medina: “Consegnati alla giustizia”
di AMDuemila - 19 novembre 2014
“Davanti alla figlia di Pablo ti chiedo: consegnati alla giustizia, esci allo scoperto” l’appello di Giorgio Bongiovanni, direttore di Antimafia Duemila, è per Neneco Acosta, attualmente latitante e considerato il mandante dell’omicidio di Pablo Medina. “Parla, e confessa chi ha voluto l’assassinio, perché altri personaggi più potenti l’hanno ordinato e questa famiglia deve avere giustizia”. Bongiovanni ha poi auspicato che in Paraguay venga finalmente istituita una legge antimafia “per evitare il rischio che questo paese diventi uno Stato-mafia. Il popolo non lo deve permettere, deve protestare e questo è l’inizio di un nuovo cammino di rivoluzione civile”.
Rivolgendosi poi al Ministro Núñez, che aveva denigrato le inchieste giornalistiche di Pablo Medina, il direttore della rivista ANTIMAFIADuemila  dinnanzi alla televisione nazionale ha chiesto a Víctor Núñez di dimettersi: “Signor ministro si ritiri! Io credo più al mio amico Pablo che diceva che lei è amico dei narcos che non che Pablo scrivesse falsità. Lei offende la costituzione del suo paese.”


Padre Oliva: “Maggiore sicurezza per i giornalisti minacciati”
di AMDuemila - 19 novembre 2014
“Il giornalista è come una sentinella, e così è stato Pablo” ha affermato il sacerdote missionario Francesco Oliva, salito sul palco per esprimere il suo pensiero per Pablo Medina, assassinato lo scorso 16 ottobre. Il prete ha poi lanciato un appello per “chiedere maggiore protezione per i giornalisti in prima linea in tutto il mondo, perché spesso non viene colto il pericolo che loro corrono quando denunciano sicari e corrotti. Bisogna difenderli per evitare che qualsiasi killer li possa uccidere. Oggi i giornalisti vengono uccisi e noi li piangiamo, ma in realtà - ha concluso - dovevano essere disposte prima adeguate misure di protezione affinché il giornalista sia ben protetto anche dalla stessa impresa che gli dà lavoro”.


Kattya Gonzalez: “In questo Paese si agisce nell’impunità”
di AMDuemila - 19 novembre 2014
“Grazie per tenere viva la memoria in uno Stato che ci vuole a testa bassa” ha iniziato così Kattya Gonzalez, presidente del coordinamento degli avvocati paraguaiani, nel corso della manifestazione Justicia para Pablo. La Gonzalez ha manifestato un pensiero per i familiari del giornalista, assassinato “in modo così barbaro e vigliacco”. “Con la perdita di Pablo - ha proseguito - è stato evidenziato come in questo paese si agisce nell’impunità. Questa è una lotta titanica. La ricchezza si concentra nelle mani di pochissimi e il popolo deve mendicare pane, giustizia, diritti di base”. Per questo, ha aggiunto la presidente del coordinamento, “il Paraguay deve indignarsi. Quando si uccide un giornalista è un fatto molto grave, viene dato un colpo al cuore del processo democratico perchè è attraverso il giornalismo che si aprono le coscienze. La Corte suprema della giustizia deve essere rinnovata, ma stiamo attraversando un processo molto difficile”.


Giudice Rambaldo: “La criminalità sfrutta le debolezze istituzionali”
di AMDuemila - 18 novembre 2014
"Siamo qui per onorare Pablo Medina, quando l’ho conosciuto nel 2009 mi ha colpito perchè parlava e cercava la verità sull'omicidio di suo fratello. Ora la sua famiglia è qui, colpita dalla perdita di un altro figlio" l’ha detto Juan Alberto Rambaldo, giudice argentino, nel corso della manifestazione organizzata ad Asunciòn (Paraguay) per chiedere verità sull’omicidio del giornalista Pablo Medina.
Medina aveva tra le mani delle carte sul narcotraffico locale. “Si pensava che la droga era una questione localizzata - ha proseguito Rambaldo - in realtà la metodologia è unica ed estesa a tutti i paesi, dal Sud America all’Europa. La criminalità sfrutta le debolezze e le carenze istituzionali per portate avanti i propri affari”. Ma soprattutto, ha precisato il giudice, “dietro ai sicari ci sono gli imperi finanziari, i sistemi bancari che lavano ingenti quantità di denaro” e tutto ciò va a creare “uno stato criminale dentro lo stato nazionale. La forza è il popolo, solo lui può vincere questa battaglia” ha concluso.


Senatore Wagner: "Pablo ora vivo se Núñez non avesse liberato Vilmar Acosta"
di AMDuemila - 19 novembre 2014
E’ iniziata la manifestazione nazionale “Justicia para Pablo” per chiedere giustizia e verità sull’omicidio del giornalista Pablo Medina e della sua assistente Antonia Almada uccisi più di 30 giorni fa. Presenti alla manifestazione anche alcuni rappresentanti dei paesi vicini, Cile Argentina, Uruguay ed anche dell’Europa.
“Siamo insieme in questa giornata unica per stringerci uno agli altri e chiedere giustizia” così ha aperto l’evento il presentatore che dal palco ha subito introdotto il giornalista uruguaiano Georges Almendras e il direttore di ANTIMAFIADuemila Giorgio Bongiovanni organizzatori della manifestazione. Georges dopo aver salutato il pubblico ha sottolineato che la Plaza de la Democracia, dove si sta svolgendo l’evento, “rappresenta tutti coloro che lottano per la giustizia, contro i narcos, contro la criminalità, Medina è l’ispiratore di tutti noi simbolo della lotta alla mafia”. All’iniziativa - ha spiegato Almendras - hanno aderito anche il sindacato dei giornalisti, il coordinamento degli avvocati del Paraguay, il famoso giornalista Eduardo Galeano e la federazione nazionale degli studenti secondari”. Il rappresentante degli studenti, Federico Enciso, ha poi denunciato a gran voce “Che l’ingiustizia troppo spesso è radicata nei poteri dello Stato.” “A Pablo non avevano dato nessun tipo di protezione, nemmeno un poliziotto,- ha continuato Federico Enciso intervenuto dal palco- lo stato sottomette chi vuole dire la verità, noi come cittadini riaffermiamo che il responsabile diretto è il presidente della repubblica, anzi tutti e tre i poteri sono responsabili della morte di Medina.”
Anche il senatore Luis Alberto Wagner del partito liberale, dopo aver espresso la sua solidarietà a tutta la famiglia delle vittime, ha confermato la presenza della mafia nelle istituzioni uruguayane e dell’omertà diffusa: “La cosa che più dispiace è che Medina scriveva chiaramente chi erano i delinquenti della criminalità organizzata, eppure nessuno gli toccò un capello a questi criminali. E’ una vergogna per noi, in queste piccole località ci sono pochi abitanti, si conoscono tutti, si sa chi sono.”
Parlando poi di Vilmar Acosta, ritenuto il mandante dell’omicidio Medina, e del padre Vildal Acosta ha detto: “Sebbene nella loro tenuta si è trovata gente morta, torturata furono liberati dal ministro della corte Víctor Núñez che ratificò la libertà di entrambi. Se non è questo un narcoministro che cos’è?”. “Se Núñez non gli avesse dato la libertà Pablo oggi sarebbe ancora vivo.
Il senatore Wagner infine ha concluso invitando tutti a farsi portatori di questa richiesta di giustizia e verità e cacciare dal governo i corrotti: “Dobbiamo dire ai deputati che stanno giocando troppo contro la repubblica del Paraguay, dobbiamo essere 10, 50, 100 giovani e adulti non è solo un problema del Paraguay. Dobbiamo impegnarci per fare venire buoni paraguayani in politica. Dobbiamo continuare la nostra lotta per i nostri figli e per i nostri nipoti.”


I VIDEO DELLA MANIFESTAZIONE "JUSTICIA YA"

streaming paraguay


Senatore Wiens su omicidio Medina: “Andare fino in fondo”

Sull’assassinio del giornalista indagherà una Commissione parlamentare
di Jean Georges Almendras - 19 novembre 2014  

Asunción (Paraguay). La morte del giornalista Pablo Medina ha scatenato un vero tsunami nell'ambito della società paraguaiana. Gli spari che hanno messo fine alla vita del giornalista del quotidiano ABC Color, nelle prime ore del pomeriggio dello scorso 16 ottobre, hanno fatto oscillare le fondamenta della democrazia del Paraguay, del sistema politico e dello Stato stesso. Infatti il delitto sarebbe il risultato del radicamento del potere mafioso. Un potere che aveva nel mirino il giornalista Medina, una delle più ambite vittime, al fine di far tacere le sue costanti denunce che rendeva pubbliche mettendo in serio pericolo i veri mandanti della sua morte e tutti coloro che sono coinvolti nella narcopolitica e che adesso si trovano sotto la lente di ingrandimento di magistrati, pubblici ministeri e di tutta una società che con forza reclama giustizia.cordella almendrasMentre ad un mese dall’attentato in cui persero la vita il giornalista e la sua giovane assistente di 19 anni, Antonia Almada, è ancora alto lo stupore nell’opinione pubblica, le indagini degli inquirenti hanno proseguito il suo corso e ad oggi sono in grado di determinare l’identità degli autori materiali e del mandante del duplice omicidio: un sindaco della regione. Tuttavia, tutte le persone coinvolte risultano al momento latitanti. Un aspetto che non va trascurato.
Le acque dello tsunami Pablo Medina hanno toccato anche il Parlamento paraguaiano. Al punto che è stata istituita una Commissione parlamentare bicamerale formata da senatori e deputati, che avrà il compito di indagare sul delitto.  
Antimafia Duemila ha incontrato il senatore del Congresso Nazionale Dr. Arnoldo Wiens e il suo collega parlamentare, Arnaldo Giusso, in uno dei saloni del Parlamento paraguaiano. All’incontro erano presenti anche Sonia Cordella, collaboratrice della rivista, il giudice argentino Juan Alberto Rambaldo e il Pubblico ministero Jorge Figueredo, amici di Antimafia Duemila.
"Oggi è un giornalista, domani potrebbero essere giudici, pubblici ministeri e parlamentari. Tutti possiamo essere vittime di questo tipo di situazioni" ha detto il senatore Giusso.  
Da parte sua il senatore Arnoldo Wiens ha segnalato: "Ho conosciuto Pablo da vicino. Parlavo spesso con lui. L'ultima è stato il 14 maggio, di quest'anno, il giorno delle commerazioni della città di Curuguaty. Io stavo lavorando sul famoso caso di Curuguaty, dove persero la vita 17 persone. Un caso emblematico che fece da deterrente per il  giudizio politico contro Fernando Lugo. Pablo era stato sul luogo dei fatti ma si era salvato grazie alla sua esperienza in situazioni di rischio, era allenato. Riuscì a fornirmi molti dati per quel lavoro. Nutrivo un affetto molto speciale verso Pablo. Quanto accaduto un mese fa mi ha colpito profondamente. Mi sento molto identificato nella sua lotta, di comunicatore sociale, di giornalista, in una zona di altissimo rischio. Conosco molto bene la regione e le attività prevalenti. Dappertutto si vedono piantagioni di marijuana. Quindi i pericoli a cui era esposto Pablo sono gli stessi a cui sono esposte tutte le persone perbene che lottano contro questo flagello. Uno non sa chi ha di fronte. Non sa mai se tornerà vivo da uno di questi viaggi. Come legislatore, giustamente il partito al quale appartengo, mi ha chiesto di far parte di questa Commissione”.
Per quanto riguarda l’indagine, ha aggiunto, “si sa chi è il mandante e chi sono gli autori materiali. Ma c'è un anello della catena su cui si  sta ancora investigando, una persona che sarebbe stato ‘il contatto’, l'informatore. Abbiamo tutti i dati, incroci di chiamate, ma nemmeno un detenuto  fino ad oggi. Noi non possiamo entrare nell'investigazione, ma il nostro compito è fare rispettare lo Stato di Diritto e che sia fatta giustizia. E sicuramente fare pressione affinché la polizia riesca ad arrestare gli individui sui la cui testa pende un ordine di cattura nazionale ed internazionale."
almendras figueredoE’ in corso di elaborazione un disegno di legge, ha proseguito Giusso, "che fa riferimento all’acquisizione di dati dei tabulati telefonici, estremamente importante per chi esegue le indagini, come la procura e la polizia. Oggi i mezzi di comunicazione e le organizzazioni sociali stanno tergiversando le vere motivazioni, perché si crede che in quel modo lo Stato possa entrare nell'intimità  dei suoi membri e dei cittadini. Ma non è così. L’unica cosa che è prevista è la possibilità di avere a disposizione uno strumento molto importante a livello delle aziende che gestiscono internet, ed essere in condizioni di sollecitare loro di trattenere l'informazione per sapere da quale computer o cellulare è partita una comunicazione, non il contenuto. Oggi la Procura non ha la possibilità di accesso a questa informazione. Anche di fronte ad una richiesta della Procura l'operatrice non ha l'obbligo di informare”.  
Il senatore Arnoldo Wiens ha poi puntualizzato: "Abbiamo conversato con il presidente della Repubblica su questo tema. Bisogna arrivare in fondo alla questione. E come si dice comunemente “cada chi cada”. Voglio dire che qui non c'è un potere dello Stato che stia proteggendo i suoi, per dirlo graficamente. Come il parlamento nazionale, perché ci sono alcuni nomi che circolano in questo momento, di alcuni nostri colleghi, senatori e deputati, Ministri della Corte Suprema di Giustizia. Voi sapete che in questo momento si sta procedendo alla sostituzione di alcuni. Se c'è gente nel potere esecutivo, siano essi ministri o vice ministri, che hanno vincoli questionabili dimostrabili. Noi abbiamo bisogno di credibilità e serietà nell'investigazione. Per il bene del futuro della Repubblica non possiamo permettere che il cancro della mafia del narcotraffico o della mafia dei rapimenti aggiscano in sinergia nel nostro paese. Dobbiamo andare in fondo alla questione. Per noi, il crudele assassinio di Pablo Medina e della sua assistente segna un punto cardine nella storia della Repubblica. Per me è un punto di inflessione che mette tutta la cittadinanza di fronte ad una delle decisioni più importanti da prendere per il futuro della Repubblica. Lasciamo via libera a quella  mafia per manovrare le fila del paese o li affrontiamo faccia a faccia? Sicuramente la mia testa ha un prezzo, ma la mia posizione è questa. Io lavorerò dentro i limiti che riterranno i miei colleghi e senza cercare né popolarità né propaganda. Per me è importante arrivare al fondo della questione e che i colleghi abbiano la forza di prendere le decisioni che saremo costretti a prendere incluso contro i nostri colleghi se fosse necessario, ma senza che ci tremi il polso”.
I due senatori hanno poi comunicato che una volta che la Commissione sia costituita integralmente, si pensa entro le prossime 48 ore, sarebbe molto conveniente incontrarci nuovamente "perché per la Commissione è importante ciò che voi rappresentate. È molto importante la lotta che voi svolgete a livello internazionale riguardo questi temi e sarete per noi un grande sostegno oltre che un grande prestigio per i nostri propositi in onore alla verità e alla Repubblica".  
E riguardo al contenuto del computer dove lavorava Medina, di vitale importanza per chiarire e aspetti delle sue investigazioni e denunce, oltre a definire le ragioni per le quali è stato ucciso: "Su wiens giussoquel computer, e magari su altri che possano trovarsi in altre zone del paese, io credo che sia possibile tessere un lavoro di intelligence molto importante. Io mi impegno a seguire queste indagini e dare tutto il mio supporto affinché il lavoro sia il più scientifico, tecnico e professionale possibile”. Ed ha aggiunto: "Questo tipo di criminalità organizzata ha ormai una connotazione globalizzata. Ad esempio "Neneco", il sindaco latitante e accusato di essere il mandante  del duplice omicidio, ha doppia nazionalità. Passa dall'altro lato della frontiera, come fosse casa sua, con documentazione e protezione. Allora se vogliamo arrivare fino in fondo alla questione, bisogna mettere in conto che ci possano essere delle connotazioni, non solamente a livello politico paraguaiano, ma anche a livello politico brasiliano, perché stiamo parlando di una zona di frontiera con il Brasile. I maggiori trafficanti e artefici di  questo male organizzato, si trovano all’altro lato della frontiera e si servono di alcuni personaggi che sono anelli di congiunzione. Non scartiamo il fatto che questa investigazione ci conduca a persone più potenti di "Neneco" dall'altro lato della frontiera, responsabili anche loro del delitto Medina. Per questo motivo ritengo molto importante parlare con i nostri colleghi in Brasile per fare fronte comune".  


"Justicia para Pablo": grande attesa per la manifestazione di questa sera
di Francesca  Panfili - 18 novembre 2014
Asunción (Paraguay). Grande attesa per la manifestazione nazionale “Justicia para Pablo” che si terrà oggi alle 18:30 (22:30 italiane) in Plaza de la Democracia ad  Asunción per chiedere giustizia e verità sull’assassinio del giornalista Pablo Medina, ucciso insieme alla sua giovane assistente, Antonia Almada, di soli diciannove anni.
“A trenta giorni dalla morte di Pablo Medina ancora non sono stati arrestati i responsabili del clan che ha ordinato il suo assassinio” ha detto il direttore di ANTIMAFIADuemila Giorgio Bongiovanni, nella conferenza stampa svoltasi ieri dinnanzi alla televisione nazionale paraguayana Tele Futuro e a numerosi giornalisti giunti anche dall’estero per l’occasione. Presenti anche il giornalista uruguayano Jean Georges Almendras, direttore di Antimafia Dos Mil Uruguay, il giudice argentino Juan Alberto Rambaldo, il giudice paraguayano Jorge Figueredo e il rappresentante di Antimafia Dos Mil in Paraguay Omar Cristaldo.movilizacion ciudana
Bongiovanni ha spiegato che oltre alla richiesta di giustizia sull’omicidio del giornalista paraguayano, collaboratore della rivista ANTIMAFIADuemila, il fine della grande protesta nazionale di oggi è anche quello di proporre alle autorità azioni concrete, fondamentali per combattere il narcotraffico e la corruzione imperante nel Paese, per evitare che altri giornalisti vengano ammazzati. “Noi vogliamo chiedere di più allo Stato paraguayano, alla magistratura, alla politica, per garantire una sicurezza maggiore e una giustizia certa ai cittadini, per evitare che capiti quello che è successo in Europa e soprattutto in Italia dove lo Stato si è corrotto con la mafia". “Questo è un Paese straordinario, ricco di risorse e di gente onesta, – ha aggiunto il direttore di ANTIMAFIADuemila - noi vogliamo impedire che si trasformi in uno Stato mafioso e corrotto”. La mobilitazione di oggi quindi vuole essere l’inizio di una rivoluzione civile e democratica per dimostrare che il popolo paraguayano non appoggia la mafia e i grandi narcotrafficanti multimiliardari che vogliono mettere a tacere la stampa fino ad uccidere i giornalisti che denunciano le collusioni tra politica e criminalità organizzata. Molti i media che hanno dedicato spazio per promuovere l’iniziativa, tra questi il giornale ABC Color dove lavorava Pablo Medina e la radio nazionale ÑANDUTÍ  che ha dato voce ai relatori della protesta i quali hanno invitato tutta la cittadinanza a partecipare alla manifestazione alla quale hanno aderito anche il sindacato dei giornalisti, la federazione nazionale degli studenti secondari e il coordinamento degli avvocati del Paraguay.
Sarà presente anche la famiglia di Pablo Medina, i genitori del giornalista ucciso e la figlia Dhirsen di ventinove anni, che vive attualmente sotto scorta, saranno accolti dalla delegazione di ANTIMAFIADuemila e dal suo direttore.

L'evento facebook: www.facebook.com/pages/Justicia-PARA-PABLO-Medina



"Justicia Ya" - La conferenza stampa della manifestazione in memoria di Pablo Medina

di AMDuemila - 17 novembre 2014

conf stampa paraguaySi è svolta questa mattina ad Asunción la conferenza stampa di Giorgio Bongiovanni, direttore di Antimafia Duemila, per invitare la cittadinanza alla manifestazione “Justicia para Pablo” che si terrà domani alle 18:30 (le 22:30 in Italia, ndr) in Plaza de la Democracia. La mobilitazione, che vedrà la partecipazione di numerosi giornalisti giunti anche dall’estero e della famiglia del giornalista assassinato, è stata indetta per chiedere giustizia e verità sulla sua tragica morte e per esortare lo Stato ad intraprendere una dura lotta contro la mafia e il crimine organizzato.
Clicca qui per vedere il video

 

 



Giustizia per Pablo! Oggi la manifestazione ad Asunción
Bongiovanni: mafia e narcos? Il Paraguay guadagna terreno
traduzione di AMDuemila - 18 novembre 2014
Diverse organizzazioni locali ed internazionali hanno indetto la manifestazione per richiedere sia fatta luce sull'omicidio del giornalista di ABC Color Pablo Medina e della giovane Antonia Almada, crivellati di colpi da sicari del narcotraffico lo scorso16 ottobre mentre in macchina ritornavano da un servizio giornalistico. Lo scopo della mobilitazione è rivendicare inoltre che sia fatta luce su tutti gli assassinii di giornalisti perpetrati dalla narcopolitica insediata nel paese.  
La convocazione è per martedì alle 18:30 (le 22:30 in Italia, ndr) in Plaza de la Democracia ed è organizzata da Antimafia Duemila Italia, una rivista specializzata nel dare informazione sui crimini commessi dalle mafie, e ha delle delle filiali in Argentina ed Uruguay.  
A livello locale, aderiscono la Coordinadora de Periodistas en Alerta, il Fopep, il Sindacato di Giornalisti del Paraguay, la Coordinadora de Abogados y la Federación Nacional de Estudiantes Secundarios.
Giorgio Bongiovanni, Direttore di Antimafia Duemila Italia, ha segnalato che nonostante spesso non si conosca il tema in profondità, l'assassinio di giornalisti da parte del crimine organizzato è un fenomeno mondiale e il nostro obiettivo è creare un gruppo internazionale di colleghi ed amici che lotti per difendere la libertà e che dia il proprio contributo nella lotta contro la mafia.  
Ha ricordato che Medina era un collaboratore della rivista e che in varie opportunità lo invitarono ad incontri organizzati in Argentina e avevano intenzione di invitarlo anche in Italia.  
"Il narcotraffico in questa regione è strettamente vincolato con il centroamerica e con la mafia italiana. Le mafie siciliana e calabrese sono direttamente legate all'America Latina", ha affermato Bongiovanni il quale ha spiegato che sebbene Messico e Colombia continuino ad essere i paesi predominanti per quanto riguarda il narcotraffico, il Paraguay continua a guadagnare terreno.  
Ha sottolineato inoltre la necessità di una legge di protezione ai testimoni i quali, proprio grazie al loro vincolo con le mafie e successivo pentimento, possono fornire informazioni rilevanti alle autorità. Una legge che in realtà l'Italia ha importato dagli Stati Uniti, ha aggiunto.  
"Il pericolo è che gli stati sudamericani diventino narco stati", ha asserito Bongiovanni.

Fonte: abc.com.py


Smantellato centro del clan Acosta
di AMDuemila - 18 novembre 2014
Dopo lo smantellamento di uno dei più grandi centri dei narcos con oltre tre tonnellate di marijuana pochi giorni dopo l’omicidio del giornalista  Pablo Medina nella tenuta “Dos Naciones”, di proprietà dell’ex sindaco di Ypejhù e mandante dell’omicidio, Vilmar “Neneco” Acosta, la polizia ha smantellato lo scorso 13 novembre un altro centro dello stesso clan in una riserva forestale, a soli 5 km dalla tenuta Dos Naciones, sempre a Ypejhù. Al momento dell’irruzione alcuni operai stavano lavorando la droga, oltre una tonnellata. Si pensa che il centro in questione sarebbe gestito da Vidal Acosta, padre di Vilmar e uno dei più pericolosi narcotrafficanti di Canindeyù.

Gli assassini di Medina ancora ad Ypejhú
Si sospetta che “Neneco”, così come i suoi sicari, sia ancora nella zona di Ypejhù e che goda di protezione a più alti livelli. Sicuramente cambia giornalmente nascondiglio.

Un confidente la cui identità è riservata per motivi di sicurezza avrebbe dichiarato ad ABC Color che militari e polizia sono al servizio del clan, formato da Vilmar Acosta, suo padre Vidal, suo fratello Wilson, suo nipote Flavio Acosta e un killer al loro servizio, Arnaldo Javier Cabrera. Avrebbe inoltre aggiunto che poliziotti e militari operano al servizio del gruppo. Dopo l’omicidio del giornalista il clan Acosta si sarebbe incontrato nel panificio di proprietà di Virgilio Alcaraz e Maria Acosta, zii di “Neneco”. Il negozio sarebbe utilizzato abitualmente come centro di operazioni e pianificazione delle attività criminose del clan.
La notte stessa dell’omicidio “Neneco”, suo fratello Wilson e Vidal si sarebbero incontrati sul posto. Mentre il giorno dopo, secondo alcune fonti, Neneco si sarebbe rifugiato in un distaccamento militare, sotto la presunta protezione del colonnello Felipe Orrego. Il comandante delle Forze Militari ha assicurato che avvierà un’indagine al riguardo.

Ma le perquisizioni e i rastrellamenti messi in atto dalla polizia nazionale e dagli investigatori, alla guida di Sandra Quiñónez obbligarono Acosta inizialmente ad attraversare la frontiera e recarsi in Brasile, dove ha rinnovato la sua patente. Ricordiamo che Neneco gode della doppia nazionalità. Qualche giorno dopo è rientrato a Yipejhú dove si troverebbe ancora oggi.

Vilmar Acosta è stato espulso dal Partito Colorado ed è stato emesso un ordine di cattura internazionale nei confronti suoi e dei suoi complici.

È ormai più che accertato che il piano di uccidere Medina è maturato a seguito degli articoli che scriveva denunciando che nel municipio di Ypejhù si gestiva il narcotraffico ed addirittura si ordinava l’esecuzione di persone non “in sintonia” con il capo mafioso.


Non solo mafia e narcos nell'assassinio di Pablo Medina


di Giorgio Bongiovanni - 15 novembre 2014

bongiovanni cristaldo figueredoAsunción (Paraguay). Al nostro arrivo, vediamo una miseria sempre più grave: ogni volta che mettiamo piede in questo Paese l'immagine che abbiamo di fronte è quella di un intero popolo schiacciato da una classe dirigente opulenta e dedita unicamente ai propri affari personali.
C'è una grande attesa per la manifestazione organizzata da ANTIMAFIADuemila in Plaza de la Democracia ad Asunción, "Justicia Ya!" per chiedere verità sull'assassinio del giornalista Pablo Medina. Un omicidio, ha dichiarato il pubblico ministero Jorge Figueredo, amico personale di Pablo, "di chiara origine politico-mafiosa". Secondo il giudice, (che ad ogni modo non è il titolare delle indagini sull'assassinio di Medina) esistono prove evidenti del fatto che Pablo Medina non è stato ucciso solo dal sindaco di Ypehjú "Neneco" Acosta, attualmente latitante e accusato di essere il mandante dell'attentato insieme al fratello e al nipote, considerati gli esecutori. "Probabilmente - ha continuato Figueredo - personaggi potenti hanno incaricato questa famiglia mafiosa".
Medina, prima di essere ucciso, aveva tra le mani un'inchiesta che coinvolgeva personaggi potenti del Paraguay appartenenti alla politica, alla finanza ed ai poteri occulti del paese, che sarebbero coinvolti nel giro del narcotraffico. Tra questi, anche rappresentanti dell'attuale governo. Intanto, con il tacito assenso del Presidente Cartés - probabilmente per riequilibrare quegli assetti di potere denunciati da Medina - è stato messo sotto inchiesta parlamentare Víctor Núñez, Ministro della Corte Suprema di giustizia, nei giorni scorsi segnalato anche su ANTIMAFIADuemila per le sue amicizie pericolose e accusato negli articoli di Pablo di essere responsabile di gravi omissioni e mancati interventi contro esponenti mafiosi locali. Núñez, durante una conferenza stampa, aveva accusato a sua volta il giornalista ucciso di aver scritto leggerezze e falsità.
La manifestazione che partirà il 18 novembre alle 18:30 ad Asunción, alla quale hanno già aderito diversi coordinamenti di giornalisti, avvocati e studenti del Paraguay, intende fare un appello alle forze politiche affinché venga fatta chiarezza sull'omicidio del giornalista.

In foto da sinistra: il direttore Bongiovanni insieme ad Omar Cristaldo, collaboratore di ANTIMAFIADuemila, e Jorge Figueredo, giudice paraguayano

justicia ya

Il 18 novembre 2014 alle ore 18:30 è indetta una manifestazione in Plaza de la Democracia (Asunción) per chiedere giustizia per Pablo Medina, giornalista paraguayano ucciso lo scorso 16 ottobre insieme all’assistente Antonia Almada. Da tempo Medina, corrispondente per ABC Color, era minacciato per le sue indagini su gruppi di narcotrafficanti che controllano la produzione di marjuana locale e per le sue continue denunce ai politici potenti corrotti dalla mafia.

Alla manifestazione, organizzata dalla rivista Antimafia Duemila, hanno aderito diversi coordinamenti di giornalisti, avvocati e studenti del Paraguay.

Relatori della manifestazione saranno, tra gli altri, Jorge Figueredo, pubblico ministero paraguayano; Omar Cristaldo, ANTIMAFIADuemila Paraguay; Juan Alberto Rambaldo, giudice argentino; Jean Georges Almendras, giornalista della televisione uruguayana e ANTIMAFIADuemila Uruguay; Dhirsen Medina, figlia del giornalista assassinato; Magdalena Benítez, caporedattore ABC Color (giornale nel quale lavorava Pablo Medina); Ariel Vera, Federazione Nazionale degli studenti del Paraguay.

Tutti per chiedere che si accerti la verità sull’assassinio di Medina e degli altri giornalisti, uccisi per difendere quell’informazione libera in cui anche Pablo credeva.

L'evento sarà trasmesso in diretta streaming!

Migliaia i volantini distribuiti in tutta la città di Asunción
volantini manif

Riera, giudici corrotti in Paraguay: “Siamo al 25 percento”
Le dichiarazioni del presidente del Consiglio della Magistratura
consiglio magistratura                    Componenti del Consiglio della Magistratura riuniti con Horacio Cartes

Traduzione a cura di AMDuemila - 12 novembre 2014
Il presidente del Consiglio della Magistratura Enrique Riera, designato dal Governo di Horacio Cartes per rinnovare l’obsoleta Giustizia del paese, afferma che la corruzione interessa un 25 percento dei giudici.  
"Da quando sono in carica abbiamo constatato un 25 percento che secondo il mio criterio giuridico dovremmo avere sanzionato", ha dichiarato in un'intervista a Efe. Riera ha affermato che molti dei magistrati in questione riescono a sfuggire alla sospensione grazie ai voti del tribunale del “Jurado de Enjuiciamiento” (Csm, ndr).
Secondo il Consiglio della Magistratura, ci sono circa 1.300 funzionari giudiziari in Paraguay, tra giudici, pubblici ministeri e difensori pubblici, dei quali circa 500 sono stati denunciati dinnanzi al “Jurado de Enjuiciamiento dei Magistrati” per corruzione, narcotraffico ed altri presunti reati.  
“Bisogna sanare il potere giudiziario, destituire i corrotti", ha sostenuto Riera, il quale da un anno e due mesi è al fronte dell'organismo incaricato della selezione di funzionari giudiziari nel paese. "Il narcotraffico sta contaminando tutti i poteri, giudici, pubblici ministeri, legislatori, funzionari di ogni potere dello Stato sono coinvolti, a mio parere uno dei punti chiave è il potere giudiziario", ha proseguito.  
Il recente assassinio di un giornalista investigatore nella zona di frontiera, attribuito dalla Procura ad un sindaco attualmente latitante (vincolato ad un clan con affari commerciali in Brasile e appartenente al Partito Colorado oggi al governo) ha aperto un dibattito sui presunti legami di politici, giudici e pubblici ministeri con il narcotraffico.  
Il Paraguay è il secondo maggiore produttore di marijuana del Sudamerica che viene coltivata nelle regioni confinanti con il Brasile, meta finale dell’80 %  del raccolto secondo le autorità antidroga.  
Riera ha accusato i partiti politici di finanziarsi con denaro sporco ed ha assicurato che il Partito Colorado e quello Liberale, i due principali raggruppamenti del paese, hanno trasformato il sistema giudiziario “in un meccanismo di prebende”, grazie al quale vengono spartite le poltrone. “Il potere giudiziario non funziona – ha lamentato Riera – Questo è il potere giudiziario al quale la gente chiede giustizia a poco prezzo e rapida”.
Il Presidente del Consiglio della Magistratura Enrique Riera (foto a destra © EFE)riera enrique ha inoltre ammesso che la Corte Suprema di Giustizia “è screditata, non da adesso, ma da tempo, permanentemente messa in questione dalla cittadinanza e dai mezzi di comunicazione”. Uno dei suoi membri “non l’ha più tollerato ed è uscito in pubblico a difendersi, non facendo altro che compromettere molta gente con informazioni che il popolo ignorava”, ha dichiarato, facendo riferimento alla conferenza stampa tenuta la settimana scorsa da Víctor Núñez.  
Núñez ha voluto smentire per due ore le informazioni pubblicate dalla stampa locale che lo accusano di avere fatto pressioni per la messa in libertà nel 2011 di Vilmar Acosta, detenuto dopo il ritrovamento di resti umani sepolti nella casa del padre.  
La Procura considera Acosta il presunto mandante dell'assassinio avvenuto lo scorso 16 ottobre del giornalista di ABC Color Pablo Medina e della collaboratrice Antonia Almada.  
“Abbiamo tribunali dove gli espedienti arrivano fino in soffitta ma non un giudice, e funzionari che in otto anni non sono stati mai chiamati per rendere conto del loro lavoro”, ha affermato Rivera. Ci sono oltre 500 posti vacanti per funzionari giudiziari dovuti alla “negligenza istituzionale” che si trascina dalla dittatura di Alfredo Stroessner (1954-1989).
In corrispondenza con una nuova legge promossa da Cartes che obbliga gli enti pubblici a rendere trasparenti i loro conti e salari ed i nomi degli impiegati, il Consiglio della Magistratura ha avviato il rinnovo della metà dei funzionari superiori del potere giudiziario, ha spiegato Riera.  
In un anno ha individuato circa 300 nuovi impiegati e la speranza è quella di arrivare a 1.000 nel 2015. Il presidente del Consiglio ha detto che i candidati vengono selezionati per merito e in modo trasparente, per allontanare la vecchia pratica dalle forze politiche di imporre chiunque secondo i propri interessi.  
“C'è una decisione politica che forse la gente non vede, ed è quella di separare il Governo e la Giustizia dal partito”, ha concluso il presidente del Consiglio della Magistratura.


Morte di un giusto

16 ottobre 2014
La notizia dell'assassinio del nostro amico fraterno, il giornalista paraguayano Pablo Medina ci lascia davvero attoniti e senza parole. L'immagine del suo corpo crivellato dai colpi di fucile strazia la nostra anima perché assieme condividevamo la lotta contro le mafie, la corruzione, il traffico di stupefacenti e di organi. Pablo Medina è morto quest'oggi sotto i colpi di fucile sparati da due uomini armati fino ai denti. Colpi che ne hanno sfigurato il volto e massacrato il torace. Da anni era impegnato in una costante lotta anche per chiedere verità e giustizia per suo fratello, Salvador, anche lui giornalista e presidente della “Radio Comunitaria ñemity”, portavoce di una vera e propria campagna contro il sistema di corruzione del suo Paese, ucciso per mano mafiosa in un agguato.
Oggi la mafia ha colpito ancora. Un attacco violento avvenuto attorno alle due del pomeriggio. Pablo stava tornando da un servizio giornalistico e si trovava in compagnia di due persone. Uno di questi, al momento dell'attacco, è riuscito persino ad effettuare una telefonata. “Aiuto, aiuto, hanno sparato a Pablo” è riuscito a sentire Sixto Portillo, che aveva ricevuto la telefonata. Immediatamente è stato dato l'allarme, l'altro accompagnatore pure è stato ferito mentre Pablo Medina è rimasto ucciso. Dopo aver commesso il delitto i colpevoli sono fuggiti a piedi per pochi metri per salire su una moto e darsi alla fuga in direzione di una zona boscosa. Gli agenti di polizia hanno poi rinvenuto cinque bossoli di fucile 9mm. Da tempo Pablo Medina, corrispondente per Abc Color, stava compiendo denunce in particolare sul traffico di marijuana che stava crescendo nel dipartimento di Canindeyú mentre in passato aveva denunciato i malaffari dei boss legati al narcotraffico con la politica. Da oggi Pablo Medina non è più con noi. Un altro giusto che abbandona questa terra.
Assieme a tutta la sua famiglia, ai suoi cari, ai suoi amici noi ci stringiamo nel cordoglio per rendere onore alla sua memoria ed al suo coraggio.


Morte di una martire

Una giovane martire ha trovato la morte insieme al nostro amico e fratello Pablo Medina.almada antoniaAntonia Maribel Almada Chamorro (in foto), di 19 anni, assistente del giornalista ucciso, è stata raggiunta da quattro proiettili, per mano della mafia paraguaiana.
Secondo i media, la polizia accorsa sul posto non era attrezzata per trasportarla in ospedale, dovendo attendere l’arrivo di un'ambulanza. Al suo arrivo in ospedale due ore dopo l’attentato la giovane è deceduta.    
Onore e Gloria a questa martire della giustizia, un giovane esempio Cristico di amore verso la vita e verso Dio.

Giorgio Bongiovanni e tutta la redazione di ANTIMAFIADuemila


bongiovanni medina Giorgio Bongiovanni e Pablo Medina alla presentazione della rivista ANTIMAFIADuemila in Paraguay


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bongiovanni medina 3                                                                                                                                                                         Pablo Medina con Giorgio Bongiovanni in Paraguay
     

Víctor Núñez, il vero "padrino" dei narcos a Canindeyú
davalos neneco
                                                                        L'ex diputado Herminio Dávalos, accanto al sindaco latitante Neneco Acosta


Traduzione a cura di AMDuemila - 10 novembre 2014
da hoy.com.py
Sebbene la deputata del Partito Colorado Cristina Villalba, sia ritenuta la presunta madrina del ricercato Vilmar Acosta Marques, sindaco di Ypejhú, la carriera politica di quest’ultimo ebbe inizio con l’aiuto dell'ex deputato per il distretto di Canindeyú Herminio Dávalos, e dell'attuale sindaco di Salto del Guairá, Eduardo Paniagua Duarte. Tanto Dávalos quanto Paniagua erano i leader del Dipartimento del movimento interno al Partito Colorado “Vanguardia Colorada", alla guida del senatore Luis Alberto Castiglioni e di Javier Zacarías Irún.
Dalle primarie interne del Partito Colorado per le elezioni municipali del 2010, venne scelto per Vanguardia Colorada il candidato vincitore, che avrebbe rappresentato la lista 1 in lizza per la carica di Ypejhú. Fu così che Vilmar Acosta in veste ‘colorada’ riuscì ad accedere successivamente alla carica di sindaco.
Questa settimana, nelle varie interviste rilasciate ai mezzi di comunicazione, Dávalos ha negato di essere padrino o protettore del latitante “Neneco” Acosta, tuttavia tutti gli indizi indicano il contrario.
Dávalos è conosciuto per la sua stretta vicinanza al ministro Víctor Núñez, anzi, durante la conferenza stampa del ministro della Corte Suprema martedì scorso quest'ultimo ha riconosciuto la sua relazione di amicizia con l'ex legislatore.
Tra loro ci sarebbero vincoli commerciali. Addirittura, l'attuale sede del Potere Giudiziario a Salto del Guairá si trova in un edificio di proprietà dell'ex legislatore, mentre in un altro dei suoi immobili, si trova il Tribunale della Pace della capitale del Dipartimento.
Recentemente, un immobile urbano è stato donato dalla municipalità di Salto del Guaira, rappresentata da Eduardo Paniagua, per la costruzione del Palazzo di Giustizia (donazione già accettata dalla Corte Suprema di Giustizia). Questo immobile era stato donato a sua volta al municipio di Salto da un "facoltoso imprenditore” della “frontiera” legato alla malavita, un certo Ronaldo. Donazione fatta per intermediazione di Dávalos e Paniagua.
È vox populi, a Salto del Guairá, che la maggior parte dei funzionari del Potere Giudiziario a Canindeyú hanno avuto il posto grazie all’intermediazione di Dávalos, forte della sua stretta relazione con il ministro Víctor Núñez, che in varie occasioni è stato visto frequentare la residenza dell'ex legislatore e partecipare in alcune riunioni sociali.

Connessioni che parlano da sè
L'avvocato Domingo Mendieta, fu il difensore di Vilmar "Neneco" Acosta nel processo per omicidio che vide imputati lui e suo padre nel 2011. Mendieta era allo stesso tempo procuratore generale a Canindeyú ed attivo integrante del movimento liderato da Dávalos nel dipartimento di Canindeyú, "Vanguardia Colorada”.
L'assistente della presidenza del Tribunale di Appello di Canindeyú che concedette la libertà a Neneco Acosta, (Nora Concepción Sosa Antunez), è moglie dell'attuale sindaco di Salto della Guaira, Eduardo Paniagua Duarte.
Un altro degli avvocati di Acosta è Braulio Duarte il quale lo difese quando la sua candidatura venne impugnata da Julían Núñez (ucciso in seguito) dinnanzi al Tribunale Elettorale di Ciudad del Este e dinnanzi alla Corte Costituzionale, allora presieduta da Víctor Núñez.
Duarte fu anche procuratore generale per il movimento "Vanguardia Colorada", guidato da Dávalos in Canindeyú ed è attuale assessore al Comune di Ciudad del Este.
Tutti gli indizi indicano che il deputato Dávalos, nonostante lo neghi, è il vero padrino politico e protettore di Neneco Acosta, al punto di intercedere, a suo tempo, con il ministro Núñez, sovrintendente della circoscrizione di Canindeyú, e dinnanzi ai giudici della Corte affinché Acosta fosse ammesso a partecipare alle elezioni primarie interne al Partito Colorado.
Inoltre, il sindaco di Salto del Guairá è noto per la sua vicinanza con Claudecir da Silveira, alias "Mano", uno dei principali "imprenditori" della malavita a Canindeyú, ricercato dalla giustizia brasiliana, vincolato ad affari illeciti come furto di camion e narcotraffico.
Anni addietro, Paniagua lavorava come avvocato della famiglia Silveira e di altri "nomi noti" vicini all'ambiente della mafia di frontiera.
Claudecir da Silveira è socio di Ronaldo, lo stesso "imprenditore" che donò al municipio la proprietà per la sede del Potere Giudiziario.
A questo punto, non ci vuole molto per concludere che Núñez, ammesso che non abbia partecipato direttamente nelle azioni sopra indicate, ne era almeno necessariamente al corrente, e se così non fosse, è comunque responsabile di una negligente gestione dal punto di vista della sua carica.

Ex deputato conferma l’amicizia con Núñez
L'ex deputato colorado Herminio Dávalos ha negato qualsiasi vincolo con il sindaco latitante di Ypehú, Vilmar "Neneco" Acosta Marqués, mandante dell’omicidio del giornalista Pablo Medina. Tuttavia, ha manifestato che da 12 anni è amico personale del ministro della Corte Víctor Núñez.

Le relazioni del ministro Víctor Núñez

- Víctor Núñez, Ministro della Corte Suprema di giustizia, sovrintendente della Circoscrizione di Canindeyù. Legato da una stretta amicizia con l’ex deputato colorado Herminio Dávalos, mentore e padrino politico di Vilmar “Neneco” Acosta, legame riconosciuto dal ministro stesso. Ha partecipato a diversi incontri sociali nella residenza dell’ex legislatore a Salto del Guaira.

- Neneco Acosta, sindaco di Ypehjù. Imputato per essere ritenuto il mandante dell’omicidio del giornalista Pablo Medina. Attualmente latitante. Intraprese la carriera politica all’interno del Movimento “Vanguardia Colorada” i cui leader di Dipartimento erano l’ex deputato Herminio Dávalos e Eduardo Paniagua, attuale sindaco di Salto del Guaira.

- Herminio Dávalos, Ex deputato colorado nel periodo 2008-2013. Mentore politico di “Neneco” Acosta. È il proprietario di due immobili dove sorgono le sedi giudiziarie a Salto del Guairà. Ha organizzato diversi ‘barbecue’ nella sua residenza di Salto, ai quali partecipava anche il ministro Núñez. Ha collocato alcuni dei suoi ‘fedelissimi’ in alcune cariche giudiziarie della zona, grazie al suo legame con il ministro Núñez.

- Eduardo Paniagua, sindaco di Salto del Guairá. Candidato nel 2010 per “Vanguardia Colorada”. Uno dei leader politici regionali del movimento, insieme all’ex deputato Herminio Dávalos. Fu avvocato della famiglia di Claudecir Da Silveira, alias “Mano”, un brasiliano ricercato nel suo paese per diversi delitti. Nel novembre del 2010, Paniagua minacciò il giudice Diosnel Giménez, durante una perquisizione nell’abitazione di un contrabbandiere.

- Domingo Mendieta, avvocato di Vilmar “Neneco” Acosta nel processo per omicidio doloso iniziato nel gennaio del 2011, era contemporaneamente procuratore generale a Canindeyù per “Vanguardia Colorada”, di cui era leader in zona Herminio Dávalos.

- Rosalinda Guens, magistrato destituito dal “Jurado de Enjuiciamiento de Magistrados”.  Destituita nel settembre di quest'anno per un conflitto con i “macoñeros” nella riserva Mburucuyà. Ha fatto parte della Corte di Appello di Salto del Guairà, insieme a Venancio López e Justo Pastor Benitez (entrambi destituiti e vicini a Núñez), che determinò nel marzo del 2011 la libertà di “Neneco” Acosta imputato per omicidio doloso. Vicina al ministro della Corte, Victor Núñez.

- Nora Concepción Sosa Antúnez, è stata l’assistente della presidenza del Tribunale di Appello di Canindeyù. Concesse la libertà a Neneco Acosta. È moglie dell’attuale sindaco di Salto del Guaira, Eduardo Paniagua Duarte, del movimento Vanguardia Colorada e alleato di Herminio Dávalos



Catturato il più sanguinario collaboratore del narco latitante Vilmar "Neneco" Acosta
Traduzione a cura di AMDuemila - 10 novembre 2014
da abc.com.py
Detenuto avrebbe aiutato a fuggire il sindaco ‘Colorado’ da Ypejhú
Il ‘capanga’ più sanguinario ed uomo di fiducia del sindaco latitante di Ypejhú, Vilmar "Neneco" Acosta Marques, è stato catturato ieri pomeriggio. Secondo la Polizia, Benigno Rodríguez alias "Benigno Hû" ha aiutato "Neneco" a fuggire dalla giustizia al arrivare in Brasile, dopo l’omicidio del giornalista di ABC Color, Pablo Medina, e della sua accompagnatrice Antonia Almada.
Rodríguez Barrios (37) è stato arrestato mentre usciva dal suo nascondiglio, nelle vicinanze della tenuta “Dos Naciones”, proprietà del sindaco latitante.
Il detenuto, è considerato uno dei collaboratori più sanguinari di "Neneco", e avrebbe alle spalle pesanti antecedenti ed ordini di cattura internazionali per diversi reati, è incriminato anche in Curuguaty. Benigno "Hû", come viene chiamato, sarebbe uno dei principali elementi della rete di narcos diretta da Acosta, accusato di essere il mandante dell'assassinio del corrispondente del nostro giornale Pablo Medina.
Rodríguez Barrios è stato catturato intorno alle 14:00 durante un’operazione degli agenti del commissariato 6ª di Ypejhú e del nuovo Gruppo Speciale di Operazioni (GEO) che opera nella zona. Il commissario Sebastián Ramírez, responsabile dell'operazione, ha spiegato di avere sorpreso Benigno Hû mentre usciva dalla zona conosciuta come "Cerro Guy", nelle vicinanze della tenuta "Dos Naciones", dove il 22 ottobre scorso è stato smantellato il principale centro di elaborazione della marijuana della rete di Acosta Marques.
Secondo quanto riferito il detenuto avrebbe aiutato il sindaco a fuggire da Ipejhú, dopo i primi sospetti nei suoi confronti a seguito dell’omicidio del nostro compagno. Apparentemente, Benigno "Hû" avrebbe portato Acosta da Ypejhú a Corpus Christi e successivamente a La Paloma, dove si è rifugiato per alcuni giorni nella tenuta del sindaco di quest’ultima città, Carlos Villalba, fratello della deputata colorada, María Cristina Villalba.
Il "clan" Villalba, a sua volta, è sospettato non solo di avere aiutato Acosta a nascondersi, ma di averlo aiutato anche posteriormente a raggiungere la città brasiliana di Sete Quedas, dove il mandante dell'attentato contro Medina ha rinnovato la sua patente avvalendosi della sua doppia nazionalità. Il commissario Ramírez ha sottolineato che le Istituzioni sono ben determinate a sgretolare la struttura criminale gestita da Acosta e che l’impegno della polizia continuerà senza sosta per arrestare tutti i suoi collaboratori.

Assalto al Commissariato
Benigno Hû è un pericoloso criminale di frontiera, coinvolto in diversi fatti eclatanti di traffico di droga, e lo stesso Pablo Medina aveva scritto nei suoi articoli che era uno dei killer più sanguinari al servizio del gruppo di "Neneco" Acosta Marques.
La sua cattura presuppone un duro colpo alla logistica dell'organizzazione criminale di "Neneco", al punto che circolavano voci riguardo l’intenzione dei “marihuaneros” di prendere d’assalto il commissariato per liberarlo. Per questo sono state appunto rafforzate le misure di sicurezza per ordine del giudice Lorenzo Lezcano, recatosi subito sul posto, nonostante le strade intransitabili.
È possibile, secondo il pubblico ministero, che Ramírez venga trasferito nella città di Curuguaty attraversando il territorio del Brasile.

Ramirez parte del primo cerchio
Il giudice Lorenzo Lezcano che ha diretto l'operazione che ha portato alla detenzione di Benigno Ramírez, ha assicurato alla nostra testata che l'uomo in arresto fa parte del ‘primo cerchio di mattoni del muro di sostegno’ del sindaco latitante. Il ‘capanga’ è incriminato in Curuguaty per possesso e traffico di stupefacenti e diversi ordini di cattura pendono sulla sua testa.

Popolazione intimorita
La criminalità organizzata intimorisce e terrorizza la maggior parte degli abitanti dei distretti appartenenti al Dipartimento di Canindeyú, dove il narcotraffico si estende principalmente con la coltivazione della marijuana. A radice di questa situazione molte volte risulta difficile ottenere informazione o testimoni dei fatti criminali. Lo Stato deve essere più presente nella zona.


"Neneco" Acosta in Brasile 12 giorni dopo l’omicidio Medina
Traduzione a cura di AMDuemila - 10 novembre 2014
da abc.com.py
Il sindaco latitante di Ypejhú ha rinnovato personalmente la propria patente a Sete Quedas (Brasile), 12 giorni dopo l'assassinio del nostro corrispondente Pablo Medina, e di Antonia Almada.
Lo ha confermato il giudice Lorenzo Lezcano. Sete Quedas si trova di fronte a Corpus Christi (Canindeyú), vicino alla tenuta dei suoi amici.
Secondo i dati in possesso di Lezcano, la Polizia Militare del Brasile ha confermato alla Polizia Nazionale le pratiche che stava portando avanti "Neneco" come cittadino brasiliano, in Sete Quedas, a poco più di una settimana del duplice omicidio avvenuto in Curuguaty, dopo la perquisizione della sua abitazione. Tra il 28 e 30 ottobre, il latitante ha attraversato la frontiera per rinnovare la sua patente, ciò fa supporre che non aveva il minimo timore di essere fermato. Inoltre, questo dato confermerebbe la versione che il sindaco sarebbe stato scortato da due motovedette della polizia per andare in Brasile.

Doppia nazionalità
Lezcano ha confermato inoltre ai giornalisti in Curuguaty che "Neneco" Acosta Marques ha la doppia nazionalità, grazie alla quale una volta attraversa la frontiera diventa cittadino brasiliano e non può essere reclamato dalla Giustizia paraguaiana perché non esiste trattato di estradizione tra il nostro paese ed il Brasile.
La Polizia Militare del Brasile ha inviato ai loro colleghi del Paraguay alcuni documenti che dimostrano che il personaggio in questione è in possesso del CPF, l’equivalente alla nostra carta di identità, che certifica la sua nazionalità brasiliana", ha spiegato Lezcano.
Una strategia messa in atto da Vilmar Acosta consapevole di non poter essere stradato in Paraguay. Il pubblico ministero ha comunque riferito che a questo punto "rientra nelle competenze della Procura delle Relazioni Internazionali" ed ha assicurato “che si sta lavorando al riguardo, si stanno eseguendo ordini di arresto ad Asunción in risposta agli ordini di cattura internazionale, compito a carico della collega Sandra Quiñónez."


I deliri del Presidente della Corte Suprema del Paraguay contro Pablo Medina
di Giorgio Bongiovanni - 5 novembre 2014
Il Ministro della Corte Suprema Víctor Núñez (in foto) ha attaccato duramente durante una conferenza stampa questo martedì il lavoro del giornalista ucciso Pablo Medina.nunez victorPablo Medina ha scritto con leggerezza su fatti che non conosceva”, ha esordito il ministro, che ha lamentato di essere vittima di una persecuzione politica nei suoi confronti in questi ultimi anni per essere stato accusato di essere vicino ai narcotrafficanti.
Núñez ha cercato di svincolarsi dalle responsabilità attribuitegli di avere favorito nel 2011 la sentenza assolutoria nei confronti di Vilmar Acosta, ritenuto mandante del duplice omicidio Medina-Almada, e di suo padre Vidal, allora detenuti nel carcere di Coronel Oviedo con l’accusa di omicidio dopo il ritrovamento di resti umani nel cortile di Vidal Acosta.
Núñez ha attaccato gli articoli pubblicati da Medina sul tema affermando che non c’è stata mai una denuncia contro l’allora giudice garante José Benitez.
Il giornalista ucciso aveva infatti denunciato che Núñez si era incontrato con Benitez giorni prima che il Tribunale firmasse la liberazione degli imputati. Poi però i tre giudici del Tribunale di Appello Rosalina Guens, Justo Pastor Benítez e Venancio López furono processati e ritenuti colpevoli di irregolarità, anche se beneficiarono delle attenuanti e la questione si concluse con un semplice “ammonimento”.
Il ministro Núñez ha inoltre dichiarato che non si sottometterà ad alcun processo politico, da lui ritenuto un “circo”, e che “solo Dio può allontanarlo dalla sua carica”.
Alex Lee, sottosegretario agli Affari Esteri per l’emisfero Occidentale degli Stati Uniti, in visita ad Asunción, ha dichiarato che l’omicidio del giornalista del ABC “è intollerabile e che il Governo deve essere in grado di portare i colpevoli dinnanzi alla giustizia”. Ha aggiunto che la stampa libera è vitale per una società democratica e che questa tragedia deve tradursi in determinazione per proteggere e tutelare il lavoro dei giornalisti e dei mezzi di comunicazione. “Il Governo ha tutti i mezzi a disposizione per indagare e far prevalere la giustizia” ha concluso.


La solidarietà del grande scrittore uruguayano

Eduardo Galeano
1° novembre 2014
Voglio aggiungere il mio nome alle dichiarazioni di condanna contro le esecuzioni di contadini e giornalisti che stanno seminando orrore nella mia amata terra paraguaiana.galeano eduardo
Chi come me conosce ed ama questo paese sa per esperienza che è il terrorismo messo in atto dal potere  ad agire mascherato per assassinare impunemente coloro che difendono le loro tormentate terre e la loro libertà di espressione.  
Eduardo Galeano



Omicidio Pablo Medina, ricostruiti i fatti si stringe il cerchio sui killer

di AMDuemila - 3 novembre 2014
È caccia aperta ai killer del giornalista paraguayano Pablo Medina e della sua giovane assistente Antonia Almada. Grazie alle numerose prove raccolte le autorità sono state in grado di ricostruire la dinamica dell’omicidio e nei giorni scorsi il Procuratore generale Javier Diaz Verón il Ministro dell’Interno Francisco de Vargas e Sandra Quiñónez, uno dei giudici a carico delle indagini, ed il Commissario Gilberto Fleitas, hanno fatto il punto della situazione sull’avanzamento delle indagini. Sedici giorni dopo quel terribile attentato, grazie all'analisi dei tabulati telefonici si è riusciti a ricostruire i movimenti dei presunti autori materiali, Wilson Acosta e Flavio Acosta. Entrambi, nel giorno dell'omicidio, sono stati costantemente in contatto con il secondo che avrebbe seguito gli spostamenti di Medina da vicino mentre, subito dopo l’omicidio, il primo si è messo in contatto con il sindaco di Ypejhú, Vilmar Acosta “Neneco” per una comunicazione che è proseguita fino a tarda sera. Sono i tabulati telefonici a rivelare il tragitto percorso dalle vittime e dagli imputati fino al luogo del crimine.
Secondo quanto dichiarato dal commissario Gilberto Fleitas si sarebbe ora in grado di confermare la paternità del delitto con le indagini che si concentrano sulla ricerca e cattura dei sospettati. Al momento gli imputati sono in quattro: il sindaco di Ipejhù Vilmar Acosta, ritenuto mandante dell’omicidio, Wilson Acosta, Flavio Acosta ed Arnaldo Cabrera.

Giudice allontanato dalle indagini
In seguito alle polemiche il giudice Nestor Cañete, membro del gruppo che sta indagando sull'omicidio del giornalista ma che nel 2011, nonostante le pesanti accuse di omicidio, firmò la clamorosa assoluzione di Vilmar Acosta, è stato allontanato dalle indagini su disposizione del Procuratore generale Javier Díaz Verón. Il Pg ha motivato la propria decisione con l'esigenza di “non tradire la fiducia della cittadinanza sullo sviluppo dell'inchiesta”. Da questo momento in poi, quindi, il pool che seguirà le indagini sarà formato dai magistrati Sandra Quiñónez, Christian Roig e Lorenzo Lezcano.

La società civile che si schiera
Sul “caso Medina-Almada” non ha precedenti la presa di posizione da parte della cittadinanza a seguito dell’omicidio. Nonostante le molte vittime del giornalismo, e non, cadute per mani della mafia paraguayana, solo adesso la popolazione è scesa in campo per chiedere “giustizia” e che si vada fino in fondo mettendo fine all’impunità di cui godono i narcotrafficanti e i loro referenti politici. Anche venerdì 31 ottobre si è tenuta una manifestazione dove i partecipanti, tra cui diversi politici, hanno raggiunto il Tribunale di Curuguaty per esprimere la propria rabbia. All'evento era presente anche la giovane nipote di Pablo Medina, Dalma, che ha espresso la propria indignazione per la morte dello zio e per l’imperare del narcotraffico nella città. “Siamo noi che dobbiamo cambiare lo stato di cose” ha ricordato a tutti. Da parte sua il presidente de la Repubblica Horacio Cartes ha convocato per oggi una riunione con le più alte autorità dello Stato. Argomento dell'incontro sarà principalmente la sicurezza del Paese ma anche i casi di corruzione all'interno delle istituzioni.

Irregolarità nelle elezioni del sindaco Vilmar Acosta
Tra gli elementi nuovi che stanno emergendo vi sono anche alcune irregolarità che circondano l'elezione di Vilmar Acosta a sindaco della città di Ipejhù per il Partito Colorado. A quanto pare non avrebbe avuto alcun diritto costituzionale ad accedere alla carica a causa della doppia nazionalità paraguaiana e brasiliana. Solo una persona si oppose e chiese la nullità dell’elezione appellandosi alla costituzione, Julián Núñez Benítez, il secondo più votato, ma inutilmente. Giudici, magistrati e ministri si piegarono di fronte al potere dell’oggi latitante. In ultima istanza Julián Nuñez si appellò alla Corte Suprema, rappresentata da Víctor Nuñez, lo stesso che intercedette per la liberazione di Vilmar Acosta quando era in carcere insieme a suo padre Vidal dopo il ritrovamento di alcuni resti umani nella sua tenuta. L’istanza non venne mai affrontata e lo stesso Julián Núñez pagò con la vita, lo scorso 1°agosto, l’avere osato mettersi contro i poteri forti.

Condannato a morte
Secondo indiscrezioni sulla “testa” di Vilmar Acosta “Neneco” sarebbe stata fissata una ricompensa di 200.000 dollari americani. Questi, decretando la morte del giornalista di ABC Color Pablo Medina ha infatti messo in grave difficoltà le attività di frontiera del narcotraffico. La ferma azione del Governo, intento a risanare l’area di influenza della rete di “Neneco”, nella zona di Ipejhù e Villa Ygatimí, ha generato delle conseguenze imprevedibili per l’organizzazione criminale che in meno di due settimane ha subito la perdita di importanti membri della stessa e di importanti quantità di droga. Inoltre, il fatto che la polizia mantenga presidiata la zona di Ipejhù impedisce per il momento la fluidità del traffico di marijuana lungo il confine con il Brasile. E dal punto di vista dei narcos proprio la cattura o la morte dello stesso Vilmar Acosta potrebbe essere l'unico “sblocco” per questa soluzione di stallo. Non solo. Da quando è stato emesso ordine di cattura internazionale a suo carico, vigente anche in Brasile, paese dove si presume si sia rifugiato, il sindaco di Ypejhù avrebbe rotto gli equilibri tra le diversi fazioni con le quali collaborava. Ed è proprio a causa di ciò che ora Vilmar Acosta non è solo un ricercato ma anche un condannato a morte abbandonato dai suoi stessi “ex compagni d'affari”.


Il giudice che liberò "Neneco" oggi indaga sull'omicidio Medina-Almada

di AMDuemila - 31 ottobre 2014
Il senatore liberale Luis Alberto Wagner ha dichiarato che Néstor Cañete, giudice che insieme a Sandra Quiñónez, Cristian Roig e Lorenzo Lezcano sta conducendo le indagini sull’omicidio di Pablo Medina e della sua assistente Antonia Almada,  nel 2011 avrebbe deciso la liberazione di Vilmar Acosta, primo cittadino di Ipejhù.
Il sindaco di Ipejhù, fortemente sospettato di essere il mandante del duplice omicidio, era stato arrestato insieme al padre, Vidal Acosta, ritenuto un potente boss dei narcos della zona, nella proprietà del quale erano stati ritrovati resti umani.
Nonostante le pesanti accuse e le prove a loro carico i due furono assolti da Néstor Cañete e dagli altri colleghi.


L’omicidio di Pablo Medina pianificato da più persone

di AMDuemila - 29 ottobre 2014
Il vice ministro per la Sicurezza Interna Javier Ibarra ha affermato che l’omicidio del giornalista Pablo Medina e della sua assistente Antonia Almada è stato premeditato e pianificato freddamente da più persone. Le indagini proseguono a ritmo serrato con ogni mezzo a disposizione, scientifico e professionale, e hanno raggiunto risultati soddisfacenti.
Il sindaco di Ipejhù, Vilmar “Neneco” Acosta  è ancora ritenuto mandante dell’omicidio e suo fratello Wilson autore materiale. Sono stati emessi ordini di cattura per entrambi, ancora latitanti.
Gli inquirenti hanno l’ordine di andare fino in fondo nelle investigazioni senza badare alle cariche delle persone coinvolte.
Dopo 11 giorni dal duplice omicidio le massime cariche del partito Colorado hanno rotto il silenzio prendendo posizione sugli eventuali casi di connivenze con il narcotraffico all’interno delle loro fila, affermando che “nessun colpevole sarà coperto, e che ci sarà la massima collaborazione con il ministro dell’interno, Francisco de Vargas”.
Nel frattempo la Commissione Esecutiva dell’ANR (Partito Colorado) ha emesso una risoluzione affinché gli antecedenti di “Neneco” Acosta, siano sottoposti all’attenzione del Tribunale de la Conducta dell’ANR e studiati all’oggetto di una possibile espulsione dal partito. Nonostante Neneco sia ancora presunto innocente, le prove di colpevolezza a suo carico sarebbero preoccupanti. Il provvedimento sarà esteso a tutti gli affiliati.
Si sta effettuando il controllo del tabulato telefonico del sindaco latitante per determinare  con chi il politico del colorado avrebbe parlato prima e dopo l’attentato a Medina.
La deputata colorada, Cristina Villalba, ritenuta vicina a Vilmar Acosata, ha ammesso di aver parlato brevemente con Neneco dopo l’omicidio e di avergli consigliato di presentarsi alla giustizia.

Tra gli ultimi servizi di Medina la marjuana a Crescencio Gonzàlez
La colonia di Crescencio González, a Canindeyù, dove Pablo Medina effettuò uno dei suoi ultimi servizi giornalistici prima di essere ucciso il 16 ottobre scorso, si è rivelata essere una coltivazione di marijuana. Sorge a 50 km dalla frontiera con il Brasile e quasi tutta la popolazione è impegnata nella produzione di droga. Gli abitanti non avrebbero altra fonte di reddito.
Il lucroso business è in mano a grossi narcotrafficanti brasiliani e ad alcuni capi locali come Vilmar Acosta, che rispondono a organizzazioni criminali. Le autorità sarebbero in gran parte compiacenti e in alcuni casi riceverebbero cospicue somme di denaro per il loro silenzio.
Pablo Medina denunciava queste attività criminose e quindi era oggetto di minacce dai capi del narcotraffico che controllano la zona di confine. Ma solo quando alle denunce è seguito l’intervento della polizia e dell’Antidroga che portò al sequestro di tonnellate di droga già processata e alla distruzione di centinaia di ettari di coltivazione i narcos decisero la sua morte.

Impunità per “Neneco”
La rete di narcos gestita da “Neneco” operava nella più totale impunità. Grazie anche alla protezione del gruppo di Maria Cristina Villalba e del governatore di Canindeyù Alfonso Noria Duarte, il controllo del mercato della regione era assoluto, arrivando ad eliminare i pochi produttori che cercavano fonti di reddito alternative lecite.
Le manifestazioni di questi giorni per chiedere giustizia hanno incoraggiato molti abitanti a denunciare le atrocità della rete di narcos.
Medina aveva denunciato in un suo articolo, citando nomi e cognomi, anche la ‘benevolenza’ del potere giudiziario che, con sentenza di appello, aveva liberato l’influente politico in un processo per omicidio, dopo che nella proprietà del padre erano stati trovati resti umani di vittime del latitante.

Scia di morte del clan Acosta
Sono circa una ventina le morti da attribuire al clan Acosta. Le indagini in corso stanno ricostruendo i ruoli dei membri della famiglia: Wilson sarebbe uno dei sicari incaricati di eliminare gli avversari del sindaco, siano essi politici o dei clan rivali. Vidal Yuner, uno dei fratelli, sarebbe un altro dei sicari, mentre altri due fratelli sono morti in regolamenti di conti, e poi Gustavo Acosta, figlio di Wilson, appena ventenne che avrebbe partecipato a diversi omicidi, incluso quello del giornalista. E ancora Cristino Velázquez imparentato con la famiglia. Il padre, Vidal Acosta, secondo voci, è uno dei più grandi narcotrafficanti della zona.

La famiglia Medina chiede protezione
Alcuni giorni prima della sua morte, Pablo Medina avrebbe detto al familiare di un’altra vittima dei narcos, di essere inseguito.
Gaspar Medina, fratello di Pablo, ha chiesto al governo protezione per la sua famiglia: “Temiamo un altro attentato e abbiamo paura, non sappiamo di chi fidarci”.


Istituita Commissione Parlamentare per l’assassinio di Pablo Medina, appello dell’Unesco e commenti da tutto il mondo

di AMDuemila - 27 ottobre 2014
Pablo Medina aveva raccolto prove contro Vilmar Acosta, sindaco di Ipejhù.
Alcuni documenti già in possesso degli investigatori comprometterebbero seriamente il sindaco Vilmar “Neneco” Acosta Marques, suo fratello Wilson Acosta e il figlio di quest'ultimo Gustavo Acosta. Al momento i tre risulterebbero latitanti.
Il giornalista Pablo Medina avrebbe raccolto delle prove, tra cui chiamate telefoniche, descrizioni fisiche e testimonianze che dimostrerebbero il coinvolgimento del clan “Acosta Marques” in due omicidi: l’uccisione di un avversario politico di “Neneco”, ex sindaco della stessa città, colpevole di averlo accusato di essere coinvolto nel narcotraffico, e l’assassinio di un confidente che avrebbe passato informazioni a Medina.
Nonostante fossero noti i vincoli della famiglia del sindaco Vilmar Acosta Marques con il narcotraffico e alcuni violenti omicidi lungo l'area di confine del paese, le autorità non hanno avviato mai nessuna indagine nei loro confronti.
Già nel 2010 i fratelli dell'allora candidato sindaco per il Partito Colorato, morirono sotto i colpi dei sicari di una nota famiglia di narcotrafficanti, i Gimenez Suarez. Il fatto sarebbe maturato in seguito al sequestro di 5 tonnellate di marijuana da parte degli agenti della antinarcotici.
Pablo Medina, corrispondente di ABC Color, pubblicò la notizia della morte dei due fratelli, facendo riferimento alle antiche controversie tra le due famiglie vincolate al narcotraffico. Un'azione che infastidì parecchio “Neneco” al punto di minacciare il giornalista in ripetute occasioni. Da allora gli venne assegnata la scorta poi ritirata, a quanto sembra, un anno fa.
Alcuni giorni dopo, Wilson Acosta, fratello del sindaco, attualmente sospettato di essere uno dei killer di Medina, venne arrestato in Brasile per triplice omicidio.
Nonostante le minacce, Pablo Medina non rimase mai in silenzio e continuò con le sue denunce, rimarcando che il business della marijuana continuava indisturbato ai livelli di sempre.
Nel dicembre del 2010 iniziò una serie di regolamenti di conti tra la famiglia Acosta Marques e i loro rivali del clan Giménez Suàrez, vittima anche un giovane di 18 anni, tenuto sotto sequestro per alcuni giorni e poi ucciso da uno dei fratelli Acosta.
Pochi mesi dopo Vilmar Acosta e suo padre Vidal Acosta furono arrestati dopo il ritrovamento da parte della polizia di resti umani nella proprietà di quest'ultimo.
Nonostante le accuse di omicidio VOLONTARIO a loro carico entrambi furono ASSOLTIcon la sentenza di appello. Dopo la clamorosa sentenza i tre GIUDICI del Tribunale di Appello furono processati per irregolarità, ma grazie a delle attenuanti tutto si concluse in un semplice “ammonimento”.
Le continue denunce che il giornalista pagò con la vita non impedirono però il proseguimento dei regolamenti di conti.

Intimidazioni al magistrato che segue le indagini
Alle prime ore del mattino del 25 ottobre alcuni sconosciuti hanno cercato di forzare la porta dell'abitazione dei suoceri di Carlos Martinez Avalos, il giudice che ha ordinato le prime perquisizioni nella ricerca degli assassini del giornalista, anche nell'abitazione del sindaco, ancora latitante.
Diversi organismi internazionali, tra cui l'Unesco e Reporter senza frontiere (RSF) e voci autorevoli come quella del premio Nobel Adolfo Pérez Esquivel hanno espresso la loro preoccupazione per la scarse condizioni di sicurezza in cui si trovano a svolgere il loro dovere di informazione i giornalisti in Paraguay e chiedono sia fatta piena luce sull'omicidio del giornalista Pablo Medina e della sua giovane assistente Antonia Almada.
La portavoce dell'Unesco, Irina Bokova, ha sottolineato l'importanza di mettere fine all'impunità di chi commette questi atti criminosi e la necessità di garantire la sicurezza ai giornalisti nello svolgimento del loro lavoro di informazione.

Una Commissione indagherà su crimini e infiltrazioni mafiose
Il Senato ha costituito una commissione bicamerale per indagare sull'omicidio del giornalista Pablo Medina e della sua assistente Antonia Almada e le infiltrazioni mafiose nell'ambito politico e istituzionale. Decisione maturata dopo l'incontro tra una delegazione di giornalisti di ABC Color e il senatore Blas Llano.


Omicidio Pablo Medina, arrestato uno dei killer
di AMDuemila - 23 ottobre 2014
Sembra chiudersi il cerchio intorno all’omicidio del giornalista Pablo Medina e della sua assistente Antonia Almada.
Ieri è stato arrestato Carlos Umberto Acosta, nipote del sindaco di Ipehù, Vilmar “Neneco” Acosta, ancora latitante, con l’accusa di aver partecipato all’attentato. Carlos ha precedenti per narcotraffico e avrebbe dichiarato che “a Ipehù l’unica fonte di reddito sarebbe la marijuana”.
Wilson Acosta, fratello del sindaco, è stato identificato dall’unica sopravvissuta come uno degli esecutori dell’attentato.
Nel contempo, gli agenti della Narcotici hanno fatto incursione in una tenuta di proprietà del sindaco Vilmar Acosta dove hanno ritrovato uno dei più grandi centri del gruppo di narcos con oltre tre tonnellate di marijuana. Nel momento dell’irruzione alcuni operai stavano lavorando la droga. Evidentemente il sindaco non ha ritenuto necessario fermare la produzione di droga dopo l’omicidio del giornalista, nonostante fosse ricercato.
Gli articoli pubblicati da Pablo Medina sulla banda di Vilmar Acosta iniziarono proprio dalla tenuta Dos Naciones, adesso smantellata.
Intanto non sembra placarsi la protesta dei giornalisti di tutti i mezzi di comunicazione, ai quali si sono aggiunti gli studenti universitari nel chiedere che sia fatta piena luce sui mandanti e gli esecutori dell’omicidio.
Nella giornata di oggi è stata convocata una nuova manifestazione nazionale per la libertà di espressione.


Pablo Medina, amico e fratello
La mafia ancora una volta ha messo fine alla vita di un giusto
di Jorge Figueredo (Magistrato Corte Federale Paraguay) - 17 ottobre 2014
È difficile esprimere a parole ciò che si prova alla notizia dell’assassinio del giornalista Pablo Medina Velásquez, impegnato nella lotta contro la mafia e la corruzione, per mano di sicari, nel pomeriggio del 16 ottobre 2014, mentre ritornava da un servizio giornalistico in compagnia di una giovane donna, Antonia Almada, la quale è deceduta poco dopo il suo arrivo all'Ospedale Distrital di Curuguaty, dove è stata trasportata.  
È difficile esprimere a parole ciò che si prova quando a cadere crivellato dalle pallottole è un amico e fratello con il quale ho condiviso l'ideale di vedere un Paraguay dove regni la Giustizia, libero dai vincoli con la mafia e la corruzione.      
Pablo Medina è un nuovo martire non solo del giornalismo paraguaiano, bensì della lotta contro la mafia nel Paraguay e nel mondo. Proprio come suo fratello, il giornalista Salvador Medina, caduto per mano del crimine organizzato il 5 gennaio 2001, nuovamente il braccio armato della mafia ha ucciso uno storico e coraggioso giornalista noto per la sua operosità, costanza e fermezza nel suo impegno nello smascherare narcotrafficanti, trafficanti di legname, corrotti, poliziotti, politici e funzionari pubblici in genere legati al crimine organizzato.  
A Pablo Medina preoccupava da sempre l’attività mafiosa nel dipartimento di Canindeyú, legata e addirittura usata da referenti politici di ogni bandiera politica, per la maggior parte appartenenti al partito colorato, attualmente al Governo nella figura del presidente Horacio Cartes.  
Pablo Medina è stato collaboratore e lettore assiduo del giornale Antimafia Duemila. Ha partecipato a Congressi Antimafia come ad esempio nella città di Rosario nel 2009. È stato intervistato da Giorgio Bongiovanni, direttore della Rivista Antimafia Duemila. Questa notte, tra le fotografie fatte scorrere da  sfondo ai servizi informativi sul suo omicidio, la televisione nazionale canale 9 tv cerro corá ha mostrato più volte quella scattata insieme a Giorgio ad Asunción, Paraguay, dove Pablo sostiene il giornale antimafia aperto alla pagina dove era stato pubblicato un articolo in memoria di suo fratello Salvador Medina, anch’egli ucciso dalla mafia.  
La morte di Pablo non è stata un caso, ma è un segno che il Paraguay si sta trasformando in una nuova Colombia o Messico, dove la Mafia impera sovrana al di sopra di tutti i poteri dello stato.
Questo assassinio non fa altro che rendere palese che il Governo di Horacio Cartes ha creato le condizioni propizie affinché il crimine organizzato e la mafia si siano non solo estesi quantitativamente, ma soprattutto qualitativamente, e che la mafia si è sposata con lo Stato paraguaiano. Oggi più che mai l’uccisione di Pablo Medina dimostra che lo Stato-mafia vincolato o alleato alla Mafia-stato è una dolorosa e terribile realtà attuale del paese.  
Se noi cittadini paraguaiani non ci risvegliamo in coscienza e affrontiamo il problema uniti con serietà, perseveranza e coraggio, ci saranno molte altre vittime per cui piangere.  
In questi momenti ci troviamo in una situazione uguale o peggiore della dittatura del Generale Alfredo Stroessner. Prima, gli assassini avevano volti, volti al servizio dello stronismo. Adesso gli omicidi della mafia che falciano la vita di giornalisti e contadini, colpevoli di essere critici soprattutto contro il sistema imperante, non hanno identità, e non mi riferisco solo ai sicari, ma ai loro padroni, agli ideologi dei crimini che continueranno ad ammazzare chiunque li denunci e li smascheri.   
Solo se ci uniamo e lottiamo contro il flagello della mafia, queste morti finiranno e un giorno la mafia, come ha avuto un inizio avrà una fine.            
Pablo Medina è un giusto che ha dato la Vita, la cosa più preziosa che ha l'uomo, nella sua lotta a favore della Giustizia e della Legalità in un paese dove l'illegalità, la corruzione e soprattutto la mafia prevale al di sopra di tutte le istituzioni dello stato ed è trasversale a tutta la società. Egli è stato un combattente nato, autentico, integro che ha offerto la propria vita per tutti noi, poiché cercava sempre la verità e non ha fatto mai un passo indietro davanti a nessuno, né venduto la sua coscienza per notorietà.  
Non dobbiamo ricordare Pablo morto perché egli è in questo momento più vivo che mai, ci ha lasciato fisicamente ma il suo esempio di impegno, di lotta, di coraggio, i suoi ideali rimarranno sempre con noi che tenteremo di seguire le sue orme.  
Grazie Pablo, amico e compagno di lotta, perché con il tuo esempio di vita ci hai dimostrato che sei un vero Uomo; che hai amato veramente il tuo prossimo, i bambini, che ti sei preoccupato sempre del benessere del popolo, sei stato e sarai sempre il faro di luce che risplende nell'oscurità della notte, per guidarci ed accompagnarci in questa guerra contro la mafia che è terribile ma che avrà una fine grazie a persone come te.


Pablo Medina, lutto per il giornalismo onesto

di Omar Cristaldo - 17 ottobre 2014
Nel pomeriggio di giovedì 16 ottobre 2014, Pablo Medina, giornalista del quotidiano ABC Color è stato assassinato mentre percorreva la strada verso Villa Ygatimí. L’attentato a colpi di fucile sarebbe avvenuto alle 14:55 circa. Era alla guida della sua macchina, in compagnia di una giovane donna colpita anch’essa da quattro spari. Si tratta di una dirigente campesina che è stata trasportata d’urgenza all'Ospedale di Curuguaty dove è deceduta.medina omar
Pablo Medina, collaboratore ed amico di ANTIMAFIADuemila, ha partecipato a diversi congressi, come ad esempio quello organizzato nella città di Rosario dove egli parlò di come è perché era stato ucciso il fratello Salvador Medina, assassinato il 5 gennaio del 2001. Medina è ricordato per le sue denunce contro la mafia del narcotraffico attraverso i mezzi di comunicazione.
Dolore e tristezza inondano il nostro cuore di fronte a fatti che vestono a lutto il giornalismo onesto. Un giornalismo che mira a smascherare con le proprie denunce il potere nascosto della mafia del narcodollaro che impera sovrano nel nostro paese, il Paraguay, mimetizzato nella società e protetto dal potere complice di molti politici.
Che Dio accolga nella sua pace questo combattente colpito dal braccio criminale delle mafie, impegnato fino all’ultimo respiro per il benessere di tanti innocenti.



PIANETA OGGI TV

TG - EDIZIONE STRAORDINARIA
Assassinato Pablo Medina collaboratore di ANTIMAFIADuemila

Alla luce di questo gravissimo fatto la nostra programmazione è sospesa, previsti solo eventuali aggiornamenti.

Tratto da: pianetaoggitv.net

https://www.youtube.com/watch?v=AcjpgjNTaLk&feature=player_embedded



Paraguay: ucciso il giornalista Pablo Medina
Scritto da Redazione il 18/10/2014 in Bavagli & Censure, Brutte notizie, Esteri, Vita da cronisti
manifestanti 2La gente in strada chiede giustizia per l’assassinio del giornalista Pablo Medina (nei manifesti)

ASUNCION (Paraguay) – E’ stato ucciso in un agguato insieme alla donna con cui viaggiava in auto, Pablo Medina, 53 anni, da 16 inviato del quotidiano Abc Color, il più importante giornale indipendente del Paraguay. Il presidente del Paraguay, Horacio Cartes, ha definito l’assassinio del giornalista, avvenuto nel nordest del Paese in un’area nota per il traffico di armi e droga,  un “attacco alla libertà di espressione”.
“Il nostro governo deplora e condanna questo omicidio che minaccia non solo la pace del nostro Paese, ma costituisce anche una diretta violazione dei diritti umani e un attacco alla libertà di espressione”, ha detto il presidente, aggiungendo che “a tutti i media, ai cittadini e alle famiglie delle vittime, ribadisco il nostro impegno a combattere la criminalità organizzata”.
Medina, che è il terzo giornalista ad essere ucciso quest’anno in Paraguay, stava conducendo un’inchiesta sulla produzione di marijuana nella zona di Curuguaty. Vittima dell’agguato anche la su assistente, Antonia Almada, 19 anni. A completare un quadro, che per il quotidiano Abc appare già piuttosto chiaro, anche il fatto che nel 2001 il fratello di Pablo, Salvador, giornalista radiofonico, fu ucciso dopo aver denunciato la corruzione dilagante nella politica paraguaiana.
“Stiamo conducendo un’indagine approfondita per far sì che questo omicidio non resti impunito”, ha assicurato il ministro dell’Interno, Francisco de Vargas, che ha anche dichiarato che “Pablo Medina era già stato oggetto di numerose intimidazioni dovute principalmente alle sue inchieste sulla produzione della marijuana”.

Tratto da: www.giornalistitalia.it


Paraguay, ucciso giornalista. Cartes: “Attacco alla libertà di espressione”

Sabato, 18 ottobre 2014

Ha parlato senza mezzi termini di un “attacco alla libertà di espressione”, il presidente del Paraguay, Horacio Cartes, facendo riferimento all’omicidio del giornalista Pablo Medina, inviato da 16 anni del quotidiano Abc Color, che ultimamente stava conducendo un’inchiesta sul traffico di marijuana che stava crescendo nel dipartimento di Canindeyú, mentre in passato aveva denunciato il malaffare e il narcotraffico nel Paese sudamericano. Il giornalista ucciso era fratello del presidente della “Radio Comunitaria ñemity”, Salvador, anch’egli assassinato mentre era impegnato in prima linea nella lotta alla corruzione diffusa.
“Il nostro governo deplora e condanna questo omicidio che minaccia non solo la pace del nostro paese, ma è anche una diretta violazione dei diritti umani e un attacco alla libertà di espressione nel nostro paese”, ha affermato in un suo intervento il presidente Cortes, concludendo: “A tutti i media, i cittadini e alle famiglie delle vittime, ribadisco il nostro impegno a combattere la criminalità organizzata”. Massimo impegno per la soluzione in poco tempo del caso è stato garantito dal ministro dell’Interno, Francisco de Vargas: “Stiamo conducendo un’indagine approfondita per far sì che questo omicidio non resti impunito”.
“Occorre fare delle indagini, in questo momento non voglio fare ipotesi”, ha affermato Francisco Alvarenga, funzionario della polizia locale arrivando sul luogo del delitto, confermando l’intenzione che “non voglio arrendermi”, mentre un politico locale, Julio Colmán, parla di omicidio opera del narcotraffico. Insieme a Medina, è deceduta anche la donna che si trovava con lui, Antonia Almada.

Redazione online

Tratto da: www.direttanews.it


Pablo ci aspetta...  
di Rosario Pavone - 20 ottobre 2014
Il recente barbaro e sanguinario assassinio di Pablo Medina ci ricorda impietosamente di come su questa Terra la ricerca della Verità e della Giustizia sia divenuta una attività ferocemente avversata.
Di come chiunque "senta" e decida seriamente e concretamente di lottare per le cause a favore della Vita, quindi del prossimo, debba tener in buon conto la altrettanto buonissima evenienza del "sacrificio" e di venir elevato in memoria allo status di martire e di eroe.
Forse per questo abbiamo così pochi martiri ed eroi e moltissimi che invece preferiscono convivere con l'empietà, il crimine e la dissoluzione.
Il Paraguay è purtroppo notoriamente uno Stato che raschia i bassifondi di quasi tutte le classifiche, tanto del continente americano quanto del pianeta, per miseria e povertà, forte disomogeneità nella distribuzione della ricchezza quasi tutta in mano a pochi individui, grandissima corruzione ad ogni livello soprattutto nel pubblico, accesso all'istruzione ed alla sanità ancora tabù per una considerevole parte dei suoi cittadini. In più in costante balia delle multinazionali del Nord che predano regolarmente le sue risorse e fortemente condizionato dalla stratificata presenza di gruppi ed organizzazioni criminali che secondo le varie circostanziate inchieste si vuole conniventi con Politici, parte delle forze di Polizia e persino qualche settore della stessa Magistratura.  
Un habitat chiaramente esplosivo, nel quale si muoveva il lavoro di denuncia di Pablo, che ricordiamo ebbe già altri due fratelli assassinati dalle Mafie di cui Salvador, giornalista anch'esso, nel 2001 il cui omicidio destò parecchia impressione e sul quale lo stesso Pablo mai aveva smesso di chieder giustizia unitamente alle delicate indagini giornalistiche che portava avanti per il dilagante traffico di stupefacenti e per l'altro infernale del traffico di organi che da quelle parti non è squisitamente materia letteraria di "nera" come lo è dalle nostre parti...  
Ed a dispetto delle differenti condizioni ambientali sopra descritte, questo dei Medina, è un "film" che altrove abbiam visto parecchie volte, anche in Italia con le decine dei morti ammazzati "eccellenti",  tanti dei quali nel mondo dell'Informazione.  
Ma tutti accomunati dal desiderio e dalla volontà di affermare, come già detto, il sacro valore della Verità nella luce della Giustizia secondo le leggi e la Legge...  
Adesso però siamo sicuri che Pablo si trovi cosciente in quel particolare luogo dove, assieme a tanti altri "colleghi di missione", reclama a gran voce al Signore che venga fatta giustizia del loro sangue...e per risposta  "..viene data a ciascuno di essi una veste candida e viene detto loro di pazientare ancora un poco, finché sia completo il numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli che devono essere uccisi come loro..." (Apocalisse 6, 11)
Si, poiché questo Tempo è giunto.  
E forse non è un caso che accanto alla dipartita di Pablo Medina registriamo contestualmente quelle di Masaru Emoto e Dolores Cannon, preziosi ed ispirati ricercatori che, in virtu' dell'amor che muove lo spirito di conoscenza, tanto hanno dato e trasmesso...
Si, è questo.  
Il Tempo delle partenze è arrivato.  
Rosario Pavone  
Kaggi, Italia


Pablo Medina, giornalista paraguaiano ucciso dalla mafia

È il terzo giornalista morto per mano dei sicari del crimine organizzato in questo 2014
di Jean Georges Almendras - 17 ottobre 2014

medina pablo
Il giornalismo mondiale ha aggiunto un'altra vittima al già lungo elenco di martiri dell'informazione, colpevoli di denunciare il crimine organizzato ed i gruppi mafiosi operanti in differenti regioni del Sud America, dell'Europa e del Medio Oriente. Nonostante non tutti i giornali o mezzi di diffusione abbiano diffuso la notizia nel mondo, il fatto accaduto riguarda tutto il giornalismo libero del pianeta. Questa volta i fatti tragici sono accaduti nella Repubblica del Paraguay. La vittima è il giornalista Pablo Medina, corrispondente di ABC Color, nella località paraguaiana di Curuguaty, da tempo minacciato a causa delle indagini sulla produzione di marijuana, ovviamente gestita da gruppi narcotrafficanti e mafiosi residenti nella zona. La notizia è stata data a conoscere a mezzogiorno di giovedì 16 ottobre 2014. Pablo Medina ha subito un agguato mentre si trovava in auto in compagnia di una giovane donna, a sua volta raggiunta dai proiettili che gli hanno causato la morte. Pablo Medina era fratello di un altro giornalista – Salvador Medina – anch’egli ucciso dalla mafia paraguaiana nel 2001.  
Nella redazione sudamericana di Antimafia Dos Mil Uruguay, la notizia della morte di Pablo Medina ha colpito profondamente tutti i redattori. E personalmente non posso escludermi da questo sentimento di ira. Ho incontrato Pablo Medina nell'anno 2009, in occasione di un Congresso organizzato nella città di Rosario, Argentina. Grazie a lui abbiamo conosciuto la storia di suo fratello Salvador. Pablo ci parlò molto della lotta costante di suo fratello contro i gruppi mafiosi del Paraguay raccontandoci i dettagli della sua morte, quel 5 gennaio del 2001. Il nostro direttore e fondatore di Antimafia Duemila, Giorgio Bongiovanni, lo intervistò per la sua rivista italiana, istaurando con lui un sincero legame, legato strettamente alla stessa lotta che li accomunava. Una stessa causa, carica di rischi e di ostacoli.  
Dal 2009 al 2014 sono trascorsi soli cinque anni. Sapevamo che Pablo Medina si muoveva lungo sentieri accidentati. Sentieri dove è frequente l'agguato del nemico. Quando ci troviamo a sostenere ed appoggiare personalmente questi difensori della verità, come Pablo e suo fratello Salvador, pensiamo che il nostro appoggio possa in qualche modo allontanare il nemico. Ma la realtà ci riserva un’altra sorpresa. Una svolta violenta.
È quanto è accaduto a Pablo Medina, 48 anni, nelle prime ore del pomeriggio di giovedì 16 ottobre, mentre era alla guida della sua automobile di ritorno di un servizio giornalistico a Crescencio González, distante circa 45 chilometri da Curuguaty. Era in compagnia della sua assistente Antonia Almada e di una dirigente campesina. Durante il tragitto, in prossimità della zona di Colonia Itanaramí, a Villa Ygatimé, si sono fermati quando una macchina che li inseguiva a breve distanza ha fatto loro segni con i fari. L'automobilista è sceso dall’auto e si è avvicinato a Medina per domandargli chi era; risalito sul suo mezzo si è poi allontanato dalla zona. Alcuni minuti dopo, in una strada appartata, due uomini hanno intercettato il veicolo di Pablo Medina e in pochi secondi hanno messo a segno il colpo.   
I due sconosciuti, armati, hanno sparato al giornalista ed alcuni proiettili hanno raggiunto anche la giovane donna che lo accompagnava, Antonia Almada, seduta nel sedile accanto. Fortunatamente, la terza persona è risultata illesa, seppure ha subito un forte shock.  
Le armi usate hanno provocato gravi ferite a Medina, principalmente alla nuca e al viso. Il suo decesso è avvenuto praticamente sul colpo. La giovane Almada, prima di perdere conoscenza è riuscita a chiedere aiuto utilizzando il cellulare del giornalista, per poi cadere dopo pochi secondi crollando accanto al corpo del giornalista per le gravi ferite riportate.  
La giovane sul sedile posteriore, terrorizzata, ha avuto la vita salva per un miracolo. Gli assassini, sfruttando i primi secondi di terrore e di smarrimento si sono allontanati rapidamente dalla zona su una motocicletta. Alle spalle lasciavano un fatto di sangue ripudiabile e feroce, contro un giornalista che non ha mai abbassato le braccia nella lotta contro il narcotraffico, nonostante fosse stato frequentemente oggetto di minacce di morte. Da sottolineare che Pablo Medina era solito indossare un giubbotto antiproiettili e, da quando le minacce furono rese pubbliche, gli fu assegnata una scorta, che purtroppo gli era stata ritirata - curiosamente - nel mese di settembre.medina chaleco antibalas
Le autorità poliziesche accorse sulla scena del fatto, oltre a constatare il decesso del giornalista, hanno chiamato l’ambulanza per trasportare la giovane Almada in ospedale, ma l’attesa è stata di circa due ore. Purtroppo la donna è deceduta poco dopo il ricovero. Nel frattempo i periti hanno perlustrato il luogo dell'attentato recuperando i bossoli 9mm dei proiettili sparati ed altri indizi che ovviamente potrebbero essere utili alle indagini del doppio omicidio.
La notizia della morte di Pablo Medina si è diffusa nella regione e nella capitale paraguaiana in pochi minuti suscitando l'indignazione popolare, in special modo tra i giornalisti del quotidiano ABC Color, i quali, profondamente colpiti dal fatto, hanno immediatamente realizzato un presidio di fronte al Comando della Polizia.
I giornalisti esigevano la presenza della massima autorità del Comando. Dopo, altri colleghi di altri giornali di Asunción si sono uniti alla mobilitazione e si sono visti sul posto alcuni momenti di tensione. Successivamente, il Comandante Commissario Francisco Alvarenga si è deciso ad uscire e dialogare con i giornalisti ribadendo che si sarebbe indagato sul doppio omicidio e che non aveva alcuna intenzione di rinunciare alla sua carica. Di fronte a queste dichiarazioni, i giornalisti manifestanti hanno persistito nel loro gesto lasciandosi andare a canti ed esternazioni su una polizia coinvolta in azioni del narcotraffico. I giornalisti hanno poi deciso di marciare pacificamente sulle strade di Asunción fino al Palazzo di Governo. Ma all'improvviso è arrivata sul posto l’unità antisommossa della polizia, con l’appoggio di un carro idrante, che ha ostacolato il passo della marcia. Un gruppo operativo di scontro debitamente equipaggiato è stata la risposta che lo Stato ha offerto ad un gruppo di giornalisti indignati e stufi dell’alto livello di corruzione imperante nelle file governative. I manifestanti non hanno avuto altra alternativa che fermarsi e mostrare alla gente ed ai poliziotti antisommossa che loro, operai dell'informazione, hanno come uniche armi per affrontarli penne e cellulari.
"Il silenzio si è impadronito di tutti noi. Il dolore ha superato la ragione. Niente può spiegare o giustificare la morte vile e codarda di un essere umano. Ancora di più quando quella persona ha reso tributo alla vita, alla libertà e ha lottato fino all'ultimo istante della sua esistenza contro l'assurda e spregevole violenza", hanno dichiarato i corrispondenti di ABC Color, in un comunicato divulgato in tutta la Repubblica del Paraguay e nel mondo.
Ed hanno aggiunto: "Il vile agguato, è nel contempo un'opportunità per far sì che rinasca in ognuno di noi l’impegno che ci ha spinto inizialmente ad abbracciare il nobile mestiere del giornalismo. Abbiamo un debito con la nostra patria, con il nostro popolo, con i nostri compatrioti più esposti che sopravvivono in qualche angolo dimenticato della geografia alla mercé dei banditi”.  
Per concludere, i corrispondenti di ABC Color, compagni di Pablo Medina, hanno ribadito: "In questo momento vorremo gridare alle autorità di adempiere al loro dovere e punire i responsabili, morali e materiali di questo vile  assassinio, tuttavia, la nostra speranza si scontra con la triste realtà che le forze dell'ordine proteggono oggi di più a chi vive fuori legge che ai cittadini onesti. Ci rimane la forza e l’impegno di accendere la fiamma della libertà per la quale Pablo ha speso la sua vita”.
Nello svolgere la nostra professione si raccolgono, prima o poi, i successi di una denuncia e di una lotta perseverante ed intensa, seppur silenziosa. Ed arriva il momento in cui giustizia è fatta. Ma ci si guadagna anche nemici. Nemici che fanno parte del potere. Che fanno parte dello Stato. Che fanno parte del sistema. Un sistema corrotto. Un sistema condizionato dal potere di turno e dal denaro. Potente denaro che compra anime ed armi affinché siano queste anime a farle parlare. Avendo sempre sotto mira  i più indifesi. Sempre contro i più coraggiosi. Sempre contro gli amanti della libertà. Sempre contro chi scrive e parla delle ingiustizie sociali, delle corruzioni e dei crimini, denunciandoli e rendendole pubbliche insieme ai nomi dei loro autori, senza dimenticare nome e cognome. Denunce che comportano desolazione e morte. Denunce che si sentono da diverse  generazioni e da differenti luoghi. Denunce che disturbano la quiete di chi ha la il coltello dalla parte del manico.
Quanti giornalisti e corrispondenti sono morti già nel mondo per il solo fatto di parlare o filmare attraverso le carenze e le deviazioni della comunità umana e dello Stato? Voglio ricordare al lettore che non sono pochi. Sparsi nel mondo. In tempi di dittature ed in tempi di "democrazia". In tempi di democrazie malate, ipocrite ed infiltrate dal crimine organizzato. Che ogni giorno è sempre più organizzato, sia internamente che con lo Stato o con il governo con il quale convive.
Ritornando al Paraguay. Quanti giornalisti sono morti in questo 2014? Con Pablo Medina sono già tre. Il primo del 2014 è stato Fausto Gabriel Alcaraz, morto il 16 maggio a Pedro Juan Caballero, il secondo Edgar Pantaleón Fernández Fleitas, morto il 19 giugno nella città di Concepción a circa 300 chilometri da Asunción.
"È il terzo collega in meno di un anno che abbiamo perso per mano della mafia. Sono mafie che dominano impunite il paese ed il Governo non fa niente", ha detto Santiago Ortiz il rappresentante del Sindacato di Giornalisti del Paraguay.
Ci saranno altri morti? Non dipende da noi oramai, se hanno già deciso dalle file del sistema. Perché? Perché noi non cederemo alle pressioni. Noi: in Sud America, in Europa e nel Medio Oriente, continueremo sulla stessa linea. La linea della verità. La linea di cercare la verità. La linea di rivendicare l’intervento della giustizia affinché si indaghi e si faccia luce su ciò che non si vuole venga allo scoperto. Come in questo momento. Pretendere che la Giustizia paraguaiana intervenga senza deviazioni, affinché il manto dell'impunità non copra queste due morti e si trovino i colpevoli. Questo è stato un omicidio per spaventare. Per incutere terrore. Ci sarà chi si intimorisce. Ci sarà chi sceglierà il silenzio. Noi no.
medina equipo abc colorNelle nostre sedi di redazione dell'Uruguay, Argentina, Paraguay ed Italia, i rischi sono molti. Perché i nostri giornalisti affrontano tematiche sociali impegnative. Perché i nostri giornalisti pensano ed agiscono come Pablo Medina. E così come lui non si è intimorito quando fu minacciato di morte la prima volta, non lo faremo noi. Anche se i nostri boia sono nella penombra. Forse in agguato. Ma sempre in penombra o nell'anonimato. La loro insidia vigliacca, astuta e mafiosa non ci tocca, perché denunciare il sistema corrotto che domina il mondo in molti, moltissimi punti del pianeta, significa onorare la nostra professione ed onorare la vita. Pablo Medina, non potremo vederti più, ma le tue azioni e le tue denunce sono nel nostro sangue come mai, in vita, avresti immaginato. Segno che la tua sofferenza, la tua dedizione ed il tuo martirio non sono stati vani. Siamo noi quelli che pur piangendo la tua assenza, ringraziamo te per avere vissuto, con quell'umiltà che ti caratterizzava e che ti rendeva più saggio.     
Ora non è tempo di lamenti. È tempo di forza. Perché ognuno di questi morti deve fortificarci, affinché uniti, i giornalisti del mondo, possiamo attaccare le fondamenta della macchina del potere mafioso endemico nel sistema politico e nella matrice finanziaria di ognuno dei paesi che soffrono questo male.
Continuare la lotta, giorno per giorno, sarà il migliore omaggio che possiamo rendere a Pablo Medina e a tutti i colleghi caduti per la stessa causa nel passato. La nostra causa. Una causa concreta e molto più estesa, sia in Paraguay che in Italia, dove anche la mafia e lo Stato, in una connivenza maligna, hanno lasciato la loro scia di morte tra giudici, carabinieri, sacerdoti, politici e giornalisti. Forse una mafia senza frontiere richiede una lotta senza frontiere? Sì, ed urgentemente. E richiede inoltre, una maggiore coscienza civile su questa lotta. Ce l’abbiamo forse?



Omicidio Medina: continua la protesta dei giornalisti

Coinvolto il sindaco di Iperhù, ora è latitante
di AMDuemila - 21 ottobre 2014
Prosegue la protesta dei giornalisti di ABC Color, che hanno manifestato questa domenica in seguito all’agguato in cui è stato ucciso il collega Pablo Medina e la sua giovane assistente Antonia Almada.
All’insegna di “Giustizia per Pablo”, “Giustizia per Antonia”, “Cartes responsabile” i giornalisti di ABC hanno dato vita alla quarta manifestazione. Anche giornalisti di altri canali informativi come Ultima hora, Telefuturo, Unicanal, Radio Ñanduti, Red Guaranì hanno aderito alla protesta.
I manifestanti portavano bandiere e cinture nere e hanno ribadito che andranno avanti fino alle estreme conseguenze, mentre giornalisti e funzionari sono in assemblea permanente a seguito dell'omicidio. Il Ministro dell’Interno Francisco Vargas avrebbe accolto la richiesta del sindacato dei giornalisti di istituire un protocollo di sicurezza per i cronisti che lavorano in zone a rischio.
Venerdì 17, il giorno dopo l’attentato, è stata effettuata una serie di perquisizioni tra cui alla sede del municipio e nell’abitazione del sindaco di Ipehù, Vilmar Acosta Marques, conosciuto anche come “Neneco", sospettato di essere tra gli ideatori dell’omicidio del giornalista e della sua assistente, mentre la polizia paraguaiana ha emanato un ordine di cattura nei confronti di suo fratello Wilson Acosta Márquez per presunta partecipazione all’attentato.
Al momento il sindaco risulta essere latitante e non è stato trovato in nessuno dei sopralluoghi effettuati dalla polizia. Sembrerebbe sia riuscito a far perdere le proprie tracce contando sulla protezione di persone influenti e potrebbe addirittura aver lasciato il paese.
Inizialmente il primo cittadino avrebbe negato un qualsiasi coinvolgimento nell’omicidio e di aver parlato con il giornalista una sola volta nel 2010: “Nel 2010 ho telefonato Pablo Medina. Lui mi perseguitava per una questione risalente a molto prima”. Medina aveva pubblicato nel 2010 un articolo per ABC dove parlava del coinvolgimento di “Neneco” Acosta nel traffico di droga: “Un camioncino appartenente a Diego Candia, cognato del sindaco - si legge nell’articolo - trasportava 1.500 kg di marijuana, secondo i dati forniti da una fonte del Ministero Pubblico di Curuguati. Il mezzo, proprietà della municipalità, venne intercettato e lasciato andare pochi minuti dopo a seguito di pressioni da parte di influenti politici”.
A Medina, nonostante le numerose minacce di morte ricevute, gli era stata ritirata la scorta “per mancanza di risorse”.



Vigilia por Pablo Medina y Antonia Almada
vigilia
Periodistas de ABC Color y ciudadanía en general hicieron escuchar nuevamente sus pedidos de justicia por el asesinato de Pablo Medina y Antonia Almada y el arresto de todos los involucrados en doble homicidio. Arsenio Acuña, ABC Color

 

 







 

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