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1203 contraddizioni iFrancesca e Marco, referenti di FUNIMA International per il gruppo operativo di Gubbio

ci danno uno scorcio di Asunción mostrandoci il suo volto, e le sue contraddizioni. Durante la loro permanenza hanno visitato il centro Hijos del Sol e partecipato alla manifestazione per Pablo Medina, giornalista di ABC Color, testata nazionale, ucciso dai corpi dei sicari del narcotraffico.

Siamo nella città di Asunción, una delle grandi metropoli del cosiddetto “terzo mondo” dove immense ricchezze convivono con l’estrema povertà. Bambini piccolissimi vagano per le strade in cerca di qualche spicciolo da riportare a casa, quando una casa c’è. Adolescenti abbandonati a se stessi nel degrado dei rifiuti, in cerca di droga per calmare i morsi della fame. Bambine divenute donne troppo in fretta mostrano sui loro corpi i segni delle violenze subite dai maschi adulti. Su una delle vie principali di Asunción, Gran Via, la realtà sembra lacerarsi nello sguardo dei numerosissimi bimbi che vagano scalzi nel difficile slalom tra le automobili ferme al semaforo. Qui la realtà sociale che vediamo ci lascia senza parole. È al di fuori di ogni immaginazione umana. Nessun libro, nessun documentario, nessun racconto può davvero rendere l’idea della dimensione in cui vivono questi ragazzi e bambini che hanno fatto della strada la loro casa. Lussuosi SUV che sfrecciano per le strade fanno da sfondo ad esistenze estreme come quelle dei bambini di cui FUNIMA International Onlus si occupa proprio qui ad Asunción. Aggirandoti per le strade scopri che qui vige una legge a sé, una regola tacita che si basa sul diritto del più forte, che se vuoi vivere devi  necessariamente rispettare. Qui, come in altri Paesi definiti del “terzo mondo”, le contraddizioni sono l’unica regola. In questa giungla urbana che è Asunción trovare la coca cola è più facile e più economico che trovare dell’acqua in bottiglia; vedere grandi e lussuose auto sfrecciare indifferenti accanto a bimbi con grandi teste e corpicini piccoli a causa della malnutrizione, è la norma, così come vedere bambine di dodici anni che ignorano cosa sia l’infanzia, già incinta, che fissano l’asfalto con lo sguardo perso in un altrove lontano, forse sognando un modo migliore di sopravvivere, un modo che non sanno nemmeno immaginare. La vita, qui ad Asunción, per molti vale zero. A comandare è un sistema di illegalità diffusa che, come un cancro, agisce a tutti i livelli, a partire dalle istituzioni fino alle fasce più povere della popolazione, quelle che maggiormente ne vengono colpite. La ricchezza e la corruzione provengono entrambe da una economia criminale sommersa, basata sul traffico illegale di droga, soprattutto cocaina e marijuana, che avviene grazie a politici che proteggono narcotrafficanti locali e clan mafiosi che si spartiscono intere regioni del Paese. Gli stessi clan che sono implicati nell’omicidio del giornalista nostro amico Pablo Medina, ucciso nella regione di Curuguaty perché con le sue denunce e le sue inchieste giornalistiche da anni smascherava il malaffare e i politici che proteggono i grandi cartelli del narcotraffico. Accanto a questa economia sotterranea, le grandi multinazionali dell’agroalimentare strappano le terre ai contadini, terre che i governi corrotti vendono per pochi soldi alle grandi imprese occidentali portatrici di devastazione sociale e ambientale. Molti di questi contadini li ritroviamo accanto al Parlamento nazionale della capitale paraguaiana, riuniti in una grande favelas a cielo aperto che ora è la loro unica casa. Scampati alla furia dei divoratori capitalisti, hanno abbandonato le loro terre e stanno perdendo la loro cultura rurale, vero e proprio patrimonio nazionale che deriva dall’antica saggezza indigena del popolo Guaranì; l’emarginazione di questa classe sociale, costretta ad una rapidissima urbanizzazione, coinvolge pure l’infanzia di migliaia di bambini, figli loro, che vivono in strada cercando di racimolare qualcosa da riportare ai loro genitori che abitano nelle periferie, alcolizzati o drogati… genitori bambini… bambini genitori. Questa è una delle grandi tragedie qui ad Asunción dove il tasso di natalità è altissimo, dove nelle strade vagano e sopravvivono i bambini di nessuno. Piccoli esserini che hanno vissuto quelle esperienze crudeli che nessun bambino dovrebbe conoscere, che neppure gli adulti dovrebbero vivere. Bimbi ora adolescenti. Da un loro sorriso strappato puoi scorgere i loro denti malati. Dal loro passo lento e barcollante ti accorgi se hanno assunto alcool o hanno respirato colla o solventi, o se hanno fumato crack, diffusissimo proprio nelle fasce più deboli della società. Alcuni di questi piccoli mostrano segni di aggressività, altri si aggirano con occhi rossi in cerca di qualcosa che non sanno, forse un pezzo di pane, forse un po’ di droga per attenuare la fame, forse solo una carezza, un po’ d’amore, che per loro vale di più di ogni cibo. Si rimane attoniti di fronte a tanta sofferenza umana. I bambini convivono con cani e gatti randagi, smilzi, che si aggirano anch’essi come zombie in cerca di qualcosa da mangiare. Ciò che ti colpisce di questi bambini e di questi ragazzi è il loro sguardo che penetra l’anima quando senti che quegli occhi vogliono comunicarti qualcosa, vogliono raccontare la storia della loro esistenza, e ti colpisce accorgerti che in certi frangenti il loro passo spavaldo tradisce la fragilità del loro inferno quotidiano.
Storie di violenze e di esistenze estreme sono la normalità di un Paese che tuttavia possiede immense ricchezze naturali, acqua, petrolio, minerali preziosi. Un Paese in cui la classe media non esiste, in cui ciò che è pubblico, come l’istruzione o la sanità, è precario, un Paese in cui la mafia internazionale e il denaro compromettono la vita di milioni di persone. In Paraguay o sei ricchissimo o sei poverissimo. Qui in Paraguay sono tanti i bambini che sopravvivono degli scarichi che provengono dalle case di uomini ricchissimi, uomini che possiedono abitazioni protette da polizia privata armata fino ai denti e che conduco la loro esistenza dietro ad alte mura di cemento innalzate per rifugiarsi dai furti e dai criminali, o issate per non dover fare i conti con ciò che si presenta appena fuori. Queste mura, metaforiche barriere di separazione e indifferenza, sono le stesse che troviamo in mezzo alla popolazione che lavora in negozi e mercati, gente spaventata a morte e assuefatta alla rassegnazione, gente omertosa e quasi incapace di denunciare l’illegalità. Qui in Paraguay la condizione che accomuna la popolazione civile è l’indifferenza legata a decenni di sanguinaria dittatura fascista di Stroessner, e la paura che ostacola ogni possibile cambiamento.
In questo difficilissimo contesto sociale si inserisce il progetto “Hijos Del Sol” di FUNIMA International Onlus, coordinato e diretto da due splendide persone, Omar Cristaldo e Hilda Noguera, coraggiosi e amorevoli responsabili del nostro Centro dedicato al recupero e al sostegno dei bambini e dei ragazzi di strada. L’utilità dei loro gesti e del loro lavoro quotidiano viene riconosciuta dagli stessi fruitori del Centro, dove possono usufruire gratuitamente di pasti caldi, cure mediche, attività educative e scolastiche e, soprattutto, affetto, amore. Per questi ragazzi e bambini, una carezza è vitale e scalda il loro cuore. Si vede dai loro volti e dai loro sorrisi che l’affetto concreto di Omar e Hilda è fondamentale. Una parola di conforto, un abbraccio sincero, un pasto gratuito, un ricovero dove riposare e rifugiarsi da quel luogo maledetto che è la strada, è ciò che trovano nel Centro Hijos del Sol (“Figli del Sole”). È per questo che amano questo luogo e sono riconoscenti nei confronti di Hilda e Omar e dei volontari che operano lì.
Il corridoio che si trova all’ingresso del Merendero sembra un vero e proprio tunnel (quasi una “porta dimensionale”!) che separa questo luogo accogliente e sicuro dall’inferno della strada. Questo Centro rappresenta la loro stabilità e la loro famiglia, una prospettiva tranquilla per bambini di tutte le età e ragazzi che condividono le stesse storie di esistenze difficili. Storie di quella che qui è ordinaria follia. Il Centro di FUNIMA International Onlus rappresenta un’alternativa culturale e sociale concreta per la vita di centinaia di bimbi e adolescenti che lo frequentano. Un modo tangibile ed efficace per dare speranza e luce d’amore alle loro fragili vite, per portare sorrisi e visioni di un futuro differente dal tragico presente che sono costretti a vivere.

Per info sul progetto HIJOS DEL SOL clicca subito qui!
http://www.funimainternational.org/progetti/nuovi-progetti/18-uncategorised/776-hijos-del-sol-attivita-per-il-recupero-dell-infanzia-di-strada.html

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