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News da Funima

Proteste e repressione


I giovani di Our Voice insieme a movimenti sociali, organizzazioni per i diritti umani, lavoratori, studenti e famiglie vittime della dittatura Pinochet, sono scesi in piazza in questi giorni per chiedere giustizia, e manifestare contro il governo neoliberale di Sebastián Piñera e l’ingerenza di UPM nell’educazione.
Durante le manifestazioni la polizia ha represso duramente la popolazione con gas lacrimogeni,proiettili di gomma e camion lancia acqua.

http://www.antimafiaduemila.com/home/terzo-millennio/256-estero/75668-ci-siamo-stancati-ci-siamo-uniti.html?fbclid=IwAR20J9QJPjjKywo64GInzEiW-FIM0d5fYrDfaOtqBX3Rb4E2-juvvWKYvI0

http://www.antimafiaduemila.com/home/terzo-millennio/232-crisi/75666-la-polizia-reprime-duramente-manifestazione-contro-ingerenza-di-upm-nell-educazione-due-feriti-e-5-fermati.html?fbclid=IwAR3rsVLseZXPv-de5oJD2W02Ue9Y5o8-oNQbli2Z8PoyQIEPh1Yx0BsV3lE

non è così che sarei voluta nascere


Forse, non è in questo modo che sarei voluta nascere. Se avessi potuto scegliere come venire al mondo, avrei scelto diversamente.
Avrei scelto la bellezza del Creato, affinché il suo alito di libertà e vita soffiasse nelle mie narici, dal primo istante.
Non sempre è dato scegliere e non sempre il primo istante rispecchia i propri sogni.

Eccomi che lotto, mi contorco e dimeno dirigendomi verso la luce, apro gli occhi: vedo … piango … grido. Sono qui. Sono nata.
Sono nata sì, il tempo trascorso per prendere consapevolezza che quella brama di libertà e bellezza è pura utopia, è solo un battito di ciglia.

Neonata, lattante, fanciulla … adolescente, giovane donna e anziana in un breve e fugace battito di ciglia. Lo scorrere di pochi anni bastano per segnarmi il volto e indelebilmente l’anima.

Non avrei creduto di arrivare qui, eppure eccomi. Oggi sono poco più di un’adolescente, quattordici anni soltanto, ma sento di portarmi dentro una vita INTERA; anzi, almeno dieci vite, cento o forse diecimila.
La mia anima viandante ha camminato in questo tempo molti passi, macinando chilometri, andando spesso dove non avrebbe voluto andare, assistendo a cose che avrebbe preferito non vedere.

Sono stata senzatetto, senza famiglia, schiava delle persone e non solo; prigioniera della droga per non sentire la fame, ubriaca a volte di alcool e altre di dolore.
Ho cercato di fuggire, ma troppo spesso sono rimasta, affogando nella paura e nella vergogna, per convenienza o semplicemente per mancanza di speranza, facendo di quella disumanità la mia normalità. Una normalità che è calzata a pennello con i miei incubi.

E ORA, GUARDAMI NEGLI OCCHI. Senti il mio grido di ribellione, il mio ruggito di resistenza? Soffocato talmente tante volte, che ha imparato a non aver bisogno di corde vocali, trovando la sua fuga nelle mie pupille.
Una supplica d’amore che ha squarciato non so come, credimi, qualche invisibile barriera.

Una volta una vecchia donna, incontrata per caso nel mio girovagare, mi raccontò che il singolo battito di ali di una farfalla può causare una catena così rapida di movimenti fino a scatenare un uragano dall'altra parte del pianeta; mi asciugava le lacrime mentre mi diceva di farmi forza.
Che sciocchezza questa storia della farfalla! Mi soffiavo il naso e singhiozzavo. Nemmeno ci credevo, ma aveva dannatamente ragione.
Il battito del mio cuore e delle mie ali ha attraversato un intero continente arrivando a lui, a lei, a loro. A TE. Avete sentito tutti.

“E se fosse mia figlia? Se fosse nata dal mio seme, dal mio seno, dal nostro amore?”. Avete cominciato a porvi domande che hanno suscitato il vostro orrore e vi hanno unito al mio grido, al mio ruggito, alla mia richiesta.
Forse, non è così che sarei voluta nascere, non in questo modo, non in questo luogo, non in questo tempo. Oggi faccio riassorbire i miei lividi e mi sollevo, riconoscendo di essere nata per una profonda necessità, per missione, per fare del nostro cuore pulsante il nostro stendardo! Per portare alta la bandiera della VITA, della mia, della tua, di altre dieci, cento o forse diecimila.

Quattordici anni soltanto e sono stata neonata, giovane donna, anziana. Sono stata lei, lui , te e tutti coloro i quali, con il proprio batter d’ali, creano l’uragano di uguaglianza e di umanità; rendono onore al Creato, alla bellezza che finalmente soffia nelle mie narici e scorre nelle mie vene.

Grazie per essere con me. Grazie per essere ME.

Fino alla fine dei miei giorni.
Con amore,
Vostra,
FUNIMA

*Nata a Sant’Elpidio a Mare il 25 maggio 2005

prossimi eventi


14 settembre - Per gli amanti dello Street Food, vi aspettiamo domani al Festival "Frühlingsmarkt Dietikon" a Dietikon (Zurigo), con gustosissimi arancini e pizza casereccia!

22 settembre - Fiera della Zucca, nel centro storico di Reggiolo, non perdetevi la nostra coloratissima bancarella di giocattoli!

28 settembre - "Ancora tutti insieme!" Cena solidale all' Agriturismo La Rocca Verde, per una piacevole serata tra amici, buon cibo e buona musica. Ringraziamo i gruppi operativi FUNIMA Svizzera, Reggiolo e Ancona...

Vi aspettiamo numerosiiiii !!!!!

Oscar Morosini


Servire i bambini è servire lo spirito dell’uomo”.
Queste sono le parole che abbracciano perfettamente la dedizione di Oscar.
Ogni mosaico per essere completo ha bisogno di tanti piccoli, ma essenziali, frammenti.
Così come ogni iniziativa o progetto solidale necessita dell’amore dei nostri volontari e sostenitori.
Parco del Sole, centro diurno nel cuore di Palermo, riaprirà tra qualche giorno le porte per accogliere il nuovo anno e i bambini e ragazzi del quartiere.
Cogliamo l’occasione per condividere con voi l’intervista al nostro volontario.

-Ci racconti qualcosa di te e di qual’ è il tuo ruolo all’interno del centro?

Mi chiamo Oscar Morosini, ho quarant’anni e da quattro faccio parte di Funima International. Ho conosciuto l’associazione durante le loro attività in Sud America, Argentina e Uruguay, quando incontrai per la prima volta Giorgio Bongiovanni, suo fondatore.
Collaboro con Funima a Palermo. Quest’anno sono diventato responsabile delle classi quarta elementare, dopo essere stato operativo negli ultimi tre anni con le stesse terze e quarte, appoggiando Adriana, volontaria ed educatrice, la quale segue il programma scolastico delle prime e delle secondi classi. Accogliendo nel centro circa una quarantina di bambini, abbiamo la disponibilità di tre o quattro operatori per classe.
Conoscere Funima International, ma soprattutto incontrare i volontari che ne fanno parte con i valori che animano i loro cuori, mi ha sconvolto, perché notavo con quale barlume negli occhi davano il loro sostegno e contributo.
Mi hanno fatto sentire un fratello sin dal primo giorno.

-Il tempo è un dono prezioso e quando scegliamo di donarlo e condividerlo con gli altri gli si attribuisce un valore incommensurabile. Cosa significa per te dedicare il tuo ai bambini?

Per me, i bambini rappresentano tutto. Ho sempre creduto che loro siano l’espressione della gioia. Trascorrere del tempo con un bambino non può far altro che rallegrare la vita.
Dal punto di vista sociale, aiuto e appoggio i bambini perché loro sono il futuro di questa società.
Cerchiamo di impartire loro dei buoni insegnamenti, poiché il fine del nostro volontariato non è mirato solo al successo del loro andamento scolastico, ma anche alla comprensione di quei valori che faranno parte della loro vita.
Molte volte, in alcune giornate di particolare vivacità, ci prendiamo la responsabilità di non fargli svolgere i compiti, e di spiegar loro vari concetti, affinché imparino a comprendere, a chiedere scusa e a porre rimedio a situazioni di contrasto. I compiti verranno poi recuperati in seguito, intrattenendosi anche oltre l’orario del centro stesso.
Ogni cambiamento o rivoluzione culturale inizia dai giovani.
Interagendo con quaranta bambini e tenendo ben presente il contesto in cui essi vivono, se riusciremo a fare un ottimo lavoro anche con pochi di loro, sarà un successo enorme.
Lasciar cadere un seme è sempre qualcosa di importante, e noi cerchiamo di dare il nostro contributo in questo.

- Ogni giorno diventa un’esperienza nuova, attraverso lo studio, lo svago, la creatività ... Quali sono le attività proposte ai bambini?

Le attività proposte sono varie. Tra queste abbiamo la lezione dei tamburi. Una persona che si è avvicinata alla realtà di Funima, ha acquistato per loro una quindicina di strumenti, e noi siamo riusciti ad individuare una buona insegnante di musica che impartisse loro dei corsi con una frequenza di due, tre volte a settimana.
Ad ogni festività poi, come per lo scorso Natale, i bambini sono stati coinvolti in lavoretti con la carta, realizzando dei mosaici. Su cartelloni sono stati rappresentati dei disegni e i bambini hanno ritagliato tantissimi pezzetti di vari colori per incollarli l’uno accanto all’altro. Per Pasqua, invece, verranno realizzati dei cestini di carta, in cui verranno riposte uova di cioccolato e dolcetti.
Abbiamo il corso di lettura: è stato dimostrato che leggere ai bambini migliora la loro concentrazione e il loro apprendimento. Così la lettrice non si limita solo alla lettura del racconto, bensì ad animarlo.
Per il corso di danza, una ragazza insegna loro l’hip hop, il tango ed altre tipologie di ballo.
Ci sono poi le uscite all’aperto: li accompagniamo nelle visite alla loro città che conoscono ben poco. Sono stati in teatro, in radio ed in caserma militare, in cui gli stessi militari hanno spiegato loro chi erano Falcone e Borsellino.
Cerchiamo di informarli quanto possibile su quelle persone che hanno dato la vita per migliorare la loro città. Tutto ciò affinché possano esprimere liberamente se stessi.
Il centro è un piccolo universo in cui i bambini hanno lo spazio di imparare, di divertirsi, di interagire tra di loro..
Qual è il loro approccio alle attività proposte?
Questa è una risposta che può essere ricercata al momento. I bambini sono vivaci, curiosi e partecipano alle attività con grande entusiasmo ma tendono ad imitare i grandi, e considerando che vivono in un quartiere cosiddetto a rischio, possono assumere talvolta atteggiamenti superficiali e violenti.
Il nostro lavoro portato avanti con pazienza, empatia e costanza senz'altro dà i suoi frutti, e li aiuta e a correggersi.

- I bambini sono fonte inesauribile di lezione … C’è qualche episodio che ti ha segnato particolarmente?

Mi ha particolarmente segnato l’affetto che manifestano questi bambini. Con loro ho un buon approccio ed affinità; quando mi vedono mi vengono incontro per essere presi in braccio o per coinvolgermi a giocare. In mezzo a loro, mi sento bambino anch’io. E questo loro lo avvertono.
Nonostante possano essere molto irruenti, ricercano molto l’affetto delle persone.
Quello che tu nutri per loro, è corrisposto e lo dimostrano continuamente.
Ciò che invece mi ha colpito negativamente è che questi bambini, o la maggioranza di loro, ha familiari in carcere a causa di situazioni legate alla criminalità organizzata. Vivono in situazioni difficili e di povertà, e una buona parte di Ballarò vive in appartamenti di pochi metri quadrati.
Nonostante sapessi del degrado del quartiere, vederlo con i propri occhi è straziante.
Attraverso l’operato di Funima, ci vengono inviate anche raccolte di indumenti da donare ai bambini o alle loro famiglie.
Cerchiamo di fare del nostro meglio per sostenerli nella loro crescita, con la sensibilizzazione dei valori e della condivisione.
Con il nostro intervento sappiamo di toccare anche le famiglie, perciò li invitiamo al centro. Molte sono le famiglie con situazioni particolari. Ci vuole tempo e molta volontà da parte loro.
Accadono poi dei piccoli “miracoli”, come nel caso di un bambino della mia classe, molto irruente. Dopo la nascita della sua sorellina è cambiato totalmente, responsabilizzandosi da solo.
Questa è la felicità più grande che si possa provare.

- L’entusiasmo è la forza vitale che guida e anima ogni nostra volontà nel perseguire ogni azione e progetto. Ci consente di riscoprire il nostro bambino interiore, guardando il mondo con occhi sempre nuovi. E’ uno dei supremi doni dell’amore. Riportiamo di seguito una tua poesia ...

Chi vive con entusiasmo
In sé genera vitalità,
Non pensa al protagonismo
Poiché non vede rivalità.

Sceglie un nuovo inizio
Che fonda i pilastri
Nell’assenza di giudizio
Verso se stessi e verso gli altri.

E’ una crescita interiore
Che senza remore
Né rassegnazione,
Ma con profonda accettazione,
Trasforma il fallimento
Nell’occasione di cambiamento.

E’ il contatto col divino
Che conosce ogni bambino.

Partner in loco: Associaizone Parco del Sole

cile foto di gruppo

 


di Jean Georges Almendras
È possibile che un movimento di giovani come Our Voice possa unirsi ed abbracciare unito ad altri giovani la causa degli immigranti in un paese come Cile dove razzismo e xenofobia compiono stragi intellettuali e culturali nella società? È possibile?
La mattina di giovedì 29 agosto, le porte della Fondazione Epi Centro, in via Catedral nº 1053 a Santiago, capitale del Cile, si sono aperte per accogliere una ventina di ragazzi integranti del movimento Our Voice. Circa due ore di un costruttivo incontro che ha riservato ai giovani artisti un caldo benvenuto e ha permesso di definire i principali obiettivi in comune. Un incontro vissuto all’insegna dell’integrazione sociale che, sono certo, perdurerà nel tempo, nei microcosmi di ognuno dei presenti e nei macrocosmi di un paese non più sotto dittatura ma neanche in democrazia, cosi’ come ha espresso Álvaro Larraín, uno dei responsabili della Fondazione. Un’accoglienza senza formalità quella rivolta ai nostri giovani che ha fatto da premessa ad una intensa conversazione durante la quale sono emerse le molte coincidenze in comune. Coincidenze che divengono sempre più consistenti durante l’incontro, con un potenziale davvero indiscutibile, inedito e promettente da qualsiasi lato lo si guardi.
Seduti in circolo, gomito a gomito, tutti abbiamo avuto l'opportunità di parlare, ed il tempo è trascorso veloce. Seduti in circolo gomito a gomito, i sentimenti più reconditi di ognuno di noi sono affiorati. Alla luce pubblica. Espressi con sincerità. Con emozione. Dai giovani Our Voice e da ognuno dei membri della Fondazione.
Ognuno di noi è stato protagonista ed elemento fondamentale di un'attività che possiamo definire o qualificare (senza timore di sbagliare), emblematica e rappresentativa, di un evento che si proietterà nel tempo, dalla mano dei giovani di Our Voice e da chi li ha ascoltati attentamente. Con ammirazione e riconoscenza. Perché la stessa Fondazione ha sottolineato la giovane eta’ dei membri del Movimento. Ed in particolare della sua fondatrice Sonia Tabita Bongiovanni. "La vostra proposta si sposa perfettamente con la Fondazione, perché noi siamo autonomi e liberi come voi. E perché capite, come noi, che le marce e le mobilitazioni sono essenziali per dare visibilità alle lotte sociali" ha detto Álvaro Larraín, ingegnere di professione, e figura principale della Fondazione, che iniziò a fare i primi passi 19 anni fa, benché formalmente l’associazione é stata creata due anni fa.
"L'obiettivo della Fondazione Epi Centro è quello di lavorare per l'inclusione, l'integrazione, l'intercultura ed i diritti umani. Non possiamo discriminare nessuno per la sua razza o disabilità. Cerchiamo di fare integrare la comunità immigrante, la comunità indigena, la comunità cieca, la comunità nera e vogliamo un paese integrato, un paese umano. Dobbiamo dimenticarci dell'individualismo. Ciò che importa è che tutti stiano bene".
Sul Movimento Our Voice, Larraín ha affermato: "Questi giovani fanno un lavoro incredibile, incredibile davvero. Sensibilizzare la gente attraverso l'arte a tutti i problemi che affliggono la nostra società neoliberale ed assassina lo trovo meraviglioso. Ritengo che può arrivare ad ogni tipo di pubblico. Mi colpisce tanto la loro giovinezza. C'è un seme che si sta seminando soprattutto per il futuro".

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Indossando abiti della cultura del popolo mapuche, Mikal Neculqueo (Yna il Lonko Lawentuchefe), figlia della poetessa Lawentuchefe Lonko Adela Quiñileo della Comunità Tradizionale Quiñileo, ha parlato senza restrizioni delle lotte delle comunità mapuche in Cile e nella regione, sottolineando le violenze e le minacce di morte contro i dirigenti delle comunità. Lei stessa è stata oggetto di intimidazione. Violenze da parte degli uomini bianchi, violenze da parte delle forze di polizia. Violenze esercitate in modo sottile e in modo sfacciato. Mikal Neculqueo non ha nascosto niente "perché queste cose si devono sapere, devono essere pubbliche". Ed anche Mikal Neculqueo si è espresso su Our Voice: "Questi giovani rappresentano qualcosa di positivo. Rappresentano una necessità che deve moltiplicarsi urgentemente, perché unire le cause partendo dai giovani, da gente autonoma, da movimenti sociali, è importante. Magari possa ripetersi in altri luoghi, in altri paesi”.
All’incontro era presente anche Marcelino Collin, un simbolo della lotta per la giustizia all’interno della comunità mapuche cilena. Una lotta tenace che porta avanti affinché non rimanga impunita la morte di sua nuora: la giovane attivista mapuche Macarena Valdés. Fu trovata morta tre anni fa e le autorità dissero che si era trattato di suicidio. Ma recentemente è stato dimostrato che era stata uccisa.
"La Procura e lo Stato ci hanno occultato informazioni. Lo Stato è stato complice in questi tre anni. Quando abbiamo organizzato al Museo della Memoria una manifestazione per ricordare Macarena Valdés c’è stata una repressione. Ci hanno bombardato con il gas. Siamo coscienti che la nostra lotta è giusta. E lottiamo per la verità. Macarena fu uccisa e possiamo dimostrarlo. E possiamo dimostrare anche che la legge non è uguale per tutti. Non siamo tutti uguali davanti alla legge. Questo è un sistema che punta sugli investimenti stranieri prima di badare alla vita delle persone. La questione è: come cambiamo la società? Un aspetto interessante è quello della coscienza. Bisogna pensare al modello del paese in cui vogliamo vivere. Per noi mapuche è fondamentale che ci riconoscano come nazione mapuche”.
Successivamente hanno parlato altri emblematici membri della Fondazione: il giornalista colombiano David Arboledo, le attiviste Javiera del Campo, Jakeline Rodríguez e Paola Palacios.
Nei loro rispettivi interventi hanno affrontato le differenti forme di razzismo radicate nella società cilena. Forme di razzismo crudeli. Forme di razzismo che furono la genesi della Fondazione 19 anni fa, come spiegava il suo direttore e fondatore Álvaro Larraín. Forme di razzismo e di xenofobia fomentate dallo Stato. Modelli di discriminazione vedono nel colore della pelle un esclusivo motivo per l'aggressione fisica, l'aggressione verbale, l'esclusione lavorativa affinché l'uomo bianco mantenga il suo primato ed il potere, con la più detestabile e ripudiabile impunità. Un'esclusione che spazza via spietatamente emigranti peruviani, venezuelani, haitiani, colombiani. Una discriminazione verso uomini, donne, bambini. Discriminazioni e persecuzioni in un secolo di democrazie e ostentazione di civiltà, di qualità di vita, di comodità. Una discriminazione perversa legata a modelli economici neoliberali. Legata agli interessi delle ricche famiglie che hanno nelle mani i destini del Cile. Di un Cile "democratico". Democratico?
La conversazione e’ proseguita con i giovani di Our Voice che hanno parlato delle realtà europee, degli emigranti che annegano nelle acque del Mediterraneo, dei politici che voltano lo sguardo mentre la sofferenza dei profughi si moltiplica e si espande; dei governanti che chiudono porte e che dispongono la reclusione a chi solidarizza con chi è più esposto ad essere divorato dal mare.
Hanno parlato delle ingiustizie e ringraziato per avere aperto loro le porte ed i cuori, per poter intraprendere insieme quelle lotte. Lotte che rompono i confini, che oltrepassano le frontiere per cancellare dal pianeta le ingiustizie affinché l'essere umano possa cambiare, ma nell'anima.
Hanno parlato con autorità morale, perché loro sono a conoscenza di tutti questi drammi. E perché hanno valori. Hanno parlato con autorità morale, perché ce l'hanno e la esercitano, nonostante la loro giovinezza. E la esercitano in ogni rappresentazione artistica. In ogni prova. In ogni istante di elaborazione di un testo da portare in scena. Hanno parlato con autorità morale perché soffrono ogni volta che ascoltano vissuti di dolore, di emarginazione e discriminazione. Hanno parlato con autorità morale perché sensibili fino alle lacrime quando si sentono parte di queste lotte, gomito a gomito con altri combattenti sociali. Un pianto di rabbia. Un pianto di denuncia. Un pianto che li fortifica per una rivoluzione culturale pacifica. La rivoluzione di creare coscienza tra i giovani e dimostrare agli adulti che hanno sbagliato e che adesso quelle lotte sono nelle loro mani. E che le voci dei giovani non sono assenti. Voci per gridare verità. Per gridare contro le ingiustizie.
Hanno parlato e hanno sposato una causa: la causa degli immigrati. Gli immigrati del mondo che sono calpestati, assoggettati e violentati, sotto lo sguardo di tutti.
Sotto lo sguardo di tutti coloro che coltivano gli egoismi e gli individualismi, ma che si dicono civilizzati, anche se in realtà sono complici.

tratto da Ourvoice.it

gli scritti del presidente

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